Quando i due eroi risalirono in carrozza, dopo aver accompagnato il
papà alla stazione, quando si trovarono soli, dettero in un grande
sospiro di sollievo. La era finita finalmente; la vita loro avrebbe
ripreso il suo corso regolare. Non si parlavano; Emma guardava le
goccioline della pioggia che battevano sui vetri del _coupé_; Guido
non dava segno di vita; erano ridiventati estranei.
Ad un punto, Guido, movendosi, urtò il braccio della moglie:
--Scusate--fece lui.
--È nulla.
Estranei, è vero. Pure ambidue in quel silenzio riandavano sui fatti
della giornata; ne ricordavano le più minute impressioni, le sentivano
di nuovo.
--Si volta per casa vostra?--domandò Guido, ad un certo punto della
strada.
--No, vengo da voi: debbo riordinare le mie cose, perchè la mia
cameriera non saprà mai farlo. Andrò via più tardi.
--Benissimo.
A casa, essa entrò direttamente nella camera da letto; Guido si gettò
sopra una poltrona del salotto e finse di leggere un giornale. In
verità la sentiva andare e venire a passi lenti, la vide anche passare
due o tre volte:
--Vi stancate?--le chiese.--Potrei aiutarvi.
--No, grazie; a momenti finisco.
Infatti, poco dopo venne anche essa a sedersi con un'aria molto
stanca; quella giornata l'aveva esaurita. Si guardava dattorno come
per ritrovare qualche cosa dimenticata.
--Piove meno, mi pare?--disse a Guido che aveva lasciato andare il
giornale.
--Piove sempre.
--La carrozza non è ancora pronta?
--Non so, vado a vedere.
La carrozza sarebbe pronta fra dieci minuti.
--Desiderate che vi accompagni?
--Non importa, grazie.
Parvero un secolo od un istante quei dieci minuti? L'uno e l'altro
forse.
Quando entrò il servo a dire che tutto era all'ordine, Emma si alzò
con un fare deliberato e andò a mettersi il cappello davanti allo
specchio; ci volle un po' di tempo ad annodarne i nastri perchè le
dita avevano un lieve tremito. Poi, lentamente, infilò i guanti, li
appuntò, aggiustò alcune pieghe dell'abito; e si avanzò verso Guido
per salutarlo. Egli si era levato, pallidissimo.
--Addio--disse ella.
Guido non rispose; essa voltò le spalle e traversò il salotto,
diritta, fiera, senza barcollare, con un passo fermo ed uguale; pure
sentiva benissimo che il marito la seguiva. Presso la porta, alzò la
mano per sollevare la portiera ed incontrò quella più pronta del
marito.
--Tu dimentichi di perdonarmi, Emma--disse egli con voce in cui
combattevano il dolore e la passione.
Essa si rivolse d'un tratto e gli gittò le braccia al collo, soffocata
da quell'amore che rinasceva fra loro gigante.
--Non te ne vai più, mai più, cara?
--No, no; manda a prendere il ritratto della mamma, Guido.