Avevano allora allora finito di pranzare, il signor Giorgianni
sorrideva contento e beato, e i due attori si sforzavano di sorridere
anch'essi. Ma tutto quello che era loro sembrato facile la sera
innanzi, diventava difficilissimo al momento di eseguirlo. Dal
mattino, dall'arrivo del padre che li aveva uniti in un abbraccio,
erano costretti a darsi del tu, a chiamarsi per nome, ad usarsi quelle
affettuose compitezze che sono di due sposi ancora innamorati: e per
una parola, per una intonazione di voce, per un ricordo fuggevole del
passato, Guido impallidiva, Emma arrossiva ed un imbarazzo visibile
regnava fra loro.
Per quanto fossero disposti a tutto, per quanto avessero pensato agli
equivoci che potevano sorgere, per quanto cercassero di dimenticare le
loro personalità, pure la realtà sorgeva ad ogni istante e gettava lo
scompiglio nel loro animo: era inutile, non potevano sopprimere la
loro coscienza. Aggiungete il timore che per una lieve imprudenza
andassero perduti tutti i loro lodevoli sforzi, e più lontano ancora
l'idea vaga, ma persistente, che quella scena così rappresentata non
dovesse creare fra loro qualche cosa di nuovo, d'inatteso.
Per le scale, mentre il Giorgianni saliva avanti, Emma rivolse
un'occhiata desolata al marito, occhiata che significava:
--Come la dureremo sino a stasera?
E quegli di rimando uno sguardo espressivo:
--Aiutiamoci, chè il destino ci aiuterà.
E via di questo passo. Ma in casa i pericoli raddoppiavano. Il
Giorgianni pareva ci si dilettasse a porre su discorsi pieni di
rischi, a rivolgere domande ingenue che turbavano chi doveva
rispondere; povero e buon padre che amava tanto i suoi figliuoli!
--Sì--riprese egli, dopo aver posata la sua tazza--sono lietissimo di
questa mezza giornata trascorsa con voi. Vedi, Emma mia, le lettere
sono una bella cosa per chi sta lontano, ma io preferisco le visite,
anche di poche ore; almeno ci si vede! Tu, figliuola, stai bene; anzi
sei diventata più bella, più elegante. Non è vero, Guido?
--È quello che le dico sempre--rispose Guido sorridendo.
--E lo scrive anche a me! Oh! per questo, figliuola, ti posso
assicurare che Guido nelle sue lettere non sa far altro che parlarmi
di te; si direbbe che lo hai stregato. Che marito modello!
--Infatti--approvò Emma a voce bassa.
Vi fu un momento di silenzio; dopo la risposta della moglie, Guido
aveva chinato il capo e pareva contasse i fiorami della tovaglia. Ma
per quel giorno il papà aveva la parlantina:
--La zia Elisabetta vi saluta tanto, tanto. È sempre un po'
brontolona, ma vi vuole un bene dell'anima. Eri tu, Emma, la sua
favorita ed ora non fa altro che discorrere di te...
--Buona zia!
--Ottima. Sai che mi diceva poco tempo prima della mia partenza?
«Sarei più contenta se la mia cara Emma avesse un grazioso
figliuccio...».
Ma qui il Giorgianni, malgrado la sua bonomia, si accorse di aver
commessa una imprudenza: vide che il viso di Emma si era tutto
rannuovolato, vide che il genero si attorcigliava con mano nervosa i
mustacchi.
--Anche la Rosalia, tua cugina--riprese allora per troncare quel
discorso--anche la Rosalia sta benino. Ma quella lì ha avuto le sue
sofferenze.
--Oh! e perchè? Non aveva sposato il suo Piero?--chiese la figliuola
con un po' di ironia.
--Sì, sì, lo aveva sposato, si amavano molto, Non so come, non so
perchè, Piero ebbe un capriccio per una signora napoletana...
--Lo chiamate capriccio, papà?
--Sì, fu un capriccio fuggevole; non essere pessimista. Ma Rosalia
n'ebbe un grande dispiacere; vennero pianti, scene...
--Bah!
--Come ti dico. Rosalia se ne fuggì da sua madre...
--Fece benissimo.
--Malissimo, dico io. Una moglie non abbandona mai il marito. Infine,
io con la mia eloquenza, la persuasi a perdonargli, a dare un frego su
quel debito...
--Voi, papà?
--Sì, e mi glorio del mio intervento. Perchè poi, ad essere
intransigenti su queste cose, si finisce sempre per iscapitarci:
l'uomo erra talvolta senza sua volontà...
--Comoda morale--ribattè con accento incisivo Emma.
--Era quella di tua madre, figlia mia.
--Come, anche la... mamma era di parere che si dovesse alzar la
mano?--chiese Guido con molto interesse.
--Sicuro, sicuro. Quella donna lì era piena di misericordia e
d'indulgenza: era buona, buona, buona. Chi ama bene, soleva dire,
perdona molto.
Rimasero tutti pensierosi; e Giorgianni, per interrompere il silenzio,
esclamò:
--Sicchè, figliuoli, me lo fate vedere questo appartamento, questo
nido di seta e velluto? Non ho potuto darci che un'occhiata di
sfuggita.
--Andiamo--rispose Guido--cominceremo dal salone.
--Magnifico, magnifico--disse Giorgianni, Quando vi furono
arrivati.--Questo è buono per grandi ricevimenti. Date feste?
--Ne davamo.
--Capisco; ora gli affari, la politica v'impediscono di veder troppa
gente, ma il salone è bellissimo. E questo salotto, che gusto
squisito! Sei stata tu, Emma, a scegliere?
--No, è stato Guido.
--Mi congratulo con lui. Già avrà pensato che in questo salotto tu ti
saresti trattenuta di preferenza; qui vengono i tuoi adoratori a farti
la corte, nevvero, bricconcella? Non sei geloso, Guido?
--Io? conosco mia moglie.
--E tu, Emma?
--Conosco troppo Guido.
Le due risposte erano scattate rapidissime. Giorgianni ne fu
soddisfatto.
--Questa camera da letto è una meraviglia--egli riprese--i colori
formano una dolce armonia. Tutto questo bianco e grigio carezza
l'occhio.
Egli girava per la camera, come se ricercasse qualche oggetto
mancante. Infine chiamò la figlia che era rimasta sulla soglia.
--Emma?
--Papà?
--Dove sta il ritratto della mamma? Non lo veggo.
Essa restò tutta confusa, senza saper rispondere.
--Fummo in Brianza--disse Guido--e di là non sono giunte ancora tutte
le nostre robe.
--Quel ritratto avrebbe dovuto giungere prima di tutto. Non importa;
Emma non può aver dimenticata sua madre. Che donna, che donna, Guido
mio! Peccato che tu non l'abbia conosciuta! Quando essa se ne volle
andare, poveretta, si fece promettere che tutto avrei sacrificato per
la felicità di Emma; e così anche lei ha contribuito al vostro
matrimonio. Quando Emma venne a dirmi: «Papà, senza Guido io sarò
sempre infelice», pensai alla mia cara morta e mi decisi. Voi eravate
fatti l'uno per l'altro: vi amavate da un anno, Emma mi diventava
pallida e triste, tu, Guido, davi nel farnetico: gioventù, gioventù!
Ti ricordi, figliuola, di quel ballo dal console inglese, dove andasti
con Guido?
--Mi ricordo--rispose essa macchinalmente.
--Ai vostri volti sereni e felici, agli sguardi che vi davate, tutti
compresero che eravate fidanzati: e mi chiamavano padre fortunato! Sì,
molto fortunato, aggiungo io: voi vi amavate fin troppo.
--Mai troppo--disse Guido.
--È vero. Auguriamoci sia sempre così, nevvero, Emma?
--Auguriamcelo, papà.
--E questa camera chiusa, che cosa è?
Era la stanza di Guido; a sua volta egli si trovò impacciato, ed Emma
salvò la posizione.
--È la camera degli ospiti, papà.
--Ah! bravo, bravo. Cioè quella che avrei occupata io, se avessi
potuto rimanere una notte con voi. È una disgrazia, ma debbo
ripartire.
--È una vera disgrazia--aggiunse il genero.
--Non importa: consoliamoci nel vederla, invece di abitarla.
--Ma...
--Capisco, sarà disordinata, fa nulla.
Guido aprì coraggiosamente; non si poteva più esitare.
--Non c'è male, non c'è male; è anche questa carina, come tutto il
resto, Oh! guarda, guarda! Chi ha messo qui il ritratto della mia
figlietta? Certo sarà stato un gentile pensiero di Guido; grazie, caro
mio. Ma io non posso rimanere; quanto me ne dispiace!
Sedettero in salotto. Marito e moglie erano molto distratti, e se il
signor Giorgianni avesse avuto un po' di naso fino, avrebbe fiutato
che qualche cosa di anormale era fra loro. Ma per fortuna il buon papà
non era molto furbo.
--Peccato!--egli disse--peccato per tutta questa bella casa!
--Perchè, peccato?
--Gli è che fra poco dovete lasciarla. Se ti eleggono deputato, come
ne sei quasi sicuro, ti converrà stare a Roma almeno per sei mesi
dell'anno, e non credo che vorrai abbandonare Emma sola a Milano.
Dovrete avere due case; sarà un grave impaccio; pure vi è una cosa che
mi solleva molto. Se venite a Roma, io potrò capitare da voi almeno
una volta al mese: da Napoli a Roma il viaggio è breve e comodo,
mentre da Napoli a Milano ce ne vuole, che ce ne vuole! Allora ci
rivedremmo spesso!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .