II.

Mi è d'uopo confessare, che malgrado la stranezza degli avvenimenti,

malgrado i dubbi del domani, in quella casa, per quella notte, non ci

furono insonnie, nè guanciali bagnati di lagrime. Emma era persuasa

che la commediola da rappresentarsi non avrebbe cangiato nulla

all'avvenire, e Guido aveva dal canto suo la medesima persuasione; si

conoscevano troppo bene e sapevano che nulla, nulla poteva più

riunirli. Emma, entrando nella sua antica camera, pensò di essere

all'albergo; e Guido nella sua si addormentò dopo tre pagine di

Herbert Spencer (non intendo calunniare il filosofo, ma il mio eroe

avea sonno).

Era vero, nulla poteva più riunirli. Per maritarsi avevano commesso

mille stranezze: Guido era corso dietro ad Emma da Firenze sino a

Napoli, aveva passati tre mesi sotto le sue finestre; Emma gli

scriveva ogni giorno una lettera di otto foglietti e stava tutta la

notte sul balcone. Il padre di lei, un po' di buona voglia, un po' per

forza, finì per consentire come consentono tutti i papà di questo

mondo. In fondo, in fondo, egli era una bravissima persona ed aveva

tergiversato perchè gli doleva di allontanarsi dalla figliuola: pure,

temendo di vedersela ammalare, disse di sì. I due sposi, schiettamente

felici, si adorarono per tre anni di seguito. Non dico che mancassero

fra loro le questioncelle, le gelosie, sovratutto da parte di Emma.

Essa possedeva un carattere estremo, orgoglioso, irruente; non sapeva

amare o odiare a mezzo: invece Guido le si opponeva con quella tinta

di freddezza, con quel sorrisetto menomatore ed ironico dei caratteri

medii. A volta si urtavano vivamente, ma la pace dopo sembrava più

bella.

Un giorno, non so come, Guido ritrovò un'antica fiamma; si rividero,

ricordarono, ci corse un biglietto ed un convegno. Guido vi si lasciò

trascinare più per debolezza che per un trasporto; più di tutto si

vergognava della figura di collegiale. Come lo seppe Emma? Fu un servo

imprudente, un'amica zelante, una lettera smarrita? Non si sa, ma fu

per certo una prova sicura e lampante: perchè tutto l'amore cieco ed

ardente che sentiva per suo marito, le si convertì in un freddo

disprezzo. Non trovò per lui una scusa, si sentiva ferita a morte nel

suo affetto e nel suo orgoglio di donna felice. Fece venire suo marito

e con una calma meravigliosa, senza che mai la voce le tremasse, gli

annunziò che si sarebbero divisi senza strepiti, senza scene. Egli

strabiliò, per la sorpresa; volle reagire, sorridere, prenderla sullo

scherzo, attenuare la sua colpa, ma la moglie gli rispose così fiere e

severe parole, che egli dovette tacere. Gli pareva ridicolo continuare

a giustificarsi, accettò tutte le condizioni da lei impostegli e la

lasciò andar via: la giudicò una donna superba e disamorata. Cercò

distrarsi, come ho detto, negli affari, nella politica, negli

amoretti; assunse un contegno franco, fece il trascurato e lo

scettico; ma solo, in compagnia della sua coscienza, sentiva che la

sua vita era infranta e rovinata.

Rivide la moglie due o tre volte, di lontano: si salutarono come due

persone che appena si conoscono, l'uno non cercava mai dell'altro; del

resto essa faceva una vita molto solitaria, non frequentando mai i

teatri e le feste, mentre egli si gittava a capofitto nei rumorosi

divertimenti. Si trovavano di accordo in un solo punto: scrivere al

padre come se nulla fosse stato; vale a dire notizie stereotipate. Per

esempio, Guido scriveva: «Emma sta bene, credo che vi abbia scritto,

vi saluta tanto, abbraccia sua zia.» Ed Emma: «Guido sta benissimo, è

molto occupato, non potrà accompagnarmi ai bagni.» Così, reggeva,

attaccata ad un sottil filo di seta, la felicità del signor

Giorgianni.

Nel rivedersi, dopo quell'ultima e crudele giornata, marito e moglie

furono molto turbati. Per venire in casa del marito, per vincere le

sue esitanze, per assumere quel contegno gaio ed ironico, Emma aveva

dovuto domare il suo orgoglio. Per mio padre, per mio padre! andava

ella ripetendo per darsi coraggio, ma quello che l'aveva più sollevata

fu la gentile freddezza di Guido. Il loro era stato un dialogo

cortese, ossequioso, senza allusioni al passato od all'avvenire, salvo

qualche frizzo leggiero: non ci erano stati tragicismi,

recriminazioni; si erano comportati da persone savie, positive. E il

domani?

Il domani sarebbe lo stesso: un po' di finzione, un po' di spirito,

essere calmi, non tradirsi mai, celare l'inquietudine sotto il

sorriso, dire una filza di bugie ufficiose, e riaccompagnato il papà

alla stazione, farsi un grande saluto e dividersi: ognuno per la sua

strada. Di conciliazione, nemmeno l'idea: Guido non avrebbe mai detto

la prima parola, Emma non avrebbe mai perdonato.

Quindi ognuno, dal canto suo, aveva l'animo in pace.

Dal vero · 第 29 / 67 题