Erano passati tre mesi, il matrimonio di Lulù tirava in lungo. Alle
volte la madre, che non ci vedeva chiaro in questi ritardi, chiamava
in disparte la figliuola e gliene domandava.
--Voglio aspettare--rispondeva sempre Lulù--ho bisogno di conoscer
meglio Roberto.
Infatti la fanciulla era diventata un po' osservatrice. Andava attorno
come al solito; come al solito cantava, rideva, scherzava, ma
interrompeva spesso queste piacevoli occupazioni per indagare il
contegno della sorella, o per ascoltare ogni parola di Roberto. La si
vedeva spesso con le labbra strette, le sopracciglia protese, in aria
di grande attenzione: ora Lulù si guardava molto d'attorno.
Ed attorno avvenivano strani fatti. Roberto non più sereno ed ilare
come il consueto, sibbene pensoso, pallido e turbato. Parlava breve e
distratto: molte cose cui prima si interessava, sembrava gli fossero
venute indifferenti: a volte, con grande sforzo giungeva a dominarsi
ed a ritornare quel di prima, ma per poco. Abitudine di dissimulare
non ne aveva mai avuta e ci riusciva male: la passione, l'interno
cruccio gli si rivelavano dagli occhi.
Era venuta fuori un'altra Sofia: cioè una Sofia inquieta e nervosa,
che a volte abbracciava con effusione la sorella, a volte rimaneva ore
senza vederla, anzi fuggendola. Fugaci rossori le passavano sul viso,
rossori di febbre; negli occhi le si accendeva una fiamma; la voce ora
profonda e commossa, ora stridula e secca: le labbra spesso tremanti;
le mani agitate da un continuo brivido. La notte non dormiva: Lulù si
alzava a piedi nudi, andava ad origliare presso la porta, e sentiva
che Sofia si agitava e piangeva. Richiesta, Sofia rispondeva non aver
nulla, esser sempre la medesima.
Quando Roberto e Sofia si trovavano insieme--ed avveniva quasi ogni
giorno--allora si chiariva di più il loro cambiamento. Parole rade,
risposte o troppo pronte, o troppo vaghe, sguardi singolari; per sere
intiere non si parlavano, ma l'uno studiava i moti dell'altro. Non
sedevano mai daccanto, ma Roberto trovava sempre modo di prendere il
lavoro ed il libro che aveva toccato Sofia; talvolta costei non
compariva e Roberto, sempre più irrequieto, fissava la porta chiusa,
rispondendo distrattamente a quanto gli si diceva; talvolta cinque
minuti dopo la comparsa di Sofia, egli prendeva il suo cappello e
partiva. La fanciulla impallidiva, un cerchio nero le si formava sotto
gli occhi; si decise a non farsi veder più. Si chiuse ogni sera per
otto giorni nella sua stanza, fremente d'impazienza, soffocando i suoi
lamenti....
Una sera Lulù entrò nella camera:
--Vuoi farmi un favore?--le disse.
--Che desideri?
--Ho bisogno di scrivere un bigliettino. Roberto è solo, fuori il
terrazzo. Va a fargli compagnia tu.
--Ma io...
--Vuoi continuare a star serrata? Tanto ti costa il contentarmi?
--Verrai presto almeno?
--Il tempo per metter giù quattro righe.
Sofia si avviò verso la terrazza cercando di avvalorare il suo cuore
per quei pochi minuti. Si fermò sulla soglia. Roberto passeggiava; le
si accostò.
--Lulù mi manda--ella disse a bassa voce.
--Veniste forzata?
--Forzata... no.
Essa tremava tutta; Roberto le era vicino, col viso travolto dalla
passione.
--Che vi ho fatto, Sofia?
--Nulla, nulla mi avete fatto. Non mi guardate così--supplicò essa
smarrita.
--Lo sai, dunque, Sofia, che ti voglio tanto, tanto bene?
--Oh! taci, Roberto, per carità taci! Se Lulù ci sentisse!
--Io non amo Lulù. Amo te, Sofia.
--È un tradimento!
--Lo so, ma ti amo. Partirò...
--Ebbene--gridò di lontano Lulù comparendo sotto un'altra
porta--ebbene, è fatta questa pace?
Ma nessuno rispose. Sofia fuggì via, celando il viso fra le mani, e
Roberto rimase immobile, silenzioso, come istupidito:
--Roberto?--chiamò Lulù,
--Signorina...
--Che avviene dunque?
--Nulla; me ne vado.
E senza neppure salutarla, andò via anche lui con un gesto da
disperato. Lulù lo seguì con lo sguardo e restò tutta pensosa:
--Uno di qua... uno di là--essa mormorava e prima?... basta, bisognerà
che mi ci metta io!