Il crepuscolo cadeva come una fina pioggerella di cenere grigia; Sofia
in piedi dietro i vetri del balcone guardava giù nella strada popolata
e rumorosa. Era l'ora in cui la via di Toledo diventa pericolosa pel
gran numero di carrozze piccole e grandi, che s'incrociano, salgono,
scendono senza posa. Sofia pareva cercasse qualcuno con lo sguardo: ad
un tratto un vivo rossore le passò sul viso, essa chinò un poco il
capo, ridivenne pallida e subito rientrò nella camera. Non era
trascorso un minuto che Lulù giunse come un turbine, sbattendo porte,
scostando sedie per correre meglio:
--Che fai qui, donna Sofia Santangelo? Leggevi?
--Sì..... leggevo.
--Non hai avuto lo spirito di stare al balcone?
--E se lo avessi avuto?
--Bah! io son dovuta stare di là, perchè Albina la sarta ha portato
l'abito per questa sera--intanto fremevo d'impazienza, perchè avrei
voluto esser qui. Ier sera dissi a Roberto di mettere il suo costume
_bleuté_, di attaccare _Selim_ al carrozzino e di passare alle sei e
mezzo. Chi sa se mi avrà obbedito!
--Roberto è passato col costume _bleuté_, nel carrozzino.
--Misericordia! Come sai tutto questo? Non leggevi forse?
--..... Ero dietro i vetri.
--Ed hai riconosciuto Roberto, mentre non lo guardi mai? Miracolo! Ti
ha egli salutata?
--Sì.
--Come ha tolto il suo cappello?
--Ma... come si toglie sempre.
--E tu hai risposto?
--Mi prendi per una sgarbata?
--Gli hai rivolto un sorriso almeno?
--No... cioè non lo so.
--Sei una cattiva, Sofia. Anche ieri sera Roberto mi parlava di
te.....
--Dicendoti che ero cattiva?
--No, ma chiedendomi la causa di questo tuo carattere chiuso chiuso,
così differente dal mio. Allora io gli ho sfilato un bel panegirico;
gli ho detto che tu sei più buona, più amabile, più amorosa di me e
che hai il solo difetto di nascondere le tue qualità. Figurati, che
lui mi ascoltava con molto interesse; infine mi ha domandato
dell'avversione tua per lui...
--Avversione?
--Così ha detto, e sai, non ha tanto torto! Lo tratti con sì poca
cordialità! Ma anche su questo punto ti ho difesa, ho messa su una
bugia, cioè che egli ti era molto simpatico, che lo stimavi tanto
tanto...
--Lulù!
--Lo so che non è vero; ma Roberto ti vuol del bene, non è una
ingratitudine averlo per estraneo?
Sofia buttò le braccia al collo di sua sorella e la baciò; Lulù la
trattenne un istante e le mormorò con voce carezzevole:
--Perchè non lo ami un pochino, Roberto?
L'altra fece un moto brusco, tirandosi indietro, e non disse verbo.
--Sicchè--riprese Lulù, stringendosi nelle spalle e cambiando
discorso--questa sera non vieni proprio con noi?
--No, ho mal di capo. Puoi andare con mamma.
--Delle tue solite. Basta, io vado lo stesso, perchè mi divertirò
molto molto.
--Viene con te..... Roberto?
--_Nix_; egli va al suo circolo, dove vi è Consiglio di direzione. Io
ne profitto per isvignarmela e per ballare sino a domattina.
--E se egli lo sa?
--Tanto meglio, imparerà da ora a lasciarmi libera. Non voglio fargli
prendere cattive abitudini.
--Lo ami poco, mi sembra.
--Moltissimo, alla mia maniera. Ma io scappo a vestirmi, mi ci
vorranno almeno due ore.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sofia stette ad ascoltare il rumore della carrozza che si allontanava,
portando seco la madre e la sorella; era rimasta sola, sola come aveva
sempre desiderato di esserlo. Da bambina, quando le facevano qualche
torto, aveva pianto solo quando era in letto all'oscuro, e l'uso
gliene era rimasto: così perduta in quel gran salone, sotto il chiaro
lume della lampada le mani inerti e la testa abbandonata sulla
spalliera della seggiola, le si dipingeva sul volto un grande affanno,
il vivo riflesso di una lotta interna alacrissima. Certo in quei
momenti di solitudine completa le ritornava la coscienza di un grande
dolore; il sentimento della realtà, lungamente respinto, diventava
chiaro, distinto, crudele.
Un rumore di passi la fece scuotere. Era Roberto. Vedendola sola si
fermò, esitante; ma supponendo il resto della famiglia in altra
camera, si avanzò. Sofia si era alzata subito, turbata.
--Buona sera, signorina.
--Buona sera.....
Erano entrambi impacciati. «Dio! quanto è antipatica questa Sofia!»
pensava Roberto.
Infine la fanciulla si rimise, riprese l'impero sulla sua fisionomia,
che ridiventò composta e severa; sedettero a poca distanza.
--La signora madre sta bene?
--Abbastanza bene, grazie.
--E..... Lulù?
--Anche lei benissimo.
Qui un silenzio. Roberto provava una strana sensazione, come una gioia
che lo riempisse di amarezza.
--Lulù è occupata?--chiese egli.
Sofia represse un lieve movimento d'impazienza:
--È al ballo, con la mamma, in casa Dellino--rispose poi rapidamente,
quasi volesse prevenire altre domande.
Dunque Sofia era sola! E se non voleva essere il più scortese degli
uomini, avrebbe dovuto trattenersi con lei! Roberto a questa idea ebbe
l'irresistibile volontà di fuggire. Pure non si mosse.
--Io sono venuto perchè al mio circolo non siamo stati in numero
legale--disse dopo, come se volesse scusare la sua presenza.
--Lulù non vi attendeva... Mi dispiace...
--Oh! non importa!--interruppe Roberto.
La interruzione era troppo rapida, quindi poco lusinghiera per
l'assente.
--E voi--riprese egli--non siete andata?
--No... sapete che non amo molto il ballo.
--Preferite la lettura?
--Sì, di molto.
--Non temete che vi faccia male?
--Ho buoni occhi--rispose Sofia, alzandoli in viso al suo
interlocutore.
--E belli--disse fra sè Roberto--ma senza espressione.--E ad alta
voce:--Volevo dire...
--Male morale forse? Non lo credo: dai libri che leggo mi venne sempre
una grande pace.
--Avete bisogno di pace?
--Tutti ne abbiamo bisogno.
La voce di Sofia era grave, sonora, eppure Roberto se ne compiaceva
come se la sentisse per la prima volta. Pareva si trovasse di fronte
ad una donna sin allora sconosciuta, e che costei gli si rivelasse da
ogni parola, da ogni atto. Perchè Sofia aveva perduto la sua
freddezza, si lasciava andare a guardarlo, a sorridergli, a parlargli
come ad un amico. Che ci era stato _prima_ fra loro? Che vi nasceva
_adesso_?
--Quando un libro mi piace--riprese Roberto--mi viene un desiderio
forte di conoscerne l'autore, di sapere se è buono, se anche egli ha
amato, se anche egli ha sofferto...
--Forse provereste qualche delusione. Gli autori descrivono sempre
l'amore degli altri, mai il proprio.
--Per rispetto forse?
--Per gelosia, credo. Vi sono casi in cui l'amore è l'unico tesoro
nascosto di un'anima.
Ma la voce di Sofia non si alterò, dicendo queste parole. Rifulgeva
dal suo volto tanta onestà; era così semplice, così pura, così
convinta in quel suo accento che Roberto non provò alcuna sorpresa,
sentendola discorrere così sicuramente dell'amore. Di nulla più egli
si meravigliava, tutto gli sembrava naturale, preveduto;--anche quella
serata, passata da solo con quella fanciulla singolare, gli sembrava
che fosse stata stabilita ed a lungo attesa. Quando si lasciarono, si
guardarono bene in viso, quasi volessero riconoscersi. Sofia porse la
mano, Roberto la prese e s'inchinò, una portiera ricadde pesantemente.
Erano divisi.
Cessato il fascino della presenza e della conversazione di Sofia,
Roberto si sentì l'animo in disordine, il cervello scombussolato. Era
allegro, malinconico, avrebbe voluto morire ed era pieno di vita: non
sapeva più che pensare di Lulù, di Sofia, di sè stesso e
dell'avvenire.
Sofia era molto felice, molto felice! Per questo piangeva a
singhiozzi, col capo perduto nei guanciali.