Mastro Spaghi taceva--fissandola nel viso;
E nei suoi occhi azzurri--vedeva un paradiso.
Un'iride ideale--di memorie e d'amore,
Di dolci desiderii--soffocati nel cuore.
Come in mezzo alla nebbia--gli passava davante
Della perduta sposa--il leggiadro sembiante,
Che gli dicea:
"_Coraggio!--Se tu cedi, io perdono!_"
Poi gli giungea all'orecchio--con argentino suona
Una voce infantile;--quella d'una bambina;
Che vinceva gli accordi--d'un'armonia divina.
* * * * *
Sovra la rozza panca--il vegliardo si scosse.
Avea il pianto negli occhi--e mormorò:
"Se fosse
"Viva, avrebbe vent'anni--la povera piccina!
"Vorrei diventar cieco--per averla vicina!
"Che sarà divenuta?--Sarà dessa felice?
"Forse è una gran signora...--Forse una meretrice!
* * * * *
Così parlava.
Intanto--la dolente fanciulla
Gli abbracciava gli stinchi,--senza comprender nulla.
Alfin surse da terra,--chè volavano l'ore.
Avea l'occhio velato--da un osceno languore,
Ed additando l'oro--mormorò al vecchio:
"Senti:
"Questi sono testoni--tutti nuovi e lucenti...
"Son dieci!... Sono pochi!--Ma se tu mi concedi
"La sua vita, oltre l'oro--che scintillar qui vedi.
"Io ti darò... me stessa!...--E sono bella!... Guarda!..."
E si slacciò le vesti.
--Ei con mano gagliarda,
"Quasi sdegnato, e altrove--guardando, ricompose
Le vesti.
Ella la destra--gli strinse. Vi depose
Un bacio e disse:
"Grazie!--Oh!... Grazie, padre!
* * * * *
Allora,
Nelle braccia serrandola:--"Lontana è ancor l'aurora!"
Esclamò il vecchio. "Insieme--con voi verrò!.. Mia figlia,
"Sì, mia figlia sarai!"