XIII.

Allora la fanciulla--divenne mansüeta

Come un pazzo, cui nota--voce d'amico accheta.

Il suo viso, che l'ira--aveva imporporato

Tornò pallido.

Il labbro,--qual ferro arroventato,

Restò sol di carminio.

--Ivi il sangue soltanto

Afflüiva nei giorni--della gioia e del pianto;

Ed un genio, guardando--quelle labbra procaci,

Dovea dir: "Questa donna--è nata per i baci."

* * * * *

Mastro Spaghi, seduto--vicino alla lucerna,

Somigliava alla statua--dell'attenzione eterna.

Il morente lucignolo,--mobile e vaporoso,

Fissava sul suo cranio--un punto luminoso.

* * * * *

Come un rettile, a terra--la fanciulla strisciando,

A lui venne dinanzi;--e, gli stinchi abbracciando

Del vegliardo, gli disse:

--"Tu non l'ucciderai,

"Non è vero?... Perdonami--s'io piansi e mi sdegnai...

"Come sei bello!... Parla!--Io non credea davvero

"Che gli uomini che fanno--un simile mestiero

"Avessero una faccia--così buona, e che pare

"Quella dipinta in chiesa--sul quadro dell'altare!"

Poesie e novelle in versi · 第 92 / 104 题