La lampada schizzava--bagliori incerti e vaghi
Sovra il meditabondo--cranio di mastro Spaghi,
Il lacciuol, colle mani--inerti, sui ginocchi
Del boia era caduto.--
Ei tenea fisi gli occhi
Sul laccio e sulle mani...
--Ma il suo pensier dovea
Essere ben lontano.
* * * * *
--Il vegliardo dicea
A fior di labbra:
"Rita!...--Vent'anni son trascorsi!
"Da allora n'ho provati--di angosce e di rimorsi!
"Sono stato un vigliacco!--Quando il Duca d'Urbino,
"Dopo l'_jus primae noctis_,--sorridendo, il mattino
"A me t'ha rimandata,--io dovevo tacere,
"O ucciderlo... od uccidermi!--Quando il tristo messere
"Io di spacciar tentai--per vendicarmi, invano
"Io raccolsi il coraggio--in codesta mia mano!
"Questi privilegiati--che portano un gran nome
"Hanno un certo prestigio--che fa rizzar le chiome
"Ai più arditi; hanno un fascino--che noi, povera gente,
"Siam dannati a subire;--hanno un piglio insolente
"Che agghiaccia!... Superiori--a noi li fece Iddio!
"Sospeso sul suo petto--rimase il braccio mio,
"E la mano ribelle--non mi volle ubbidire!"
* * * * *
Una nottola venne--nella stanza a squittire
Attirata dal lume;--fece due giri in tondo
Nelle pareti urtando;--poi nel buio profondo,
Fuori della finestra,--tornò, battendo l'ali,
Spaventata d'avere--osato tanto.