VII.

La lampada schizzava--bagliori incerti e vaghi

Sovra il meditabondo--cranio di mastro Spaghi,

Il lacciuol, colle mani--inerti, sui ginocchi

Del boia era caduto.--

Ei tenea fisi gli occhi

Sul laccio e sulle mani...

--Ma il suo pensier dovea

Essere ben lontano.

* * * * *

--Il vegliardo dicea

A fior di labbra:

"Rita!...--Vent'anni son trascorsi!

"Da allora n'ho provati--di angosce e di rimorsi!

"Sono stato un vigliacco!--Quando il Duca d'Urbino,

"Dopo l'_jus primae noctis_,--sorridendo, il mattino

"A me t'ha rimandata,--io dovevo tacere,

"O ucciderlo... od uccidermi!--Quando il tristo messere

"Io di spacciar tentai--per vendicarmi, invano

"Io raccolsi il coraggio--in codesta mia mano!

"Questi privilegiati--che portano un gran nome

"Hanno un certo prestigio--che fa rizzar le chiome

"Ai più arditi; hanno un fascino--che noi, povera gente,

"Siam dannati a subire;--hanno un piglio insolente

"Che agghiaccia!... Superiori--a noi li fece Iddio!

"Sospeso sul suo petto--rimase il braccio mio,

"E la mano ribelle--non mi volle ubbidire!"

* * * * *

Una nottola venne--nella stanza a squittire

Attirata dal lume;--fece due giri in tondo

Nelle pareti urtando;--poi nel buio profondo,

Fuori della finestra,--tornò, battendo l'ali,

Spaventata d'avere--osato tanto.

Poesie e novelle in versi · 第 84 / 104 题