k) _Vantaggi e svantaggi in questo genere d'incrociamento._
Nell'incrociamento delle razze avine si guadagna, come ebbi già a dire,
molto nella taglia, nella robustezza e nella fecondità e similmente ne
è dell'incrociamento fra due specie diverse in merito alla taglia ed
alla robustezza, ma non però nella fecondità: di due specie diverse,
gli ibridi, riescono sempre sterili. Forse l'aumento di statura sta
in relazione coll'inazione del sistema riproduttivo: il vigore che ivi
manca si riversa a favore dello sviluppo, ma Darwin dice inaccettabile
questo principio poichè certe piante ibride vengono stimolate alla
fertilità, incrociandole con specie distinte.[8]
Comunque sia, l'incrociamento fra due specie diverse in taluni
allevamenti, nell'equino specialmente, ha importanza capitale, mentre
che in avicoltura è poco o nulla praticato e se quì si hanno talfiata
degli ibridi ciò devesi unicamente al mero caso. Io sono convinto
che pur tuttavia un allevamento speciale, rivolto esclusivamente
alla produzione di ibridi, farebbe in taluni casi il tornaconto degli
allevatori. Vi sono alcune specie dell'avicoltura che s'incrociano con
tutta facilità fra di loro dando ibridi molto commerciabili dalle carni
estremamente squisite: perchè dunque non rivolgere la nostra attenzione
su questi prodotti che facilmente si potrebbero sfruttare sui mercati
dei grandi centri ove, per le grandi mense, per gli alberghi di lusso,
i fagiani, le pernici, le faraone vengono profumatamente pagati?
Incroci razionali aventi uno scopo pratico non fanno difetto in
avicoltura, così non sono degni di menzione l'incrocio dell'anatra
muschiata colla comune, del pollo col fagiano, del pollo colla gallina
di Faraone del pollo col tacchino: l'incrocio della tortora col colombo
ha solo interesse scientifico.
l) _Incrocio dell'anatra muschiata colla comune._ L'anatra muschiata
detta comunemente muta, perchè quasi priva di voce, è caratterizzata
dalle caruncole rosse, che ricoprendole la testa, si estendono anche
sul becco: queste, molto sviluppate nel maschio, sono rudimentali
nella femmina. Nelle parti caruncolate, e sul porta-coda specialmente,
risiedono delle glandule che secretano una sostanza dall'odore di
muschio, sostanza che comunica alle carni un sapore che non si confà
al palato d'ognuno; ma vuolsi considerare che negli animali giovani,
che si vogliono macellare appena hanno fatto la croce[9] questo sapore
non si avverte affatto. In questo stadio di sviluppo le sedi dell'odore
muschioso, non essendo ancora perfettamente formate, le glandule
odorose non sono nemmeno spuntate. Del resto basta recidere il collo ed
il porta-coda appena si è macellato l'animale o, come taluni praticano,
ghigliottinare l'animale vivo per eliminare quasi completamente il
sapore del muschio.
Comunque sia, l'allevamento di questo splendido prodotto è molto
esteso: in talune regioni d'Italia, come ad esempio nei pressi di
Capua, non vi è cortile rustico ove non comparisca l'anatra muschiata
in numero preponderante sull'anatra comune, ciò prova che le carni del
nostro volatile trovano facile smercio sui mercati e che dunque non
sono poi da disprezzare come taluni vorrebbero affermare.
Egli è bensì vero che questa preferenza nasce da due cause essenziali
e cioè nella maggiore grossezza dell'anatra muschiata sulla comune,
essendo la prima quasi di doppio volume della seconda e di più nelle
facilitazioni dell'allevamento: l'anatra muschiata cresce benissimo,
come l'oca, anche senza la grande vasca d'immersione, non così l'anatra
comune. Nei cortili rustici, ove difetta totalmente l'acqua corrente,
l'anatra muschiata purchè abbia a sua disposizione un recipiente
qualsiasi d'acqua grande abbastanza per tuffarvi il collo, non domanda
altro.
Il maschio della specie muschiata si accoppia con tutta facilità colla
femmina della specie comune dando ibridi di carne squisitissima: nei
pressi di Capua questi prodotti sono molto apprezzati e si pagano a
prezzi più elevati. Anche il maschio della specie comune si accoppia
facilmente colla femmina della muschiata, ma gli allievi sono inferiori
ai primi.
Dal surriferito emerge che veramente varrebbe la pena di coltivare
questa produzione ibrida pel mercato ove si porterebbero dei
prodotti assolutamente superiori per la bontà delle carni alle specie
madri. Non ho parole sufficienti per richiamare l'attenzione degli
allevatori su questo fatto, che messo razionalmente in pratica,
sarebbe indubbiamente fonte di lucroso cespite. Siffatti prodotti
s'incontrano alquanto spesso, ma sono dovuti quasi sempre al caso e
non alla fermata intenzione d'un allevamento specializzato allo scopo.
Io andrei più oltre ed incrocerei le grosse razze della comune, la
Rouen, l'Alysburey, la Pechino, la Padovana ed allora il risultato
sarebbe sbalorditivo. I prodotti che vidi sinora derivano tutti
indistintamente dalla piccolissima anatra comune, e se erano splendidi
questi, figuriamoci come dovrebbero essere quelli derivati dalle razze
classiche.
I meticci, accoppiati fra di loro non si producono, ma sono
suscettibili di propagarsi se si uniscono con una delle specie madri.
D'altronde questo fatto non interessa l'industriale che deve produrre i
meticci pel consumo.
m) _Incrocio del pollo col fagiano._ È degno di menzione
l'incrociamento del pollo col fagiano; si hanno soggetti assolutamente
rustici e di carne squisita. Questi ibridi, retro incrociati colle
specie madri, possono talvolta riuscire fecondi.
Non conosco per esperienza personale siffatti prodotti, ma
certamente saranno convenientissimi per le loro qualità economiche:
a quanto ne dice il sig. Rinchy, questa produzione di polli-fagiani
dovrebbe richiamare l'attenzione di tutti gli allevatori, giacchè
si porterebbero sul mercato soggetti squisiti quanto un fagiano,
che all'allevatore non costerebbero più dei polli comuni, mentre
che verrebbero venduti a prezzo di fagiano. Qualche allevatore in
Inghilterra ha tentato con successo quest'industria.
Io credo che il fagiano argentato sarebbe più di qualsiasi altra specie
indicato per l'incrocio colla nostra gallina comune. Mio fratello Luigi
per diversi anni, tenne in un popoloso pollaio un fagiano argentato che
continuamente montava le galline, senza temere l'ira dei galli.
n) _Incrocio del pollo colla gallina di Faraone._ Il capostazione
signor Cecchi, mio buon amico, mi racconta che a Paderno d'Adda in
provincia di Como, un tedesco suo amico, da molti anni alleva alla
rinfusa in un vasto pollaio polli e faraone; ebbene tutti gli anni
nascono dalle schiuse molti ibridi che si allevavano con tutta facilità
come i pulcini del pollo rustico. Il sig. Cecchi che talvolta ha
provato quelle carni, le trova deliziose, delicate e profumate. Se
consideriamo che in generale la faraona è sempre allevata in mezzo ai
polli, il fatto consultato dal sig. Cecchi non è comune, anzi direi
unico: bisogna dire che condizioni speciali, dovute all'ambiente,
contribuiscono alla facile produzione di quegli ibridi.
Dato l'amore per la pollicoltura che nutre il sig. Cecchi, e data
pure la sua intelligenza, io gli consiglierei di bene occuparsi
dell'argomento, il compito gli sarebbe facilitato, egli che è sul
posto, dal materiale abbondante che ha a sua disposizione. Il sig.
Cecchi dovrebbe far tentare siffatta produzione in altri pollai di
Paderno d'Adda, dovrebbe pure indagare se a preferenza sono i galli
che montano le faraone o se i maschi delle faraone le galline, quindi
secondo i risultati formare dei gruppi ad hoc per la produzione.
Il soggetto merita tutta la nostra attenzione e possa questo mio
fervorino in pro di siffatta produzione invogliare il sig. Cecchi a
mettersi al lavoro che mi son permesso di additargli.
Sinora nessun allevatore che mi sappia mai ha parlato di simili ibridi,
ed io stesso, che spesso allevai faraone alla rinfusa con polli, non
ebbi mai a constatare sfoghi d'amore fra le due specie.
Ho dichiarato unici gli esempi d'ibridismo asseritimi dal sig. Cecchi,
però, prima di lui, nel 1889, l'illustre prof. A. Zanelli della Scuola
Zootecnica di Reggio Emilia, così narrava un caso probabile d'ibridismo
venuto a sua conoscenza.
In un cortile mezzadrile della Nobile casa Levi di quì in villa
Massenzatico si allevano promiscuamente, come spesso succede, delle
galline comuni (_gallus domesticus_) originariamente _gallus bankiva_ e
delle galline faraone (_numida meleagris_).
Le massaie misero quest'anno al covo delle ova di galline da cui
nacquero pulcini che presentano evidentemente alcuni dei caratteri
esteriori delle faraone: hanno cioè taluni la penna col colorito e
la screziatura dei faraoni, colle zampe nero-plumbeo alcune hanno il
becco nero, largo alla base come i faraoni, altri piccole caruncole e
chiocciano in modo alquanto diverso dai polli comuni, hanno quattro
dita, le mediane riunite da una membrana quasi rudimentale come le
faraone.
La massaia asserisce d'aver visto più volte il gallo faraone calcare le
galline comuni.
Il caso è abbastanza strano epperò degno d'essere osservato e notato.
L'on. commendatore Ulderico Levi ha voluto donare alla scuola
zootecnica di Reggio tre di questi _supposti ibridi_, affinchè si
facciano intorno ai medesimi le opportune osservazioni e se ne tenti la
produzione.
Il chiaro prof. Alessandro Ghigi dell'Università bolognese nel 1903
descrisse nell'Archivio Zoologico Italiano due ibridi di gallo
domestico e galline di Faraone, uno dei quali ottenuto dal sig.
Federico Guidi della società Colombofila Felsinea.
o) _Incrocio del pollo col tacchino._ Eccoci a una vera novità del
genere: nessuno di chi mi legge avrà scorto un siffatto meticcio e,
posso aggiungere di rimando, nemmeno io. Pur tuttavia le conseguenze di
questa unione mostruosa le abbiamo fissate in una strana razza di polli
che è ben fissata; alludo alla razza _Collo nudo di Transilvania_.
Questa brutta razza si distingue, come indica il suo nome, dal collo
sprovvisto di piume o ricoperto invece di una pelle aggrinzita o
rossa come il sedere della bertuccia. La testa è anche nuda, salvo sul
vertice da dove ricadono indietro delle piume molto fini, di modo che
l'animale appare ciuffato; ma l'assenza totale di qualsiasi accenno ad
una protuberanza emisferica nella parte anteriore del cranio ove spunta
lo pseudo ciuffo è lì a dimostrarci che non abbiamo a fare con una
razza ciuffata.
Da quanto ho detto emerge chiaro che le piume che rivestono il vertice
della «Collo nudo» e che ricadono indietro a guisa di capelli danno
l'idea d'un ciuffo perchè sono isolate dalla nudità completa della
testa o del collo, ma che in realtà non rappresentano affatto un
ciuffo.
La prima volta che comparve al pubblico questa razza fu alla mostra
internazionale di Vienna del 1875 espostavi dalla signora Szeremley
di Elisabethstadt in Transilvania: i campioni esposti erano di
provenienza turca e vennero chiamati «türkische Hühner» (polli turchi),
«Szeremleyhühner» (polli Szeremley), «Siebenbürger Sperber» (cuculi di
Transilvania).
Un noto scrittore in materia avina, il sig. Marquardt, racconta che
la giuria della mostra viennese del 1875 era molto imbarazzata nel
dover giudicare la nuova e sconosciuta razza: gli uni pensavano che
i campioni esposti dalla signora Szeremley rappresentavano delle
mostruosità gli altri ricorrevano colla loro immaginazione ad una
mistificazione provocata dallo strappamento delle penne del collo, ma
grazie, all'intervento di qualche ungherese, a cui la razza era già
nota nel proprio paese, vennero tolti dall'imbarazzo i poveri giurati.
Pur tuttavia è accertato che prima del 1875 epoca nella quale la
signora Szeremley fece conoscere questa strana gallina, la razza
a collo nudo era già nota in alcune contrade della Transilvania e
dell'Ungheria, ove venne sempre designata sotto la strana denominazione
di «Puka Truk» (gallo tacchino), appunto perchè la si vuole
derivata dall'unione mostruosa del tacchino colla gallina comune di
Transilvania. La voluta origine di questo pollo dal tacchino è basata
sulla conformazione del collo molto analoga a quella del tacchino.
Questa azzardata opinione venne a suo tempo sostenuta con molto calore
dal dr. Klusch di Schäszburg in Transilvania in un suo lavoro sulla
polleria di Transilvania pubblicato nella gazzetta avicola di Dresda
«Blätter für Geflügelzucht, 1879.»
Nei cortili di campagna, dove si tengono diverse specie di volatili
alla rinfusa, non si bada troppo alla proporzione fra i rappresentanti
dei due sessi, così si hanno sopra 15 e 20 tacchine soltanto uno o
massimo due maschi, mentre che per lo contrario per galline si tengono
molti galli. In questi cortili vennero talvolta osservati dei polli
pelati più o meno alla testa ed al collo, ma nessuno vi fece mai
caso: si pensava che il volatile o era così mal ridotto in seguito o
a effetto senile ed allora lo si vendeva al mercato: ma se invece era
giovane si andava all'idea che trovavasi in piena muta ed in tal caso
si pensava che nell'inverno avrebbe rimesse le penne perdute.
Gli israeliti della Transilvania e dell'Ungheria sono forti incettatori
di pollame vecchio ed ingrassato, così è naturale che quasi tutti
quei polli pelati capitavano nelle loro mani. Costoro impararono ad
apprezzare le preziose qualità economiche di questi polli tanto brutti
in apparenza, ma tanto più belli nel tegame: da veri sfruttatori di
tutto ciò che sa di utile, quegli ebrei non vennero meno al precetto
fondamentale della loro razza che suona: «utilizzare ciò che rende» e
perciò adibirono per la riproduzione qualche campione spennato, brutto,
ributtante, ma utile. Per qualche tempo essi continuarono a godere
quei prodotti, finchè sopraggiunse un ukase verso il 1876 che vietò
loro il consumo di quelle carni. I polli pelati, tenuti sino allora in
onore dagli israeli, passarono nelle mani del popolo che potè poi più
facilmente, per tradizione trasmessa dai primi, apprezzarne le preziose
qualità economiche.
Le investigazioni praticate sin qui dal citato dr. Klusch gli fecero
conchiudere che in diverse località della Transilvania si trovano
polli i quali derivano con tutta probabilità dagli antenati dei
moderni _Collo nudo_; ma in principio gli stessi non dovevano però
avere il collo tanto stranamente e regolarmente nudo come i tipi
attuali, ma bensì vestito soltanto del fusto delle penne e nudo
interamente soltanto alla gola ed al principio del petto. Ciò venne
sempre confermato da persone dimoranti in quelle contrade e che ebbero
continuamente a meravigliarsi di osservare con alquanta frequenza
siffatti polli spennati e abbastanza diversi nelle forme dagli altri
confratelli del pollaio. È naturale che la pelle del collo, essendo
scoperta, doveva risentire dell'influenza dell'aria e perciò indurirsi,
e stante la maggiore affluenza del sangue, colorossi di rosso come nel
tacchino. Così si formarono indubbiamente gli attuali tipi della razza
_Collo nudo di Transilvania_.
Per maggiormente confortare la sua elaborata ipotesi, il dottor Klusch
esamina la razza come è attualmente nel suo aspetto generale e viene
alla seguente conclusione pratica:
«Il gallo adulto della razza _Collo nudo_ ha la grandezza d'una piccola
tacchina comune, le gambe alte, robuste, liscie e leggermente impiumate
ed il corpo allungato. Se ci figuriamo tolta la cresta dal capo allora
ci si presenta un animale che nell'assieme, ordinariamente nella metà
anteriore del corpo, assomiglia fedelmente ad una tacchina. Il corpo
allungato viene raramente portato ad angolo retto col collo, ma forma
piuttosto una superficie obliqua della quale ne differiscono di molto
il petto, il collo e la coda. Il movimento del corpo, specialmente
del collo e delle gambe, assomiglia anche a quello della tacchina e
particolarmente negli animali non ancora perfettamente adulti.
Molti autori descrivono sommariamente questa razza e la trattano
con disprezzo, dichiarandola inutile. Veramente non stanno così
le cose: la _Collo nudo_ produce ottima e squisita carne, la
gallina è distinta ovaiola, gli allievi sono di rapido sviluppo e
straordinariamente rustici. Questa meravigliosa razza è meno brutta
di quanto si vuole da taluni, anzi la particolarità delle sue forme
impressiona favorevolmente e non è da mettersi in dubbio che finirà per
affermarsi completamente. Attualmente essa non è molto diffusa fuori
dall'Austria-Ungheria, ma vuolsi anche considerare che è ancora una
razza nuova il tipo moderno perfezionato dagli Ungheresi. In Italia la
_Collo nudo_ è ancora una vera rarità: uno splendido gruppo figurò alla
mostra di Torino del 1891 nel mentre che non apparve nessun campione
alla mostra internazionale di Roma del 1903.
Mazzon mi ricorda d'aver avuto dei polli col pennello setoloso al
petto precisamente come i tacchini; anche qui vi sarebbe il sospetto di
incrocio col tacchino, anzi direi la sicurezza assoluta. Peccato che un
fatto così saliente sia rimasto confinato soltanto nell'allevamento del
Mazzon[10].
p) _Incrocio del colombo colla tortora_. — Il compianto prof. Bonizzi
nel suo aureo libro sui colombi tratta per propria scienza questo
soggetto. Egli ottenne più volte ibridi dall'accoppiamento del colombo
maschio colla femmina della tortora, ma non gli riuscì l'incrocio in
senso contrario (tortora maschio-colombo femmina).
Il Bonizzi ne deduce che il troppo piccolo volume del maschio in
confronto della femmina era uno ostacolo al compimento del coito,
malgrado che il maschio saltava sulla colomba con tutta la buona
intenzione.
q) _Incrocio della Faraona col Pavone_. — Un caso strabiliante
d'incrocio lo dobbiamo all'unire della Faraona col pavone e qui è il
prof. Ghigi sullodato che l'ha ottenuto: egli ebbe un uovo di Gallina
di Faraone fecondato dal pavone e secondo lui, crediamo bene, il caso è
rarissimo, e per quanto gli consta esiste solo un altro esemplare nella
collezione del Museo Britannico di Londra.