4. — Incrociamento delle specie.

k) _Vantaggi e svantaggi in questo genere d'incrociamento._

Nell'incrociamento delle razze avine si guadagna, come ebbi già a dire,

molto nella taglia, nella robustezza e nella fecondità e similmente ne

è dell'incrociamento fra due specie diverse in merito alla taglia ed

alla robustezza, ma non però nella fecondità: di due specie diverse,

gli ibridi, riescono sempre sterili. Forse l'aumento di statura sta

in relazione coll'inazione del sistema riproduttivo: il vigore che ivi

manca si riversa a favore dello sviluppo, ma Darwin dice inaccettabile

questo principio poichè certe piante ibride vengono stimolate alla

fertilità, incrociandole con specie distinte.[8]

Comunque sia, l'incrociamento fra due specie diverse in taluni

allevamenti, nell'equino specialmente, ha importanza capitale, mentre

che in avicoltura è poco o nulla praticato e se quì si hanno talfiata

degli ibridi ciò devesi unicamente al mero caso. Io sono convinto

che pur tuttavia un allevamento speciale, rivolto esclusivamente

alla produzione di ibridi, farebbe in taluni casi il tornaconto degli

allevatori. Vi sono alcune specie dell'avicoltura che s'incrociano con

tutta facilità fra di loro dando ibridi molto commerciabili dalle carni

estremamente squisite: perchè dunque non rivolgere la nostra attenzione

su questi prodotti che facilmente si potrebbero sfruttare sui mercati

dei grandi centri ove, per le grandi mense, per gli alberghi di lusso,

i fagiani, le pernici, le faraone vengono profumatamente pagati?

Incroci razionali aventi uno scopo pratico non fanno difetto in

avicoltura, così non sono degni di menzione l'incrocio dell'anatra

muschiata colla comune, del pollo col fagiano, del pollo colla gallina

di Faraone del pollo col tacchino: l'incrocio della tortora col colombo

ha solo interesse scientifico.

l) _Incrocio dell'anatra muschiata colla comune._ L'anatra muschiata

detta comunemente muta, perchè quasi priva di voce, è caratterizzata

dalle caruncole rosse, che ricoprendole la testa, si estendono anche

sul becco: queste, molto sviluppate nel maschio, sono rudimentali

nella femmina. Nelle parti caruncolate, e sul porta-coda specialmente,

risiedono delle glandule che secretano una sostanza dall'odore di

muschio, sostanza che comunica alle carni un sapore che non si confà

al palato d'ognuno; ma vuolsi considerare che negli animali giovani,

che si vogliono macellare appena hanno fatto la croce[9] questo sapore

non si avverte affatto. In questo stadio di sviluppo le sedi dell'odore

muschioso, non essendo ancora perfettamente formate, le glandule

odorose non sono nemmeno spuntate. Del resto basta recidere il collo ed

il porta-coda appena si è macellato l'animale o, come taluni praticano,

ghigliottinare l'animale vivo per eliminare quasi completamente il

sapore del muschio.

Comunque sia, l'allevamento di questo splendido prodotto è molto

esteso: in talune regioni d'Italia, come ad esempio nei pressi di

Capua, non vi è cortile rustico ove non comparisca l'anatra muschiata

in numero preponderante sull'anatra comune, ciò prova che le carni del

nostro volatile trovano facile smercio sui mercati e che dunque non

sono poi da disprezzare come taluni vorrebbero affermare.

Egli è bensì vero che questa preferenza nasce da due cause essenziali

e cioè nella maggiore grossezza dell'anatra muschiata sulla comune,

essendo la prima quasi di doppio volume della seconda e di più nelle

facilitazioni dell'allevamento: l'anatra muschiata cresce benissimo,

come l'oca, anche senza la grande vasca d'immersione, non così l'anatra

comune. Nei cortili rustici, ove difetta totalmente l'acqua corrente,

l'anatra muschiata purchè abbia a sua disposizione un recipiente

qualsiasi d'acqua grande abbastanza per tuffarvi il collo, non domanda

altro.

Il maschio della specie muschiata si accoppia con tutta facilità colla

femmina della specie comune dando ibridi di carne squisitissima: nei

pressi di Capua questi prodotti sono molto apprezzati e si pagano a

prezzi più elevati. Anche il maschio della specie comune si accoppia

facilmente colla femmina della muschiata, ma gli allievi sono inferiori

ai primi.

Dal surriferito emerge che veramente varrebbe la pena di coltivare

questa produzione ibrida pel mercato ove si porterebbero dei

prodotti assolutamente superiori per la bontà delle carni alle specie

madri. Non ho parole sufficienti per richiamare l'attenzione degli

allevatori su questo fatto, che messo razionalmente in pratica,

sarebbe indubbiamente fonte di lucroso cespite. Siffatti prodotti

s'incontrano alquanto spesso, ma sono dovuti quasi sempre al caso e

non alla fermata intenzione d'un allevamento specializzato allo scopo.

Io andrei più oltre ed incrocerei le grosse razze della comune, la

Rouen, l'Alysburey, la Pechino, la Padovana ed allora il risultato

sarebbe sbalorditivo. I prodotti che vidi sinora derivano tutti

indistintamente dalla piccolissima anatra comune, e se erano splendidi

questi, figuriamoci come dovrebbero essere quelli derivati dalle razze

classiche.

I meticci, accoppiati fra di loro non si producono, ma sono

suscettibili di propagarsi se si uniscono con una delle specie madri.

D'altronde questo fatto non interessa l'industriale che deve produrre i

meticci pel consumo.

m) _Incrocio del pollo col fagiano._ È degno di menzione

l'incrociamento del pollo col fagiano; si hanno soggetti assolutamente

rustici e di carne squisita. Questi ibridi, retro incrociati colle

specie madri, possono talvolta riuscire fecondi.

Non conosco per esperienza personale siffatti prodotti, ma

certamente saranno convenientissimi per le loro qualità economiche:

a quanto ne dice il sig. Rinchy, questa produzione di polli-fagiani

dovrebbe richiamare l'attenzione di tutti gli allevatori, giacchè

si porterebbero sul mercato soggetti squisiti quanto un fagiano,

che all'allevatore non costerebbero più dei polli comuni, mentre

che verrebbero venduti a prezzo di fagiano. Qualche allevatore in

Inghilterra ha tentato con successo quest'industria.

Io credo che il fagiano argentato sarebbe più di qualsiasi altra specie

indicato per l'incrocio colla nostra gallina comune. Mio fratello Luigi

per diversi anni, tenne in un popoloso pollaio un fagiano argentato che

continuamente montava le galline, senza temere l'ira dei galli.

n) _Incrocio del pollo colla gallina di Faraone._ Il capostazione

signor Cecchi, mio buon amico, mi racconta che a Paderno d'Adda in

provincia di Como, un tedesco suo amico, da molti anni alleva alla

rinfusa in un vasto pollaio polli e faraone; ebbene tutti gli anni

nascono dalle schiuse molti ibridi che si allevavano con tutta facilità

come i pulcini del pollo rustico. Il sig. Cecchi che talvolta ha

provato quelle carni, le trova deliziose, delicate e profumate. Se

consideriamo che in generale la faraona è sempre allevata in mezzo ai

polli, il fatto consultato dal sig. Cecchi non è comune, anzi direi

unico: bisogna dire che condizioni speciali, dovute all'ambiente,

contribuiscono alla facile produzione di quegli ibridi.

Dato l'amore per la pollicoltura che nutre il sig. Cecchi, e data

pure la sua intelligenza, io gli consiglierei di bene occuparsi

dell'argomento, il compito gli sarebbe facilitato, egli che è sul

posto, dal materiale abbondante che ha a sua disposizione. Il sig.

Cecchi dovrebbe far tentare siffatta produzione in altri pollai di

Paderno d'Adda, dovrebbe pure indagare se a preferenza sono i galli

che montano le faraone o se i maschi delle faraone le galline, quindi

secondo i risultati formare dei gruppi ad hoc per la produzione.

Il soggetto merita tutta la nostra attenzione e possa questo mio

fervorino in pro di siffatta produzione invogliare il sig. Cecchi a

mettersi al lavoro che mi son permesso di additargli.

Sinora nessun allevatore che mi sappia mai ha parlato di simili ibridi,

ed io stesso, che spesso allevai faraone alla rinfusa con polli, non

ebbi mai a constatare sfoghi d'amore fra le due specie.

Ho dichiarato unici gli esempi d'ibridismo asseritimi dal sig. Cecchi,

però, prima di lui, nel 1889, l'illustre prof. A. Zanelli della Scuola

Zootecnica di Reggio Emilia, così narrava un caso probabile d'ibridismo

venuto a sua conoscenza.

In un cortile mezzadrile della Nobile casa Levi di quì in villa

Massenzatico si allevano promiscuamente, come spesso succede, delle

galline comuni (_gallus domesticus_) originariamente _gallus bankiva_ e

delle galline faraone (_numida meleagris_).

Le massaie misero quest'anno al covo delle ova di galline da cui

nacquero pulcini che presentano evidentemente alcuni dei caratteri

esteriori delle faraone: hanno cioè taluni la penna col colorito e

la screziatura dei faraoni, colle zampe nero-plumbeo alcune hanno il

becco nero, largo alla base come i faraoni, altri piccole caruncole e

chiocciano in modo alquanto diverso dai polli comuni, hanno quattro

dita, le mediane riunite da una membrana quasi rudimentale come le

faraone.

La massaia asserisce d'aver visto più volte il gallo faraone calcare le

galline comuni.

Il caso è abbastanza strano epperò degno d'essere osservato e notato.

L'on. commendatore Ulderico Levi ha voluto donare alla scuola

zootecnica di Reggio tre di questi _supposti ibridi_, affinchè si

facciano intorno ai medesimi le opportune osservazioni e se ne tenti la

produzione.

Il chiaro prof. Alessandro Ghigi dell'Università bolognese nel 1903

descrisse nell'Archivio Zoologico Italiano due ibridi di gallo

domestico e galline di Faraone, uno dei quali ottenuto dal sig.

Federico Guidi della società Colombofila Felsinea.

o) _Incrocio del pollo col tacchino._ Eccoci a una vera novità del

genere: nessuno di chi mi legge avrà scorto un siffatto meticcio e,

posso aggiungere di rimando, nemmeno io. Pur tuttavia le conseguenze di

questa unione mostruosa le abbiamo fissate in una strana razza di polli

che è ben fissata; alludo alla razza _Collo nudo di Transilvania_.

Questa brutta razza si distingue, come indica il suo nome, dal collo

sprovvisto di piume o ricoperto invece di una pelle aggrinzita o

rossa come il sedere della bertuccia. La testa è anche nuda, salvo sul

vertice da dove ricadono indietro delle piume molto fini, di modo che

l'animale appare ciuffato; ma l'assenza totale di qualsiasi accenno ad

una protuberanza emisferica nella parte anteriore del cranio ove spunta

lo pseudo ciuffo è lì a dimostrarci che non abbiamo a fare con una

razza ciuffata.

Da quanto ho detto emerge chiaro che le piume che rivestono il vertice

della «Collo nudo» e che ricadono indietro a guisa di capelli danno

l'idea d'un ciuffo perchè sono isolate dalla nudità completa della

testa o del collo, ma che in realtà non rappresentano affatto un

ciuffo.

La prima volta che comparve al pubblico questa razza fu alla mostra

internazionale di Vienna del 1875 espostavi dalla signora Szeremley

di Elisabethstadt in Transilvania: i campioni esposti erano di

provenienza turca e vennero chiamati «türkische Hühner» (polli turchi),

«Szeremleyhühner» (polli Szeremley), «Siebenbürger Sperber» (cuculi di

Transilvania).

Un noto scrittore in materia avina, il sig. Marquardt, racconta che

la giuria della mostra viennese del 1875 era molto imbarazzata nel

dover giudicare la nuova e sconosciuta razza: gli uni pensavano che

i campioni esposti dalla signora Szeremley rappresentavano delle

mostruosità gli altri ricorrevano colla loro immaginazione ad una

mistificazione provocata dallo strappamento delle penne del collo, ma

grazie, all'intervento di qualche ungherese, a cui la razza era già

nota nel proprio paese, vennero tolti dall'imbarazzo i poveri giurati.

Pur tuttavia è accertato che prima del 1875 epoca nella quale la

signora Szeremley fece conoscere questa strana gallina, la razza

a collo nudo era già nota in alcune contrade della Transilvania e

dell'Ungheria, ove venne sempre designata sotto la strana denominazione

di «Puka Truk» (gallo tacchino), appunto perchè la si vuole

derivata dall'unione mostruosa del tacchino colla gallina comune di

Transilvania. La voluta origine di questo pollo dal tacchino è basata

sulla conformazione del collo molto analoga a quella del tacchino.

Questa azzardata opinione venne a suo tempo sostenuta con molto calore

dal dr. Klusch di Schäszburg in Transilvania in un suo lavoro sulla

polleria di Transilvania pubblicato nella gazzetta avicola di Dresda

«Blätter für Geflügelzucht, 1879.»

Nei cortili di campagna, dove si tengono diverse specie di volatili

alla rinfusa, non si bada troppo alla proporzione fra i rappresentanti

dei due sessi, così si hanno sopra 15 e 20 tacchine soltanto uno o

massimo due maschi, mentre che per lo contrario per galline si tengono

molti galli. In questi cortili vennero talvolta osservati dei polli

pelati più o meno alla testa ed al collo, ma nessuno vi fece mai

caso: si pensava che il volatile o era così mal ridotto in seguito o

a effetto senile ed allora lo si vendeva al mercato: ma se invece era

giovane si andava all'idea che trovavasi in piena muta ed in tal caso

si pensava che nell'inverno avrebbe rimesse le penne perdute.

Gli israeliti della Transilvania e dell'Ungheria sono forti incettatori

di pollame vecchio ed ingrassato, così è naturale che quasi tutti

quei polli pelati capitavano nelle loro mani. Costoro impararono ad

apprezzare le preziose qualità economiche di questi polli tanto brutti

in apparenza, ma tanto più belli nel tegame: da veri sfruttatori di

tutto ciò che sa di utile, quegli ebrei non vennero meno al precetto

fondamentale della loro razza che suona: «utilizzare ciò che rende» e

perciò adibirono per la riproduzione qualche campione spennato, brutto,

ributtante, ma utile. Per qualche tempo essi continuarono a godere

quei prodotti, finchè sopraggiunse un ukase verso il 1876 che vietò

loro il consumo di quelle carni. I polli pelati, tenuti sino allora in

onore dagli israeli, passarono nelle mani del popolo che potè poi più

facilmente, per tradizione trasmessa dai primi, apprezzarne le preziose

qualità economiche.

Le investigazioni praticate sin qui dal citato dr. Klusch gli fecero

conchiudere che in diverse località della Transilvania si trovano

polli i quali derivano con tutta probabilità dagli antenati dei

moderni _Collo nudo_; ma in principio gli stessi non dovevano però

avere il collo tanto stranamente e regolarmente nudo come i tipi

attuali, ma bensì vestito soltanto del fusto delle penne e nudo

interamente soltanto alla gola ed al principio del petto. Ciò venne

sempre confermato da persone dimoranti in quelle contrade e che ebbero

continuamente a meravigliarsi di osservare con alquanta frequenza

siffatti polli spennati e abbastanza diversi nelle forme dagli altri

confratelli del pollaio. È naturale che la pelle del collo, essendo

scoperta, doveva risentire dell'influenza dell'aria e perciò indurirsi,

e stante la maggiore affluenza del sangue, colorossi di rosso come nel

tacchino. Così si formarono indubbiamente gli attuali tipi della razza

_Collo nudo di Transilvania_.

Per maggiormente confortare la sua elaborata ipotesi, il dottor Klusch

esamina la razza come è attualmente nel suo aspetto generale e viene

alla seguente conclusione pratica:

«Il gallo adulto della razza _Collo nudo_ ha la grandezza d'una piccola

tacchina comune, le gambe alte, robuste, liscie e leggermente impiumate

ed il corpo allungato. Se ci figuriamo tolta la cresta dal capo allora

ci si presenta un animale che nell'assieme, ordinariamente nella metà

anteriore del corpo, assomiglia fedelmente ad una tacchina. Il corpo

allungato viene raramente portato ad angolo retto col collo, ma forma

piuttosto una superficie obliqua della quale ne differiscono di molto

il petto, il collo e la coda. Il movimento del corpo, specialmente

del collo e delle gambe, assomiglia anche a quello della tacchina e

particolarmente negli animali non ancora perfettamente adulti.

Molti autori descrivono sommariamente questa razza e la trattano

con disprezzo, dichiarandola inutile. Veramente non stanno così

le cose: la _Collo nudo_ produce ottima e squisita carne, la

gallina è distinta ovaiola, gli allievi sono di rapido sviluppo e

straordinariamente rustici. Questa meravigliosa razza è meno brutta

di quanto si vuole da taluni, anzi la particolarità delle sue forme

impressiona favorevolmente e non è da mettersi in dubbio che finirà per

affermarsi completamente. Attualmente essa non è molto diffusa fuori

dall'Austria-Ungheria, ma vuolsi anche considerare che è ancora una

razza nuova il tipo moderno perfezionato dagli Ungheresi. In Italia la

_Collo nudo_ è ancora una vera rarità: uno splendido gruppo figurò alla

mostra di Torino del 1891 nel mentre che non apparve nessun campione

alla mostra internazionale di Roma del 1903.

Mazzon mi ricorda d'aver avuto dei polli col pennello setoloso al

petto precisamente come i tacchini; anche qui vi sarebbe il sospetto di

incrocio col tacchino, anzi direi la sicurezza assoluta. Peccato che un

fatto così saliente sia rimasto confinato soltanto nell'allevamento del

Mazzon[10].

p) _Incrocio del colombo colla tortora_. — Il compianto prof. Bonizzi

nel suo aureo libro sui colombi tratta per propria scienza questo

soggetto. Egli ottenne più volte ibridi dall'accoppiamento del colombo

maschio colla femmina della tortora, ma non gli riuscì l'incrocio in

senso contrario (tortora maschio-colombo femmina).

Il Bonizzi ne deduce che il troppo piccolo volume del maschio in

confronto della femmina era uno ostacolo al compimento del coito,

malgrado che il maschio saltava sulla colomba con tutta la buona

intenzione.

q) _Incrocio della Faraona col Pavone_. — Un caso strabiliante

d'incrocio lo dobbiamo all'unire della Faraona col pavone e qui è il

prof. Ghigi sullodato che l'ha ottenuto: egli ebbe un uovo di Gallina

di Faraone fecondato dal pavone e secondo lui, crediamo bene, il caso è

rarissimo, e per quanto gli consta esiste solo un altro esemplare nella

collezione del Museo Britannico di Londra.

Importanza e risultati degli incrociamenti in avicoltura · 第 6 / 8 题