3. — Incrocio a scopo di miglioramento o di trasformazione delle razze.

i) _La smania di produrre nuove razze è da biasimare, ma sono da

incoraggiare gli incroci laddove necessitano._ Eccoci all'incrocio

delle razze della avicoltura, altro argomento pure importantissimo,

ma che spesso viene travisato da qualche allevatore principiante e

dagli ingenui: costoro, senza possedere la più che minima idea di

allevamento, veggono, nell'incrocio delle razze, l'araba Fenice, la

realizzazione dei loro sogni.

Gli Americani emergono particolarmente in questo ramo d'avicoltura

e nè si può negare che non ci abbiano dato, quasi improvvisamente,

delle splendide nuove razze; epperò la smania, l'avidità del lucro,

va sempre tanto oltre da darci sedicenti razze più o meno impossibili

e che naturalmente spariscono al loro nascere: ne informino i diversi

giornali d'avicoltura.

Veramente non si comprende quale sia lo scopo che si raggiunge dotando

l'avicoltura continuamente di nuove razze, dal momento che ne abbiamo

già un numero esorbitante: così fra i polli abbiamo razze utilissime

all'economia domestica e che potranno nell'avvenire riuscire di

maggiore reddito; la nostra attenzione dovrà dunque concentrarsi su

queste utilissime razze, in vista di conservare non soltanto le loro

ottime prerogative, ma anche di migliorarle.

Molti ingenui si sono affaticati inutilmente per conseguire la

formazione d'un pollo Noè, che alla prerogativa d'una abbondante

deposizione d'uova accoppiasse quella d'una abbondante produzione di

carne. Un tale pollo, nello stretto senso della parola, non esiste:

nella nostra gallina italiana abbiamo la migliore fetatrice che si

conosca, però non la migliore produttrice di carne, poichè molte razze

la superano di gran lunga in questa prerogativa.

Emerge chiaro che un pollo avente ambedue le sovracitate proprietà

portate al grado di perfezione non esiste[6].

L'incrocio delle razze, praticato laddove necessita, può essere anche

fecondo di buoni risultati; vi sono infatti talune razze talmente

degenerate che per migliorarle si dovrebbero rinsanguare con altre

razze più robuste, così ad esempio ne è della già citata razza Bantam

Sebright; la stessa è talmente fiaccata dalle unioni consanguinee che

il rinnovamento del sangue fra i membri della stessa razza, benchè di

diversa provenienza, è spesso coronata da insuccesso; per rimediare a

tanta jattura bisognerebbe allora provocare l'unione con altra razza

e cercare poi con elezione ben compresa, di non fare assorbire le

caratteristiche delle razze incrocianti.

j) _Leggi della creditabilità e della variabilità dei caratteri._

Già dissi che le leggi dell'_ereditabilità_ e della _variabilità_ dei

caratteri risultano con maggiore evidenza all'occhio dell'osservatore

nei prodotti d'incrocio derivanti da due o più razze, ed eccoci ora a

sfiorare questo argomento:

1. Tutti i caratteri sono ereditarii negli animali: detti caratteri

si appalesano con costante forza di trasmissione quando si accoppiano

individui della stessa razza, e con incostante forza di trasmissione,

quando gli individui sono di razza diversa.

2. Il simile produce il suo simile: è questa una legge fondamentale

dell'ereditabilità dei caratteri, ma la stessa non si effettua sempre.

Effettuandosi costantemente questa legge, l'arte dell'allevamento

non sarebbe irta di difficoltà, gli allevatori non avrebbero infine

a lambiccarsi il cervello per pronunziarsi pro o contro le unioni

consanguinee ed il principio della selezione non avrebbe pratica

esecuzione in avicultura. La superiorità od inferiorità di un dato

animale, dice Darwin è precisamente una prova che esso ha leggermente

deviato dal proprio tipo; tuttavia, come a ragione fa notare H.

Holland, la cosa più sorprendente non è che i caratteri siano

ereditari, ma l'averne di quelli che non lo siano[7].

La genealogia degli animali bovini ed equini trae la sua origine

dalla legge dell'ereditabilità che il simile produce il suo simile

e si formarono, come dice Darwin, perfino genealogie di galli da

combattimento appartenenti a stirpi rinomate dell'Inghilterra;

d'altronde una specie di genealogia la formano, senza volerlo, tutti

gli allevatori quando offrono i loro prodotti per mezzo dei giornali

speciali d'Avicoltura; in simili circostanze l'allevatore dichiara

sempre la provenienza dei suoi volatili, specialmente se questi

traggono la loro origine da stirpi rinomate.

3. Diverse cause concorrono a far sì che un animale spesso non

produce il proprio tipo: talvolta sorgono, nonostante l'uniformità

dei genitori, nuovi caratteri nella discendenza che possono

essere accidentali, ma più frequentemente ereditari ed in tal caso

derivanti dagli avoli, bisavoli, trisavoli ecc., ed allora abbiamo

_l'ereditabilità indiretta, atavistica_ o _atavismo_ propriamente

detto, in altri termini la _revisione dei caratteri_.

Le razze pure hanno poca tendenza alla revisione, ma non ne è così

delle razze incrociate. Un mirabile caso di riversione di caratteri mi

venne raccontato dal Mazzon che dai suoi padovani giganti neri ottenne

un magnifico gallo fulvo. I padovani Giganti traggono la loro origine

da un gallo cocincinese nero e da galline polverara, ma è opportuno

ricordare che il cocincinese nero venne appunto formato dalla varietà

tipica a manto fulvo.

Ad un mio amico di Chieri regalai due bellissimi galli Wyandotte quasi

neri che mi provenivano da una coppia extra di argentati che avevano

sempre dati allievi pure argentati e di tutta perfezione.

Quando s'incrociano due razze, i caratteri degli allievi si fondono

assieme, però possono anche avere preponderanza quelli di uno dei

due genitori e magari quelli dei due genitori: così un gallo nero,

accoppiato ad una gallina bianca, potrà dare degli allievi brizzolati

ed anche grigi (fusione di caratteri), neri (preponderanza dei

caratteri del maschio), bianchi (preponderanza dei caratteri della

femmina). Ho visto molti prodotti d'incrocio derivanti dalle razze

Langshan e tutti sono perfettamente neri, ciò spiega la preponderanza

dei caratteri della razza Langshan.

Il numero di generazioni occorrenti acciocchè una razza incrociata

una sola volta con un'altra possa considerarsi fissata, è sempre

un'incognita: quello che è assodato si è che i pericoli della

riversione dipendono essenzialmente della preponderanza di

trasmissione dei due genitori, dalla somma delle due differenze

reali e dalle condizioni esterne a cui vennero assoggettati i

prodotti dell'incrociamento. Talvolta può succedere però che con un

solo incrocio si hanno allievi che non presentano mai i pericoli di

riversione, questo almeno secondo Boitard e Corbiè che, come dice

Darwin, assicurano questo strano fatto; dico strano perchè quanto

i suddetti asseriscono su questo soggetto non può avere la sanzione

ufficiale degli allevatori; io per lo meno trovo che sia esagerato

quanto segue:

«Boitard e Corbiè assicurano che incrociando un colombo gozzuto,

ed un runt si ottiene un cavalier, che noi abbiamo classificato fra

i piccioni di razza pura, perchè trasmette tutte le sue qualità ai

discendenti.» Invece è più moderata la seguente citazione del Darwin:

«l'editore del _Poultry Chronicle_ ottenne dall'incrociamento del gallo

spagnuolo nero con una gallina malese, alcuni uccelli azzurrognoli, che

rimasero fedeli nel colore di generazione in generazione.»

I casi di riversione provenienti da incrociamenti fra eguali o

differenti razze, differiscono però da quelli provenienti dalle specie

pure; ivi, come nei colombi che tendono tutti a prendere i caratteri

del torraiuolo, i detti caratteri di riversione possono presentarsi

dopo un numero infinito di generazioni.

Molte razze della pollicoltura, e probabilmente anche tutte, derivano

da ripetuti incroci, e similmente ne è dei colombi.

Nell'incrocio delle razze si hanno allievi vigorosi e per lo più di

statura superiore ai genitori: i galli più grossi che vidi erano sempre

prodotti d'incrocio e tutti sanno che i colombi da carne, spesso di

razza indistinta, e perciò da considerarsi come prodotto d'incrocio,

sono per lo appunto i più grossi della loro specie.

Le leggi della _variabilità dei caratteri_ sono certo ancora più oscure

di quelle riflettenti la ereditabilità: tutti gli animali allevati

dall'uomo per molte generazioni, e perciò sottoposti continuamente a

condizioni di vita diversa dallo stato naturale, tendono a variare:

allo stato naturale variano bensì anche tutti gli animali, ma gli

individui della stessa specie, trovandosi nella quasi uniformità

d'ambiente e d'abitudini, variano molto meno degli animali domestici.

Vi sono animali selvatici che si addomesticano con tutta facilità, ed

allora gli allievi che ne risultano, spesso in 3 o 4 generazioni, sono

totalmente diversi dai genitori, così ne è p. e. dell'anatra selvatica,

del tacchino d'America, delle faraone, ecc.

Nei polli domestici varia molto la statura, la forma ed il portamento

del corpo, la livrea, il colorito della pelle, la lunghezza e la forma

del becco, le remiganti e le timoniere: varia altresì la voce e variano

finalmente i caratteri morali. Si riscontrano differenze spiccate anche

nelle uova, sia nella forma che nel colore e sono molto caratteristiche

le differenze osteologiche; queste ultime non interessano l'avicoltore

poichè nella selezione egli fa entrare in considerazione solamente le

parti esterne dei suoi volatili, ma per _correlazione_ variano anche le

parti interne degli animali e specialmente le ossa.

L'esempio di variazione delle ossa per correlazione di sviluppo

esterno che maggiormente risalta agli occhi di tutti, lo abbiamo nella

razza padovana che è caratteristica per l'immenso ciuffo che porta

sul capo: il ciuffo nasce sopra una protuberanza ossea del cranio

che è contemporaneamente perforato in molte parti. Darwin spiega la

conformazione anormale del cranio della razza padovana come conseguenza

della selezione umana rivolta all'ingrandimento continuo del ciuffo:

«il ciuffo di penne era dapprima probabilmente piccolo, ed aumentò per

effetto d'una elezione continua, e riposava allora sopra una massa

carnosa o fibrosa; finalmente aumentando di continuo, il cranio è

divenuto sempre più sporgente fino ad acquistare la sua straordinaria

conformazione attuale. In correlazione con questa protuberanza del

cranio, si modificano le forme e le connessioni reciproche delle ossa

intermascellari e nasali, la forma delle narici, la larghezza dei

frontali, la configurazione interna, il cranio e l'intera forma del

cervello.»

La sportomania, della razza padovana a gran ciuffo, ne ha fatto una

vittima, poichè a furia di selezionare sempre in un senso, cioè

nell'aumento del ciuffo, ha ridotto questa razza molto delicata.

L'ampiezza del ciuffo, la massima ampiezza di questo ornamento richiede

il codice, quindi gli allevatori selezionano in questo senso i loro

prodotti e portano alle mostre dei generali addirittura. Non sembrerà

vero, eppure l'ampiezza del ciuffo ha influito a rendere questa razza

molto delicata: le aperture delle cavità nasali nella padovana a

ciuffo, sono quasi il doppio di grandezza di quelle razze senza ciuffo

e contemporaneamente manca la pellicola cornea che nelle razze senza

ciuffo copre le narici. È noto che la respirazione si compie attraverso

le narici, ma nei polli affetti da catarro nasale l'efflusso del naso,

indurendosi nelle pareti dei fori nasali, finisce per ostruirli, ed

allora l'animale respirerà male ed aprirà il becco per facilitare la

respirazione: l'allevatore avrà così il modo di capire che l'animale

può essere affetto da pipita, corizza contagiosa, catarro bronchiale,

ecc., e potrà evitare l'aggravarsi del male; ma nella padovana

l'ostruzione delle cavità nasali non si verifica molto facilmente,

stante l'ampiezza delle narici, e ne consegue che il pollo, anche

ammalato, non ne darà contezza.

Negli organi respiratori dei polli ciuffati, stante l'anormalità delle

aperture nasali, le sostanze sospese nell'aria vengono mal trattenute e

perciò introdotte in eccesso ai polmoni. Per correlazione di sviluppo,

la protuberanza ossea ove risiede il ciuffo, quanto più grande sarà,

tanto più ampie narici richiederà, quindi emerge per conseguenza

che il ciuffo straordinariamente sviluppato per continua elezione

artificiale, ha finito per darci animali soggetti a mille malanni. A

misura che l'elezione svilupperà l'ampiezza del ciuffo, le vie nasali

diventeranno sempre più anormali, ma coll'ampiezza del ciuffo si altera

anche l'organo della vista: talvolta si vedono soggetti il cui ciuffo

è tanto enorme che le penne anteriori toccano ed offendono l'occhio; in

tal caso è umano di tagliarle, tanto più che l'animale non può affatto

vedere intorno a sè.

Queste giuste osservazioni, che a suo tempo pubblicai nell'_Allevatore_

di Milano, suscitavano il malcontento di qualche allevatore padovano

troppo padovano; così l'amico Mazzon credette d'infliggermi la censura

per leso _padovanismo_, ma d'altronde l'eloquenza dei fatti è lì a

dimostrare che la padovana a ciuffo ha appunto tutte le pecche che

le si attribuiscono: indubbiamente è una splendida e superba razza

ornamentale, ma non perciò immune dai gravi difetti che le ho, a

ragione, attribuiti.

La _correlazione di sviluppo_, tanto chiaramente illustrata dal Darwin,

ha positivamente reso anormale il capo di questo pollo ciuffato, dal

momento che si è voluto ottenere sempre più grande il ciuffo.

Mi sono un po' dilungato sulla conformazione particolare del cranio

dei padovani per dimostrare che la selezione applicata continuamente

ad una caratteristica d'un volatile ci porta a risultati meravigliosi:

il ciuffo, l'attrattiva principale della razza padovana, venne

continuamente selezionato e perciò il suo volume aumentò tutti gli

anni, e continuerà sempre a svilupparsi, finchè sopraggiungeranno

tali anormalità per correlazione di sviluppo che la selezione dovrà

manifestarsi nel senso opposto, cioè nella diminuzione del ciuffo,

senza di che la razza finirebbe per scomparire.

Ecco dunque un altro caso che milita a favore dell'utilità

dell'incrociamento delle razze avicole: nel caso che c'intrattiene,

la diminuzione del ciuffo, e per conseguenza l'arresto dello sviluppo

mostruoso delle aperture nasali e del cranio, non si potrebbero meglio

ottenere immediatamente, che incrociando la razza con altra meno

ciuffata.

Come variano i polli variano anche i colombi, anzi le differenze

osteologiche si manifestano più abbondantemente che nei primi: non mi

fermo su questo soggetto che è troppo vasto e non confacente ai limiti

di questo lavoro, esclusivamente compilato per illuminare il pratico

allevatore.

Le altre specie dell'avicoltura variano molto meno dei polli e dei

colombi, anzi ve ne sono di quelle, l'oca p. es. che non hanno variato

affatto.

Le cause che determinano la variabilità dei nostri volatili domestici

devonsi ricercare essenzialmente nella nutrizione abbondante forse

anche nel clima più favorevole di quello naturale alla specie: anche

l'incrociamento causa la variabilità degli esseri organizzati, anzi

molti autori attribuiscono solamente ad esso tutte le cause della

variabilità, ma non vi sarà forse nessun allevatore pratico che potrà

accettare siffatta credenza.

Finalmente dirò che la selezione è forse una delle più potenti cause

che concorrono alla variabilità dei nostri volatili e credo di averlo

sufficientemente esposto cogli esempi ora citati sulla razza padovana.

L'uso aumentato ed il non-uso continuato causano la variabilità delle

parti: così, p. es. nei nostri polli le ali furono poco adoperate

a cominciare della prima epoca dell'addomesticamento, e perciò

attualmente sono alquanto ridotte.

Nella Cocincinese p. es. le ali sono talmente ridotte che i soggetti

di questa razza non sanno appollaiarsi negli angoli più elevati

del pollaio: per questi aristocratici del pollaio bisogna mettere i

posatoi a pochi centimetri dalla terra, se si vuole che questi polli

non abbiano a dormire per terra. La nostra gallina italiana invece si

appollaia quanto più in alto può, e ciò devesi all'uso più frequente

che fa delle sue ali, giacchè, dato il suo carattere vagabondo, niente

affatto sedentario come la Cocincinese, essa svolazza per ogni dove

per andare in cerca del suo nutrimento, così va sul fienile, al disopra

delle siepi e salta i più larghi fossati.

Lo stesso si può dire del piccione messaggero di fronte a quello da

carne detto altrimenti mondano.

Vi sono dei colombi mondani talmente pesanti che non volano affatto ed

allora i loro nidi occorre che siano per terra. Una varietà di mondani,

ora assolutamente o quasi irreperibile, il piccione d'Ascoli, era

allevato in quel di Nola specialmente, in quasi tutte le famiglie nelle

cucine, e non c'era caso che uno di questi colombi si sollevasse una

sola volta dal suolo.

La razza del pollo combattente, allevata per lo passato a scopo

esclusivo di combattimento, possiede, stante l'uso continuato che ne

ebbe a fare, becco acuminato molto più robusto che in qualsiasi altra

razza e tarsi fortemente speronati di straordinaria robustezza; un

gallo combattente preso in mano oppone una resistenza e colle ali e

coi tarsi a svincolarsi, che non la riscontriamo in nessun altro pollo

anche di razza più voluminosa.

Importanza e risultati degli incrociamenti in avicoltura · 第 5 / 8 题