i) _La smania di produrre nuove razze è da biasimare, ma sono da
incoraggiare gli incroci laddove necessitano._ Eccoci all'incrocio
delle razze della avicoltura, altro argomento pure importantissimo,
ma che spesso viene travisato da qualche allevatore principiante e
dagli ingenui: costoro, senza possedere la più che minima idea di
allevamento, veggono, nell'incrocio delle razze, l'araba Fenice, la
realizzazione dei loro sogni.
Gli Americani emergono particolarmente in questo ramo d'avicoltura
e nè si può negare che non ci abbiano dato, quasi improvvisamente,
delle splendide nuove razze; epperò la smania, l'avidità del lucro,
va sempre tanto oltre da darci sedicenti razze più o meno impossibili
e che naturalmente spariscono al loro nascere: ne informino i diversi
giornali d'avicoltura.
Veramente non si comprende quale sia lo scopo che si raggiunge dotando
l'avicoltura continuamente di nuove razze, dal momento che ne abbiamo
già un numero esorbitante: così fra i polli abbiamo razze utilissime
all'economia domestica e che potranno nell'avvenire riuscire di
maggiore reddito; la nostra attenzione dovrà dunque concentrarsi su
queste utilissime razze, in vista di conservare non soltanto le loro
ottime prerogative, ma anche di migliorarle.
Molti ingenui si sono affaticati inutilmente per conseguire la
formazione d'un pollo Noè, che alla prerogativa d'una abbondante
deposizione d'uova accoppiasse quella d'una abbondante produzione di
carne. Un tale pollo, nello stretto senso della parola, non esiste:
nella nostra gallina italiana abbiamo la migliore fetatrice che si
conosca, però non la migliore produttrice di carne, poichè molte razze
la superano di gran lunga in questa prerogativa.
Emerge chiaro che un pollo avente ambedue le sovracitate proprietà
portate al grado di perfezione non esiste[6].
L'incrocio delle razze, praticato laddove necessita, può essere anche
fecondo di buoni risultati; vi sono infatti talune razze talmente
degenerate che per migliorarle si dovrebbero rinsanguare con altre
razze più robuste, così ad esempio ne è della già citata razza Bantam
Sebright; la stessa è talmente fiaccata dalle unioni consanguinee che
il rinnovamento del sangue fra i membri della stessa razza, benchè di
diversa provenienza, è spesso coronata da insuccesso; per rimediare a
tanta jattura bisognerebbe allora provocare l'unione con altra razza
e cercare poi con elezione ben compresa, di non fare assorbire le
caratteristiche delle razze incrocianti.
j) _Leggi della creditabilità e della variabilità dei caratteri._
Già dissi che le leggi dell'_ereditabilità_ e della _variabilità_ dei
caratteri risultano con maggiore evidenza all'occhio dell'osservatore
nei prodotti d'incrocio derivanti da due o più razze, ed eccoci ora a
sfiorare questo argomento:
1. Tutti i caratteri sono ereditarii negli animali: detti caratteri
si appalesano con costante forza di trasmissione quando si accoppiano
individui della stessa razza, e con incostante forza di trasmissione,
quando gli individui sono di razza diversa.
2. Il simile produce il suo simile: è questa una legge fondamentale
dell'ereditabilità dei caratteri, ma la stessa non si effettua sempre.
Effettuandosi costantemente questa legge, l'arte dell'allevamento
non sarebbe irta di difficoltà, gli allevatori non avrebbero infine
a lambiccarsi il cervello per pronunziarsi pro o contro le unioni
consanguinee ed il principio della selezione non avrebbe pratica
esecuzione in avicultura. La superiorità od inferiorità di un dato
animale, dice Darwin è precisamente una prova che esso ha leggermente
deviato dal proprio tipo; tuttavia, come a ragione fa notare H.
Holland, la cosa più sorprendente non è che i caratteri siano
ereditari, ma l'averne di quelli che non lo siano[7].
La genealogia degli animali bovini ed equini trae la sua origine
dalla legge dell'ereditabilità che il simile produce il suo simile
e si formarono, come dice Darwin, perfino genealogie di galli da
combattimento appartenenti a stirpi rinomate dell'Inghilterra;
d'altronde una specie di genealogia la formano, senza volerlo, tutti
gli allevatori quando offrono i loro prodotti per mezzo dei giornali
speciali d'Avicoltura; in simili circostanze l'allevatore dichiara
sempre la provenienza dei suoi volatili, specialmente se questi
traggono la loro origine da stirpi rinomate.
3. Diverse cause concorrono a far sì che un animale spesso non
produce il proprio tipo: talvolta sorgono, nonostante l'uniformità
dei genitori, nuovi caratteri nella discendenza che possono
essere accidentali, ma più frequentemente ereditari ed in tal caso
derivanti dagli avoli, bisavoli, trisavoli ecc., ed allora abbiamo
_l'ereditabilità indiretta, atavistica_ o _atavismo_ propriamente
detto, in altri termini la _revisione dei caratteri_.
Le razze pure hanno poca tendenza alla revisione, ma non ne è così
delle razze incrociate. Un mirabile caso di riversione di caratteri mi
venne raccontato dal Mazzon che dai suoi padovani giganti neri ottenne
un magnifico gallo fulvo. I padovani Giganti traggono la loro origine
da un gallo cocincinese nero e da galline polverara, ma è opportuno
ricordare che il cocincinese nero venne appunto formato dalla varietà
tipica a manto fulvo.
Ad un mio amico di Chieri regalai due bellissimi galli Wyandotte quasi
neri che mi provenivano da una coppia extra di argentati che avevano
sempre dati allievi pure argentati e di tutta perfezione.
Quando s'incrociano due razze, i caratteri degli allievi si fondono
assieme, però possono anche avere preponderanza quelli di uno dei
due genitori e magari quelli dei due genitori: così un gallo nero,
accoppiato ad una gallina bianca, potrà dare degli allievi brizzolati
ed anche grigi (fusione di caratteri), neri (preponderanza dei
caratteri del maschio), bianchi (preponderanza dei caratteri della
femmina). Ho visto molti prodotti d'incrocio derivanti dalle razze
Langshan e tutti sono perfettamente neri, ciò spiega la preponderanza
dei caratteri della razza Langshan.
Il numero di generazioni occorrenti acciocchè una razza incrociata
una sola volta con un'altra possa considerarsi fissata, è sempre
un'incognita: quello che è assodato si è che i pericoli della
riversione dipendono essenzialmente della preponderanza di
trasmissione dei due genitori, dalla somma delle due differenze
reali e dalle condizioni esterne a cui vennero assoggettati i
prodotti dell'incrociamento. Talvolta può succedere però che con un
solo incrocio si hanno allievi che non presentano mai i pericoli di
riversione, questo almeno secondo Boitard e Corbiè che, come dice
Darwin, assicurano questo strano fatto; dico strano perchè quanto
i suddetti asseriscono su questo soggetto non può avere la sanzione
ufficiale degli allevatori; io per lo meno trovo che sia esagerato
quanto segue:
«Boitard e Corbiè assicurano che incrociando un colombo gozzuto,
ed un runt si ottiene un cavalier, che noi abbiamo classificato fra
i piccioni di razza pura, perchè trasmette tutte le sue qualità ai
discendenti.» Invece è più moderata la seguente citazione del Darwin:
«l'editore del _Poultry Chronicle_ ottenne dall'incrociamento del gallo
spagnuolo nero con una gallina malese, alcuni uccelli azzurrognoli, che
rimasero fedeli nel colore di generazione in generazione.»
I casi di riversione provenienti da incrociamenti fra eguali o
differenti razze, differiscono però da quelli provenienti dalle specie
pure; ivi, come nei colombi che tendono tutti a prendere i caratteri
del torraiuolo, i detti caratteri di riversione possono presentarsi
dopo un numero infinito di generazioni.
Molte razze della pollicoltura, e probabilmente anche tutte, derivano
da ripetuti incroci, e similmente ne è dei colombi.
Nell'incrocio delle razze si hanno allievi vigorosi e per lo più di
statura superiore ai genitori: i galli più grossi che vidi erano sempre
prodotti d'incrocio e tutti sanno che i colombi da carne, spesso di
razza indistinta, e perciò da considerarsi come prodotto d'incrocio,
sono per lo appunto i più grossi della loro specie.
Le leggi della _variabilità dei caratteri_ sono certo ancora più oscure
di quelle riflettenti la ereditabilità: tutti gli animali allevati
dall'uomo per molte generazioni, e perciò sottoposti continuamente a
condizioni di vita diversa dallo stato naturale, tendono a variare:
allo stato naturale variano bensì anche tutti gli animali, ma gli
individui della stessa specie, trovandosi nella quasi uniformità
d'ambiente e d'abitudini, variano molto meno degli animali domestici.
Vi sono animali selvatici che si addomesticano con tutta facilità, ed
allora gli allievi che ne risultano, spesso in 3 o 4 generazioni, sono
totalmente diversi dai genitori, così ne è p. e. dell'anatra selvatica,
del tacchino d'America, delle faraone, ecc.
Nei polli domestici varia molto la statura, la forma ed il portamento
del corpo, la livrea, il colorito della pelle, la lunghezza e la forma
del becco, le remiganti e le timoniere: varia altresì la voce e variano
finalmente i caratteri morali. Si riscontrano differenze spiccate anche
nelle uova, sia nella forma che nel colore e sono molto caratteristiche
le differenze osteologiche; queste ultime non interessano l'avicoltore
poichè nella selezione egli fa entrare in considerazione solamente le
parti esterne dei suoi volatili, ma per _correlazione_ variano anche le
parti interne degli animali e specialmente le ossa.
L'esempio di variazione delle ossa per correlazione di sviluppo
esterno che maggiormente risalta agli occhi di tutti, lo abbiamo nella
razza padovana che è caratteristica per l'immenso ciuffo che porta
sul capo: il ciuffo nasce sopra una protuberanza ossea del cranio
che è contemporaneamente perforato in molte parti. Darwin spiega la
conformazione anormale del cranio della razza padovana come conseguenza
della selezione umana rivolta all'ingrandimento continuo del ciuffo:
«il ciuffo di penne era dapprima probabilmente piccolo, ed aumentò per
effetto d'una elezione continua, e riposava allora sopra una massa
carnosa o fibrosa; finalmente aumentando di continuo, il cranio è
divenuto sempre più sporgente fino ad acquistare la sua straordinaria
conformazione attuale. In correlazione con questa protuberanza del
cranio, si modificano le forme e le connessioni reciproche delle ossa
intermascellari e nasali, la forma delle narici, la larghezza dei
frontali, la configurazione interna, il cranio e l'intera forma del
cervello.»
La sportomania, della razza padovana a gran ciuffo, ne ha fatto una
vittima, poichè a furia di selezionare sempre in un senso, cioè
nell'aumento del ciuffo, ha ridotto questa razza molto delicata.
L'ampiezza del ciuffo, la massima ampiezza di questo ornamento richiede
il codice, quindi gli allevatori selezionano in questo senso i loro
prodotti e portano alle mostre dei generali addirittura. Non sembrerà
vero, eppure l'ampiezza del ciuffo ha influito a rendere questa razza
molto delicata: le aperture delle cavità nasali nella padovana a
ciuffo, sono quasi il doppio di grandezza di quelle razze senza ciuffo
e contemporaneamente manca la pellicola cornea che nelle razze senza
ciuffo copre le narici. È noto che la respirazione si compie attraverso
le narici, ma nei polli affetti da catarro nasale l'efflusso del naso,
indurendosi nelle pareti dei fori nasali, finisce per ostruirli, ed
allora l'animale respirerà male ed aprirà il becco per facilitare la
respirazione: l'allevatore avrà così il modo di capire che l'animale
può essere affetto da pipita, corizza contagiosa, catarro bronchiale,
ecc., e potrà evitare l'aggravarsi del male; ma nella padovana
l'ostruzione delle cavità nasali non si verifica molto facilmente,
stante l'ampiezza delle narici, e ne consegue che il pollo, anche
ammalato, non ne darà contezza.
Negli organi respiratori dei polli ciuffati, stante l'anormalità delle
aperture nasali, le sostanze sospese nell'aria vengono mal trattenute e
perciò introdotte in eccesso ai polmoni. Per correlazione di sviluppo,
la protuberanza ossea ove risiede il ciuffo, quanto più grande sarà,
tanto più ampie narici richiederà, quindi emerge per conseguenza
che il ciuffo straordinariamente sviluppato per continua elezione
artificiale, ha finito per darci animali soggetti a mille malanni. A
misura che l'elezione svilupperà l'ampiezza del ciuffo, le vie nasali
diventeranno sempre più anormali, ma coll'ampiezza del ciuffo si altera
anche l'organo della vista: talvolta si vedono soggetti il cui ciuffo
è tanto enorme che le penne anteriori toccano ed offendono l'occhio; in
tal caso è umano di tagliarle, tanto più che l'animale non può affatto
vedere intorno a sè.
Queste giuste osservazioni, che a suo tempo pubblicai nell'_Allevatore_
di Milano, suscitavano il malcontento di qualche allevatore padovano
troppo padovano; così l'amico Mazzon credette d'infliggermi la censura
per leso _padovanismo_, ma d'altronde l'eloquenza dei fatti è lì a
dimostrare che la padovana a ciuffo ha appunto tutte le pecche che
le si attribuiscono: indubbiamente è una splendida e superba razza
ornamentale, ma non perciò immune dai gravi difetti che le ho, a
ragione, attribuiti.
La _correlazione di sviluppo_, tanto chiaramente illustrata dal Darwin,
ha positivamente reso anormale il capo di questo pollo ciuffato, dal
momento che si è voluto ottenere sempre più grande il ciuffo.
Mi sono un po' dilungato sulla conformazione particolare del cranio
dei padovani per dimostrare che la selezione applicata continuamente
ad una caratteristica d'un volatile ci porta a risultati meravigliosi:
il ciuffo, l'attrattiva principale della razza padovana, venne
continuamente selezionato e perciò il suo volume aumentò tutti gli
anni, e continuerà sempre a svilupparsi, finchè sopraggiungeranno
tali anormalità per correlazione di sviluppo che la selezione dovrà
manifestarsi nel senso opposto, cioè nella diminuzione del ciuffo,
senza di che la razza finirebbe per scomparire.
Ecco dunque un altro caso che milita a favore dell'utilità
dell'incrociamento delle razze avicole: nel caso che c'intrattiene,
la diminuzione del ciuffo, e per conseguenza l'arresto dello sviluppo
mostruoso delle aperture nasali e del cranio, non si potrebbero meglio
ottenere immediatamente, che incrociando la razza con altra meno
ciuffata.
Come variano i polli variano anche i colombi, anzi le differenze
osteologiche si manifestano più abbondantemente che nei primi: non mi
fermo su questo soggetto che è troppo vasto e non confacente ai limiti
di questo lavoro, esclusivamente compilato per illuminare il pratico
allevatore.
Le altre specie dell'avicoltura variano molto meno dei polli e dei
colombi, anzi ve ne sono di quelle, l'oca p. es. che non hanno variato
affatto.
Le cause che determinano la variabilità dei nostri volatili domestici
devonsi ricercare essenzialmente nella nutrizione abbondante forse
anche nel clima più favorevole di quello naturale alla specie: anche
l'incrociamento causa la variabilità degli esseri organizzati, anzi
molti autori attribuiscono solamente ad esso tutte le cause della
variabilità, ma non vi sarà forse nessun allevatore pratico che potrà
accettare siffatta credenza.
Finalmente dirò che la selezione è forse una delle più potenti cause
che concorrono alla variabilità dei nostri volatili e credo di averlo
sufficientemente esposto cogli esempi ora citati sulla razza padovana.
L'uso aumentato ed il non-uso continuato causano la variabilità delle
parti: così, p. es. nei nostri polli le ali furono poco adoperate
a cominciare della prima epoca dell'addomesticamento, e perciò
attualmente sono alquanto ridotte.
Nella Cocincinese p. es. le ali sono talmente ridotte che i soggetti
di questa razza non sanno appollaiarsi negli angoli più elevati
del pollaio: per questi aristocratici del pollaio bisogna mettere i
posatoi a pochi centimetri dalla terra, se si vuole che questi polli
non abbiano a dormire per terra. La nostra gallina italiana invece si
appollaia quanto più in alto può, e ciò devesi all'uso più frequente
che fa delle sue ali, giacchè, dato il suo carattere vagabondo, niente
affatto sedentario come la Cocincinese, essa svolazza per ogni dove
per andare in cerca del suo nutrimento, così va sul fienile, al disopra
delle siepi e salta i più larghi fossati.
Lo stesso si può dire del piccione messaggero di fronte a quello da
carne detto altrimenti mondano.
Vi sono dei colombi mondani talmente pesanti che non volano affatto ed
allora i loro nidi occorre che siano per terra. Una varietà di mondani,
ora assolutamente o quasi irreperibile, il piccione d'Ascoli, era
allevato in quel di Nola specialmente, in quasi tutte le famiglie nelle
cucine, e non c'era caso che uno di questi colombi si sollevasse una
sola volta dal suolo.
La razza del pollo combattente, allevata per lo passato a scopo
esclusivo di combattimento, possiede, stante l'uso continuato che ne
ebbe a fare, becco acuminato molto più robusto che in qualsiasi altra
razza e tarsi fortemente speronati di straordinaria robustezza; un
gallo combattente preso in mano oppone una resistenza e colle ali e
coi tarsi a svincolarsi, che non la riscontriamo in nessun altro pollo
anche di razza più voluminosa.