f) _Funesti effetti delle nozze consanguinee e vantaggi delle nozze
miste nelle specie avine._
Eccoci alle nozze consanguinee, soggetto molto scabroso, inquantochè
le opinioni degli allevatori sono in proposito diametralmente opposte:
gli uni sostengono che le nozze consanguinee, prolungate per molto
tempo riescono dannose, mentre che gli altri sono totalmente di avviso
contrario.
Cercherò per quanto mi sarà possibile, di fare la causa dei primi e di
combattere i secondi.
Gli accoppiamenti continuati fra parenti molto prossimi provocano
un accumulamento delle tendenze morbose che sono ereditarie nelle
famiglie mentre che le nozze fra individui di diversa provenienza,
riescono facilmente con tendenze morbose meno accumulate. Il Janson[1]
invece così si esprime: «Che le nozze consanguinee siano causa di
affezioni morbose, non è da mettersi in dubbio; però non vi è dubbio
che le nozze miste non si trovino nello stesso caso, e vi sono
grandi probabilità che simili risultati abbiano la loro causa nelle
condizioni comuni, cioè fuori della consaguineità, nell'eredità.»
Questo modo di vedere, per ciò che concerne le affezioni morbose
derivanti dalle nozze consanguinee, concorda colle deduzioni del
Darwin, ma per le nozze miste, il grande apostolo del principio
dell'evoluzione così si esprime: «_Molti hanno negato che dall'unione
in qualche grado consanguinea scaturiscano degli effetti perniciosi;
ma nessun allevatore pratico, ch'io sappia, favorisce questa opinione,
e sopratutto nessuno di quelli che hanno allevato animali che si
propagano rapidamente._»
«La consanguineità per se stessa non ha alcuna azione, ma opera
solamente perchè gli organismi consanguinei hanno in generale una
simile costituzione, e furono quasi sempre esposti a simili condizioni
di vita.»
«Le dannose conseguenze causate dalla riproduzione consanguinea
troppo ripetuta, appalesandosi assai gradatamente, non possono essere
dimostrate con quella facilità come gli effetti utili che seguono
l'incrociamento.
«Nullameno la opinione generale di tutti i più provetti su tale
soggetto si è che ne risultino degli inconvenienti, più presto o
più tardi, a seconda degli animali, e sopratutto in quelli che si
moltiplicano con rapidità. Un'idea falsa può bensì prevalere per
superstizione, ma è però difficile il ritenere che tanti osservatori
abili e sagaci, abbiano potuto ingannarsi in tal guisa a spese del loro
danaro e della loro fatica.»
«Finalmente, se consideriamo che nel mondo organizzato, tutto sembra
concorrere a rendere possibile l'unione accidentale d'individui
distinti; ne risulta, se non dimostrata, almeno assai probabile,
la esistenza d'una vasta legge naturale: che cioè l'incrociamento
d'animali e di piante che non sono tra loro strettamente consanguinee,
è assai vantaggioso ed anche necessario, e che la riproduzione
consanguinea ripetuta per una troppo lunga serie di generazioni, può
all'opposto avere conseguenze le più nocive.»
Il cambiamento del suolo e del clima, e per conseguenza anche delle
abitudini, sono tutte cause di rinvigorimento della costituzione e
perciò da considerarsi come causa di rinsanguamento.
Molti grandi allevatori, dice il Darwin, sono talmente convinti di
questo fatto che sogliono tenere i loro branchi di pecore, di maiali,
di cavalli, ecc., divisi per gruppi in diverse località. Con siffatto
procedimento essi praticano l'infusione di nuovo sangue dando spesso un
maschio d'una località alle femmine di un'altra, alle femmine esposte
dunque a condizioni di vita alquanto diverse da quelle in cui trovavasi
il maschio. I risultati, come lo dimostrano i numerosi esempi citati
da Darwin, ci insegnano che questa pratica rifugge dalle funeste
conseguenze delle nozze consanguinee.
Il primo gruppo di Langshan che mi feci venire dal De Foucault, lo
specialista distintissimo di questa razza, si componeva d'un magnifico
gallo e di due voluminose galline. I primi e numerosi allievi che
propagai nel mio allevamento da quel gruppo furono tutti, senza
distinzione, di più forte taglia dei genitori, anzi nel secondo
anno ebbi un gallo che raggiunse la statura fenomenale di 87 (dico
ottantasette) centimetri.
L'avvocato L. Alliori di Casalmonferrato a cui cedetti il gallo ebbe
a dire che mai in vita sua aveva visto un gallo Langshan così alto, e
difatti nemmeno io. Il considerevole aumento di taglia che si verificò
negli allievi ottenuti dal gruppo De Foucault lo si deve dedurre
dal fatto che gli animali, col cambiamento radicale cui ebbero a
sottostare nel regime di vita, nell'ambiente, nelle abitudini, ecc., si
rinvigorirono al punto come se avessero subìto un totale rinsanguamento
e perciò diedero soggetti robustissimi e molto sviluppati.
Il De Foucault, come del resto tutti i seguaci della scuola francese,
non ci tiene tanto al rinnovamento poichè ad una lettera che gli
diressi sull'argomento, chiedendogli il suo parere, così mi rispondeva:
«Je vous avoue que je ne tiens pas au renouvellement du sang, quand les
volailles sont de bon sang, bien portantes et qu'il y en a une assez
grande quantité pour que les mêmes pères et mères ne fournissent pas
les mêmes enfants, le tronc est sans doute le même comme Adam est la
souche de tous les hommes, mais comme les humains qui se divisent en
un nombre incalculable, 700 têtes[2] de volailles chaque année font un
grande nombre de fêmelles.»
Questo celebre allevatore non crede dunque agli effetti funesti della
consaguineità, ma d'altra parte li fa anche entrare in considerazione,
poichè sente la necessità di un gran numero di volatili nei suoi
allevamenti onde potere poi produrre allievi non tutti derivati dalla
stessa madre. Certamente il De Foucault parla per esperienza personale
ed il suo modo di vedere viene giustificato dai suoi splendidi
risultati d'allevamento, ma forse a lungo andare, gli effetti funesti
delle unioni consanguinee potrebbero manifestarsi egualmente nei
suoi prodotti; e dico a lungo andare, perchè il numero rilevante dei
genitori negli allevamenti del De Foucault merita tutta l'attenzione
degli allevatori, ma non bisogna sopratutto dimenticare che ben pochi
si trovano nella possibilità di potere allevare 700 capi di pollame.
Quindi il fortunato De Foucault dovrà riconoscere che i piccoli
allevatori devono ricorrere per forza al rinnovamento del sangue, se
non vorrà essere in contraddizione col suo asserto.
In generale i Francesi, al contrario degl'Inglesi, danno poco peso alle
nozze consanguinee, e difatti uomini illuminati come il Quatrefages, il
Sanson, il La Perre de Roo ed altri non lo condannano affatto. Egli è
però certo che nell'incrociamento fra i membri d'una stessa razza e di
provenienza diversa, e specialmente fra razze diverse, si nota sempre
un accrescimento di statura nei prodotti derivati, e non si può negare
che ciò non sia effetto immediato delle nozze miste.
La mia esperienza personale mi ha talmente convinto dell'utilità delle
nozze miste che non posso fare a meno di citare i seguenti esempi:
Per molti anni allevai sempre soggetti hors-ligne dell'anitra muschiata
e che divennero tali perchè continuamente cambiavo riproduttori. Una
volta il mio amico Mazzon, a cui mandai un maschio di questa specie,
ebbe a dire che per la prima volta in vita sua gli era capitato fra le
mani un soggetto così voluminoso.
Un proprietario di Marcianise (Terra di lavoro) mi fece vedere un suo
allevamento di Brahma-Pootra, tutti soggetti di rara perfezione ma di
statura molto ridotta. Sorpreso di tale diminuzione visibile di taglia,
mi fu detto che da molti anni non si era mai ricorso all'introduzione
di riproduttori d'altra provenienza.
Così continuando, potrei sciorinare una strabocchevole raccolta
di esempi presentatisi nel corso del mio allevamento, che tutti
concorrerebbero a dimostrare la somma utilità delle nozze miste.
Il Baldamus[3] propende pel rinnovamento del sangue dei nostri volatili
e nel frattempo asserisce che gl'inglesi hanno sempre esagerata
la questione delle nozze consanguinee e che oggi si sono alquanto
ricreduti dalle loro esagerazioni.
Non dobbiamo dunque esagerare questo argomento, ma non volergli poi
dare nessuna importanza, è tutt'altra cosa: prendiamo dunque la via di
mezzo e cerchiamo di rinnovare, dopo qualche generazione, il sangue dei
nostri volatili. Certamente sarebbe più conveniente per l'allevatore di
non introdurre nuovo sangue nei suoi pennuti, e particolarmente quando
questi sono di razza pura: introducendo nuovi riproduttori nel suo
pollaio, egli rischia di guastare la sua buona razza, ma d'altronde il
Darwin si spiega molto chiaramente su questo soggetto.
«Uno stesso amatore, come è già noto, mantiene di rado per lungo tempo
la superiorità dei suoi uccelli; ciò che è incontestabilmente dovuto al
fatto che il suo tipo è dello stesso sangue: è
dunque indispensabile d'intromettere occasionalmente un uccello d'altra
discendenza.»
Per diversi anni allevai senza successo, nei pressi di Caserta,
soggetti olandesi neri a ciuffo bianco. Stante la difficoltà di
procurarmi un buon riproduttore rinsanguatore, diedi sempre soggetti
troppo consanguinei alle galline e finii per avere allievi totalmente
rachitici, tanto che mi morivano tutti nell'adolescenza.
I colombi sopportano, meglio dei polli, le unioni consanguinee
prolungate, ma non si potrà disconoscere che non sempre si accoppiano
uccelli pel medesimo nido, poichè provvidenzialmente, non sempre
nascono allievi appaiati nello stesso nido e spesso nasce un solo
individuo. Anche nei colombi domestici abbiamo razze più delicate
di altre, e ciò devesi alle strette unioni consanguinee: così molte
razze di fantasia sono estremamente indebolite per la mancanza di
rinnovamento del sangue — gli allevatori, in vista di conservare i
disegni originali di talune varietà, non poterono introdurre nuovo
sangue, altrimenti sarebbero anche scomparsi i detti disegni. Non
è così dei colombi da carne in generale: questi sono estremamente
robusti e prolifici, e non c'è barba d'uomo che non vorrà vedere in
queste razze gli utili effetti dell'incrociamento con tipi di altra
provenienza di altre razze.
Le razze migliorate dei colombi risentono, in seguito a quanto ho ora
sovraccennato, immensamente degli effetti nocivi inerenti alle unioni
consanguinee e così è anche delle razze le più pregiate di galline
che divennero tali mediante unioni continuate fra parenti prossimi,
epperò Darwin non crede che le costituzioni gracili di tali razze
debbano interamente addebitarsi alle unioni consanguinee. Lo stesso
Darwin si avvale del parere di Lord Sebright, il creatore della famosa
razza Bantam che porta il suo nome, per ciò che riflette le fatali
conseguenze delle nozze consanguinee.
«F. Sebright asserisce positivamente di aver fatto molte esperienze in
proposito e di aver ottenuto dei polli con gambe lunghe, corpi piccoli
e cattivi riproduttori. Egli produsse i famosi Bantams che portano
il suo nome con incrociamenti complessi ed unioni consanguinee molto
ristrette avvennero ampiamente in quegli animali, che sono oggi noti
quali cattivi riproduttori.
«Io vidi dei Bantams argentati provenienti direttamente dalla sua razza
che s'erano fatti sterili come ibridi, poichè dalle numerose uova di
due nidi non sbucciò un solo pulcino.[4]»
«Hewitt osservò che nei Bantams la sterilità del maschio, meno rare
eccezioni, è strettamente legata alla perdita di certi caratteri
maschili secondari ed aggiunge: «io constatai, quale regola generale,
che la menoma deviazione del carattere femminile, nel Bantam Sebright
maschio — ad esempio l'allungamento d'un mezzopollice di due rettrici
primarie, determina una maggiore probabilità di aumento nella sua
fecondità.»
A chiunque abbia allevato dei Bantams Sebright, le prove raccolte
dal Darwin sulla sterilità di questa bellissima razza non riusciranno
certamente nuove. Per breve tempo allevai soggetti idealmente perfetti
di questa razza che ebbi dal Lagrange di Autun: i primi allievi erano
abbastanza fecondi, poichè provenivano dal gruppo importato che stante
il cambiamento di clima si era rinvigorito, ma in seguito gli allievi
nati dai discendenti di questi si mostrarono spesso totalmente sterili.
Regalai una coppia di questi soggetti ad un mio amico, il colonnello
Malevasi di Caserta, che non ebbe mai il piacere di poterli propagare,
anzi egli mi asseriva di non aver mai visto saltare il gallo sulla
gallina.
Darwin narra pure di una discendenza di polli da combattimento allevati
da un noto allevatore, il Clark: — «questi vennero riprodotti tra loro
a segno che erano giunti a perdere le loro disposizioni bellicose, e
si lasciavano uccidere sul sito senza opporre resistenza; nello stesso
tempo erano diminuiti di taglia.»
g) _Elezione naturale ed artificiale._ — Dal complesso di quanto ho
sin'ora enunciato, risulta che l'allevatore ha il compito di dover
scegliere i migliori animali per la riproduzione; e finchè si tratta
di accoppiare animali della stessa provenienza, le difficoltà non sono
tanto pronunziate; diverranno tali, quando, nell'accoppiamento, gli
animali saranno di origine diversa. In tutti i modi, in ambedue i casi
occorre applicare una elezione opportuna sui riproduttori.
Il termine _elezione_, adottato dal Darwin, corrisponde alla
_selezione_ degli allevatori e cioè alla cosidetta _sopravvivenza del
più adatto_. La elezione si scinde in elezione naturale ed elezione
artificiale o umana: quest'ultima è una deduzione della prima e viene
così denominata perchè praticata dall'uomo. Certo non è dato a costui
di alterare le leggi naturali, ma gli è dato bensì di sottoporre gli
animali a condizioni speciali che la natura non offre. Così in natura,
gli animali dovranno lottare per la propria esistenza, sia difendendosi
contro gli attacchi nemici, sia riparandosi dal freddo, sia
procurandosi il cibo, ecc,; essi dovranno dunque sottostare alle leggi
della elezione naturale, in altri termini, nella lotta per l'esistenza,
la natura aiuterà gli individui da essa eletti, e cioè quelli che,
per condizioni speciali del loro organismo, della struttura, delle
prerogative, non soccombono nella lotta per l'esistenza.
L'uomo circonda i suoi animali domestici di tutte le sue cure, fornendo
loro il cibo, l'alloggio, ecc. ma contemporaneamente egli sceglierà
per la riproduzione sempre gli individui i più adatti al suo uso, e con
questa pratica seguirà il grande principio della elezione anche sul suo
simile; così nella società umana incivilita gli eserciti sono composti
di elementi provenienti da una elezione ragionata, poichè si scelgono
i soli individui robusti e proporzionati, e lo stesso è in generale
delle alte cariche dello Stato che vengono coperte da uomini scelti dal
popolo per le loro doti di mente, d'iniziativa, ecc.
La sopravvivenza del più adatto sta certamente in intima relazione
colla ereditabilità e dalla variabilità negli individui, per cui, al
grande principio della elezione si connettono anche i principii ovvero
le leggi della ereditabilità e della variabilità; accennerò alle
stesse, benchè molto fugacemente, quando saremo giunti all'incrocio a
scopo di miglioramento o di trasformazione delle razze, ove le dette
leggi risultano con maggiore apparenza che non lo fanno nell'incrocio
fra le stesse razze: nell'incrocio fra razze diverse i caratteri
ereditari, benchè incostanti, offrono maggiori particolarità allo
sguardo dell'osservatore.
Darwin insiste sul fatto che «l'importanza del grande principio della
elezione riposa principalmente nel potere di prescegliere le differenze
appena suscettibili che nondimeno si mostrano capaci ad essere
trasmesse e che si lasciano accumulare, finchè il risultato si renda
manifesto all'occhio di ogni osservatore.»
L'influenza immediata della elezione naturale nelle specie
dell'avicoltura non si fa sentire che parzialmente, così talune razze,
e sono ben poche non si possono adattare in un ambiente diverso del
loro: le razze classiche francesi a ciuffo hanno prerogative veramente
apprezzabili por l'economia domestica, ma trasportate fuori del loro
ambiente diventano razze di lusso e degenerano. Che dire poi della
famosa Campine e della sua varietà conosciuta sotto il nome di Braekel.
A sentire i belgi, il sig. Wander Snickt alla testa la migliore
fetatrice del mondo è la Campine. Veramente, se non esistesse la nostra
italiana, alla Campine spetterebbe il primo posto nella produzione
delle uova, ma dato e concesso che quanto dice il sig. Wander Snickt
fosse vero egualmente, la Campine, si troverebbe rispetto alla
Italiana sempre in grado d'inferiorità rilevante per la sua impossibile
propagazione in altre contrade: la Campine, per esempio, trasportata
in Italia diventa mediocre fetatrice, non così la nostra Italiana, che
trasportata in qualsiasi parte del globo, resta sempre la inarrivabile
fetatrice italiana, anzi, quasi sempre, diventa maggiormente prolifica.
Il compito della elezione umana è alquanto ostacolato colle specie
avicole che s'incrociano liberamente, così i polli, le anitre, le oche,
i tacchini, ecc., vanno divisi a norma delle razze, ma non è così dei
colombi che, salvo le solite eccezioni alla regola, si accoppiano
fedelmente per tutta la vita: è questa certamente la più potente
ragione del perchè le razze dei colombi sono numerosissime.
h) _Nozioni d'indole generale sulla fecondazione dei volatili:
preponderanza di uno dei due sessi nell'accoppiamento fra polli,
colombi, ecc.; correlazione di sviluppo._ Qui cade certamente a
proposito d'intrattenerci brevemente sulla fecondazione. Wright
sostiene che spesso le traccie della prima fecondazione in una gallina
possono riscontrarsi in tutta la sua vita, particolarmente se il gallo
ebbe caratteri preponderanti di trasmissione. Se ciò non è sufficiente
provato pure è da tenersi in considerazione, perciò l'allevatore
farà bene di non unire mai le diverse razze che possiede nemmeno
nella stagione invernale, epoca nella quale non si vuole propagare le
razze. Non sono rari i casi nell'uomo di figli del secondo letto che
somigliano al primo marito della madre.
Darwin racconta il caso d'una cavalla inglese puro sangue che
accoppiata con una zebra diede un allievo zebrato; in seguito il salto
sulla stessa cavalla venne compiuto da uno stallone della stessa razza,
dunque un cavallo che non era zebrato, malgrado ciò nacque un allievo
parzialmente zebrato; questo esempio è sufficiente per farci sospettare
che un siffatto fenomeno è in relazione anche coll'osservazione ora
sovra citata che spesso le traccie della prima fecondazione in una
gallina possono riscontrarsi nei successivi accoppiamenti con galli
differenti dal primo gallo fecondatore.
La durata della fecondazione della tacchina è nota: basta mettere a
contatto colla tacchina una sola volta il maschio che tutte le uova
della nidiata saranno perfettamente feconde. Diffatti, nei paesi ove
questo volatile è molto coltivato, nessun contadino possiede il maschio
riproduttore, tutti allevano soltanto le femmine che vengono portate
alla monta una sola volta prima della deposizione delle uova d'una
nidiata; all'uopo vi sono castalde che posseggono i tacchini stalloni
e precisamente in quel di Castelmorrone presso Caserta vige questo
sistema.
Non si sa bene invece quante uova vengono fecondate in un solo
accoppiamento del gallo colla gallina e lo stesso ne è dei fagiani e
delle anatre, pare però che il gallo possa fecondare 5 uova in una sola
volta, secondo altri anche 7 e financo 12?
Nei colombi, secondo il Prütz,[5] le due uova vengono, in generale,
fecondate contemporaneamente poichè se si tiene separata la femmina
dal maschio poco prima della deposizione del primo uovo e sino alla
deposizione del secondo, dopo la regolare incubazione di 19 giorni,
nascono egualmente i piccioncini; però se si ha cura di separare la
femmina dal suo maschio poco prima della deposizione del primo uovo
e darle poi un altro maschio subito dopo la deposizione di questo
primo uovo, si verifica talvolta che nascono i due piccioni di cui
uno somiglia al primo e l'altro al secondo colombo. Quest'ultima
circostanza non andrebbe dunque a favore della costante fecondazione
contemporanea delle due uova e perciò l'affermazione del Prütz sarebbe
in contraddittorio con quest'ultimo fatto.
Nell'accoppiamento dei nostri volatili bisogna tener d'occhio
a molteplici circostanze; innanzitutto fa d'uopo accoppiare,
possibilmente, sempre animali della stessa età, poichè a parità di
età si hanno ordinariamente individui di eguale sviluppo, e se dico
ordinariamente si è che talvolta, nelle razze asiatiche specialmente,
il maschio si sviluppa molto più lentamente della femmina — un siffatto
progetto potrà allorquando avrà raggiunto il suo pieno sviluppo,
accoppiarsi con galline più giovani di lui e che contemporaneamente
avranno raggiunto lo stesso sviluppo.
In generale, sembra che gli allievi, una volta grandi, non sorpassino
lo sviluppo che avevano i loro genitori nell'atto dell'accoppiamento;
perciò i riproduttori vanno scelti fra gl'individui che hanno raggiunto
il loro massimo sviluppo: per i polli, i tacchini, le anatre, le oche,
le faraone ecc. vale in generale l'età di due anni, i colombi sono
invece ottimi riproduttori ad un anno di età ed in proposito ecco la
durata del potere riproduttivo dei nostri volatili:
Gallo 4-6 anni (le razze asiatiche appena
sino a 3 anni almeno nei
più tardi casi).
Tacchino 8-10 »
Colombo 8-12 »
Anatra 8-10 »
Oca 12-15 »
Queste cifre sono approssimative poichè, s'intende a priori, che non
sarebbe possibile di fissare regole assolute. Mio fratello Luigi ebbe
un gallo lanato che a 10 anni d'età era ancora un ottimo riproduttore.
Nelle razze nane si constata spesso una sensibile tendenza all'aumento
di statura degli allievi: a mio modo di vedere, sarebbe consigliabile,
una volta ogni tanto, di adottare per la riproduzione soggetti molto
giovani appunto per reprimere negli allievi la tendenza all'aumento
di volume. Certamente non converrà di mettere troppo spesso in
pratica questo sistema, altrimenti si andrebbe incontro ad una vera
degenerazione.
Un altro fattore di non dubbia importanza per ottenere allievi
di forte sviluppo lo abbiamo nelle stagioni; così allievi schiusi
nel febbraio e nel marzo verranno quasi sempre più grossi di altri
schiusi nella stagione autunnale: facendo tesoro di questo fatto
si può nell'allevamento dei Bantams, ricorrere alle schiuse tardive
dell'autunno per conservare la piccola statura negli allievi.
Non potendo disporre di riproduttori aventi la medesima età, allora
mi pare che converrebbe unire il maschio giovane colla femmina
vecchia poichè come già dissi l'influenza della madre sugli allievi
si manifesta piuttosto nel volume; per le razze nane, (Bantams) ove il
còmpito dell'allevatore si limita a ridurre la statura degli allievi,
ad una gallina giovane e quanto più possibilmente piccola si darà
un galletto più vecchio e che anche difettasse nella statura troppo
sviluppata per la piccolezza della razza.
Baldamus, seguendo i dettami del celebre gallinologo inglese Wright,
cita quattro norme generali per stabilire la preponderanza che hanno i
sessi risultanti dall'accoppiamento dei polli di età diversa;
1. Se si accoppia un gallo robusto con più di tre galline
predomineranno, per lo meno nelle prime schiuse, le galline; per le
seguenti schiuse il risultato non è sicuro.
2. Se si accoppia un gallo vecchio con più di tre galline giovani
predominerà uno dei due sessi, raramente sorgeranno tutti e due in
egual numero.
3. Se si accoppia un gallo vecchio con cinque o più galline giovani
predomineranno le galline; i galletti nasceranno dalle prime uova
deposte.
4. L'accoppiamento fra individui giovani e vecchi dà risultati incerti,
ma quanto più robusto è il gruppo e quanto meno sono le galline,
tanti più galletti si hanno da aspettare; questi nascono sempre più
abbondantemente dalle uova deposte nel principio della stagione.
Il Baldamus, e certo difficilmente si può citare autore degno di
maggior fede, dice di aver ben studiato il sovracitato argomento e di
essersi formato la convinzione, specialmente coi colombi, i quali, in
generale, producono sempre i due sessi, che anche nelle altre specie
dell'avicoltura i due sessi nascono, più o meno, in numero eguale.
Il Prütz ammette come regola quasi generale, che nella schiusa dei
piccioni si hanno i due sessi quando l'uovo deposto pel primo contiene
la femmina, se però quest'ultimo conterrà il maschio, allora il secondo
uovo darà anche un maschio e si avranno due femmine quando il secondo
uovo conterrà una femmina.
Riandando a quanto ho detto sinora, risultano ad evidenza le difficoltà
che si presentano nella scelta degli individui destinati alla
riproduzione poichè la sorte dei futuri allievi dipende essenzialmente
da questi; i riproduttori vanno scelti tra quelli che maggiormente si
mostreranno conformi ai caratteri fisici e morali richiesti dalla loro
razza, ma in particolar modo si avrà cura di badare alle principali
qualità della razza: così, nelle galline italiane si eviteranno
essenzialmente, per la riproduzione, le mediocri fetatrici, nei malesi,
caratteristici per le loro gambe lunghe, si eviteranno i riproduttori
che non mostreranno questo carattere.
Ho dovuto convincermi che talvolta basta guardare a pochi, magari ad un
solo principale requisito dei riproduttori per avere allievi perfetti:
così nei polli padovani a ciuffo si cerca essenzialmente l'ampiezza del
ciuffo, ma in quanti padovani ho posseduto ho sempre potuto osservare
che quelli a ciuffo ampio e sferico erano ordinariamente perfetti nel
resto del corpo, mentre spesso vidi allievi a ciuffo difettoso essere
imperfetti anche nel manto: nelle grandi razze asiatiche ho sempre
osservato che i migliori, i più voluminosi soggetti sono quelli a
tarsi ben calzati. Siffatta analogia va spiegata colla «correlazione di
sviluppo,» argomento importantissimo studiato ampiamente dal Darwin.
Posso citare un fatto che non si scosta dalle argomentazioni ora
sovr'accennate: nelle reali tenute di Caserta, or sono diversi anni
si allevava una splendida razza inglese di mucche bianche pezzate di
rosso, per riproduttori si ritenevano soltanto i soggetti aventi una
macchia bianca sulla fronte, la così detta stella, quelli che non
erano stellati sulla fronte venivano inesorabilmente scartati. Nei più
celebri allevamenti è d'altronde sempre invalsa l'abitudine di badare
a una o poche speciali caratteristiche e dall'osservanza di queste
si sono mantenuto all'altezza della loro fama mondiale molte razze
equine e bovine: gli esempi dei polli padovani e delle galline di razze
asiatiche che ho citati ci insegnano che anche nei nostri volatili
basta tener conto di una o poche parti del corpo per raggiungere,
grazie alla «correlazione di sviluppo» i migliori risultati.