I due preti parevano impietriti.

Don Fulgenzio guardava don Calendario; don Calendario guardava don

Fulgenzio, e il sacrista, favorito dallo strabismo, guardava l'uno e

l'altro ad un tempo. Dopo un istante di silenzio, girando gli occhi

verso il caminetto, il parroco fu colpito da una idea.

--Se quelle vesti si attagliassero al fusto della santa! se alla

signora arrivata questa notte non increscesse...

--Ma questa è una ispirazione del cielo! esclama don Fulgenzio.

Il sagrestano, accostatosi al caminetto, si diede a svolgere le stoffe

ammirando ed approvando.

L'abito era stupendo, la gran ciarpa trapunta in oro poteva fornire

uno splendido manto; il cappello piumato, a dire del sagrestano, si

conveniva mirabilmente ad una santa che doveva sfidare il sole nella

processione.

Con quattro colpi di spazzola e una ripassata di funi in meno di dieci

minuti si aveva un'acconciatura da far invidia allo regine di tarocco.

--Quel che s'ha a fare, si faccia presto! disse il parroco; tu,

Batacchio, va a svegliare tua moglie; ella stira perfettamente ed è

donna da serbare un segreto. Don Fulgenzio, che quando vuole sa

mettere il miele tra i punti e le virgole, scenderà nel salottino a

interceder grazia dalla signora... Poi, si andrà in sagrestia a

rivestire la santa, e all'ora della messa pontificale ogni cosa sarà

in ordine. Vi pare che io dica bene?

Don Fulgenzio in quattro salti fu al fondo della scala.

Una commozione non mai provata agitava i suoi nervi. Svegliare una

donna! Per un prete, confessiamolo, la missione era delicata e non

scevra di pericoli.

Bussò leggermente all'uscio del salottino.

Nessuna risposta.

Bussò una seconda volta: silenzio.

Don Fulgenzio sentiva i brividi dell'ignoto.

Alla fine, dischiudendo la porta leggermente, come un ignoto ladro od

un amante _furtivo_, spinse innanzi la testa,

Il salottino era buio...

Atterrito dalle tenebre e dal silenzio, don Fulgenzio si avanzò sulla

punta dei piedi e aperse le imposte.

--Bontà divina! esclamò il prete dando un balzo che lo inchiodò alla

parete.

Al prorompere della luce era insorto da un angolo della stanza un

vagito stridulo e mordente, e gli occhi di don Fulgenzio, vitrei,

spalancati, grossi di linfe epatica, si affissavano con terrore sovra

un bambinello color scarlatto, che scalpitava come un piccolo ossesso

tra le ripiegature di un tovagliolo.

L'inaspettato istupidisce; il misterioso terrifica.

Don Fulgenzio voleva gridare, voleva fuggire; ma la voce non gli

usciva dalla strozza, le gambe non lo reggevano.

Egli era preso da una vertigine di stupore e di sgomento.

Il parroco ed il sacrista, dopo aver atteso un quarto d'ora l'esito

dell'ambasciata, discesero a loro volta nel salottino. La loro

sorpresa al vedere un neonato laddove immaginavano di trovare una

signora, fu pari a quella che aveva colpito don Fulgenzio.

Rimasero a bocca aperta, impietriti. L'espressione di quei tre volti

da prete e da sagrestano era identica come identiche le apprensioni e

le congetture. Il sole (perfino il sole, è tutto dire!) affacciandosi

alla finestra sonnolento e stralunato, faceva degli sberleffi non più

veduti.

Alla fine, il parroco, che dei quattro personaggi colà adunati era il

solo che avesse ancora la testa a segno, prese gravemente la parola:

--Degli avvenimenti inesplicabili si succedono d'ora in ora, di minuto

in minuto, sotto i nostri occhi; avvenimenti quasi miracolosi, nei

quali io sarei lieto di riconoscere il provvidenziale intervento della

mano celeste, se non avessi la ferma convinzione che l'influenza

tenebrosa di Satana vi abbia parte. Batacchio: prendetevi fra le

braccia quel marmocchio e vedete se vi riesce di calmarlo... Le sue

strida mi spezzano il filo delle idee...

--Ciò che più urge, secondo il mio debole avviso, sarebbe di

provvedere al collocamento di questo effetto mobile, esportandolo

dalla nostra casa colla maggior sollecitudine. I tempi sono tristi, la

stampa imperversa sul clero, e questo effetto potrebbe divenir causa

di scandalo. A momenti deve giungere il vescovo.... Che direbbe

monsignore, se al metter piede in queste soglie, avesse a sorprendere

questo frutto di provenienza sospetta che può dar luogo ai più

sfavorevoli commenti?

--Un cuore mondo e una coscienza illibata non temono il giudizio degli

uomini, nè il giudizio di Dio!

Questa sentenza, proferita con accento solenne, era partita dalla

soglia del salottino.

Tutti gli occhi si volsero da quel lato.

Un nuovo personaggio dall'aspetto maestoso, avvolto in una zimarra

nera filettata di seta rossiccia, con una croce d'oro pendente sul

petto, infine... (affrettiamoci a presentarlo) monsignor De-Guttinga,

vescovo di Rosinburgo, era apparso sulla soglia.

Questa nuova sorpresa, dopo le tante che si eran succedute in quella

casa da mezzanotte al mattino, non produsse negli astanti lo stupore

che il degno prelato si attendeva. Le grandi commozioni si elidono.

--Per snodare le gambe, riprese il vescovo colla sua voce rotonda e

pastosa da prelato soddisfatto, son sceso dalla carrozza all'ingresso

del paese ed ho proseguito a piedi fino al vostro tetto. Nella mia

lunga carriera ecclesiastica mi son preso parecchie volte questa

licenza tollerata dai canoni, onde evitare le dimostrazioni chiassose

e le cerimonie stucchevoli; ma giammai mi è accaduto di sorprendere un

parroco, un coadiutore ed un sagrestano, che in una giornata di grande

solennità, al momento in cui la chiesa reclama più urgentemente i loro

uffici, stessero raccolti in un salotto a deliberare sui mezzi di

sottrarre un neonato alla vista del loro vescovo. Don Calendario!!!

attendo una spiegazione!!!

L'onesto parroco, di tal guisa interpellato, senza ostentazione, colla

franchezza dell'uomo incolpevole, espose in brevi parole i fatti che

noi sappiamo.

--La notte scorsa, mentre imperversava l'uragano, una signora venne a

chieder ricetto...

--L'esordio è romanzesco, e mi interessa vivamente.

--Noi l'abbiamo ricoverata, le abbiamo prestato i nostri abiti, le

abbiam permesso di passare la notte in questo salottino.

--Fin qui non trovo argomento di censura.

--Questa mattina don Fulgenzio discende per dar la sveglia alla

signora, e in luogo della signora, trova su quel divano il bambinello

che qui vedete.... Il fatto ci parve così strano, così fuori

dell'ordine naturale...

--Il fatto sarebbe più strano, interruppe il vescovo che amava la

barzelletta, se la persona che vi ha lasciato in deposito

quell'oggetto fragile fosse stato un maschio piuttosto che una

femmina... Don Calendario: so che siete un onest'uomo, un sacerdote

esemplare, ed io presto piena fede alle vostre leali spiegazioni. Ciò

che vi ha di poco naturale nella graziosa istoriella che avete narrata

è che voi, ammettendo nella casa una persona sconosciuta, non

l'abbiate richiesta del nome.

--È vero! non ci abbiamo pensato, disse il parroco, e frattanto, ella

se n'è andata coi nostri abiti indosso...

--Coi vostri abiti indosso!... Ma... dunque... le sue vestì?...

--Son là sopra, nell'anticamera; e vi giuro, monsignore, che mai non

mi è accaduto di vedere un più splendido abbigliamento di donna.

--Ma non avete qualche indizio? non avete tentato di scoprire?... Su

quelle gonne non vi era una cifra?...

--Ah! sclamò don Fulgenzio battendosi la fronte; vedete lo smemorato!

Ma... sicuro! Nelle taschetto della sottana c'era un portafogli... Io

l'ho levato prima di mettere i drappi ad asciugare, e l'ho posto sul

traversino del portapanni.

--Presto, dunque! andate a prendere quel portafogli!... Che volete,

figliuoli? Nella mia lunga carriera ecclesiastica non ho mai sentito

vibrare così potentemente gli stimoli della curiosità... Si direbbe un

presentimento.... Ma.... ecco don Fulgenzio col portafogli... Bravo!

date qua! apriamo... Delle carte... una ricevuta del Monte... due

biglietti del lotto... un biglietto di visita... sì, questo è un

biglietto di visita... Ora sapremo il nome... Leggiamo, cioè...

leggete voi, don Calendario.... Ho dimenticato gli occhiali nella

carrozza... Nella mia lunga carriera ecclesiastica ciò non mi è

accaduto che due volte.

Don Calendario prese la cartolina, e facendo spiccare le sillabe,

declinò il nome della contessa Anna Maria di Karolystria.

--La contessa!... Anna Maria! esclamò il vescovo balzando innanzi due

passi.

--La contessa Anna Maria di Karolystria, ripetè il parroco avanzandosi

per sorreggere il monsignore che pareva vacillasse sotto il peso di

una forte commozione.

--La contessa di Karolystria!... Mia nipote!... Me l'ero figurato!...

Non c'è che lei, non c'è che lei per giuocare di queste farse!

Sagrestano: tenete ritto quel bambino... badate che non caschi.... che

non si sciupi.... Caspita! è un mio pronipote.... Sì! sì! voglio darmi

la soddisfazione di battezzarlo io... Frattanto, muovetevi... fate di

trovare una balia... in mancanza di balia una capra... una lupa...

Romolo fu ben allattato da una lupa... Su, dunque! spicciatevi! Ma

dove sarà andata a ficcarsi la contessa? Bisogna cercarla... condurla

qui... rivestirla dei suoi panni... Nella mia lunga carriera

ecclesiastica non ricordo di aver mai provata una scossa più violenta

di questa.

Così parlando, il vescovo si era lasciato cadere su di una poltrona.

Gli astanti, attoniti, confusi, preoccupati da altre urgenze

gravissime, in luogo di affrettarsi ad eseguire gli ordini ricevuti,

facevano delle pazze evoluzioni intorno alla tavola, tornando sempre

sul posto d'onde erano partiti.

A crescere gli imbarazzi, a produrre un più strano scompiglio nelle

idee, intervenne un nuovo personaggio.

Era un bell'uomo, di struttura atletica, dall'occhio grifagno, che

portava l'allarmante divisa dei commissari di polizia.

Entrato, fece un inchino a sua eminenza, e avanzandosi con militare

spigliatezza, disse di avere un dispaccio da consegnare al reverendo

parroco del paese.

--Donde viene questo dispaccio? chiese il vescovo ansiosamente.

--Ho mille ragioni per credere che sia piovuto dal cielo, rispose il

commissario sorridendo. Mi è caduto sul naso poco fa, mentre stavo in

agguato dietro il campanile spiando lo mosse di un nihilista... Sulla

soprascritta c'era l'indirizzo del signor parroco, e mi sono

affrettato...

--Nessuno si muova! gridò il vescovo lanciando un'occhiata

significante sul commissario; probabilmente in quel dispaccio si

contengono delle rivelazioni d'importanza, che daranno un gran da fare

a noi tutti. Leggete, don Calendario!

Il parroco sciolse il piego, e lesse a voce alta:

«Passeggiando per diporto sulla cima del campanile, e colpito

proditoriamente da un sacro bronzo nelle adiacenze dell'osso parimente

sacro, mi trovo ridotto all'assoluta impotenza di scendere colle mie

forze da questa alta ma altrettanto falsa posizione. Faccio dunque

appello alla nota carità di V. S. reverendissima, acciò voglia

affrettarsi a mandare quassù il miglior medico del paese, perché

esamini la mia ferita, giudichi e provveda a norma del caso.

»In attesa di pronti soccorsi, la ringrazio anticipatamente ed ho

l'onore di segnarmi

»Conte BRADAMANO DI KAROLYSTRIA.»

Quella lettera sollevò un mormorio.

--Silenzio tutti! tuonò il vescovo balzando dalla seggiola; dinanzi a

una complicazione sì arruffata, convien riflettere al nesso piuttosto

che alla singolarità degli accidenti, e procedere alla scoperta del

vero rimontando dal noto all'incognito. Ora, agli altri accidenti noti

si aggiunge quello di uno stordito che va a passeggiare in cima d'un

campanile mentre il suo posto dovrebb'essere al capezzale della moglie

o presso la culla del suo primogenito.... Vediamo se ci riesce, col

sistema delle induzioni, di trovare la spiegazione logica di una

coincidenza così anormale.

--Perdoni l'eminenza vostra colendissima, disse il commissario

inchinandosi rispettosamente, se ardisco esporle un precedente dal

quale potrà riflettersi qualche luce sull'avvenimento che la

preoccupa. A noi consta che sua eccellenza il conte Bradamano di

Karolystria va da qualche tempo soggetto a degli accessi di pazzia

furiosa. Ieri sera, a Borgoflores, è occorso a me, che ho l'onore di

parlarvi, di assistere ad una scena... Basti dire che il signor conte

era siffattamente uscito di senno, da non riconoscere la propria

moglie, e ha dato in tali escandescenze, da obbligarmi ad invocare lo

intervento delle guardie del manicomio.

--Ora comincio a comprendere, disse il vescovo; povera contessa!

disgraziata nipote! Maritata ad un pazzo!... Io già ne sapeva qualche

cosa... Fortunatamente le leggi provvedono... Dio! chi mi aiuta a

raccoglier le fila di questa matassa?...

Ma il buon prelato non ebbe tempo di raccogliere un sol filo, che un

elegante zerbinotto, seguito da un domestico, entrò nella sala.

Era un biondo dal profilo delicato, dalla tinta rosea, dagli occhi

sfavillanti. Due baffi esagerati, da pompiere libertino, costituivano

il solo accessorio canagliesco del suo volto aristocratico e geniale.

Salutò gli astanti con garbo disinvolto, da uomo pressato di

andarsene; e facendo avanzare il domestico che recava sulle braccia un

involto, gli accennò di posarlo sulla tavola.

Non farò a' miei lettori il torto di dubitare ch'essi non abbiano,

sotto l'ombra dei baffi posticci, riconosciuto il visconte Daguilar.

--La illustrissima signora contessa di Karolystria, disse il visconte,

mi diè incarico di restituire a codesti egregi sacerdoti i venerandi

indumenti che ieri notte si compiacquero di prestarle; la signora

contessa desidera parimenti che i suoi degni ospiti, a pegno della sua

riconoscenza, serbino le vesti da lei smesse per farne quell'uso che

alle loro signorie reverendissime potrà sembrare più utile.

A tali parole, il parroco, in un guizzo di gioia, strizzò l'occhio al

sagrestano, e questi, trasmesso a don Fulgenzio il marmocchio, lesto

come uno scoiattolo uscì dal salottino.

--Finalmente i gruppi vengono al pettine! esclamò il vescovo

fregandosi le mani allegramente, ora potremo anche sapere dove sia

andata a nicchiarsi quella pazzarella di nostra nipote, le cui

sventatezze ci tengono in tanta apprensione.

--La signora contessa di Karolystria è alloggiata all'albergo del

_Pappagallo_, disse il visconte; è arrivata questa mattina innanzi

giorno, e mi duole di dover soggiungere ch'essa è alquanto sofferente.

--Lo credo, io! disse il vescovo lanciando un'occhiatina dolce al

bambino; questa sera, dopo i vespri, andrò da lei... Frattanto,

vediamo di sbrigare l'altre faccende. Il conte di Karolystria reclama

dal campanile la visita di un medico... Malgrado i suoi molti torti,

egli è pure un cristiano come noi, ed è giusto che gli prestiamo

assistenza... Si tratta anche di constatare se il cervello di quel

disgraziato versi, come afferma il signor commissario qui presente, in

condizioni anormali; nel qual caso si penserà immediatamente a

separarlo dalla moglie con un atto regolare di divorzio... Dunque...

all'opera! qualcuno vada in cerca del medico...

--Di questo mi incarico io, disse il visconte....

--Sarebbe altresì a desiderarsi, proseguì il vescovo con accento più

mite, che altri si incaricasse di presentare a quel padre disgraziato

il primo frutto dei suoi travagli legittimi...

--Anche di questo mi incarico io! replicò il visconte, impossessandosi

del neonato.

--Voi!... voi!... sempre voi!... esclamò il vescovo con un movimento

di impazienza--ma... noi... noi... anche noi... Non si potrebbe, per

grazia, aver l'onore di conoscere il riverito nome di vostra signoria?

--Io mi chiamo Ludovick, e discendo dalla illustre famiglia dei

visconti Daguilar di Salispana.

--Daguilar!... non mi è nuovo questo nome.... Credo anzi che un

Daguilar abbia sposato in terze nozze una de Guttinga di

Birtoldania... Sta a vedere che siamo parenti!

--Tutto mi induce a supporto, disse il visconte baciando

rispettosamente l'anello sulla mano che il vescovo gli stendeva.

--Dunque... se non m'inganno... abbiamo pensato a tutto. Voi,

commissario, accompagnerete il visconte ed il medico nella loro

escursione al campanile. Sarà bene che assistiate al consulto per

inviare subito un rapporto alla prefettura... Nella mia lunga carriera

ecclesiastica mi è sovente accaduto...

Ma questa volta l'intercalare favorito del vescovo venne troncato a

mezzo da un rumore partito dal cortile,

Erano le carrozze che conducevano il caudatario, il crocifero ed altri

prelati del seguito di sua Eminenza. La casa parrocchiale brulicava di

clero e di popolo.

Di là a pochi minuti, monsignore De Guttinga saliva agli appartamenti

superiori conversando col visconte a voce animatissima, e traendo

dietro i suoi passi una coda di prelati.

Don Fulgenzio, attraversando l'anticamera, notò con soddisfazione che

gli abiti della contessa non erano più là.

Il degno sagrestano aveva compreso la sua strizzata d'occhi; si era

impossessato di quegli abiti, li aveva fatti ripulire e stirare dalla

moglie, ed ora, nella sagrestia, stava compiendo con quelli la

trasfigurazione di santa Dorotea.

La contessa di Karolystria: Storia tragicomica · 第 15 / 20 题