Quella notte, don Fulgenzio aveva avuto il sonno leggero. Gli era
parso di udire nella casa degli insoliti rumori. E poi.... (perchè
dovremmo tacerlo?) una larva seducentissima di donna in sottana da
abate non si era mai dipartita dal suo letto.
Per cacciare le tentazioni, si alzò prima di giorno, e attraversando
l'anticamera, gettò l'occhio sulle vesti abbandonate la sera innanzi
dalla signora ricoverata nel salottino.
--Povera signora! sospirò il dabben prete, converrebbe che qualcuno
provvedesse a far asciugare questi panni prima ch'ella si desti!
Questo qualcuno... non potrei esser io?...
Detto fatto, don Fulgenzio adunò un bel cumulo di legna sul caminetto,
accese un gran fuoco; e schierate a conveniente distanza dalla fiamma
una mezza dozzina di seggiole, distese su quelle i drappi umidi e
rattrappiti.
Un vapor bianco e molle si diffondeva nella stanza; le nari tumefatte
del giovane sacerdote respiravano, colle esalazioni dell'idrogeno, due
distinte fragranze di contessa e di visconte. Era pel casto don
Fulgenzio la prima estasi peccaminosa che gli fosse accaduto di
gustare in sua vita.
Un rumore di passi venne a riscuoterlo. Qualcuno saliva la scala
frettolosamente.
Fosse la bella forestiera?...
No, Era il sagrestano della parrocchia, che affannato, coi cappelli
irti, cogli occhi fuor dalle orbite, veniva ad irrompere
nell'anticamera.
--Che disgrazia! che orrore! chi avrebbe immaginato!...
--Calmatevi, Batacchio... Cos'è accaduto? domandò il coadiutore
impallidendo.
--Cos'è accaduto!... Lei mi domanda cos'è accaduto? Ma dov'è il signor
parroco? Presto! Corra a svegliarlo... Bisogna informarlo subito...
Bisogna trovare un espediente.... Ah! Ella è qui, don Calendario!...
--Che rumore è codesto? disse il parroco avanzandosi mezzo svestito.
Cosa vuole a quest'ora il nostro Batacchio?
--Cosa voglio! Cosa voglio! riprende il sacrista giungendo le mani in
atteggiamento disperato, vorrei che il Governo piantasse mille
forche...
--Ai fatti! ai fatti! interruppe il parroco, che cominciava a
presentire qualche cosa di molto serio.
--Ebbene... i fatti eccoli qua, signor curato, e che il diavolo mi
strozzi la moglie se io ci ho avuto un briciolo di colpa. Questa notte
sono entrati dei ladri nella chiesa, ed han spogliato la santa imagine
della nostra venerata patrona, strappandole di dosso le gonnelle, il
gran manto a stelle d'oro.... infine, tutto quanto.
--Spogliata... santa Dorotea! esclamano con espressione di orrore i
due preti, fulminati da tale notizia.
E il sagrestano, singhiozzando:
--Sì, tutto le han rubato gli scellerati... Della nostra santa
benedetta non rimangono che le braccia, la testa e un imbottito di
stoppa sorretto da due pali.
--Nel giorno del centenario!
--Nel giorno della processione!