CAPITOLO VII.

Quella notte, don Fulgenzio aveva avuto il sonno leggero. Gli era

parso di udire nella casa degli insoliti rumori. E poi.... (perchè

dovremmo tacerlo?) una larva seducentissima di donna in sottana da

abate non si era mai dipartita dal suo letto.

Per cacciare le tentazioni, si alzò prima di giorno, e attraversando

l'anticamera, gettò l'occhio sulle vesti abbandonate la sera innanzi

dalla signora ricoverata nel salottino.

--Povera signora! sospirò il dabben prete, converrebbe che qualcuno

provvedesse a far asciugare questi panni prima ch'ella si desti!

Questo qualcuno... non potrei esser io?...

Detto fatto, don Fulgenzio adunò un bel cumulo di legna sul caminetto,

accese un gran fuoco; e schierate a conveniente distanza dalla fiamma

una mezza dozzina di seggiole, distese su quelle i drappi umidi e

rattrappiti.

Un vapor bianco e molle si diffondeva nella stanza; le nari tumefatte

del giovane sacerdote respiravano, colle esalazioni dell'idrogeno, due

distinte fragranze di contessa e di visconte. Era pel casto don

Fulgenzio la prima estasi peccaminosa che gli fosse accaduto di

gustare in sua vita.

Un rumore di passi venne a riscuoterlo. Qualcuno saliva la scala

frettolosamente.

Fosse la bella forestiera?...

No, Era il sagrestano della parrocchia, che affannato, coi cappelli

irti, cogli occhi fuor dalle orbite, veniva ad irrompere

nell'anticamera.

--Che disgrazia! che orrore! chi avrebbe immaginato!...

--Calmatevi, Batacchio... Cos'è accaduto? domandò il coadiutore

impallidendo.

--Cos'è accaduto!... Lei mi domanda cos'è accaduto? Ma dov'è il signor

parroco? Presto! Corra a svegliarlo... Bisogna informarlo subito...

Bisogna trovare un espediente.... Ah! Ella è qui, don Calendario!...

--Che rumore è codesto? disse il parroco avanzandosi mezzo svestito.

Cosa vuole a quest'ora il nostro Batacchio?

--Cosa voglio! Cosa voglio! riprende il sacrista giungendo le mani in

atteggiamento disperato, vorrei che il Governo piantasse mille

forche...

--Ai fatti! ai fatti! interruppe il parroco, che cominciava a

presentire qualche cosa di molto serio.

--Ebbene... i fatti eccoli qua, signor curato, e che il diavolo mi

strozzi la moglie se io ci ho avuto un briciolo di colpa. Questa notte

sono entrati dei ladri nella chiesa, ed han spogliato la santa imagine

della nostra venerata patrona, strappandole di dosso le gonnelle, il

gran manto a stelle d'oro.... infine, tutto quanto.

--Spogliata... santa Dorotea! esclamano con espressione di orrore i

due preti, fulminati da tale notizia.

E il sagrestano, singhiozzando:

--Sì, tutto le han rubato gli scellerati... Della nostra santa

benedetta non rimangono che le braccia, la testa e un imbottito di

stoppa sorretto da due pali.

--Nel giorno del centenario!

--Nel giorno della processione!

La contessa di Karolystria: Storia tragicomica · 第 14 / 20 题