[384] L'origine del vocabolo _Picard_, e per conseguenza di _Picardie_,
non più remota del duodicesimo secolo, è affatto singolare, e deriva da
un scherno, meramente accademico, sugli studenti dell'università di
Parigi, venuti dalle frontiere della Francia, o della Fiandra, ai quali
a motivo della indole loro litigiosa fu attribuito l'epiteto di
_Picards._ (Valois, _Notitia Galliarum_, pag. 447; Longuerue, _Descript.
de la France_, pag. 54).
[385] Guglielmo di Tiro (l. I, c. 11, p. 637, 638) descrive così
l'Eremita: _Pusillus, personna contemplibilis, vivacis ingenii, et
oculum habens perspicacem gratumque, et sponte fluens ei non deerat
eloquium._ (_V._ Alberto d'Aix, p. 185; Giberto, p. 482; Anna Comnena in
_Alex._, l. X, p. 284 ec., e le _Note_ del Ducange, p. 349).
[386] _Ultra quinquaginta millia, si me possunt in expeditione pro duce
et pontifice habere, armata manu volunt in inimicos Dei insurgere, et ad
sepulchrum Domini ipso ducente pervenire._ (Greg. VII, _epist._ 2, 31,
t. XII, p. 322, _Concil._).
[387] _V._ le vite originali di Urbano II, scritte da Pandolfo Pisano, e
da Bernardo Guido nel Muratori (_Rerum ital. script._, t. III, part. I,
352, 353).
[388] Cotesta donna è conosciuta sotto i nomi di Prasse, Euprecia,
Eufrasia e Adelaide. Ella era figlia di un principe russo, e vedova di
un Margravio di Brandeburgo (Struw, _Corp. Hist. german._ p. 340).
[389] _Henricus odio eam coepit habere: ideo incarceravit eam, et
concessit ut plerique vim ei inferrent; imo filium hortans ut eam
subagitaret_ (Dodechin, _Continuat. Marian. Scot., apud_ Baron., A. D.
1092 n. 4), e nel Concilio di Costanza, da Bertoldo, _rerum inspector_
viene indicata; _quae se tantas et tam inauditas fornicationum
spurcitias, et a tantis passam fuisse conquesta est, etc. e indi a
Piacenza: satis misericorditer suscepit, eo quod ipsam tantas spurcitias
non tam commisisse, quam invitam pertulisse, pro certo cognoverit papa
cum sancta synodo_ (Ap. Baron. A. D. 1093, n. 4, 1094, 3). Bizzarro
argomento alle infallibili decisioni di un Pontefice e di un
Concilio![*]. Cotali abbominazioni ripugnano a tutti i sentimenti della
natura umana, cui non può alterare una contesa che alla mitra e
all'anello si riferisca. Sembra ciò nullameno che questa femmina
sciagurata si lasciasse indurre dai preti a raccontare, o ad attestare
colla propria sottoscrizione alcuni fatti obbrobriosi per essa e per suo
marito ad un tempo.
* _I cattivissimi costumi di quel tempo davano tali sospetti ai Concilj,
che per mancanza di buone leggi, di saggia politica, d'illuminati
magistrati, e in somma d'incivilimento, dovevano udire tali cose, e
rimediarvi, e giudicarne: di que' secoli di mezzo, disse dottamente il
Sabellico, ed abbiam noi maggior diritto di dirlo, giacchè di molto
andarono innanzi le scienze, da Sabellico a noi_: stupor et amentia
quaedam oblivioque morum invaserant hominum animos. (Nota di N. N.)
[390] _V._ la Descrizione e gli _Atti del Sinodo di Piacenza_ (_Concil._
t. XII, p. 821 ec.).
[391] Giberto, nato in Francia tesse egli stesso l'elogio del valore e
della pietà di sua nazione, la quale co' detti e coll'esempio predicò la
Crociata: _Gens nobilis, prudens, bellicosa, dapsilis et nitida.... Quos
enim Britones, Anglos, Ligures, si bonis eos moribus videamus, non
illico Francos homines appellemus?_ (pag. 478). Egli medesimo per altro
confessa che la vivacità de' suoi compatriotti degenera in vane
millanterie (pag. 502), e in petulanza verso gli estranei (p. 483).
[392] _Per viam quam jamdudum Carolus magnus, mirificus rex Francorum,
aptari fecit usque C. P._ (_Gesta Franc._, p. 1, Roberto Monaco, _Hist.
Hieros._, l. I, p. 33 ec.).
[393] Giovanni Tilpino, o Turpino fu arcivescovo di Reims nell'anno di
Cristo 773. Dopo il 1000, un frate delle frontiere della Spagna compose
il romanzo che porta in fronte il nome di questo prelato, e ove questo
Monsignore vien tratto a dipingersi da sè medesimo, com'uomo al vino e
alle risse propenso. Ciò nullameno, tanta era in que' tempi l'opinione
del merito degli ecclesiastici, il pontefice Calisto II, A. D. 1122,
riconobbe un tale apocrifo libro, siccome autentico, e l'Abate Sugger lo
ha citato rispettosamente nelle grandi Cronache di S. Dionigi (Fabric.
_Biblioth. latin. medii aevi_, ediz. Mansi, t. IV, pag. 161).
[394] _V. Etat de la France_, del Conte di Boulainvilliers, t. I, p.
180, 182, e il secondo volume delle _Observations sur l'Histoire de
France_ dell'abate Mably.
[395] Nelle province australi della Loira, i primi Capeti godeano appena
della supremazia feudale; d'ogni lato la Normandia, la Brettagna,
l'Aquitania, la Borgogna, la Lorena e la Fiandra, restrigneano i limiti
della Francia, così propriamente detta. _V._ Adr. Valois, _Notitia
Galliarum._
[396] Questi Conti, usciti d'un ramo secondogenito de' duchi di
Aquitania, vennero finalmente da Filippo Augusto spogliati della massima
parte de' loro dominj; e i vescovi di Clermont insensibilmente
diventarono i sovrani della città (_Mélanges tirés d'une grande
Biblioth._, t. XXXVI, p. 288 ec.).
[397] _V._ gli Atti del Concilio di Clermont (_Concil._, t. XII, p. 829,
ec.).
[398] _Confluxerunt ad concilium e multis regionibus, viri potentes et
honorati innumeri, quamvis cingulo laicalis militiae superbi_ (Baldric,
testimonio occulare, p. 86-88; Roberto monaco, p. 31-32; Gugl. di Tiro,
1, 14-15, p. 639-641; Giberto, p. 478-480; Foulcher di Chartres, p.
382.)
[399] La tregua di Dio (_Treva_ o _treuga Dei_) ebbe la sua prima
origine in Aquitania, nel 1032; biasimata da alcuni vescovi, come
occasione prossima di spergiuro, rifiutata dai Normanni che in
contraddizione co' lor privilegi la riguardarono (_V._ Ducange, _Gloss.
lat._ t. VI, 682-685).
[400] _Deus vult! Deus vult!_ era il grido del Clero che intendeva il
latino (Robert. Monach, l. I, p. 32). I Laici che parlavano il dialetto
provenzale, o di Limoges lo corrompevano esclamando: _Deus lo volt_ o
_Die el volt!_ V. _Chron. Cassinense_, l. IV, c. II, p. 497, nel
Muratori, _Script. rerum ital._, t. IV, e Ducange, _Diss._ XI, p. 207,
sopra Joinville, e _Gloss. lat._, t. II, p. 690. Quest'ultimo autore
offre nella sua Prefazione un saggio difficile anzichè no del dialetto
di Rouergue nel 1100; e le circostanze di luogo e di tempo, si
avvicinano assai a quelle in cui il Concilio di Clermont fu tenuto (p.
15, 16).
[401] Essi la portavano per lo più sull'omero, ricamata in oro o in
seta, ovvero fatta di due pezzi di drappo cuciti sull'abito. Nella prima
spedizione di tal genere tutte queste Croci erano rosse; nella terza i
soli Francesi aveano serbato questo colore. I Fiamminghi preferirono
croci verdi, bianche gl'Inglesi (Ducange, t. II, p. 651). Pure il rosso
sembra il color favorito del popolo inglese, e in tal qual modo
nazionale, se abbiasi riguardo ai loro stendardi e alle loro vesti
militari.
[402] Il Bongars che ha pubblicate le relazioni originali delle
Crociate, adotta con compiacenza il titolo fanatico prescelto da
Giberto, _Gesta Dei per Francos._ Alcuni critici proposero l'ammenda
_Gesta_ diaboli _per Francos_ (Hannau 1611, 2 vol. in-fol.). Offrirò qui
brevemente la nota degli autori da me consultati per la storia della
prima Crociata collocandoli nell'ordine in cui si trovano nella
raccolta, 1. _Gesta Francorum_; 2. Roberto il monaco; 3. Balderico; 4.
Raimondo d'Agiles; 5. Alberto d'Aix; 6. Foulcher di Chartres; 7.
Giberto; 8. Guglielmo di Tiro; 9. Radolfo Cadomense _de gestis
Tancredi_(_Script. rer. ital._ t. V, p. 285-333), e 10. Bernardo
Tesoriere, _De acquisitione Terrae Sanctae_ (tom. VII, pag. 664-848).
Quest'ultimo fu ignoto ad un autore francese moderno che ha composto un
lungo registro critico degli storici delle Crociate (_Esprit des
Croisades_, tom. I, p. 13-141), e i cui giudizj credo nella massima
parte poter confermare. Non mi è riuscito il procacciarmi che tardi la
raccolta degli Storici francesi del Duchesne. 1. _Petri Tudebodi
sacerdotis Sivracensis Historia de Hierosolymitano Itinere_ (t. IV, p.
773-815), è stata rifusa nelle opere del primo scrittore anonimo, del
Bongars. 2. La storia in versi della prima Crociata, in sette libri
divisa (p. 890-912), oltre all'essere assai sospetta, è ben poco
istruttiva.
[403] Se il lettore si farà ad esaminare la prima scena della prima
parte dell'Enrico IV, troverà nel testo del Shakespeare gli slanci
naturali dell'entusiasmo, e nelle note del dottore Johnson gli sforzi di
uno spirito vigoroso, ma ad un tempo pregiudicato, che avidamente
afferra tutti i pretesti per odiare e perseguitare chiunque nelle
opinioni religiose da lui differisca.
[404] Il sesto discorso del Fleury intorno alla Hist. ecclesiast. (p.
223-261) contiene un esame filosofico sulla cagione e su gli effetti
delle Crociate.
[405] Muratori (_Antiq. ital. medii aevi_, t. V, _Dissert._ 68, p.
709-768) e il sig. Chais (_Lettres sur les jubilées et sur les
indulgences_, t. II, Lettres 21 e 22, p. 478-556) discutono ampiamente
il soggetto della penitenza e delle indulgenze del Medio evo. Avvi però
fra essi questa diversità che il dotto Italiano dipinge con moderazione,
e forse con troppo deboli tinte, gli abusi della superstizione, mentre
il ministro olandese gli esagera con eccesso di acerbità.
[406] Lo Schmidt (_Ist. degli Alemanni_, t. II, p. 211-220, 452-462)
offre uno scritto del Codice penitenziale di Regino nel nono secolo e di
Burcardo nel decimo. A Worms in uno stesso anno furono commessi
cinquantacinque assassinj.
[407] _Il male di que' tempi, nel quale erano involti i laici del pari,
che gli ecclesiastici, ed i difetti delle discipline stesse colle quali
pretendevasi porvi rimedio, sono già descritti lungamente dagli Storici.
I progressi della civiltà, l'ordinamento delle leggi, la cognizione del
vero ben pubblico, la buona filosofia, nata, a cresciuta lentamente, ma
sodamente, dopo il coltivamento della lettere, e delle arti che a lei
disposa, ed elevò gli animi, ci condussero ad uno stato oltremodo
migliore, onde noi riguardiamo con compassione quei passati secoli, ne'
quali si aveva una falsa idea dell'indulgenze._ (Nota di N. N.)
[408] Si può provare all'evidenza che fino al dodicesimo secolo il
_solidus_ d'argento, o lo scellino, valea dodici danari o soldi, e che
venti _solidi_ equivaleano al peso di una libbra d'argento, una lira
sterlina in circa. La moneta inglese si trova ridotta ad un terzo del
suo valore primitivo, e la francese ad un quinto.
[409] _Una qualche parte di queste grandi somme era impiegata a
benefizio de' poveri; ma questa disposizione, per sè stessa pia, non
faceva, non altrimenti, che quella simile de' ricchissimi monasteri, che
alimentare l'infingardaggine, ed impedire il movimento dell'industria,
una delle vere sorgenti della prosperità di un popolo._ (Nota di N. N.)
[410] _È noto che v'erano cattive costumanze intorno la remissione de'
peccati, e intorno al genere di penitenza, onde cancellarli._ (Nota di
N. N.)
[411] Ad ogni centinaio di battiture, il penitente si purificava
recitando un salmo; e tutto il Salterio accompagnato da quindicimila
staffilate scontava cinque anni di penitenza canonica.
[412] La vita e le imprese di san Domenico l'Incuoiato si trovano
riferite da Pier Damiano, ammiratore ed amico di questo Santo. _V._
Fleury (_Hist. ecclés._, t. XIII, p. 96-104). Il Baronio (A. D. 1056, n.
7) osserva, sulle tracce di Damiano, quanto fosse venuto in usanza un
tal modo di espiazione (_Purgatorii genus_), ed anche fra le più
ragguardevoli matrone (_sublimis generis_).
[413] A un quarto di reale, o anche ad un mezzo reale per battitura.
Sancio Pansa non mettea tanto cara l'opera sua; nè forse era più
mariuolo.... Mi ricordo aver veduto ne' _Voyages d'Italie_ del padre
Labat (t. VII, p. 16-29) una pittura ammirabile della destrezza d'uno di
cotesti giornalieri.
[414] _Quicumque pro sola devotione, non pro honoris vel pecuniae
adeptione, ad liberandam ecclesiam Dei Jerusalem profectus fuerit, iter
illud pro omni paenitentia reputetur._ (_Canon., Concilio di Clermont_,
II, p. 829). Giberto chiama _novum salutis genus_ questo pellegrinaggio
(p. 471), e tratta, quasi da filosofo, un tale argomento.
[415] Tali erano almeno la fiducia de' Crociati, e l'opinione unanime
degli Storici d'allora (_Esprit des Croisades_, t. III, p. 477); giusta
la teologia ortodossa però, le preghiere pel riposo dell'anime
dovrebbero essere incompatibili coi meriti del martirio.
[416] I venturieri scriveano lettere intese a confermare tutte queste
belle speranze, _ad animandos qui in Francia residerant._ Ugo di
Reiteste vantavasi di avere in sua porzione una abbazia e dieci
castella, pretendendo che la conquista di Aleppo altre cento glie ne
frutterebbe. (Guibert, p. 554, 555).
[417] Nella sua lettera, o vera, o falsa, al conte di Fiandra, Alessio
fa un miscuglio de' rischi della Chiesa, delle reliquie de' Santi e
dello _amor auri et argenti et pulcherrimarum faeminarum voluptas_ (p.
476): come se, montando in collera, osserva Giberto, le donne greche
fossero più belle delle francesi.
[418] V. i privilegi de' _Crucesignati_, immunità da' debiti, usure,
ingiurie, braccio secolare ec. Essi erano sotto la perpetua salvaguardia
del Papa (Ducange, t. II, p. 651, 652).
[419] _Facevano bene a procacciarsi denari, perchè non dobbiam sempre
attendere miracoli._ (Nota di N. N.)
[420] Giberto (p. 481) offre una pittura vivacissima di questa frenesia
generale. Egli era nel picciol numero di que' suoi contemporanei, capaci
di esaminare e apprezzare con freddezza di mente la scena straordinaria
che innanzi agli occhi accadeagli: _Erat itaque videre miraculum caro
omnes emere, atque vili vendere_, ec.
[421] _Per quanto grande fosse il fanatismo, e la cecità degli uomini in
quel tempo, bisognava che l'Autore non solamente citasse cotesta specie
di pagamento, ma lo provasse con qualche esempio particolare._ (Nota di
N. N.)
[422] Trovansi nell'opera (_Esprit des Croisades_, t. III, p. 169, ec.)
intorno a questi stigmi alcune particolarità tolte da autori ch'io non
ho confrontati.
[423] _Fuit et aliud scelus detestabile in hac congregatione pedestris
populi, stulti et vesanae levitatis, anserem quemdam divino spiritu
asserebant afflatum, et capellam non minus eodem repletam; et hos sibi
duces secundae viae fecerant_, ec. (Alberto d'Aix, l. I, c. 31, p. 169).
Se cotesti contadini fossero stati fondatori di un impero, vi avrebbero
potuto introdurre, come in Egitto, il culto degli animali che la
filosofia de' lor discendenti avrebbe giustificato sotto il velo di
qualche sottile e speciosa allegoria.
[424] Beniamino di Tudela descrive lo stato de' suoi confratelli ebrei,
dimoranti sulle rive del Reno, partendosi da Colonia; questi erano
ricchi, generosi, istrutti, benefici, e l'arrivo del Messia con
impazienza aspettavano (_Viaggi_ t. I, p. 243-245, di Baratier). Ebbero
d'uopo di un periodo di settanta anni (egli scrivea verso l'anno 1170)
per rilevarsi dopo le perdite e le stragi sofferte.
[425] Lo spogliamento e le strage degli Ebrei che per ogni Crociata
rinnovellavansi, vengono dipinti come cose indifferenti dagli storici di
quella età. Vero è che S. Bernardo (_epist._ 363, t. I, p. 329) avverte
i Francesi orientali che _non sunt Judaei persequendi, non sunt
trucidandi._ Ma un frate, rivale di S. Bernardo, predicava un'affatto
opposta dottrina.
[426] _V._ la _Descrizione contemporanea dell'Ungheria_ in Ottone di
Freysingen (l. II, c. 31) e nel Muratori (_Script. rerum ital._, t. VI,
p. 665, 666.).
[427] Gli antichi Ungaresi, senza eccettuarne Turotzio, sono male
istrutti della prima Crociata, che, secondo essi, si ridusse a passar
tutta per un sol luogo. Il Katona, costretto, come noi, a citare gli
scrittori francesi confronta però con cognizione de' luoghi l'antica e
la moderna geografia. _Ante portam Cyperon_ est Sopron o Poson,
_Mallevilla_, Zemlim, _Fluvius Maroe_, Sava; _Lintax_, Leith;
_Mesebroche vel Merseburg_, Onar, o Moson; _Tollemburg_, Praga (_De
regibus Hungar._, t. III, p. 19-93).
[428] Anna Comnena (_Alexias_, l. X, p. 287) descrive questo οσων
κολωνος, _monte d'ossa_, υψηλον και βαθος και πλατος και πλατος
αξιολογωτατον, _alto e scosceso e largo, degnissimo di memoria_; i
Franchi medesimi, all'assedio di Nicea, se ne prevalsero per fabbricare
un muro.
[429] Trovansi alla successiva p. 301 in un picciolo specchio i rimandi
particolari agli Storici che scrissero i grandi avvenimenti della prima
Crociata.
[430] L'autore dello _Esprit des Croisades_ ha poste in dubbio, e
avrebbe anche potuto negare a suo grado, la crociata e la tragica morte
del Principe Svenone, e de' suoi mille cinquecento, o quindicimila
Danesi trucidati in Cappadocia dal sultan Solimano; ne ha conservata a
bastanza la memoria il Tasso nell'ottavo suo canto.
[431] Gli avanzi del regno di _Lotharingia_, o Lorena, vennero divisi in
due Ducati, della Mosella, e della Mosa; il primo ha conservato il suo
nome; l'altro ha acquistato quello di Ducato del Brabante. (Valois,
_Notit. Gall._, p. 283-288).
[432] _V._ nella _Descrizione della Francia_, dell'abate di Longuerue
gli articoli intorno a Bologna (part. I, p. 47, 48, _Bouillon_; p. 134).
Nell'atto di sua partenza Goffredo diede in pegno alla Chiesa il Ducato
di Buglione, ottenendone tredicimila marchi.
[433] _V._ in Guglielmo di Tiro (l. IX, c. 5-8), il carattere di
Buglione; il suo antico divisamento, in Giberto (p. 485); l'infermità, e
il voto ch'ei fece, in Bernardo il Tesoriere (c. 78).
[434] Anna Comnena suppone che Ugo ostentasse nascita, potenza e
ricchezze (l. X, p. 288); i due ultimi articoli potevano forse a qualche
contestazione esser soggetti, ma una ευγενεια, _nobiltà_ celebre, più di
settecent'anni addietro nella reggia di Costantinopoli, attestava come
antica fosse in Francia la dignità de' Capeti.
[435] _V._ Guglielmo Gometicense (l. VII, c. 7, p. 672,673, _in Camdem
Normannicis_). Roberto impegnò il Ducato di Normandia per un centesimo
di quanto ne è rendita annuale a' dì nostri. Diecimila marchi possono
valutarsi un mezzo milione di lire, e la Normandia oggigiorno paga
ogn'anno al Re cinquantasette milioni (Necker, _Administ. des finances_,
t. I, p. 287).
[436] La lettera che Stefano scrisse a sua moglie trovasi, inserita
nello _Spicilegium_ di Dom Luc d'Acheri (t. IV), e citata nello _Esprit
des Croisades_ (t. I, p. 65).
[437] _Unius enim, duum, trium seu quatuor oppidorum dominos quis
numeret? Quorum tanta fuit copia, ut non vix totidem Trojana obsidio
coegisse putetur._ Così esprimesi Giberto colla sua sempre dilettevole
vivacità. (p. 486).
[438] È cosa straordinaria che Raimondo di San Gille, personaggio
secondario nella Storia delle Crociate, sia dagli scrittori greci ed
arabi collocato a capo degli eroi di questa spedizione (Anna Comnena,
_Alex._ l. X, XI, e Longuerue, p. 129).
[439] _Omnes de Burgundia et Alvernia, et Vescovania et Gothi_ (di
Linguadoca) _provinciales appellabantur, coeteri vero Francigenae et hoc
in exercitu; inter hostes autem Franci dicebantur._ (Raimondo d'Agiles,
p. 144.)
[440] La città natalizia, ossia il primo appannaggio di questo Raimondo,
era dedicata a sant'Egidio, il nome del qual Santo, ai giorni della
prima Crociata, i Francesi convertirono nell'altro di _Saint-Gilles_ o
_Saint-Giles_ (san Gille). Situata nella Bassa Linguadoca, fra Nimes e
il Rodano, questa città, vanta una Collegiata di cui lo stesso Raimondo
è stato il fondatore (_Mélanges tirés d'une grande Bibliothèque_, t.
XXXVII, p. 51).
[441] Erano genitori di Tancredi il marchese Odone il Buono, ed Emma,
sorella del gran Roberto Guiscardo. Fa maraviglia che la patria di un
tanto illustre personaggio sia sconosciuta. Il Muratori, con molta
probabilità, lo presume italiano, e forse della stirpe de' marchesi di
Monferrato nel Piemonte (_Script._, t. V, p. 281, 282).
[442] Per compiacere la puerile vanità della Casa d'Este[*] il Tasso ha
inserito nel suo poema, e nella prima Crociata un eroe favoloso, il
valente e innamorato Rinaldo. Forse ei prese ad imprestito questo nome
da un Rinaldo decorato dell'_Aquila bianca estense_, che vinse
l'Imperatore Federico I (_Storia imperiale di Ricobaldo_, nel Muratori,
_Script. Ital._, t. X, p. 360; Ariosto, _Orlando furioso_); ma
primieramente la distanza di sessant'anni fra la gioventù de' due
Rinaldi, distrugge la loro identità; in secondo luogo, la Storia
imperiale è una invenzione del Conte Boiardo, architettata sul finire
del secolo XV (Muratori, p. 281-289). Per ultimo questo secondo Rinaldo
e le sue imprese, non sono men favolose di quelle dell'altro Rinaldo
cantato dal Tasso (Muratori, _Antichità estensi_, t. I, p. 350).
* _Più antica di Virgilio, il quale assegna per antenati ad Augusto i
pronipoti di Venere, figlia di Giove, è la compiacenza dei potenti nel
veder immortalate le loro prosapie dal canto de' sommi poeti; e meglio
che_ puerile _potremmo chiamarla, una vanità ingenita nella natura
umana. Nel caso particolare poi, chi conosce la vita e le sfortune del
Tasso, potrà facilmente persuadersi che la finzione da esso inventata ad
onore di una famiglia, la quale non manca d'uomini illustri, anche senza
ricorrere a finzioni, gli fu suggerita da desiderio di rendersi accetto
ai suoi padroni, anzichè da una brama da essi spiegata di voler essere
onorati in tal guisa._ (Nota dell'Editore)
[443] Due etimologie vengono assegnate alla parola _gentilis_,
_gentiluomo_. L'una deriva dai Barbari del quinto secolo prima
arrolatisi come soldati, divenuti indi conquistatori dell'Impero Romano,
i quali dalla loro straniera origine traevano vanità. L'altra
dall'opinione de' giureconsulti che hanno per sinonimi i vocaboli
_gentilis_ _ingenuus._ Alla prima etimologia inclina il Selden; la
seconda più spontanea, è anche la più probabile.
[444] _Framea scutoque juvenem ornant._ Tacito, _Germania_, c. 13.
[445] Gli esercizj degli atleti, soprattutto il cesto e il pancrazio,
vennero biasimati da Licurgo, da Filoppemene e da Galeno, vale a dire da
un legislatore, da un Generale e da un medico. Contro la censura di
questi il lettore può leggere la difesa che ne ha fatto Luciano
nell'elogio di Solone (_V._ West, sui Giuochi olimpici nel suo Pindaro,
v. II, p. 86-96, 245-248).
[446] Nelle opere del Selden (t. III, part. I. _I Titoli di onore_:
part. II, c. 1-3, 5-8) trovansi molto estese descrizioni intorno la
cavalleria, il servigio dei cavalieri, la nobiltà, il grido di guerra,
gli stendardi e i tornei. _V._ anche il Ducange (_Gloss. lat._ t. IV, p.
398-412 ec., _Diss._ intorno al Joinville, l. VI, al XII, pag. 127-142,
165-222), e _Mémoires de M. de Sainte-Palaye sur la Chevalerie._
[447] L'opera _Familiae dalmaticae_ del Ducange è arida ed imperfetta;
gli storici nazionali troppo moderni e favolosi: troppo lontani e
trascurati gli storici greci. Nell'anno 1004, Colomano diede per confini
al paese marittimo Salona e Trau (Katona, _Hist. crit._ t. III, p.
195-207).
[448] Scodra, presso Tito Livio, sembra essere stata la capitale o la
Fortezza di Genzio, re degl'Illirici, _arx munitissima_, indi non
colonia romana (Cellarius, t. I, p. 393-394), che ha preso poi il nome
di Iscodar, o Scutari (D'Auville, _Géogr. ancien._, t. I, p. 164). Il
Sangiacco, oggidì Pascià di Scutari, o Sceindeire, era l'ottavo sotto il
Beglierbeg di Romania, e somministrava seicento soldati sopra una
rendita di settantottomila settecento ottantasette risdaleri. (Marsigli,
_Stato militare dell'Impero Ottomano_ p. 128.)
[449] _In Pelagonia castrum haereticum... spoliatum cum suis
habitatoribus igne combussere._ Nec id eis injuria contigit: _quia
illorum detestabilis sermo et cancer serpebat, jamque circumjacentes
regiones suo pravo dogmate faedaverat_ (Roberto Mon., p. 36, 37). Dopo
avere freddamente raccontato il fatto, l'arcivescovo Baldricco aggiugne
come un elogio: _Omnes, siquidem illi viatores, Judaeos, haereticos,
Saracenos aequaliter habent exosos; quos omnes appellant inimicos Dei_
(p. 92).
[450] Αναλαβομενος απο Ρωμης την χρυσην του’ Αγιου Πετρου σημαιαν,
_levando da Roma tutto l'oro monetato di S. Pietro_ (_Alexiad._, l. X,
p. 288).
[451] Ο Βασιλευς των Βασιλεων, και αρχηγος του Φραγγικου στρατεματος
απαντος, _Re dei Re, e generalissimo di tutto l'esercito Franco_: pompa
orientale, che è ridicola in un conte di Normandia; ma il Ducange,
compreso da patrio zelo (_Not. ad Alexiad._, p. 352, 353; _Dissert.
sopra_ Joinville p. 315) ripete con compiacenza i passi di Mattia Paris
(A. D. 1254), e di Froiss (vol. IV, pag. 201) che attribuiscono al re di
Francia i titoli di _rex regum_, o di _chef de tous les rois chrétiens._
[452] Anna Comnena, nata nel dì 1 dicembre, A. D. 1083, ind. VIII
(_Alexiad._, l. VI, p. 166. 167) avea tredici anni all'epoca della prima
Crociata. Già atta alle nozze, o forse sposatasi al giovine Niceforo,
ella lo chiama con tenerezza τον εμαν Καισαρα, _il mio Cesare_ (l. X,
pag. 295, 296). Alcuni moderni hanno attribuita a dispetto amoroso
l'avversione in cui ebbe Boemondo. Quanto alle cose accadute a
Costantinopoli e a Nicza (_Alex._, l. X, XI, p. 283-517) la parzialità
de' suoi racconti può contrabbilanciare quella degli storici latini; ma
si ferma poco sugli avvenimenti che dalle stesse cose seguirono, ed è
inoltre a tal proposito male istrutta.
[453] Nel modo di dipingere il carattere e la politica di Alessio, il
Maimbourg ha favoriti i Franchi cattolici, il Voltaire si è mostrato di
soverchio parziale ai Greci scismatici. I pregiudizj di un filosofo sono
meno scusabili che quelli di un Gesuita.
[454] Fra il mar Nero ed il Bosforo sta il fiume Barbyses, profondissimo
nella state, e che scorre per uno spazio di quindici miglia in mezzo ad
una prateria uniforme e scoperta. La sua comunicazione con
Costantinopoli e coll'Europa, è assicurata dal ponte di pietra di
_Blachernae_ che fu rifabbricato da Giustiniano e da Basilio (Gillio _De
Bosphoro Thracio_, lib. II, c. 3, Ducange _C. P. Christiana_, lib. IV,
cap. 2, pag. 179).
[455] Due sorta v'erano di adozioni; quella dell'armi, e l'altra, la
cerimonia della quale si stava nel far passare il figlio adottivo tra la
pelle e la camicia del padre. Il Ducange, _Dissert._ XXII p. 270,
suppone che Goffredo sia stato adottato nel secondo di tali modi.
[456] Dopo il suo ritorno dalle Crociate, Roberto si fece affatto ligio
al re d'Inghilterra. _V._ il primo atto dei _Foedera_ del Rymer.
[457] _Sensit vetus regnandi, falsos in amore, odia non fingere_; Tacito
VI, 44.
[458] La vanità degli storici delle Crociate accenna leggiermente e con
imbarazzo questa circostanza umiliante; nondimeno è cosa molto naturale,
che se questi eroi s'inginocchiarono per salutar l'Imperatore, che
rimaneva immobile sul proprio trono, gli baciarono i piedi o le
ginocchia. Solamente fa maraviglia che Anna non abbia ampiamente
supplito al silenzio e all'oscurità dei Latini; l'umiliazione dei loro
principi avrebbe aggiunto un capitolo, rilevante per questa donna, al
_Coeremoniale aulae Byzantinae._
[459] Questo Crociato si diede il nome di φραγγος καθαρος ευγενων,
_Franco puro fra i Nobili_ (_Alexiad._, l. X, p. 301). Bel titolo di
nobiltà, ascendente all'undicesimo secolo per chi potesse ai dì nostri
provarsi derivato da questo Roberto! Anna racconta, con segnalata
compiacenza, che questo arrogante Barbaro Λακινος τετυφωμενος, _Latino
pien di fumo_, fu in appresso ucciso e sconfitto, combattendo alla prima
linea dell'esercito nella battaglia di Dorilea, l. XI, p. 317;
circostanza che può giustificare quanto il Ducange ha supposto intorno
all'audace Barone; cioè essere questi Roberto di Parigi, del distretto
chiamato il ducato o l'Isola di Francia.
[460] Con eguale accorgimento il Ducange scopre che la chiesa di cui
favellava il Barone, è S. Drauso o Drosino di Soissons. _Quem duello
dimicaturi solent invocare: pugiles qui ad memoriam ejus_ (alla tomba),
_pernoctant invictos reddit, ut de Italia et Burgundia tali necessitate
confugiatur ad eum._ Joan. Sariberiensis _epist._ 139.
[461] Varie sono le opinioni sul numero d'uomini che questo esercito
componeano; ma non avvi autorità paragonabile a quella di Tolomeo che lo
determina di cinquemila uomini a cavallo, e trentamila fanti (_V._ gli
_Annales_ di Usher, p. 152).
[462] _V._ Foulcher di Chartres p. 587. Egli annovera diciannove nazioni
di nome e lingue diverse (p. 389). Io però non comprendo con molta
chiarezza qual differenza ei ponga tra _Franci_ e _Galli_, fra _Itali_ e
_Apuli._ Altrove (p. 385) parla col massimo disprezzo dei disertori.
[463] _V._ Giberto, pag. 556. Però la modesta opposizione di questo
istorico lascia tuttavia luogo ad ammettere un numero d'uomini
considerabilissimo. Urbano II, nel fervor del suo zelo, conta sino a
trecentomila i pellegrini (_Epist._ 16, _Concil._ t. XII, p. 731).
[464] _V. Alexias_, l. X, p. 283-505. La ridicola schifiltà di questa
principessa, la trae a lamentarsi della bizzarria di certi nomi alla
pronunzia difficilissimi; e di fatto son pochi i nomi latini che ella
non siasi studiata di sformare con quella orgogliosa ignoranza sì comune
e tanto prediletta ai popoli ingentiliti. Ne citerò un solo esempio;
ella trasforma il nome di S. Gille in _Sangeles._
[465] Guglielmo di Malmsbury che scrisse verso l'anno 1130, ha inserito
nella sua Storia (l. IV, p. 130-154) il racconto della prima Crociata;
ma avrei bramato che invece di prestare orecchio a voci di lieve conto,
raccolte attraversando l'Oceano (p. 143), si fosse limitato a narrare
quanto riferivasi al numero, alle famiglie, e alle avventure de' suoi
compatriotti. Trovo in Dugdale che un Normanno inglese, Stefano conte di
Albermarle e di Holdernesse, comandava alla battaglia d'Antiochia
l'antiguardo in compagnia del Duca Roberto (_Baronage_, part. I, p. 61).
[466] _Videres Scotorum apud se ferocium, alias imbellium cuneos_
(Guibert, p. 471). Il _crus intectum_, e la _hispida chlamys_, possono
riferirsi ai montanari scozzesi: ma il _finibus uliginosis_ è
applicabile con più naturalezza alle paludi della Irlanda. Il Malmsbury
parlando degli abitanti di Galles e degli Scozzesi (l. IV, p. 133), dice
che i primi abbandonarono _venationem saltuum_, i secondi
_familiaritatem pulicum._
[467] _Qui l'Autore a torto allude di nuovo al culto renduto da'
Cattolici alle immagini._ (Nota di N. N.)
[468] Questa fame da cannibali, talvolta reale, e più sovente menzognera
e artifiziosa, viene affermata da Anna Comnena (Alex., l. X, p. 288), da
Giberto (p. 546), da Radolfo Cadom. (capo 97). L'autore dell'opera
_Gesta Francorum_, il monaco Roberto, Baldricco e Raimondo di Agyle,
riferiscono questo stratagemma all'assedio e alla carestia di Antiochia.
[469] I Latini lo additano col nome di Solimano, nome che pur gli davano
i Musulmani il carattere e l'indole di questo Sultano è stata di molto
sublimata dal Tasso. I Turchi il nomavano Kilidge-Arslan (A. E. 485-500,
A. D. 1092-1107. V. le Tavole del De Guignes, t. I, p. 245). Gli
Orientali si valeano di questo nome; parimente l'adoperavano, benchè
corrotto alcun poco, i Greci, ma non trovasi che un nome solo nelle
storie de' Maomettani, i cui scrittori si dimostrano molto aridi e
laconici in tutto quanto si aspetta alla prima Crociata (De Guignes t.
III, part. II, p. 10-30).
[470] Su tutto ciò che riguarda fortificazioni, macchine e assedj del
Medio Evo, si consulti il Muratori (_Antiq. Ital._, t. II, _Dissert._
26, p. 452-524). Il _belfredus_, d'onde è venuta la più moderna voce
_beffroi_, era la torre sulle ruote degli Antichi (_Ducange_ t. I, p.
608).
[471] Non posso starmi dall'osservare la somiglianza tra le fazioni
operate dai Crociati nell'assedio di Nicea dal suo lago protetta, e
quelle di Fernando Cortez dinanzi alla capitale del Messico. (_V._
Robertson, Storia dell'America t. I, p. 608.)
[472] _Miscredenti_, voce inventata dai Crociati francesi, e adoperata
oggidì solamente nel significato ch'essa offre. Sembra però che i nostri
antichi, nell'ardore della lor divozione, riguardassero come sinonimi i
vocaboli _miscredente_, e uomo _spregevole_; questa pregiudicata
opinione cova tuttavia nelle anime di alcuni che si pretendono essere
veri cristiani.
[473] Il Baronio ha tratta in campo una lettera molto apocrifa, e
scritta _al mio fratello Ruggero_ (A. D. 1098 n. 15). Giusta la medesima
l'esercito nemico era composto di Medi, di Persiani e di Caldei: sia! il
primo assalto fu a danno dei nostri; è vero anche questo: ma per qual
motivo Goffredo di Buglione e Ugo si danno il titolo di fratelli?
osservo inoltre che vien dato a Tancredi il nome di _filius._ Figlio di
chi? Non certamente di Ruggero o di Boemondo.
[474] _Verum tamen dicunt se esse de Francorum generatione; et quia
nullus homo naturaliter debet esse miles nisi Turci et Franci_ (_Gesta
Francorum_, p. 7). Tal comune origine ed eguaglianza di valore nelle due
genti viene parimente riconosciuta e attestata dall'Arcivescovo
Baldricco, (p. 99).
[475] _Balista_, _balestra_, _arbalete_, _V._ Muratori, _Antiquit._, t.
II, p. 517-524: Ducange, _Gloss. lat._, t. I, p. 531, 532. Ai giorni di
Anna Comnena, una tal arme, descritta dalla medesima sotto il nome di
_tzangra_, era sconosciuta nell'Oriente. (l. X, pag. 291). Per un
sentimento d'umanità che mal coll'altre cose accordavasi, il Papa si
adoperò ad impedire nelle guerre de' Cristiani l'uso delle balestre.
[476] Il leggitore curioso può far confronto tra la erudizione classica
del Cellario, e la scienza geografica del d'Anville. Guglielmo di Tiro è
il solo storico delle Crociate che conosca alcun poco l'antichità. Il
Sig. Otter ha presso che passo a passo seguìti i Franchi da
Costantinopoli fino ad Antiochia (_Voyage en Turquie et en Perse_, t. I,
p. 35-88.)
[477] Quanto avvi di meglio intorno a questa particolare conquista di
Edessa, è il racconto fattone da Foulcher di Chartres, il valoroso
Cappellano del Conte Baldovino, racconto che trovasi nelle compilazioni
di Bongars, Duchesne e Martenne (_Esprit des Croisades_, t. I, p. 13,
14). E in ciò che spetta alle risse accadute fra questo Principe e
Tancredi, la parzialità del ridetto Foulcher può contrapporsi a quella
dimostrata da Randolfo Cadomense, soldato e storico del prode Marchese
di Puglia.
[478] _V._ de Guignes, _Hist. des Huns_, t. I, p. 456.
[479] Quanto ad Antiochia, _V._ la Descrizione del Levante composta dal
Pocock, vol. 2, part. 1, p. 188-193; _Voyage d'Otter en Turquie_, ec. t.
I, p. 81, ec.; il Geografo turco nelle _Note_ fatte al predetto viaggio;
_l'Indice geografico_ di Schultens (_ad calcem_ Bohadin., _vit.
Saladini_), ed Abulfeda (_Tabula Syriae_, p. 115, 116, vers. Reiske).
[480] _Ensem elevat, eumque a sinistra parte scapularum, tanta virtute
intorsit ut quod pectus medium disjunxit, spinam et vitalia interrupit,
et sic lubricus ensis super crus dextrum integer exivit, sicque caput
integrum cum dextera parte corporis immersit gurgite, partemque quae
equo praesidebat remisit civitati_ (Robert. Mon. p. 50). _Cujus ense
trajectus Turcus duo factus est Turci; ut inferior alter in urbem
equitaret, alter arcitenens in flumine nataret_ (Radulph. Cadom., c. 53,
p. 54). Questo autore ciò null'ostante si sforza a giustificare il
fatto, deducendolo dalle _stupendis viribus_, o più che naturali di
Goffredo. Guglielmo di Tiro cerca salvare la verisimiglianza colla
seguente espressione _obstupuit populus facti novitate_: però un tal
fatto ai cavalieri di quel secolo non dovea sembrare incredibile.
[481] _V._ le geste di Roberto, di Raimondo, e del modesto Tancredi che
imponea silenzio al proprio scudiere (Radulp., _Cadom._, c. 53).
[482] Dopo avere raccontato a qual cattivo partito ridotti fossero i
Franchi, e l'umile proposta che fecero al nemico, Abulfaragio aggiugne
la superba risposta di Codbuka o Kerboga: _Non evasuri estis nisi per
gladium_ (Dynast., p. 242).
[483] La maggior parte degli Storici latini (l'Autore delle _Gesta_, p.
17; il monaco Roberto, p. 56; Baldric, p. 111; Foulcher di Chartres, p.
392; Giberto, p. 512; Guglielmo di Tiro, l. VI, c. 3, pag. 714; Bernardo
il Tesoriere, c. 39, p. 695) nel descrivere l'esercito di Kerboga si
limitano alle espressioni vaghe di _infinita multitudo_, _immensum
agmen_, _innumerae copiae_ o _gentes_, che combinano coll'altre μετα
ανοριθμητων χιλιαδων, _innumerabili migliaia di migliaia_, di Anna
Comnena (_Alexias_, l. XI, p. 318-320). Alberto d'Aix fa sommare il
numero de' Turchi a dugentomila uomini di cavalleria (l. IV, c. 10, p.
242), e Radolfo a quattrocentomila (c. 72, p. 309).
[484] _V._ la fine tragica e scandalosa di un arcidiacono di stirpe
reale, ucciso dai Turchi, mentre stavasi in un verziere giocando ai dadi
con una concubina della Sorìa.
[485] Il prezzo di un bue da cinque _solidi_ (quindici scellini) salì a
due marchi (quattro lire sterline), indi anche di più; un capretto, o un
agnello da uno scellino a quindici o diciotto lire tornesi all'incirca.
Nella seconda carestia, una pagnotta, o una testa d'animale, vendeansi
una piastra d'oro. Molti altri esempj si potrebbero citare; ma sono i
prezzi ordinarj non gli straordinarj che meritano l'attenzione del
filosofo.
[486] _Alii multi, quorum omnia non tenemus, quia deleta de libro vitae,
praesenti operi non sunt inserenda_ (Guglielmo di Tiro, l. VI, c. 5, p.
715). Giberto, pag. 518-523, cerca di scusare Ugo il Grande ed anche
Stefano di Chartres.
[487] _V._ il seguito della Crociata, la ritirata di Alessio, la
vittoria di Antiochia, e la conquista di Gerusalemme nell'Alessiade, l.
II, pag. 317-327. La Principessa greca era tanto propensa alla
esagerazione, che neppure narrando le geste dei Latini, ha potuto farne
di meno.
[488] _Non è da maravigliarsi, che in quei tempi, ed in quelle
circostanze sia ciò avvenuto: ciò nulla ha relazione colla sostanza
della religione cristiana._ (Nota di N. N.)
[489] Nel raccontare le cose che alla Santa Lancia si riferiscono, il
maomettano Abulmahasen (_V._ de Guignes, t. II, parte 2, p. 95) è più
esatto de' due storici Cristiani, Anna Comnena e Abulfaragio. La
Principessa greca confonde la Lancia con un Chiodo della Croce, (l. XI,
p. 366); e un primate giacobita col pastoral di S. Pietro (p. 242).
[490] I due antagonisti che si mostrano meglio istrutti, e più
fortemente convinti, l'un del _miracolo_ l'altro della _frode_, sono
Raimondo d'Agiles e Randolfo di Caen, il primo appartenente al seguito
del Conte di Tolosa, il secondo al Principe normanno. Foulcher di
Chartres osa dire: _Audite fraudem et non fraudem!_ indi _invenit
lanceam_, _fallaciter occultatam forsitan:_ il rimanente della turba
sostenea con fermezza e forza la veracità del miracolo.
[491] _V._ De Guignes (t. II, part. 2, p. 223 ec.) e gli articoli di
_Barkiarok, Mohammed, Sangiar_, nel d'Herbelot.
[492] L'Emiro, o sultano Afdal ricuperò Gerusalemme e Tiro nell'anno
dell'Egira 489 (_V._ Renaudot, _Hist. patriarch. Alexand._, p. 478, de
Guignes, t. I, p. 249, indi Abulfeda e Ben-Schounah). _Jerusalem ante
adventum vestrum recuperavimus, Turcos ejecimus_, diceano gli
ambasciatori dei Fatimiti.
[493] _V._ le transazioni tra il califfo d'Egitto e i Crociati in
Guglielmo di Tiro (l. IV, c. 24; l. VI, c. 19) e in Alberto d'Aix (l.
III, c. 39), i quali scrittori, a quanto apparisce, meglio de'
contemporanei, valutavano l'importanza delle medesime.
[494] La maggior parte del cammino trascorso dai Franchi trovasi con
esattezza descritta nel _Viaggio di Maundrell da Aleppo a Gerusalemme_
(p. 11-67), _uno, senza dubbio, dei migliori documenti che abbiasi su
tale soggetto_ (D'Anville, _Mémoire sur Jerusaleme_, p. 27).
[495] _V._ l'ammirabile descrizione di Tacito (_Hist._ V, 11, 12, 13),
il quale pretende che i legislatori degli Ebrei si fossero prefissi di
mettere il loro popolo in istato di ostilità perpetua col rimanente del
genere umano.
[496] Il senno e l'erudizione dell'autore francese dell'opera _Esprit
des Croisades_, contrabbilanciano fortemente l'ingegnoso scetticismo del
Voltaire. Il predetto scrittore osserva (t. IV, p. 386-388) che, giusta
i calcoli degli Arabi, gli abitanti di Gerusalemme oltrepassavano i
dugentomila; che nel tempo di Gerusalemme assediata da Tito, Giuseppe li
faceva ascendere ad un milione trecentomila; che Tacito stesso tenea per
fermo sommassero a seicentomila, onde fatta anche la massima
sottrazione, atta a giustificare l'_accepimus_ di questo Storico, ad
ogni modo superavano in numero l'esercito dei Romani.
[497] Maudrell, che fece esattamente il giro delle mura, calcolò una
circonferenza di seicentotrenta passi, o quattromila cento sessantasette
verghe inglesi (pag. 109-110). Fondatosi sopra una pianta autentica, il
d'Anville, nel suo breve e prezioso Trattato, ammette un'estensione di
circa mille novecento sessanta tese francesi (p. 23-29). Quanto alla
topografia di Gerusalemme, _V._ Reland (_Palestina_, t. II, p. 832-860).
[498] Gerusalemme non trae le sue acque che dal torrente di Cedron,
asciutto durante la state, e dal picciolo ruscello di Siloè (Reland, t.
I, p. 294-300). E nativi e stranieri, parimente lagnavansi dalla
scarsezza di acque, incomodo che in tempo di guerra, i nemici si
studiavano accrescere. Secondo Tacito, erano entro la città una fontana,
che non inaridiva in veruna stagione, un acquidotto, e cisterne per
raccogliere le acque che venivan dal cielo; l'acquidotto le ricevea dal
ruscello Tekoe, o Etham, di cui parla anche Boadino nella vita di
Saladino (p. 238).
[499] _Gerusalemme liberata_, Cant. XIII e XVIII. Non possiamo qui
dispensarci dall'osservare con quanta cura il Tasso abbia conservate ed
abbellite le più piccole particolarità di questo assedio.
[500] Oltre agli storici Latini che di narrare questo macello non si
vergognano. _V._ Elmacin (_Hist. Saracen._, pag. 363), Abulfaragio
(_Dynast._, pag. 243), e il de Guignes (t. II, part. II, p. 9) fondato
sulle testimonianze di Abul-Mahasen.
[501] L'antica torre di Psefina, detta _Neblosa_ nel Medio Evo,
incominciò a chiamarsi _Castellum Pisanum_ dopo che Damberto fu nominato
patriarca. Essa è tuttavia residenza e rocca di un Agà turco. Da questa
torre si scoprono il mar Morto, una parte della Giudea e dell'Arabia
(d'Anville, p. 19-23). Venne chiamata parimente πυργος παμμεγεθεςατος,
_torre di David_.
[502] Hume, _Storia dell'Inghilterra_, vol. I, p. 311, 312, ediz. in 8.
[503] Voltaire, _Essai sur l'Histoire générale_; t. II, c. 54, p. 345,
346.
[504] Gl'Inglesi attribuiscono a Roberto di Normandia, i Provenzali a
Raimondo di Tolosa, la gloria di avere ricusata la corona di
Gerusalemme; ma la voce sincera della tradizione ha conservata la
ricordanza dell'ambizione e della vendetta del Conte di San-Gille
(Villehardouin, n. 136). Morì all'assedio di Tripoli, città posseduta
dai successori di questo Conte.
[505] _V._ l'elezione di Goffredo e la battaglia di Ascalon in Guglielmo
di Tiro, l. IX, c. 1-12, e nella conclusione delle Storie Latine della
prima Crociata.
[506] Renaudot, _Hist. patr. Alexand._, p. 479.
[507] _V._ le rimostranze del patriarca Damberto in Guglielmo di Tiro
(l. IX, c. 15-18, l. X, c. 4, 7, 9), il quale scrittore con maravigliosa
buona fede sostiene l'independenza dei conquistatori e de' re di
Gerusalemme.
[508] Guglielmo di Tiro (l. X, p. 19), la _Historia Hierosolymitana_ di
Giacomo di Vitry (l. I; c. 21, 50), e l'Opera _Secreta fidelium Crucis_,
di Marino Sanuto (l. III, p. 1) offrono le opportune nozioni sullo Stato
e sulle conquiste del regno latino di Gerusalemme.
[509] Nell'instituire il censo de' sudditi, David si accorse di aver
sotto i proprj ordini, non comprendendo le tribù di Levi e di Beniamino,
un milione trecentomila di soli combattenti, o un milione cinquecento
settantaquattromila; dal quale calcolo, aggiugnendo i vecchi, le donne,
i fanciulli e gli schiavi, sarebbe risultato che un paese lungo sessanta
leghe, largo trenta, contenesse una popolazione di circa tredici
milioni. Il Le Clerc (_Comment._ XXIV, _Chron._, XXI), _aestuat angusto
in limite_, e dà a divedere qualche sospetto di un error di copista;
pericoloso sospetto!
[510] Il racconto di tali assedj collocato ciascun d'essi al luogo che
gli appartiene, trovasi nella grande storia di Guglielmo di Tiro,
incominciando dal libro nono, e venendo fino al decimo ottavo. Leggonsi
pure più in epilogo nell'opere di Bernardo il Tesoriere _De acquisitione
Terrae Sanctae_ (c. 89, 98, p. 732-740). Le Cronache di Pisa, Genova e
Venezia, narrano alcuni fatti particolari che a queste repubbliche si
riferiscono, ed altre particolarità pur si raccolgono dai tomi sesto,
nono e duodecimo del Muratori.
[511] _Quidam populus de insulis Occidentis egressus et maxime de ea
parte quae Norvegia dicitur._ Guglielmo di Tiro (l. XI, c. 14, p. 804)
descrive la loro corsa per _Britannicum mare et Calpen_, all'assedio di
Sidone.
[512] Benelathir parla certamente dell'interno del paese. _V._ de
Guignes (_Histoire des Huns_ p. 150, 151, A. D. 1127).
[513] Il Sanato biasima, nè a torto, il diritto della succession
femminile usato in una terra, _hostibus circumdata, ubi cuncta virilia
et virtuosa esse deberent._ È però da osservarsi che ogni donna, erede
di nobil feudo, veniva obbligata, per ordine e con approvazione del
signore da cui le veniva l'investitura, a scegliersi un marito, o un
campione (_Assises de Jerusalem_, c. 242 ec.) V. De Guignes (t. I, p.
441-471). Le tavole di questa dinastia esatte, e che possono essere
utili, son tolte dall'opera _Lignages d'outre-mer._
[514] I figli nati da tali mescolanze chiamavansi per derisione
_pullani_, e il loro nome non pronunziavasi che con disprezzo (Ducange,
_Gloss. lat._ t. V, p. 535, _Observations_ sur Joinville, p. 84, 85;
Giacomo di Vitry, _Hist. Hierosol._, l. I, c. 67, 72) _Illustrium
virorum qui ad Terrae Sanctae.... liberationem, in ipsa manserunt,
degeneres filli.... in deliciis enutriti, molles et effeminati_ (_V._
Sanuto, l. III, part. VIII, c. 2, p. 182).
[515] Questo autentico ragguaglio è tolto dalle _Assise di
Gerusalemme_ (c. 324-326-331). Sanuto (l. III, c. I, p. 174) non
conta che cinquecento diciotto uomini a cavallo, e cinquemila
settecentosettantacinque armigeri.
[516] Le prescrizioni che determinavano il contingente di tre grandi
baronie, metteano l'obbligo di soli cento cavalieri. Forse i _quattro
uomini a cavallo che seguivano il Cavaliere_ possono dar ragione del
testo delle _Assise_ che porta a cinquecento il numero degli uomini a
cavallo.
[517] Nondimeno ne' grandi pericoli dello Stato, dice il Sanuto, i
Cavalieri conduceano spontaneamente un seguito più numeroso, _decentem
comitivam militum juxta statum suum._
[518] Guglielmo di Tiro (l. XVIII, c. 3, 4, 5) narra l'origine ignobile
e la precoce tracotanza degli Ospitalieri, che abbandonarono ben presto
il lor più modesto avvocato s. Giovanni l'Elemosiniere, per ostentarne
uno più augusto in san Giovanni Battista. Vedansi a tal proposito
gl'inutili sforzi del Pagi (Critica, A. D. 1099, n. 14-18).
Abbracciarono la professione dell'armi verso l'anno 1120. L'Ospitale era
_mater_; il Tempio _filia_; la fondazione dell'Ordine Teutonico si
riporta all'anno di Cristo 1190, epoca dell'assedio di Acri (Mosh.
Instit. p. 389, 390).
[519] _V._ S. Bernardo, _De laude novae militiae Templi_, Opera composta
A. D. 1132-1136 _in Opp._ t. I, parte 2, p. 547-563; ediz. Mabillon,
_Venezia_ 1730. Un tale elogio degli antichi Templarj sarebbe
grandemente apprezzato dagli storici di Malta.
[520] _V._ Mattia Paris, (_Hist. Major._, p. 544). Egli assegna agli
Ospitalieri diciannovemila, ai Templarj novemila _maneriu_, vocabolo il
cui significato, come il Ducange ha giudiziosamente osservato, è più
esteso nella lingua inglese che nella francese. Il _manor_ degl'Inglesi
equivale a signoria, il francese _manoir_ non è che una abitazione.
[521] Ne' primi libri della Storia de' cavalieri di Malta, composta
dall'abate di Vertot, i nostri leggitori potranno trovare una
descrizione luminosa, e talvolta adulatrice, dell'Ordine dei Templarj,
sintanto che rimasero a difendere la Palestina. I successivi libri
trattano della lor migrazione alle isole di Rodi e di Malta.
[522] _Le Assise_ di Gerusalemme, scritte in antico francese, vennero,
insieme alle Costumanze del Beauvoisis, impresse da Beaumanoir (Bourges
et Paris, 1690 in folio), e commentate da Gasp.-Th. de La Thaumassière.
Se ne pubblicò una traduzione italiana a Venezia, ad uso del regno di
Cipro.
[523] _A la terre perdue, tout fut perdu_; tale è l'espressione energica
delle _Assise_ (c. 281); ciò nonostante Gerusalemme capitolò con
Saladino; la regina e i principali Cristiani ebbero la libertà di
ritirarsi, nè questo codice prezioso e portatile adescar potea
l'avarizia de' conquistatori. Più di una volta mi son condotto a
dubitare sulla esistenza di questo Originale deposto nel Santo Sepolcro,
e che ben potrebbe essere stato inventato per santificare quanto sulle
costumanze dei Francesi nella Palestina fosse venuto meramente per
tradizione.
[524] Un nobile giureconsulto, Raoul di Tabarie, A. D. 1195-1205,
richiesto dal re Amauri di pubblicare per iscritto le nozioni che aveva
acquistate a tale proposito, rifiutò di prestarsi a ciò, protestando in
chiari termini _que de ce qu'il savait, ne ferait-il ja nul borjois son
pareil, ne nul sage homme lettré_ (c. 281).
[525] Il compilatore di quest'Opera, Giovanni d'Ibelin, era Conte di
Giaffa e di Ascalon, signore di Barut (Berite) e di Rames; morì
nell'anno di Cristo 1266 (Sanuto, l. III, part. 2, c. 5-8). La famiglia
d'Ibelin che derivava da un ramo cadetto de' Conti di Chartres in
Francia, occupò per lungo tempo un grado distinto nella Palestina e nel
regno di Cipro. _V._ l'opera _Lignages de decà mer o d'outre-mer_ (c.
6), alla fine delle _Assise_ di Gerusalemme. Questo libro originale
contiene tutta la genealogia de' venturieri francesi.
[526] Sedici commissarj scelti negli Stati dell'isola, terminarono
l'opera nel giorno 3 di novembre 1369; e questo codice suggellato con
quattro sigilli venne deposto nella Cattedrale di Nicosia. _V._ la
Prefazione delle _Assise._
[527] Il circospetto Giovanni d'Ibelin conchiude, anzichè affermare
essere Tripoli la quarta Baronia, e manifesta alcuni dubbj su i diritti
o le pretensioni del Contestabile o maresciallo (c. 323).
[528] _Entre seignor et homme ne n'a que la foi.... mais tant que
l'homme doit à son seignor révérence en toutes choses_ (c. 206), _tous
les hommes du dit royaume sont, par ladite Assise, tenus les uns aux
autres....: et en celle manière que le seignor mette main, ou fasse
mettre au corps ou au fié d'aucun d'yaux sans esgard et sans
connoissance de court, que tous les autres doivent venir devant le
seignor, etc._ (cap. 212). Le lor rimostranze scritte in uno stile
nobile e semplice, offrono le forme caratteristiche della libertà.
[529] _V. Esprit des Lois_, lib. XXVIII. Per un corso di quarant'anni
dopo la pubblicazione della citata Opera, niun'altra fu maggiormente
letta, e a maggiori critiche assoggettata; l'ardore delle ricerche per
essa destatosi, non è la minore delle obbligazioni che all'autor della
medesima protestiamo.
[530] A meglio intendere quest'antica ed oscura giurisprudenza mi è
stata d'un possente soccorso l'amicizia di un dotto Lord, che ha
esaminata con pari accuratezza e sapere la storia filosofica delle
leggi. I lavori di cotest'uomo potranno un giorno arricchire la
posterità; ma i meriti del Giudice e dell'Oratore non possono essere
apprezzati siccome si dee che dai soli contemporanei.
[531] Il regno di Luigi il Grosso, riguardato come autore di tale
instituzione negli Stati di Francia, non incominciò che nove anni dopo
il regno di Goffredo (A. D. 1108), _Assises_ (c. 2-324). _V._ intorno
all'origine e agli effetti della instituzione medesima le osservazioni
giudiziose del Robertson (_St. di Carlo V_, vol. 1).
[532] Tutti i lettori che hanno famigliarità colla storia, intenderanno
per popolo di Sorìa i Cristiani orientali, Melchiti, Giacobiti e
Nestoriani, i quali tutti avean adottato l'uso della lingua araba.
[533] _V._ le _Assise_ di Gerusalemme (310, 311, 312). Queste leggi
furono in vigore fino al 1350 nel regno di Cipro. Nello stesso secolo,
sotto il regno di Odoardo I (e lo scorgo dal suo libro de' conti di
recente pubblicato), il prezzo di un cavallo non era meno esorbitante
nell'Inghilterra.