[1] _Abbiamo già detto altrove, e lo ripetiamo, che la Teologia ci dice
non essere i misterj del Cristianesimo contrarj alla ragione, ma
soltanto superiori alla ragione. Bisogna poi convenire, che la carità,
fondamento della parte morale del Cristianesimo, è stata dalle
fierissime controversie teologiche non solo violata, ma mutata in odj,
in persecuzioni crudeli, in orribili stragi che si rinovarono fra'
cristiani per una successione di secoli._ (Nota di N. N.)
[2] _La Casa imperiale d'Isauria proscrisse il culto delle Immagini; noi
abbiamo già scritto, spiegandolo, una lunga nota al T. IX._ (Nota di N.
N.)
[3] _Un teologo troverebbe più conveniente il dire, che il Cristianesimo
aveva prevalso al Politeismo, ed al Giudaismo, e che le decisioni de'
sei primi Concilj generali, sostenute dalla forza dei cattolici
imperatori greci, avevano punito severamente, e condannate al silenzio
le opinioni erronee, che, nate fra' cristiani stessi, avevano formato
moltissime Sette cristiane, e ne vennero reciproche, e crudeli
persecuzioni._ (Nota di N. N.)
[4] _Potevasi moderare questa forte espressione, e sebbene le
persecuzioni che si fecero fra loro i Cristiani ortodossi, ed
eterodossi, per le loro contrarie opinioni in Teologia dogmatica sieno
state lunghe, feroci, e sanguinose, posto che oggidì i saggi, illuminati
Governi, provvidamente più non permettono, per le passate terribili
esperienze, che avvengano simili pubblici disastri, potevansi coprire
d'un velo i moltissimi fatti storici, che provano a che grado di furiosa
crudeltà possa giungere l'entusiasmo, ed il fanatismo de' popoli rozzi,
nelle controversie di religione._ (Nota di N. N.)
[5] Il dotto Mosheim coll'imparzialità e buona fede, solite in lui,
esamina gli errori e le virtù de' Paoliziani (_Hist. eccles. seculum_
IX, p. 311, ec.) desumendo i fatti da Fozio (_contra Manichaeos_, l. I),
e da Pietro il Siciliano (_Hist. Manichaeorum_). La prima delle ridette
opere non mi è venuta fra le mani: ho letta la seconda, che d'ordinario
il Mosheim ha preferita, valendomi di una versione latina inserita nella
_Maxima Bibliotheca Patrum_ (t. XVI, p. 754-764), Edizione del Gesuita
Radero (_Ingolstadt_, 1064, in 4).
[6] Nei giorni di Teodoreto, la diocesi di Cirro nella Sorìa contenea
ottocento villaggi; due de' quali abitati dagli Ariani, e dagli Eunomj,
otto dai Marcioniti, che quell'operoso vescovo unì alla Chiesa cattolica
(Dupin, _Biblioth. eccles._ t. IV, p. 81, 82).
[7] _Nobis profanis ista (sacra Evangelia) legere non licet, sed
sacerdotibus duntaxat_; fu questo il primo scrupolo di un cattolico cui
veniva consigliato legger la Bibbia (Pietro il Siciliano, p. 761).
[8] L'opinione de' Paoliziani che ricusavano di ammettere la seconda
Epistola di S. Pietro, trova appoggio nell'autorità di alcuni
rispettabilissimi scrittori tanto antichi quanto moderni (_V._ Wetstein,
_ad loc._ Simon, _Hist. crit. du Nouveau Testament,_ c. 17). I
Paoliziani ricusavano ancora l'Apocalisse; (Pietro il Sic., p. 736). Dal
vedere che i contemporanei non ne apposero ad essi un delitto, potrebbe
quasi dedursi che i Greci del nono secolo non facessero gran caso delle
rivelazioni.
[9] Una tale contesa, che alla malignità di Porfirio non isfuggì,
suppone errore o passione nell'uno e nell'altro de' due appostoli, o
forse anche in entrambi. S. Grisostomo, S. Gerolamo ed Erasmo, la
suppongono una lite finta, un pietoso artifizio ideato per istruire i
Gentili, e per correggere gli Ebrei (_Middleton's Works_, vol. II, p.
1-20).
[10] Chiunque bramasse tutte le particolarità che riguardano i libri
eterodossi può consultare le ricerche del Beausobre (_Hist. critique du
Manichéisme_, t. I, p. 305-437). S. Agostino parlando de' libri
manichei, che si trovano nell'Affrica dice: _Tam multi, tam grandes, tam
pretiosi codices_ (contra Faust., XIII, 14); ma aggiunge poi senza
misericordia: _incendite omnes illas membranas_, e tal consiglio fu
rigorosamente seguito.
[11] _La religion cristiana è composta di tre parti: la morale, la
dogmatica, la disciplinare: la parte morale è contenuta intera
chiaramente, senza bisogno di spiegazioni, e di interpretazioni, in
queste parole, scritte nell'Evangelo, nelle quali disse Gesù Cristo
consistere tutta la legge_, Ama il signore Dio tuo sopra tutte le cose,
ed il Prossimo tuo come te stesso; in questi due precetti tutta la legge
ed i Profeti stanno. _Queste poche parole sono da annoverarsi fra quelle
delle quali scrisse, con buon senso, Agostino:_ Vi sono alcune cose
nelle Scritture, le quali richiedono più il semplice uditore che il
comentatore. _La parte morale intrinsecamente non ha cangiato mai._
_La parte dogmatica è pure negli Evangelj, ma pel modo ond'è esposta, ha
avuto bisogno di spiegazioni, di interpretazioni, ed in conseguenza di
queste (le quali furono fatte da scrittori ecclesiastici, ed anche da
Concilj generali, cominciando quanto a questi ultimi dall'anno 325, in
cui si adunò quello generale di Nicea, e venendo all'anno 381 in cui fu
convocato l'altro generale di Costantinopoli, e indi all'anno 400 in cui
si convocò quello primo di Toledo soltanto nazionale, o provinciale, e
poscia all'anno 1274 in cui si tenne quello generale di Lione) fu
scritto, e compiuto il_ Credo in unum Deum ec., _che dicesi nella Messa,
e ch'è la formula della credenza de' cattolici. Non si può sostenere,
che sieno state fatte veramente innovazioni nella parte dogmatica; era
questa già contenuta negli Evangelj, non vi fu bisogno, che
d'interpretarla, dilucidarla, e scriverla in una formula da presentarsi
a' Cristiani, perchè da essi dovesse esser creduta. Ecco ciò che fecero
molti Concilj in differenti secoli, secondo, che porgevasi l'occasione
di decidere controversie, che spesso sorgevano, e che le une dalle altre
nascevano intorno ai dogmi. Per esempio (pigliando la prima, e principal
controversia) sta scritto nell'Evangelo che Gesù Cristo disse:_ mio
Padre è in me, ed io sono in lui: _ed in un altro luogo pure
dell'Evangelo è scritto, che Gesù Cristo disse:_ il Padre, che mi mandò
è maggiore di me; _ed altrove pure nell'Evangelo;_ siccome il Padre
mandò me, così io mando voi; _disse Cristo agli Appostoli. Da questi due
ultimi passi dell'Evangelo giudicavano i Cristiani, detti Ariani dal
loro Capo il prete Ario, che Gesù Cristo non fosse della stessa sostanza
del Padre, ossia dell'esser supremo, e perciò non fosse Dio; ed il
Concilio di Nicea di 318 vescovi, l'anno 325, condannandoli giudicò, che
per il primo passo, Gesù Cristo era, per le parole di lui medesimo,
della stessa sostanza del Padre, vale a dire, ch'era Dio, e perciò si
scrisse nel Concilio il_ Credo in unum Deum ec., _in cui i Vescovi,
contro il minor numero de' Vescovi Ariani, decretarono, che si
scrivesse, come fu scritto, che Gesù Cristo era_ consustanziale _del
Padre, cioè della stessa sostanza del Padre, cioè ch'era Dio, siccome
leggesi nel_ Credo _di Nicea. Tuttavia la guerra per la parola_
consustanziale, _e per l'idea che racchiude, durò moltissimi anni nelle
province cristiane d'Asia, e d'Europa; l'_Arianismo _mutò d'aspetto
colla denominazione_ Nestorianismo _da Nestorio Patriarca di
Costantinopoli; vi venne dopo l'_Eutichianismo, _poi seguitò il_
Monotelismo, _e questa Storia empiè alcuni volumi._
_La parte disciplinare poi ha avuto tali, e tante variazioni sì
inferiormente che esteriormente, che sarebbe troppo lungo il riferirle;
converrebbe scrivere un grosso volume in-folio._ (Nota di N. N.)
[12] _Bisogna osservare, che qui l'autore, riferisce le cose dette dai
Paoliziani, che erano nell'errore, ed il Cattolico non dee punto
turbarsi nella sua credenza._ (Nota di N. N.)
[13] _Si faccia qui la medesima riflessione, da ripetersi ogni volta,
che l'autore riferisce gli errori de' Paoliziani._ (Nota di N. N.).
[14] _Il legame fra l'Antico, ed il Nuovo Testamento fu stabilito dai
Concilj, dai Padri, e dai Teologi. Agostino ci dice;_ novum in vetere
est figuratum, et vetus in novo est revelatum, _nel Testamento Nuovo
spesso si cita l'Antico: la Teologia è tutta fondata sull'autorità dei
libri del Testamento Vecchio e Nuovo, dei decreti dei Concilj, dei Papi,
e delle spiegazioni dei Padri, e dei Teologi che ottennero credito._
(Nota di N. N.)
[15] Pietro il Siciliano (p. 756) ha additati, ma con molta parzialità e
passione i sei errori capitali dei Paoliziani.
[16] _Primum illorum axioma est, duo rerum esse principia; Deum malum et
Deum bonum, aliumque hujus mundi conditorem et principem, et alium
futuri aevi._ (Pietro il Siciliano, p. 756.)
[17] Due dotti critici il Beausobre (_Hist. critique du Manichéisme_, l.
I, IV, V, VI), e il Mosheim (_Institut. histor. eccles._ et _De rebus
christianis ante Constantinum_, sec. I, II, III), sonosi studiati di
riconoscere e distinguere gli uni dagli altri i diversi sistemi de'
Gnostici intorno ai due Principj.
[18] _Appostolo vuol dire inviato in generale; ciò è vero; ma questo
vocabolo, per quanto sembra, è da usarsi soltanto parlando di quelli,
che furono inviati da Gesù Cristo a spargere la sua religione: euntes,
docete etc., e non di Silvano che andava diffondendo le sue opinioni
contrarie a quelle determinate dai Concilj generali._ (Nota di N. N.)
[19] I Medi e i Persiani possedettero più di tre secoli e mezzo le
province poste fra l'Eufrate a l'Halis (Erodoto l. I, c. 103), e i Re di
Ponto perteneano alla reale casa degli Achemenidi (Sallustio,
_Frammento_ l. III, con supplimento e note dal presidente di Brosse).
[20] Gli è verisimile che Pompeo fondasse questa città dopo la conquista
del Ponto. Trovasi la medesima in riva al Lico, al di sopra di
Neo-Cesarea: i Turchi la chiamano Culei-Hisar, ovvero Scionac; assai
popolata, e posta in un paese ben difeso dalla natura (D'Anville,
_Géographie ancienne_, t. II, p. 34; Tournefort, _Voyage du Levant_, t.
III, lettera 21, p. 293).
[21] Il tempio di Bellona a Comana, nel Ponto, ricca e possente
fondazione, ove il gran Sacerdote veniva onorato, come seconda persona
del regno. Di tale carica erano stati insigniti diversi proavi materni
di Strabone, che con particolare compiacenza si arresta a descrivere (l.
XII, p. 809-835, 836, 837) il tempio, il culto della Dea, e la festa che
ad onore di essa ogni anno si celebrava; ma la Bellona del Ponto più
alla Dea dell'amore che a quella della guerra si assomigliava.
[22] Gregorio, vescovo di Neo-Cesarea (A. D. 240-265), soprannomato
Taumaturgo, ossia facitore di maraviglie. Un secolo dopo, Gregorio di
Nissa, fratello del gran S. Basilio, pubblicò la storia o veramente il
romanzo della vita di Gregorio il Taumaturgo[*].
* _Non è da dirsi che la vita di S. Gregorio Taumaturgo sia un romanzo,
perchè fu scritta, e pubblicata un secolo dopo da un altro Santo,
Gregorio di Nissa._ (Nota di N. N.)
[23] _Non bisognava unire insieme il tempio di Bellona, ed i miracoli di
Gregorio._ (Nota di N. N.)
[24] _Hoc caeterum ad sua egregia facinora, divini atque orthodoxi
imperatores addiderunt, ut Manichaeos Montanosque capitali puniri
sententia juberent, eorumque libros quocumque in loco inventi essent
flammis tradi; quod si quis uspiam eosdem occultasse deprehenderetur,
hunc eundem mortis paenae addici, ejusque bona in fiscum inferri._
(Pietro il Siciliano p. 759). Che di più poteano augurarsi il bigottismo
e lo spirito di persecuzione?
[25] Sembrerebbe che i Paoliziani si fossero fatti leciti alcuni
equivoci o alcune restrizioni mentali, sintanto che i Cattolici
trovassero finalmente con quali interrogazioni poteano ridurli
all'alternativa della apostasia, o del martirio (Pietro il Sicil. p.
760).
[26] Pietro il Siciliano (p. 579-767) racconta questa persecuzione con
gioia e in tuono di scherzo. _Justus_ justa _persolvit._ — Simeone non
era τιτος, _Tito_, ma κητος, _Ceto_, (convien dire che la pronunzia di
questi due vocaboli fosse all'in circa la stessa), una grande balena che
sommergeva i marinai caduti nell'errore di crederla un'isola (_V._
Cedreno p. 434-435).
[27] _Se gl'Imperatori Greci iconoclasti fossero stati indulgenti verso
i Paoliziani, siccome questi avevano alcuni errori comuni co' Manichei,
i Monaci già padroni degli animi de' sudditi, gli avrebbero al solito
accusati di manicheismo; cotale accusa avrebbe prodotto il tristo
effetto di sollevazioni, e di nuovi mali, che i saggi e forti governi
d'oggidì sanno allontanare da' loro Stati contenendo il Clero nei doveri
di sudditanza._ (Nota di N. N.)
[28] Pietro il Siciliano (p. 763-764), il Continuatore di Teofane (l.
IV, c. 4, p. 103, 104), Cedreno (p. 541, 542, 545) e Zonara (t. II, l.
XVI; p. 156) narrano la ribellione e le imprese di Carbeas e de' suoi
Paoliziani.
[29] Otter (_Voyages en Turquie et en Perse_ t. II) giusta ogni
apparenza fu il solo tra i Franchi, innoltratosi fin nel territorio de'
Barbari independenti, e in Tefrica, oggidì Divrigni: ed ebbe la ventura
di fuggire dalle lor mani accompagnandosi ad un ufiziale turco.
[30] Genesio nel tessere la storia di Crisocario (_Chron._ p. 67-70,
ediz. di Venezia), ne ha dato a divedere qual fosse allora la debolezza
dell'Impero. Costantino Porfirogeneta (_in vit. Basil._, c. 37-43, p.
166-171) parla pomposamente della gloria dell'avo suo. Cedreno (p.
570-573) mostra come fosse privo delle passioni, ma anche delle
cognizioni dei precedenti.
[31] _L'Autore mostra qui la sua non curanza delle risposte che sanno
dare i teologi alle proposizioni simili a questa_ non ha potuto impedire
ec.; _le ricorderemo noi al lettore. I Santi hanno fatto, e possono fare
meravigliose cose, e miracoli; ma siccome essi gli intercedono da Dio, e
siccome vengono fatti, o non fatti, secondo che li meritiamo, o no, così
può avvenire, siccome moltissime volte avvenne, che non sieno fatti
miracoli anche allor quando sembra ragionevole, ed opportuno di vederne
operati: dei nostri meriti poi, o delle nostre colpe, noi non possiamo
esser giudici, e ne viene che quantunque si abbia una buona causa,
siccome era quella contro i Paoliziani, non si ottengano miracoli a
punizione delle colpe nostre, o degli atti nostri._ (Nota di N. N.)
[32] _Ricordiamo al lettore che la ribellione è sempre un atto che
merita punizione, e non trionfo._ (Nota di N. N.)
[33] Συναπεμαθανθη πασα η’ ανθουσα της Τεφθιπης ευανδρια, _venne meno
insieme la florida Fortezza di Tefrica._ Come è elegante la lingua greca
fra le labbra ancor di un Cedreno!
[34] Copronimo trapiantò i suoi συγγενεις, _concittadini_ eretici; e
parimente επλατυνθη η’ αιθεσις Παυλικιανων, _si dilatò l'eresia dei
Paoliziani_, dice Cedreno (p. 465), che ha copiati gli Annali di
Teofane.
[35] Pietro il Siciliano, dimorato nove mesi a Tefrica (A. D. 870) per
negoziare il riscatto de' prigionieri (p. 764), fu istrutto di questa
divisata missione; e ad impedire il trionfo dell'eresia, inviò la sua
_Historia manichaeorum_ al nuovo arcivescovo dei Bulgari (p. 754).
[36] Zonara (t. II, l. XVII, pag. 209) e Anna Comnena (_Alexiad._, l.
XIV, p. 450, ec.) parlano della colonia di Paoliziani e Giacobiti, che
Zimiscè, nell'anno 970, dall'Armenia trapiantò nella Tracia.
[37] Anna Comnena racconta nell'Alessiade (l. V, p. 31; l. VI, p.
154-155; l. XIV, p. 450-457, colle osservaz. del Ducange) la condotta
appostolica tenutasi dal padre suo rispetto ai Manichei, da essa
chiamati abbominevoli eretici, che ella aveva in animo di confutare.
[38] Fra Basilio, capo de' Bogomili, Setta di gnostici che ben tosto
disparve (Anna Comnena, _Alessiade_, l. XV, p. 486-494; Mosheim, _Hist.
eccles._, p. 420).
[39] Matt. Paris, _Hist. major._, p. 267. Il Ducange riporta questo
passo dello Storico inglese in una eccellente nota ad una pagina del
Villehardouin (n. 208), che trovò a Filippopoli i Paoliziani strettisi
in lega coi Bulgari.
[40] _V._ Marsigli, _Stato militare dell'impero Ottomano_, p. 24.
[41] _Bisogna convenire che la Corte di Roma ne' tempi andati si mostrò
avara; ma l'aggettivo tirannica, è eccessivo; quanto poi al dispotismo,
i Papi usavano dell'autorità del loro primato e per determinarlo molto
si questionò; e se alcuni ne abusarono, o ne oltrepassarono i limiti, fu
cosa cattiva. Del resto, noi ora non vogliamo entrare, perchè ne
verrebbe una lunga dissertazione, nelle controversie mosse, e sostenute
ne' famosi Concilj generali di Costanza e di Basilea, intorno l'autorità
del Papa, e dai Concilj, nell'occasione del processo, e della
deposizione del famoso Papa Giovanni XXIII, che fece la guerra non meno
al Concilio di Costanza, che ai due Papi contemporanei Gregorio XII, e
Benedetto XIII. V. Fleury, e Lenfant._ (Nota di N. N.)
[42] _Gesù Cristo, siccome è scritto nell'Evangelo, disse nella Cena,
tenendo del pane in mano, questo è il mio corpo; ma non disse: questo
pane è la figura del mio corpo, perciò il senso figurato, ossia
metaforico delle parole questo è il mio corpo ec., è da rigettarsi, e
devesi ritenere il loro senso naturale, e letterale. Il Testamento
Nuovo, in tutti i luoghi ne' quali fa menzione di questo atto di Cristo
nella Cena, parla con termini, che presi in senso naturale e letterale,
esprimono, coerentemente alle parole di Cristo, la presenza reale del
corpo, e del sangue di lui, e perciò la mutazione del pane nel corpo, e
del vino nel sangue di Cristo; non ci parla mai in modo, che il pane, ed
il vino sieno figure, o segni soltanto del corpo, e del sangue di lui,
siccome sostennero indi nell'undecimo secolo, e dopo, i moltissimi
seguaci di Berengario Arcidiacono d'Angers, e maestro di Teologia in
Tours sua patria, e poscia gli Albigesi, e finalmente i dottori
protestanti Lutero, Calvino, Zuinglio ec., in un con tutti i popoli, che
indussero co' loro ragionamenti a cotale errore. Dunque la credenza del
cangiamento, ossia della transustanziazione ebbe origine dalle parole di
Cristo, e non fu una innovazione della Chiesa romana, ossia d'Innocenzo
III nel Concilio generale di Roma l'anno 1215, cui vuol alludere
l'Autore: riferiremo poi le nuove espressioni definitive d'Innocenzo, e
del Concilio intorno l'Eucaristia._
_Per poter pigliare le parole riferite nell'Evangelo questo è il mio
corpo ec. in senso figurato, e sostenere, che il pane eucaristico (ossia
pane di rendimento di grazie pel mistero della Redenzione) sia soltanto
la figura del corpo, e del sangue di Cristo, sarebbe necessario, o che
Cristo ci avesse fatti avvertiti che prendeva in senso figurato, e
metaforico le espressioni usate (senso di cui spesso si serviva per far
intendere più facilmente dagli ascoltanti le sue lezioni di morale), e
non nel naturale, e letterale, o che queste espressioni, prese in questo
senso, avessero significato un'assurdità sì palpabile, e sì grossolana,
che l'uomo il più ignorante, avesse dovuto accorgersi, che Gesù Cristo
non potea giammai prenderle nel senso naturale, e letterale._
I. _Gesù Cristo ben lungi dal darci questo avvertimento, dispose anzi i
suoi seguaci a prendere le dette parole in senso naturale e letterale,
dicendo loro, prima d'istituire l'Eucaristia colle parole stesse_, che
la sua carne era cibo, che il suo sangue era bevanda; _aveva di più
promesso loro di dare ad essi questo pane, e gli Ebrei udendolo dir ciò,
si chiedevano l'un l'altro, come potrebbe dare a mangiar loro la sua
carne; e Gesù Cristo, avendoli uditi, non rispondendo a questa
interrogazione, ripetè, che la sua carne era cibo veramente, ed il suo
sangue bevanda veramente, e che se non mangiassero la carne del figlio
dell'uomo, e non bevessero il suo sangue, non avrebbero la Vita Eterna._
II. _Non si può dire, che il senso naturale, e letterale delle parole
questo è il mio corpo ec., onde fu istituita l'Eucaristia, contenga
un'assurdità palpabile, o una contraddizione aperta, di modo, che udendo
le parole stesse, la mente lasci il senso letterale, e s'appigli al
figurato, perchè in tal caso i Cristiani non avrebbero mai creduto alla
presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel pane Eucaristico;
inoltre sembra che non si avrebbe potuto stabilire giammai questa
credenza, questo dogma, o almeno si avrebbe udito fra Cristiani, ne'
primi secoli, dei reclami contro di esso, ed i più si sarebbero
appigliati al senso figurato. Al contrario, quando Berengario combattè
questa credenza, questo dogma della presenza reale, i Cristiani vi
credevano, nè pensavano, che l'Eucaristia fosse la figura, il segno
soltanto del corpo di Cristo. Non si trova che alcun scrittore
ecclesiastico, che alcun vescovo si sia giammai lamentato, che
s'introducesse al suo tempo un'idolatria condannabile, perchè si
adorasse Gesù Cristo, come realmente presente, sotto le apparenze del
pane e del vino. (Perpetuité de la foi, vol. in 12, pag. 23)._
_Rilevasi dagli scritti de' Padri dei primi secoli, ch'essi prendevano
le parole di Cristo_ questo è il mio corpo ec. _nel senso naturale, e
non nel figurato, e che quindi credevano alla presenza reale. Non
conviene in ciò appigliarsi ad un picciolo numero di passi delle loro
opere per assicurarsi della loro opinione, bisogna prendere tutto il
contesto de' luoghi dove hanno parlato di ciò. Dunque se talora si
leggerà, che i Padri abbiano dato al pane Eucaristico il nome di segno,
d'Immagine, di figura, non si conchiuderà, che non credessero alla
presenza reale (N. Ales. t. 2, l. I)._
_Per le parole della consacrazione, la sostanza del pane, e dal vino è
mutata, secondo i Padri, nella sostanza del corpo e del sangue di
Cristo; ma questo corpo, e questo sangue non si vedono: i sensi non
sentono che le specie del pane e del vino, e perciò esse, dopo la
consecrazione sono i segni del corpo di Gesù Cristo; ecco come il pane,
ed il vino sono i segni del corpo e del sangue di Cristo._
_Pascasio monaco, e poi abate di Corbia, diede origine all'errore di
Berengario verso la fine del secolo nono, avendo composto poco prima per
l'istruzione de' Sassoni (che la forza di Carlomagno costrinse a farsi
Cristiani, mettendone a morte molte migliaia, che non vollero rinunciare
alla lor religione) un trattato del corpo e del sangue di Cristo:
stabiliva la presenza reale, e sosteneva che il corpo, che noi
riceviamo, e mangiamo nel pane Eucaristico è quello stesso nato da
Maria, e ch'era stato appeso alla croce, e che noi beviamo quel sangue
uscito dal Costato di Cristo. Sebbene Pascasio seguisse la credenza de'
Cattolici, non v'era il costume di dire formalmente queste cose. Questa
maniera di esprimersi ebbe de' contraddittori; egli la sostenne; la
controversia menò rumore, e durò finchè Berengario prese ad esaminare lo
scritto di Pascasio, ed i libri de' suoi oppositori._
_Berengario, vedendo che il pane ed il vino conservavano dopo la
consecrazione le proprietà e le qualità che avevano prima, e che davano
tanto prima, che dopo i medesimi effetti, affermò che il pane, ed il
vino non erano il corpo, ed il sangue di Cristo, siccome diceva
Pascasio. Sostenne, ed insegnò, che il pane, ed il vino non si
cangiavano; ma non negò la presenza reale, secondo il senso naturale e
letterale delle parole di Cristo; sosteneva che il pane, ed il vino
contenevano il corpo ed il sangue di lui, perchè il Verbo si univa al
pane ed al vino, e che per tale unione, il pane, ed il vino divenivano
poi il corpo ed il sangue di Cristo, senza che la loro natura, e la loro
essenza fisica si mutassero._
_Berengario insegnò queste cose nella scuola di Tours, e le sostenne in
una lettera, che, letta in un Concilio di Roma fu condannata, e l'Autore
scomunicato, ed essendolo stato nuovamente, timoroso si ritrattò, visse
ritirato, e morì intorno l'anno 1088._
_Ma l'errore di Berengario fu sostenuto dal gran numero de' suoi
discepoli, che presero il nome di Berengariani. Non istettero attaccati
all'errore del maestro, andavano innanzi con arditi ragionamenti: tutti
riconoscevano col maestro, che il pane ed il vino non si cangiavano; ma
molti non potendo concepire, che il Verbo si unisse al pane ed al vino,
come aveva detto Berengario, conchiusero che in nessun modo il pane, ed
il vino non erano il corpo ed il sangue di Cristo, e che non ne erano,
che la figura, il segno; quindi negarono compiutamente il cangiamento._
_Benchè condannato, l'errore si sostenne e si divulgò moltissimo in
Francia, in Alemagna, ed in Italia. Presero i Berengariani da Alby in
Francia, loro centro, il nome di Albigesi. Essi inoltre non volevano
tollerare le grandi ricchezze, e la potenza del Clero, giunte
all'estremo, e sostenevano non doversegli pagare le decime; la qual cosa
fu sostenuta anche dal povero Arnaldo da Brescia, fatto miseramente
bruciar vivo dal Papa Adriano IV. Per verità, i vizj, e i disordini del
Clero erano al colmo: vendevasi ogni cosa nelle Chiese; gli Albigesi
generalmente erano poveri, e di poche fortune, e regolati._
_Rammentando con rammarico i moltissimi Albigesi bruciati vivi dagli
Arcivescovi di Tolosa e di Lione, e l'armata de' crocesegnati,
raccoltasi per pigliar la promessa indulgenza, comandata dall'Abate de'
Cisterciensi, Legato del Papa, e da' Vescovi, che trucidò, o bruciò
(Istoria di Linguad.) furiosamente in Bezieres, settantamila persone,
donne, vecchi, uomini, fanciulli, veri, o creduti Albigesi, lo
stabilimento del tribunale de' Padri Inquisitori, che scorsero le
province, scomunicando, e bruciando Albigesi, per molti anni, onde di
loro non rimase che il nome, e la lagrimevole istoria, e ritornando al
punto di Fede, al dogma, il Concilio generale di Roma, l'anno 1215,
presieduto dal Papa Innocenzo III, lo confermò, e stabilì contro i
Berengariani, e contro gli Albigesi, usando in modo di spiegazione la
parola transustanziazione, che cangiamento di sostanza significa, con
queste espressioni._
«In qua (ecclesia) idem ipse sacerdos, et sacrificium Jesus Christus;
cujus corpus, et sanguis in sacramento altaris sub speciebus panis, et
vini veraciter continentur: transubstantiatis pane in corpus, et vino in
sanguinem, potestate divina, ut at perficiendum mysterium unitatis
accipiamus ipsi de suo quod accepit ipse de nostro.» (Labbe Collectio
Concil.)
_E Bossuet dice a questo proposito a' Dottori protestanti._ «Puisqu'il
étoit convenable, ainsi qu'il a été dit, que les sens n'aperçussent rien
dans ce mystère de foi, il ne falloit pas qu'il y eut rien de changé à
leur égard dans le pain, et dans le vin de l'Eucharistie. C'est pourquoi
etc.» _Bossuet_: Exposition de la doctrine p. 105, _picciolo libro
scritto in vano con molta abilità ed avvedutezza per persuadere ed
attrarre i protestanti all'unione co' cattolici. Chi poi volesse vedere
distesamente come rispondano i teologi cattolici alle obbiezioni de'
teologi protestanti (raccolte specialmente nell'Opera del dottore
Eduardo Albensino) legga ne' Corsi di Teologia dogmatica i capitoli
dell'Eucaristia, o l'Opera_ Variazioni ec. _di Bossuet, giacchè i
Protestanti sostennero, e sostengono lo stesso errore de' Berengariani,
e degli Albigesi intorno il pane, ed il vino dopo le parole della
consecrazione. Gli Albigesi furono distrutti, come detto è, ma i
Protestanti per le loro vittorie contro l'Imperator Carlo V, e per
l'editto nomato_ Interim, _che fu costretto a dare, prosperarono,
estesero, e rafforzarono la Riforma in molte regioni considerevoli
dell'Europa._ (Nota di N. N.).
[43] Il Muratori (_Ant. Ital. medii aevi_, t. V, _Dissert._ 60, p.
81-152) e il Mosheim (p. 379-382, 419-422) discutono partitamente quanto
si riferisce ai Paoliziani che posero dimora nell'Italia e nella
Francia. Ma entrambi gli autori ommisero nelle precitate opere un passo
osservabilissimo di Guglielmo di Puglia, che in modo ben chiaro segnalò
i Paoliziani, descrivendo una battaglia accaduta fra i Greci e i
Normanni nell'anno 1040 (_in_ Muratori, _Script. rerum Italic._, t. V,
p. 256):
_Cum Graecis aderant quidam, quos pessimus error_
_Fecerat amentes, et ab ipso nomen habebant._
Ma lo stesso Muratori conosce sì poco la dottrina de' Paoliziani, che la
converte in una specie di Sabellianismo o di Patripassianismo.
[44] Il nome di _Bulgari, B-ulgres, B-ugres_, non indicava che un
popolo; i Francesi ne han fatto un termine di vilipendio, a mano a mano
applicato agli usurai, e a coloro che commettono peccati contro natura;
fu dato il nome di _Paterini_, o _Patelini_, a quegli ipocriti che hanno
un linguaggio adulatorio e melato, siccome il protagonista della
vaghissima burletta, _l'avvocato Patelin._ (Ducange, _Gloss. latin.
medii et infimi aevi_). I Manichei venivano anche nomati _Chatari_ o
_Puri_, corrottamente _Gazari_ ec.
[45] Il Mosheim (p. 477-481) offre un'idea giusta, benchè generale,
delle leggi emanate, della Crociata bandita contro gli Albigesi, e della
persecuzione che sopportarono. Se ne leggono le particolarità presso gli
Storici ecclesiastici antichi e moderni, cattolici e protestanti, fra'
quali il più imparziale e moderato di tutti è il Fleury.
[46] Gli atti (_Liber sententiarum_) della Inquisizione di Tolosa (A. di
Cristo 1307-1323) sono stati pubblicati dal Limborch (Amsterdam 1692), e
li precede una Storia generale della Inquisizione. Meritavano essi un
autore più dotto e migliore nella critica. Non essendo lecito calunniare
nè il demonio, nè il santo Ufizio, farò osservare a questo proposito
come, in una lista di rei che tiene diciannove pagine in foglio,
solamente quindici uomini e quattro donne siano stati consegnati al
braccio secolare.
[47] _I nomi di Zuinglio, di Lutero, di Calvino sono pronunciati con
lode e riverenza, da alcuni popoli della Germania, della Svizzera,
dell'Olanda, dell'Inghilterra, della Svezia ec. che pervennero a
persuadere, ma non lo sono dagli altri popoli dell'Europa, che rimasero
cattolici._ (Nota di N. N.)
[48] _Se i dottori protestanti adottarono molti errori, ritennero però
la credenza a' misterj principali dell'Unità, e Trinità di Dio,
dell'Incarnazione ec._ (Nota di N. N.)
[49] Il Mosheim, nella seconda parte della sua Storia generale, racconta
le opinioni e la condotta de' primi riformatori; ma dopo avere fin lì
tenuta la bilancia con occhio sicuro, e mano fermissima, incomincia,
d'allora in poi, a farla inclinare a favore de' Luterani, suoi
confratelli.
[50] _Gesù Cristo è venuto a riformare, a perfezionare non ad abolire la
legge di Mosè, data pure da Dio; egli disse,_ non veni solvere legem sed
adimplere. (Nota di N. N.)
[51] _La transustanziazione è un mistero, è una cosa di Fede, e perciò
deve credersi sommessamente, e non bisogna ragionarvi sopra: siccome poi
in cotale cangiamento rimangono le specie, ossia le apparenze del pane e
del vino, anche per dichiarazione del Concilio stesso di Roma dell'anno
1215, così la testimonianza de' sensi non fa ostacolo alla credenza del
cangiamento suddetto, che presso i protestanti, e gl'increduli. È
naturale poi che a' dottori protestanti facessero impressione le parole
di Gesù Cristo hoc est ec. riferite nell'Evangelo, perchè ammettevano,
del pari, che i Cattolici, le decisioni, e spiegazioni dei Concilj
generali del quarto e del quinto secolo, e quindi credevano, siccome
credono, che Gesù Cristo sia Dio: non conterranno verità le parole di
Dio? la contengono, dissero i dottori protestanti, ma nello spiegare le
parole, che la contenevano, errarono con sottili ragionamenti su i
vocaboli, sull'uso delle metafore, fatto spesso da Gesù Cristo, e con
confronti d'altri passi del Nuovo Testamento, perchè vollero, e
pretesero riformare, in iscambio di conformarsi alla tradizione, ai
Padri, ai Concilj ed ai Papi, e di credere sommessamente._ (Nota di N.
N.)
[52] In modo più spiegato e compiuto accadde sotto il regno di Eduardo
VI la Riforma della Inghilterra; ma una formale e violenta
dichiarazione, che contro la _Presenza reale_ conteneasi negli articoli
fondamentali della Chiesa Anglicana, venne cancellata dall'originale per
piacere al popolo, ai Luterani, o forse anche alla regina Elisabetta
(Burnet's _History of the Reformation_, vol. II; p. 82-128-302).
[53] _Intorno a tutte queste materie si deve ammettere, e credere ciò
che insegna la Chiesa generale, spiegando di pien diritto il Nuovo
Testamento, di cui come si sa, fanno parte le lettere di S. Paolo._
(Nota di N. N.)
[54] _È noto a' dotti, che i teologi e filosofi, detti scolastici dal
secolo duodecimo, e dopo, movevano nelle scuole sottili quistioni, che
sostenevano furiosamente con forme sillogistiche, e con vane parole da
essi adoperate invece di ragionamenti. Facevano una moltitudine di
definizioni, e distinzioni, sostenevano pertinacemente una ridicola
guerra di sillogismi, senza avere bene spesso cognizioni, e idee
positive della materia che trattavano, e dopo una lunga scena, i
questionanti stanchi dal combattere, ma nè vinti, nè vincitori, nulla
avevano imparato, e concluso. La Logica e la Filosofia d'oggidì, dopo i
Loke, i Baconi, i d'Alembert, i Condillac, sommi uomini, fondate
sull'osservazione, sull'esperienza, su i fatti, sul retto uso della
ragione, sull'analisi della cose, e delle idee, mandò in dileguo la
Scolastica. Quanto ai Padri della Chiesa, ve ne furono alcuni le cui
opinioni furono condannate, per esempio Origene e Tertuliano, dai
Concilj, e perciò se taluno di loro prepararono alcune sottili
quistioni, non è questo un appoggio a' dottori protestanti, per non
conformarsi alle spiegazioni, e decisioni de' Concilj._ (Nota di N. N.)
[55] _Il Cattolico deve dire entusiasti dell'errore._ (Nota di N. N.)
[56] «Se non vi fossimo stati Lutero ed io, diceva il fanatico Whiston
al filosofo Halley, rimarreste ancora in ginocchione dinanzi ad una
immagine di S. Vinifredo».
[57] _Il Cattolico deve ritenere tutto ciò, che gl'insegna la Chiesa
cattolica, cioè i Concilj, e se i dottori protestanti hanno levato via
molte cose da questo insegnamento, ciò non riguarda che i popoli,
ch'essi venivano a capo di persuadere, e nulla i Cattolici. Quanto poi
alle Indulgenze, ecco ciò che ci dice il Bossuet_: «Quand donc elle (la
Chiesa) impose aux pêcheurs des oeuvres pénibles, et laborieuses, et
qu'ils les subissent avec humilité, cela s'appelle satisfaction, et
lorsqu'ayant égard ou à la ferveur des pénitens, ou à d'autres bonnes
oeuvres, qu'elle leur prescrit, elle relâche quelque chose de la peine,
qui leur est due, cela s'appelle Indulgence.» _Exposition de la doctrine
de l'Eglise Catholique p. 53._ (Nota di N. N.)
[58] _L'autore qui allude al culto delle Immagini, da noi già altrove
spiegato, ed al culto esteriore prestato da' Cattolici. Il culto
interiore, ch'è quello solo, che rendono a Dio i protestanti, e ch'è
pure reso da' Cattolici, non basta; vi vuole anche il culto esteriore,
ch'è quello che prestiamo col corpo essendo pure l'uomo un composto
d'anima e di corpo: l'unione delle due parti del culto lo rendono
perfetto._ (Nota di N. N.)
[59] _La Chiesa Cattolica vuole che si sia soggetto a questa catena
d'autorità; di già la Teologia è fondata sull'autorità._ (Nota di N. N.)
[60] _La dottrina de' protestanti lascia interpretare a ciascuno la
Sacra Scrittura, ma la dottrina de' Cattolici ciò proibisce
espressamente; nessuno può, secondo la propria privata ragione,
interpretarla e intenderla; questo potere spetta soltanto a' Padri, a'
Papi, a' Concilj, ed il credente deve sommessamente ammettere soltanto
le loro spiegazioni, e rinunciare a quelle che fossero suggerite dallo
spirito privato, ch'è da riguardarsi in ciò siccome una petulanza: così
decretò due secoli e mezzo sono, il Concilio generale di Trento_:
«Praeterea ad coescenda petulantia ingenia, decernit, ut nemo suae
prudentiae innixus, in rebus fidei, et morum ad aedificationem doctrinae
Christianae pertinentium, Sacram Scripturam ad suos sensus contorquens,
contra eum sensum, quem tenuit, et tenet sancta Mater ecclesia, cujus
est judicare de vero sensu, et interpretatione Scripturarum Sanctarum,
aut etiam contra unanimem consensum patrum, ipsam scripturam sacram
interpretari audeat, etiam si ejusmodi interpretationes nullo unquam
tempore in lucem edendae forent. Qui contravenerint per ordinarios
declarentur, et poenis a jure statutis, puniantur.» Sessio 4 Conc. Trid.
_Ordina, il Concilio, che i Vescovi rispettivi debbano dichiarare, e
denunciare coloro, che interpretano la Scrittura, secondo la loro
ragione privata, quand'anche non pubblichino colle stampe le spiegazioni
date, acciò sieno puniti._ (Nota di N. N.)
[61] L'articolo Servet del Dizionario Critico del Chauffepié, è quanto
ho trovato di meglio fra gli scritti che danno conto di questa indegna
ed inumana condanna. V. anche l'abate di Artigny, _Nouveaux Mémoires
d'Histoire_, etc., t. II, p. 55-154.
[62] Move in me più ribrezzo il supplizio di Servet, che non gli
_auto-da-fè_ della Spagna, e del Portogallo. 1. Giusta ogni apparenza,
lo zelo di Calvino era invelenito dall'astio e fors'anche dalla gelosia.
Egli accusò l'avversario dinanzi ai giudici di Vienna, nemici
d'entrambi; e a fine di perderlo con maggior sicurezza, ebbe la viltà di
tradire il sacro deposito di un carteggio particolare. 2. Questo atto di
crudeltà, non fu nemmeno colorato dal pretesto di un pericolo per la
Chiesa, o per lo Stato; perchè dal momento in cui Servet a Ginevra si
trasferì, vi condusse una vita tranquilla; non predicò, non pubblicò
alcun libro, non fece proseliti. 3. Un inquisitore cattolico si
sottomette almeno al giogo ch'egli medesimo ha imposto; ma Calvino
trasgredì quella sublime massima di fare agli altri quanto vorremmo
fatto a noi stessi; massima che io trovo in un tratto morale d'Isocrate
(in Nicocle, t. I, p. 93 ediz. Battie), e che precedè di quattro secoli
la pubblicazione dell'Evangelo. Α πασχονκες υφ’ ετερων οργιζεσθε, ταυτα
τοις αλλοις μη ποιειτε _Non fate agli altri quello, per cui v'adirate,
soffrendolo dagli altri._
[63] _V. Burnet, vol. II, pag. 84-86. L'autorità del primate soggiogò il
senno e l'umanità del giovine monarca._
[64] Erasmo può venire considerato come il padre della Teologia
nazionale. Ella sonnecchiava da un secolo, allorchè la tornarono in
onore nell'Olanda gli Arminiani, il Grozio, il Limborch e il Leclerc: in
Inghilterra il Chillingworth e i Latitudinarj di Cambridge (_Hist. of
own Times_, vol. I, p. 261-268, ediz. in 8), Tillotson, Clerke, Hoadley
ec.
[65] _La libertà di coscienza veramente non si oppone allo spirito della
religione Cristiana. Quanto poi alla tolleranza, ella è o civile, o
ecclesiastica: la prima che consiste soltanto nel non perseguitare
alcuno per motivo di religione, che non fu a grande sventura ammessa ne'
secoli di fanatismo, e di barbari costumi, e quindi furono immolate a
migliaia, e migliaia le misere vittime, e ne vennero tanti, e lunghi
disastri, è oggidì pe' progressi della filosofia, della ragione e
dell'umanità, uno de' principj fondamentali di tutti i Governi, ed è un
vero benefizio: la tolleranza ecclesiastica poi, che esigerebbe una
lunga dissertazione, consiste nel non prevalersi, per contenere nella
credenza, e nel rispetto della religione i Cristiani cattolici, che dei
mezzi, e dei metodi prescritti dall'Evangelo in quel luogo_: Sit tibi
tanquam Etnicus, et publicanus si ecclesiam non audierit. (Nota di N.
N.)
[66] Duolmi osservare che i tre filosofi del secolo passato, Bayle,
Leibnitz, e Locke, segnalatisi nel difendere sì nobilmente i diritti
della tolleranza, fossero laici, e filosofi.
[67] V. l'eccellente capitolo di Sir Guglielmo Temple, intorno la
Religione delle Province Unite. Non so perdonare al Grozio (_De rebus
belgicis, Annal._, l. I, pag. 13, 34, ediz. in 12), l'avere approvate le
leggi imperiali che alla persecuzione si riferiscono, e serbati i suoi
biasimi al solo tribunal sanguinario della Inquisizione.
[68] Sir Guglielmo Blackstone (_Commentaries_, vol. IV, p. 53, 54),
dilucida la legge inglese qual fu posta all'atto della Rivoluzione.
Severa non solamente contro i Papisti e coloro che negano la Trinità,
essa lascerebbe un campo bastantemente ampio alla persecuzione in
generale, se lo spirito della nazione non fosse più forte di cento atti
del Parlamento.
[69] _Essi s'avvedono con dispiacere che l'audace spirito di ricerca
seco trae facilmente una poca credenza alla rivelazione, e può condurre
al deismo. Ognun sa che gli Arminiani, gli Ariani, i Nestoriani, i
Sociniani, hanno rotta la catena de' misterj creduta da' Cattolici, e si
andò avverando ciò che aveva preveduto S. Paolo_: in novissimis
temporibus discedent quidam a fide, attendentes spiritibus erroris etc.
[70] Denunzio alla pubblica considerazione due passi del dottore
Priestley, i quali scoprono a che intendano realmente le opinioni di
questo scrittore. L'uno di essi (_Hist. of the Corruptions of
Christianity_, vol. I, p. 275, 276) dee fare tremare il sacerdozio,
l'altro (vol. II, p. 484) la magistratura.