Capace di tutto per il suo spirito di contradizione contro sua madre!

Anche di fare il repubblicano o l'albertista.

RIENZ.

Va sempre a caccia con quel Fratti... Con quel vostro dottore?

TERESA stizzita.

Mio dottore? che dottore!... Veterinario! Non gli ho mai fatto curare

altro che la servitù! Francesco!

indicandogli l'altro vaso che ha empito di

fiori.

Sotto lo specchio!

Mette i fiori che sono rimasti nel cesto,

in una coppa d'argento, in mezzo al

tavolino.

ANNA legge il titolo di un altro volume.

«_I dolori del giovine Werther_... Firenze — Le Monnier.»

CÉZKY scrivendo: con evidente allusione.

Questo libro invece lo rileggerò io! Werther e Jacopo Ortis! Nella

mia anima, quanto della loro anima... Nel loro dolore quanto del mio

dolore.

ANNA con vivacità.

Signor Cézky! Siamo forse da capo?

CÉZKY fingendo di scrivere, mormora alcune parole delle lettere

dell'Ortis.

«Ho amato! Tu stesso, tu mi hai presentata la felicità; tu l'hai

abbellita de' raggi dell'infinita tua luce! ma dopo mille speranze ho

perduto tutto!»

TERESA rovesciando sul tavolino i pochi fiori che sono rimasti nel

piccolo cesto e dando il cesto vuoto a Francesco.

Prendete, andate pure.

ANNA prende un libro lo apre e legge:

Luna, romito, aereo

Tranquillo astro d'argento,

Come una vela candida

Navighi il firmamento,

Come una dolce amica

In tua carriera antica

Segui la terra in ciel!

A voi!

scendendo dallo sgabello.

Leggete, invece, questi bei versi, per rasserenarvi.

RIENZ sempre passeggiando, si avvicina ad Anna.

Si può sapere, contessa, qual lavoro avete immaginato per impiegare il

vostro tempo e per farlo perdere al segretario di vostro marito?

ANNA con freddezza.

Il catalogo de' miei libri!

Si volta subito e prende un altro volume:

dettando a CÉZKY.

Alessandro Dumas: «_Antony._»

RIENZ dopo aver scambiato un'occhiatina ed un sorriso d'intelligenza

con Teresa.

Avete detto bene, duchessa, è una moda, una montatura; idrofobia

romantica, ma passerà, passerà! I _Conti di Lara_, i _Don Paez_, i

_Profughi_, i _Corsari_ da una parte; — le _Parisine_, le _Ermengarde_,

le _Carlotte_ dall'altra, hanno fatto più male ai giovani cervelli del

Lombardo-Veneto, di tutti libri incendiari e proibiti «sotto pena di

morte» — Lo spirito rivoluzionario è entrato nel sangue «al chiaro di

luna» e anche a suon di musica coi _Lombardi_ e col _Rigoletto_! Il

cattivo umore e le cattive digestioni!... Ecco il nemico insidioso al

quale un buon Governo deve tagliare la strada, e noi, invece, abbiano

lasciato prender voga all'etisia! Tisiche le... _demi-mondaines_, come

la _Margherita_ del Dumas, tisici i lions, tisiche le signore! Chi

ormai ha la disgrazia di essere florido, beve l'aceto per diventar

magro e verde.

TERESA ridendo.

Non c'è che dire! Avete quasi ragione!

RIENZ.

Quasi? Proprio così. — I discepoli di quel maestro... capo bandito,

mezzo Fra Diavolo e mezzo Savonarola, che ordisce da Londra le

pugnalate del 6 febbraio dell'anno scorso?... I _fratelli_? I

_cospiratori_?... Tutti stomachi deboli! Dopo teatro, non potendo

cenare, passano la notte cospirando, preparando la rivoluzione!...

pallidi Antony, di un'illusione politica... che vanno a finire sulla

forca! Preparare la rivoluzione!

siede vicino a Teresa.

TERESA sceglie un fiore dalla coppa

d'argento e glielo offre.

RIENZ.

Grazie!

odorando il fiore.

Intanto... le rivoluzioni che riescono non sono quelle che si

preparano, e poi...

sorridendo.

In questo momento? Noi armati fino ai denti, la Francia in piena

reazione monarchica e il Piemonte costretto, pare, a metter giudizio!

TERESA.

Quel... Cavour, veramente, che roba è?

RIENZ alzandosi vivamente, e facendo con la mano il gesto stizzoso,

particolare ai tedeschi.

Un piccolo Metternich _frondeur_, che se vorrà ostinarsi a fare

l'Italia, finirà col disfare il Piemonte!

a Teresa: più sottovoce.

Volete scommettere, Teresa? Fra un anno sarete a Milano,

festeggiatissima!

TERESA.

Credete? Davvero?

RIENZ.

Leggete il loro giornale! I poeti, i critici del crepuscolo, dopo

il fiasco tragico del 6 febbraio cominciano ad averne abbastanza

dell'«utopista» di Londra o di Lugano!... del cospiratore banchiere che

col «prestito nazionale» ha vuotate loro anche le tasche!

ridendo e sedendo di nuovo.

Ah! Ah! È scoppiata la discordia fra i due «Carlett... Carlucc...» come

dite?

TERESA.

_Carlöè._

RIENZ.

Fra i due Carlöe, il Cattaneo _federalista_ e il Tenca _unitario_! Ah!

Ah! Il _Crepuscolo_! Benissimo! Soltanto, il loro, non è il crepuscolo

che si vede prima del levar del sole... è il crepuscolo del tramonto:

l'ultimo barlume del romanticismo!

alzandosi.

Ma qui, e a Vienna devono darmi ascolto. Basta con le forche e proibire

«_la bianca luna_». Rimettere in voga l'allegria e rinforzare l'amore!

TERESA.

Lo manderemo a Venezia ai bagni di mare!

RIENZ.

Sapete, Teresa, che cosa mi ha detto lo stesso conte di Metternich?

— «Quei poveri Lombardoveneti, noi li abbiamo troppo annoiati!» —

Filosofia, profonda! — I popoli, sono come le donne e le donne si

vincono divertendole, e vi tradiscono... sopratutto quando le annoiate!

FRANCESCO si presenta sull'uscio di mezzo.

La carrozza di sua Eccellenza!

TERESA.

Così presto?

RIENZ.

Sono a pranzo dall'Arciduca. Devo essere alla «Villa del Pizzo» prima

delle sette!

TERESA a FRANCESCO.

Dite al cocchiere di andare avanti al passo e di fermarsi alla «casa

rossa».

Francesco s'inchina ed esce.

Ho la prescrizione del medico — il mio! — di fare un'ora di

passeggiata, tutti i giorni! Suvvia datemi il braccio, uomo...

guardandolo con affettuosa e con tenera

galanteria.

molto divertente!

rivolgendosi ad Anna.

Vieni anche tu, Anna?

CÉZKY sottovoce alla contessa, sempre fingendo di scrivere.

No!... Rispondete di no!

ANNA fa un atto di collera contro Cézky: poi fermandosi, a Teresa.

Devo salire un momento...

Stringe la mano al Conte di Rienz con

molta sostenutezza. Il Cézky, alzatosi

in piedi, s'inchina profondamente, poi

corre innanzi, spalanca i due battenti

dell'uscio, e s'inchina una seconda

volta.

TERESA mentre aiutata da Rienz si accomoda lo scialle.

Mia nuora è proprio come me!... Io non ho mai sentito vivamente gli

affetti di famiglia!

RIENZ.

E... Giacomino?

TERESA ridendo.

Quello posso dire che mi è caro come le mie pupille!... Mi costa un

occhio della testa!

CÉZKY chiude l'uscio e rimane vicino alla

soglia.

SCENA II.

CÉZKY ed ANNA.

ANNA fissa il Cézky corrugando le ciglia: questi tenta un istante di

sostenere lo sguardo di Anna, poi abbassa il capo intimidito.

Un tono così imperativo, certi modi io non li tollero!

CÉZKY si lascia cadere sopra una sedia; si nasconde il viso fra le mani.

Oh, le mie illusioni! Il mio sogno!

scoppia in lacrime.

ANNA. nervosissima: guardando inquieta verso l'uscio.

Badate! Possono sentire! Può tornare mia suocera!

CÉZKY si alza, asciugandosi gli occhi:

si avvicina alla scrivania riordinando

macchinalmente alcune carte.

ANNA rabbonita.

Sogno, illusioni!... L'illusione, forse, che io potessi mancare a me

stessa alla mia onestà, alla mia dignità!

CÉZKY.

E al vostro cuore? Adesso non parlate più del vostro cuore!

ANNA.

Abbassate la voce!

CÉZKY.

Perdono, vi domando perdono!... Non badate a ciò che dico, pensate

soltanto a tutto ciò che soffro! — Sono giorni e giorni che io cerco di

vincere la vostra freddezza! Che aspetto questo momento...

ANNA con alterezza.

Parlate dunque! Presto!

CÉZKY.

Ricordate contessa Anna.......

ANNA con atto di insofferenza.

Signor Cézky!

CÉZKY malinconico, sentimentale.

Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare! — Quando sono arrivato qui, il

primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di

un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ciò che c'era

nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei

dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie

coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora

tacere, — forse, — la testa, poteva ancora ragionare. — Vedevo voi, in

cielo: io, in terra. — Che cosa poteva valere per me — povero profugo,

l'oscura nobiltà di mio padre?

con un sorriso di sdegnosa amarezza.

Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa

fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio

presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza,

contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita,

la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e

solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora

spasimo! Siete stata voi, la prima...

ANNA.

No!

CÉZKY.

La prima a venire di là in biblioteca. — Io leggevo i «_Sogni

d'amore_» del Prati, le «_Lettere a Maria_» dell'Aleardi... Balbettavo,

impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate più spesso...

ANNA con sincerità.

Sì, è vero! Questo è vero! E per ciò? Vi vedevo soffrire, vi vedevo

infelice — per questo, — ma soltanto per questo, sentivo per voi

amicizia e simpatia!

CÉZKY.

Sapevate che io passavo le intere notti in giardino, sul terrazzo,

contemplando le vostre finestre...

ANNA.

No! questo no!

CÉZKY.

Lo sapevate, perchè le vostre finestre s'illuminavano e la vostra ombra

appariva dietro i vetri.

ANNA.

Io non vi ho veduto!... Io non pensavo a voi! Lo giuro!

CÉZKY.

Insistendo, insistendo sempre, avete voluto sapere perchè fossi così

triste, perchè sospiravo, e quando finalmente, si sono spalancate le

porte della mia anima con uno scoppio di pianto, voi, per compassione,

s'intende, soltanto per compassione, avete pianto con me!

ANNA.

E anche questo è vero! Mostrandomi con voi gentile, affettuosa, speravo

di calmare la vostra passione, di consolare il vostro dolore, di poter

essere per voi... una sorella.

CÉZKY con dolorosa ironia.

«... Simile alla rosa

Nella mistica val di Casimira!...»

Aleardi! Aleardi!

ANNA.

Ho sperato nella sincerità, nella lealtà della mia stima, della mia

simpatia per voi, e nella mia onestà, che tutto potesse risolversi nel

conforto di una tenera, di una sicura amicizia.

CÉZKY.

Amicizia?...

ANNA.

Amicizia, ispirata dalla... pietà. Dalla pietà per il vostro dolore che

credevo sincero, per il vostro amore che credevo diverso!

CÉZKY fa una risata ironica.

ANNA rivoltandosi.

Infine... Sarò stata leggera, imprudente! Ma qualunque possa essere

il mio torto, — anche se agli occhi vostri io oggi posso sembrarvi

diversa, mutata, io però, vi ho sempre fatto l'onore di fidarmi di voi,

— e non è bello, non è generoso, da parte vostra, il farmene pentire!

CÉZKY.

E lo spingere un uomo alla disperazione? Il farlo diventare pazzo e

credere poi... di potersene sbarazzare comodamente, quando

con gelosia.

il cuore s'inebria di nuove speranze, di nuove gioie? — Questo, sarà

forse bello e generoso, ma... non è prudente.

ANNA con fierezza.

Sarebbe... una minaccia?

CÉZKY.

Forse!

lentamente, fissando Anna che corruga la

fronte, sdegnata.

Nelle lunghe giornate squallide, tristi, quando sola qui, dimenticata,

sentivate il freddo intorno a voi e il cuore intirizzito, allora

avete pur voluto riscaldarvi alle fiamme della mia passione! Adesso

l'incendio divampa! Fuggire, è troppo tardi!

ANNA con collera sprezzante.

Vorreste punirmi per essere stata buona, troppo buona con voi?

CÉZKY.

Buona con me?

con una risata ironica.

Ah! Ah! Ah! Eravate... gelosa e volevate vendicarvi!

ANNA.

Vendicarmi?

CÉZKY.

Vendicarvi! I miei occhi, il mio pallore, che vi dicevano bella, che vi

dicevano cara, vi vendicavano della freddezza, dei lunghi abbandoni di

vostro marito. — Non negate! Non sorridete così! E non sfidate la mia

gelosia! Abbiate, invece, paura della mia gelosia! Oh, è ben diversa

dalla vostra!... Con tanto amore, con tanto desiderio, io, ho appena

sfiorata la vostra mano, con le labbra, una volta! Sono geloso, geloso

di tutto! Dell'aria, di chi vi guarda, di una carezza al vostro cane! —

Oggi, _lui_, è tornato — è qui — forse per farsi perdonare... E voi lo

sperate! Lo leggo nei vostri occhi raggianti!

sottovoce.

È grande il mio amore per voi, ma è ancora più grande il mio odio per

quell'uomo.

ANNA.

Quell'uomo, signore, è il vostro benefattore! il vostro protettore!

CÉZKY.

Ma che protettore, ma che benefattore! Quell'uomo mi ha offerto un...

un posto, ed io gli ho dato in cambio molto di più: il mio lavoro e la

mia intelligenza!

ANNA.

Basta! Non vi posso più ascoltare! Sappiate che oggi, come ieri, come

sempre, io non ho amato, non ho adorato altri che mio marito!

CÉZKY diventando pallidissimo.

Voi, sì... Ma lui... lui no!

con ironia.

Non più gite a Como! Non più caccia! Sfido io la bella farmacista... è

morta!

ANNA.

È falso! Ed è la seconda volta che voi mentite! La signora Ansperti è

morta di amore e di dolore un mese dopo che Tito Ansperti fu condannato

a morte e giustiziato!

CÉZKY.

Chi ve l'ha detto?... Lui? il signor conte?

ANNA.

Un prete, un degno sacerdote, Don Carlo Morelli. E me lo avesse pur

detto mio...

interrompendosi e fissando Cézky.

il signor conte, gli avrei ugualmente creduto. Egli non ha mai mentito.

CÉZKY con odio e con ira repressa.

Nemmeno io, non ho mai mentito. Lo dicevan tutti a Como! Era la voce

che correva...

prorompendo.

Sì, sì, ho mentito! Ho mentito! Perchè... Per questo devo farvi paura

si lascia cadere sopra una sedia,

pallidissimo, stravolto.

come faccio paura... a me stesso.

ANNA è ancora accigliata, ma poi, mal suo grado, rimane vinta da un

nuovo senso di pietà.

Non vediamoci più per ora. Tornate a Milano. Dimenticatemi. Anch'io

cercherò di dimenticare... questo brutto giorno, e starà in voi, col

tempo il risuscitare in me quel sentimento buono che mi avete ispirato.

si ode di lontano la bubboliera di una

carrozza.

CÉZKY alzandosi.

Vostro marito ritorna!

ANNA.

Andate! Partite, senza farvi vedere! Penserò io a giustificarvi!

Il suono della bubboliera si avvicina

sempre, a mano, a mano.

CÉZKY risoluto.

No.

ANNA con calma, sicura di sè:

Allora ricordate questo: alla vostra prima parola, alla vostra prima

minaccia, sarò io che dirò tutto, io stessa che parlerò al signor

conte.

Cessa il suono della bubboliera. Anna si

volta vivamente per andare incontro al

Lamberti, invece è Giacomino che arriva.

SCENA III.

GIACOMINO e detti.

GIACOMINO entra chiamando.

Anna! Anna!... Benissimo! Eccoti qui!

ANNA.

Non hai incontrata la nonna?

GIACOMINO risponde appena con un cenno al profondo inchino del Cézky.

Appunto perchè l'ho vista da lontano, ho potuto schivarla!

vorrebbe parlare ma è trattenuto dalla

presenza del Cézky.

Per il momento le ho mandato una... letterina!

ANNA.

Ancora il Faraone?

GIACOMINO.

Già! Il Faraone!

sottovoce indicando ad Anna il Cézky.

Mandalo via!

forte.

Vitaliano è qui?

ANNA.

Stamattina è andato a Milano, ma deve tornar presto; se non è già

tornato.

GIACOMINO.

Gli devo parlare per... Te lo dirò poi.

CÉZKY.

La signora contessa non ha altro da comandarmi?

ANNA.

No, grazie!

CÉZKY inchina Anna: inchina Giacomino.

GIACOMINO.

Buon giorno.

ANNA vedendo uscire il Cézky respira con un

senso di gioia.

SCENA IV.

ANNA e GIACOMINO.

GIACOMINO tirando il fiato senza aver badato ad Anna.

Ah... Che peso quel tuo polacco!

ANNA con un'alzata di spalle: ancora irata.

È odioso!

GIACOMINO.

Non fidartene non accettare nè versi nè sospiri.

ANNA.

Che ti salta in mente?

GIACOMINO.

In campagna! In mancanza di meglio! Sembra l'eroe di una ballata

notturna, ma sembra, anche uno scappato di prigione! — Galoppa, Ruello!

Galoppa! Alla larga!

chiamando Anna.

Pst!

con grande mistero.

Giura il segreto.

ANNA.

Che c'è?

GIACOMINO osservandola.

Sei pallida? Hai la ciera stravolta?

ANNA.

Il tempo: un po' di dolor di capo. Che cosa devo giurare?

GIACOMINO.

Il massimo segreto!

ANNA.

Giuro.

GIACOMINO.

Corro io, il rischio di essere chiuso in prigione e chiuso

_aritmeticamente_, come direbbe il Gargantini! — Ho provocato un

ufficiale austriaco alto così e grosso così!

ANNA vivamente.

Scherzi!

GIACOMINO.

Pensa, la nonna, quando lo saprà!

facendo l'atto di infilzare uno, con una

spaccata.

Zzaff... Parte a parte, io lui, o lui me; s'intende.

ANNA.

Dici per scherzo?

GIACOMINO all'orecchio di Anna.

Viva la Repubblica! E viva il re di Sardegna!

ANNA sussultando.

Diventi matto?

GIACOMINO.

Naturalmente l'arte nasconde la politica. Io sono del partito della

Pochini e ho fischiato il ballo «Miranda» e la prima ballerina la

Priora, perchè sono stati imposti dagli ufficiali austriaci. Il

principe Varzis...

ANNA interrompendolo.

Ti batti col principe Varzis?

GIACOMINO accenna di sì, continuando.

... Si sfogava ad applaudire dalle poltrone degli ufficiali, ed io a

fischiare dal mio palco in prima fila. È corsa qualche occhiata, ma

gli ufficiali hanno ricevuto l'ordine severissimo di usare la massima

prudenza... Io, allora, finito il teatro, mi sono appostato all'uscita,

e quando passa il mio barilotto di birra, gli grido forte, guardandolo

in faccia: — Come cenerei volentieri stasera con...

esitando.

L'ho detta troppo grossa! A te non posso ripeterla!

ANNA.

Avanti! Avanti! di su!

GIACOMINO.

Chiudi prima le orecchie... Chiudi almeno gli occhi! Mi fai soggezione!

ANNA.

Presto! Ragazzo che sei! Cos'hai detto?

GIACOMINO.

Come cenerei volentieri con una costoletta... di porco.

ridendo.

E nota: nel dirlo me n'è venuta anche la voglia! Sono andato al Cova e

ne ho subito divorata una, enorme!

ANNA.

Non ti credo niente! Però bada: non si dicono nemmeno per ridere certe

cose!

GIACOMINO.

Per ridere! — Alle undici sono venuti da me i rappresentanti

del principe Varzis, — a mezzogiorno si sono trovati co' miei e

domattina... Zzaff!

ANNA.

Allora... Dio! Dio! Ma che cosa hai fatto?... Ma Giacomino?!... Se non

sai nemmeno batterti!

GIACOMINO.

Stasera mi daranno lezione, in tre.

ANNA.

Ci vuol altro!... Il principe Varzis?... Uno spadaccino!

GIACOMINO.

Mi vuoi proprio bene?

ANNA.

Sicuro che ti voglio bene!

GIACOMINO.

E anch'io, sai? — Oh, se tu non fossi stata troppo vecchia, come

ti avrei sposata volentieri! Del resto, è stata la nonna a trovarti

troppo vecchia; non io! Per me saresti andata benissimo! Figurati, io

volevo cominciare a sposarti fino da quando avevo cinque anni! — Te ne

ricordi? E saresti stata molto più felice con me, che con mio zio! —

L'uomo delle selve!

ANNA.

Non scherzare! Non è il momento!

GIACOMINO.

Sul serio! Come ti avrei amata! Più della Cesira, più dell'Ernestina,

più di donna Eugenia... — Ma che di più! Messe tutte insieme, non

riuscirebbero a dare nemmeno un terzo, nemmeno un quarto, un quinto, un

decimo del grande, dell'immenso amore che ti ho sempre voluto... e che

ti voglio!

ANNA.

Via! Finiscila! E in questo momento!

GIACOMINO.

Appunto: posso confessarti il mio amore perchè sono quasi un morituro.

E se invece sarà morituro quell'altro, io forse dovrò scappare e non ci

vedremo più ugualmente!

ANNA.

E la nonna? La tua povera nonna?

GIACOMINO.

Ti disperi anche per la nonna? Se andate così d'accordo nel non potervi

soffrire?

ANNA.

Ma quando saprà... Pensa di tutta la famiglia non ama che te! E poi,

anche per la cosa in se stessa! Tu, proprio tu, batterti, e batterti

con un ufficiale austriaco!

GIACOMINO.

Sicuro! — È stata per me la mamma, il papà... tutto!

commovendosi.

Ti dico la verità: io non ho la più piccola esitazione, mi sento

fatalista! Soltanto quando penso alla nonna, mi viene un po' la...

malinconia!

ANNA.

Non c'è una via di scampo?... Non si può accomodare?...

GIACOMINO vivamente.

Accomodare?... Diventi matta, Anna? Del resto io mi batto appunto anche

per la nonna! Sfido io! Con quel... conte di Rienz!... E nota che lui,

come lui, personalmente, mi è poi simpaticissimo!... Mah! Come si fa? È

un austriaco e...

con forza.

non c'è cristi!

movimento di Anna.

È di moda! È un verso del Giusti! — Quelli, invece, che non sono

proprio più di moda, sono gli austriaci! Sono andati giù, giù, giù,

tremendamente!

ANNA.

E scegliere proprio il principe Varzis.

GIACOMINO continuando.

Giacchè ero dietro, ho scelto addirittura il più grosso!

ritornando serio.

Ho la nonna, una nonna più che codinona da farmi perdonare!... Povera

nonna!...

cambiando, tornando a ridere e a scherzare.

Non senti qui...

odorando ironicamente.

ANNA.

Che cosa?

GIACOMINO.

Che puzzo d'aquila arrosto?... — Bisogna cambiar aria!

leva di tasca un fazzoletto bianco rosso e

verde: sventolandolo, sbattendolo.

Cambiar aria! Cambiar aria!

ANNA spaventata, glielo strappa di mano per nasconderlo.

Imprudente. Se te lo trovano?

GIACOMINO.

Dammelo!

ANNA.

No!

GIACOMINO.

Dammelo!

ANNA.

No! Corro io stessa ad abbruciarlo, sul momento!

fa per correre via.

GIACOMINO cantando.

«La bandiera dei tre colori — Sempre è stata la più bella...»

ANNA dandogli il fazzoletto e mettendogli una mano sulla bocca.

Prendi! Ragazzo!

GIACOMINO sottovoce.

«Noi vogliamo sempre quella — Noi vogliam la libertà!»

mostrandole le cifre del fazzoletto.

L. M. «Libertà o Morte» — Libertà, s'intende, per il popolo che è in

schiavitù: non per me! Io la libertà, con la nonna, figurati, ne ho

quanta ne voglio!

ANNA.

Ma... e... poi?

con gli occhi pieni di lacrime.

Ti andrà bene!... Sì!... Sì... Lo spero! Ne sono certa! Ma... e dopo?

Se quell'altro rimanesse...

GIACOMINO.

Infilato?

ANNA.

O anche solo ferito gravemente?

GIACOMINO.

In tal caso: galoppa Ruello! Galoppa fino a Torino! Adesso, appena

torna Vitaliano gli racconto la storiella che ho già scritto alla

nonna: ho perduto al giuoco. Si tratta dell'onore, bisogna battere alla

grande cassa della nonna.

commovendosi a mano a mano.

Batterla io stesso... — Sciocchezze... ma sai? Ho paura di

commuovermi... di farle capire qualche cosa... — Invece così, mi darà

la solita strapazzata, io resterò a testa bassa... e poi... Psst!

Partenza!

cambiando, scherzando di nuovo.

A Torino!... Ad arruolarmi!... In cavalleria!... Ohp là là! Ohp là là!

Torino, sai, è una città divertentissima! Un piccolo Parigi!... Ci sono

i famosi veglioni dello Scribe dove le donne si mostrano in perfetto

costume di...

correggendosi.

— Cose straordinarie!

ANNA.

E per scappare?

GIACOMINO.

Questa notte dopo il fatto della costoletta di por... d'agnello, sono

diventato di moda, in un attimo!... Avessi visto al Cova! Poi di sopra,

al Club. — Mi hanno presentato a Emilio Dandolo! — che bel giovine! E

come parla!... Ti dice certe parole, crist...

correggendosi.

E che _lion_! È il Re dei _lions_! L'idolo delle signore! Pensa che è

tisico! Ma tisico proprio davvero!

ANNA.

Rispondimi, invece. E per scappare?

GIACOMINO più sottovoce.

Appunto stavo per dirtelo. Emilio Dandolo ci pensa lui.

ANNA.

In che modo?

GIACOMINO.

Lo saprò... un'ora prima del duello!

battendosi sulla fronte.

Ah, saper Diana! — Ho fatto giuramento di tacere e te l'ho detto! Non

parlerai con nessuno?

ANNA.

No!... Te lo prometto!

GIACOMINO.

Sul tuo onore?

ANNA.

Te lo prometto!

GIACOMINO.

Specialmente con quel Cézky. Quel profugo... ereditario! Perchè il vero

profugo, capostipite, era suo padre!

TERESA di dentro.

Basta così...

GIACOMINO spaventato.

La nonna!... Ha già ricevuto la mia lettera!

TERESA sempre di dentro.

Ti proibisco di difenderlo! Anche la mia pazienza, la mia bontà, hanno

un limite!

presentandosi sulla soglia dell'uscio.

Dov'è questo signore?

SCENA V.

La contessa TERESA, il LAMBERTI e detti.

TERESA vedendo Giacomino.

Si vergogni!

Giacomino rimane sempre a testa bassa.

Vergognatevi! Dieci mila svanziche! Altre dieci mila svanziche?... Non

pago più niente! Sempre l'«ultima volta» e sempre da capo! Adesso basta

e peggio per voi! Il giuoco, la disperazione di tante madri! E sapendo

di darmi un grande dispiacere, un grande dolore! Siete cattivo e siete

testardo. _Tes-tardo!_ — Sì o no?

GIACOMINO accenna di sì col capo.

TERESA.

Come sì? — Difenditi rispondi! Che c'è di nuovo? — Su con quella testa!

vivamente.

Ti senti forse poco bene?

vede gli occhi di Giacomino gonfi di

lacrime.

Sopratutto, lo sai, non voglio scene. L'uomo dev'essere sempre un uomo

e quando ha perduto paga.

al Lamberti.

Gli darai le diecimila svanziche e gli dirai tu, tutto quello che gli

volevo dir io, e che si merita! Tu Anna, vieni con me.

al Lamberti.

Romanticismo: dramma in 4 atti · 第 2 / 5 段