casa di costui a condizioni alquanto migliori dei negri adoperati in
America alla coltura dello zucchero:--gli pagava una lira al giorno,
con obbligo di celebrare la messa, insegnare il latino al ragazzo,
accompagnare la signora, tenere i libri di amministrazione, rispondere
alle lettere, comporre memorie, suppliche, contratti ec., risquotere
le pigioni, badare alla villa e alle ragazze, e la domenica così per
isvago riscontrare la cassa, rivedere i conti ai servi, e leggere la
gazzetta al padrone mentre si radeva la barba...--e tutto questo ed
altre cose ancora per una lira: eppure ci stava; tanto è vero che la
natura crea alcuni enti predisponendoli a patire fino alla morte.
Ora è da sapersi che Don Girolamo da tre mesi indietro aveva ricevuto
ordine di comporre cotesto discorso, ed essendovisi affaticato intorno
due mesi, trenta giorni fa lo aveva consegnato al padrone, messo in
pulito con rara perfezione; ma poichè il padrone ad ogni patto voleva
dare ad intendere essere uno di quelli
che quando
Amore spira noto, ed a quel modo
Ch'ei detta dentro, vo significando;
avendo trovato scritto:--_l'animo commosso da troppo affetto_,--ordinò
a Don Girolamo levasse, mettesse, aggiungesse, tornasse a levare, poi
a mettere; e dopo una tortura di ben dieci giorni cacciò fuori il bel
periodo: «_l'animo all'improvviso commosso da subita piena di affetto
impedirebbe le ornate parole_.--O giovanetti, egregia della patria
speranza, e cura nostra dolcissima, ormai cessarono i tempi nei quali
l'albero della scienza non è più l'albero della vita. Noi vi ponemmo
sopra un cammino ove nulla è tanto alto che a voi non sia dato
sperare, nulla tanto sublime che non vi sia dato conseguire. Il
guardiano di mandrie suine voi vedete giungere al papato; tale altro
semplice fante perviene al regno di Svezia; il figlio di fabbricante
di tele diventa ministro lodatissimo della Inghilterra; lo scalpellino
di Possagno si muta in marchese Canova...--Che più? Napoleone, nato in
umile isola, di piccolo lignaggio, domina il mondo. Su via,
slanciatevi animosi nell'arringo dell'onore in cui vi condusse la
carità quasi per mano, ed io vi prometto superbi destini. Che se per
malignità di fortuna i superbi fati mancassero, rimarrannovi i
generosi. Immaginatevi la creazione come una piramide immensa di cui
la cuspide viene formata dalla Suprema Intelligenza, la base da
sostanze più umili, ma legate insieme da un vincolo di amore: nessuna
può dirsi inutile, ed in qualunque parte piaccia alla Provvidenza di
collocarvi, esultate nel pensiero di rappresentare un frammento
necessario alla macchina portentosa......
--Oh come anche in Siberia a cavare miniere?
--Anche in Irlanda a bagnare di sudore una terra che non offre altro
che sepolcri all'uomo?
--Anche nella China, ove nasci per essere dato in pasto ai cani!
--Anche... e chi sa fin dove avrei moltiplicato le interrogazioni a me
stesso, se non mi veniva fatto di levare gli occhi e guardare il
Presidente per vedere s'ei burlasse. Potenze dei cieli! il suo sguardo
s'incontrò nel mio, e mi sentii le pupille come ferite dal bacino
arroventato... pegno fraterno praticato dagl'imperatori cristiani di
Costantinopoli;--il freddo lungo la spina diventò maggiore, a modo di
Buoso io sbadigliava:
Pur come sonno o febbre mi assalisse,
mi prese nausea grande e languore come alloraquando sorprende il male
di mare: chinai la faccia, e gittai tre boccate di acqua o quattro: nè
qui rimase il parossismo, chè un molesto tintinnio ingombravami le
orecchie, e le arterie delle tempie picchiavano forte come martelli, e
gli occhi vagavano per entro fiumane di sangue. Allo improvviso mi
parve che le fibre e le vene del mio cervello, comunque finissime,
venissero distese sopra un leuto che il Presidente presentava ridendo
alla statua di bronzo di Cosimo I nella piazza del Granduca, e la
statua atteggiata la destra in roncigli di bronzo strappare
acerbissimamente queste mie povere fibre;--piansi di angoscia, e
rilevando disperato la faccia tornai a guardare il Presidente. Egli
non discorreva più; mangiava: aveva davanti un'oliera con olio, aceto,
pepe e sale, e ghermito per le gambe un mazzo di fanciulli, attendeva
a trinciarli con un coltellaccio a modo di sparagi... Oh Dio! costui è
un Polifemo in progresso; invece di mangiare uomini nudi e crudi, se
li divora vestiti e conditi!--e stavo per venir meno.
"_Kelp, ben el kelp_!" proruppe una voce dietro a me che valse a
rompere il fascino: onde io mi volsi, e conosciuto l'uomo, esclamai in
suono di lamento:
"O benedetto chi gli dice: cane e figlio di cane! O se' tu, Zabulone!"
"La tua anima è in pena?"
"Mi circondano le amarezze della morte; salvami, per amore del Dio di
Abramo..."
"Fanciullo incorreggibile, perchè avventurare i tuoi nervi di seta fra
questi pettini da lino?--Vieni all'aria aperta."
"O Zabulone!"--Dopo aver fatto un ampio lavacro di aria fresca per lo
capo e pel seno, io sospirai: "Costui dev'essere Gog e Magog..."
"Egli è un uomo."
"No, Zabulone; è Belzebuth, Belfegor, e Astarot, tutti in un
picchio;--lo spirito degli alti luoghi, la legione che travagliava lo
indemoniato fra le sepolture."
"Egli è un uomo? Perchè calunnii Satana? Rispetto ai vinti! Lucifero
fu scellerato, ma grande ribelle: ardì muovere guerra al trono di Dio,
e nella battaglia rimase fulminato; caduto sopra un mare di fuoco,
quivi sta chiuso dentro la immensa sua ira; e quando rugge, dall'Etna,
dal Vesuvio, dalla Ecla o dal Chirombaco prorompono fiumi di fuoco; e
quando muta fianco, il mondo traballa come un ebbro, l'Oceano
sparisce, e si sprofondano i regni. Ora ti par egli che un Satana
consenta a diventare borsaiolo?--io che lo conosco da molto tempo, mi
guarderei bene da fargli questo torto."
"Chi hai detto conoscere, Zabulone?"
"Il Diavolo e il Presidente..."
Zabulone appartiene al popolo dei Giudei:--i suoi anni sopra questa
terra sono molti, ed io lo venero perchè so che ama il prossimo e teme
Dio. Raccontare com'io lo conoscessi sarebbe troppo lunga storia.
Corre ormai molto tempo ch'ei mi si dice amico, e mi promesse sovente
stringere meco più ampia conoscenza nell'altro mondo; e siccome io
credeva dapprima che gli Ebrei tenessero l'anima morta col corpo,--e
poi perchè senza battesimo le anime non si salvano,--pensai o mi
burlasse, o mi desiderasse capitar male, e volli contradire, ma per
gentilezza mi tacqui. Adesso quasi comincio a sperarlo ancora io,
perchè so di certo, e lo posso giurare, che Zabulone impresta sempre
il suo danaro a mezzo per cento il mese senza provvisione, e qualche
volta anche a meno, non mai a più.--E la mia speranza non suona
eterodossa, perchè sappiamo come Traiano fosse salvo per le preghiere
di San Gregorio Magno, e Stazio poeta per virtù di non so quale altro
Santo. Ora tutta la corte celeste porrà la mano al canapo per tirare
su l'Ebreo, il quale ebbe in costume di accomodare in presto il suo
danaro al sei per cento l'anno.
"Però di Satana"--soggiunse Zabulone--"troppo ci vuole a raccontare
degnamente la storia: se ti basta quella del Presidente, io te la
posso dire..."
"Io te ne prego, Zabulone..."
"Buonaparte!--nota bene che io la prendo larga:--Buonaparte, da
quell'uomo di vasti concetti ch'egli era, intese convertire i mari in
deserti, e farvi perire la odiata Inghilterra, come Palmira o Tebe dalle
cento porte. La Inghilterra vinse, ma il suo nemico la lasciò ferita a
morte nelle viscere. Buonaparte periva, dacchè le vite degli uomini sono
corte, ma quelle dei popoli prima di morire si dibattono in lunga
agonia: le ossa di Buonaparte ora dormono in Francia, ma la sua
maladizione rode i precordii della Inghilterra come l'acqua tofanica.
Adesso, figliuolo mio, vuoi tu sapere chi vinse Napoleone, chi fece
capitare male lo smisurato suo concetto del blocco continentale? Noi
altri tarli.--Ridi? A torto ridi; chè molto minore cosa che non siamo
noi muove guerra alle città, e distrugge gli Dei. I conigli rovesciarono
le mura di Tarragona, e i topi rosero il simulacro di Giove in
Alessandria. Noi mercadanti, noi banchieri, noi contrabbandieri, noi
imperatori del metallo coniato, a cui si curvano i re, fanno di cappello
gl'imperatori, sorridono i papi,--e ce ne vantiamo;--noi potenza lenta,
implacata, implacabile, invincibile, e impalpabile, solleviamo e
precipitiamo chi meglio ci torna.--Io era giovane;--e o mi muovesse
talento di agitarmi, o di raccogliere tesoro, o secreto odio contro uomo
troppo potente e quindi funesto, o insomma pensieri più alti o più bassi
di questi, io mi ridussi a vivere in Malta. Quanto sa l'inferno
immaginare di avaro, di cupido e di audace per adunare tesoro, quivi
sembrava da tutti i venti della terra raccolto in generale adunanza. A
cotesta orribile assemblea pareva che il Signore avesse indirizzato le
parole d'Isaia:--_prendetevi un gran rotolo, e scrivetevi sopra in
istile di uomo: Egli si affretterà a spogliare, egli si solleciterà a
prendere_,--(c. 8, v. 18).--Dai suoi fianchi la isola versava migliaia
di pescicani in sembianza di corsari a percorrere il Mediterraneo
intenti alla preda, frotte di delfini gladiatori studiosi di rompere le
reti del blocco continentale come la lingua della balena: scorrevano
rivi di oro, di fango e di sangue, e intorno ai rivi si affollava
prostesa una moltitudine sitibonda di belve maschi e femmine con
sembianze umane.
Tra queste belve la più atrocemente feroce che io mi conoscessi era
costui...--cotesto tenerissimo Presidente. Al primo vederlo io
dissi:--Costui si chiama _Maher salab Hasbaz_!--Ei venne con moneta di
frode, cuore di pietra, e mani violente: cominciò ad esercitare l'arte
di mezzano di tutto,--merci,--peccato,--delitto... però la fortuna gli
svolazzava d'intorno come mosca molesta; lanciava la mano, e quella si
allontanava irridendolo: quindi più forte riardeva in lui la rabbia
dell'oro.
Tentò una via, e fu questa.--Condusse a fitto una casa, e studio fosse
o ventura, nelle botteghe terrene io notai un oste, uno armaiolo e un
caffè; al primo piano si teneva bisca, al secondo bordello; il terzo
abitò il Presidente, quasi trono condegno alla sua divinità. Quinci
come il ragnatelo dal buco muoveva le fila insidiose della tela.
Certo fondaco inglese, ricco di molti milioni di oro, si fermò a Malta
per raddoppiare smisuratamente gli averi, come persuade la folle
agonia agli uomini. Potente di danari, favorito dal governo, da menti
alacrissime ottimamente diretto, i suoi traffici in breve parvero un
uragano di lire sterline.--Preposto alla cassa era un giovane biondo e
bello e di gentile aspetto, di anni tra i venticinque e i trenta.
Spesso lo vidi circondato da masse enormi di ghinee, di luigi, di
dobloni; e me lo finsi un ebbro che corre intorno all'orlo
dell'abisso, sicchè talora mi venne fatto esclamare:--Dio di Giacobbe,
abbilo in guardia!
Chi lo traesse e come, io non saprei ben dirti, ma e' fu tratto alla
bisca: giuocò danari, ma pochi; lo vinse il fastidio, ed andò via. Il
pesce aveva bucato la rete. Il Presidente immaginò nuova insidia:
tanto vi si adoperò, che lo condussero come bove al macello; ma come
avevano preveduto lo prese la sazietà, e lasciò il luogo: ed ecco
andargli incontro, non la donna dei Proverbi di Salomone,--in assetto
di meretrice, strepitosa, e sviata,--ma una fanciulla cauta di animo,
dimessa nelle vesti, e in sembianza mesta, intenta tutta a ricercare
una moneta smarrita che aveva riscossa per certi pannilini lavati e
stirati:--e non le doleva già la moneta, ma il pensiero che la sua
povera madre, la quale abitava su nelle soffitte, l'aspettava per
comprarne la cena.
Il giovane ebbe pietà della giovane bellissima; e gentile com'era,
volendola aiutare e ad un punto non offenderla, finse unirsi a lei
nella ricerca, e trattosi destramente di tasca una moneta uguale alla
perduta, gliela porse dicendo averla trovata.
Qui sorrisi e grazie da una parte, e dall'altra lunghi sguardi e
benigni, perchè la fanciulla era bella.
E mentre il giovane si partiva, la fanciulla, posto il piede sopra,
inciampò nella sua moneta: fece atto di maraviglia, sembrò esitare un
momento, ma poi chinatasi presto la raccolse, e volgendosi al luogo
donde il giovane si era dipartito, scrollò due e tre volte il capo in
aria beffarda.
Allora il giovane prese usanza in cotesta casa; ma la fanciulla usciva
rado, e in ore diverse. Come aspettarla, e dove?--Quello che non potè
il giuoco lo potè amore. Appena gli restava ora libera, il giovane
correva alla bisca: un servo comprato vigilava su l'andito, e se la
fanciulla veniva, avvisava; ed ella passava, nè tanto spesso da
distrarre il giovane dalle fatali allucinazioni del giuoco, nè tanto
infrequente da disperarlo. La fanciulla, come quella che non era
composta di pietra, a poco a poco resa più domestica, di salvatica che
appariva in prima, porse le orecchie alle proposte dello innamorato
giovane. Dài oggi, dài domani, egli la persuase presentarlo alla
madre: veneranda matrona, vedova di capitano di mare, travolta dalla
fortuna a guadagnarsi con le proprie mani povera ed onorata
sussistenza, col mestiere della stiratora. Nè cotesta strettezza
l'affliggeva per lei, che ormai rassegnata vivevasi nei voleri del
Cielo, e vecchia e inferma sentiva esserle contati i giorni sopra
questa terra; però rincrescerle acerbamente della ragazza troppo più
con delicatura nudrita che al presente suo stato si convenisse, e che
pure, ove il Signore chiamasse lei alla sua pace, poteva peggiorare.
Ah! per cuore di madre quale acerba spina era mai questa!--e la misera
donna celatosi il volto con le mani piangeva lacrime sommesse per non
contristare la figliuola. A mano a mano vennero a mettersi innanzi
parole di matrimonio; ma subito insorsero difficoltà per via della
religione, chè la fanciulla professava religione cattolica, e il
giovane il rito anglicano; e la madre aveva fatto voto alla Madonna di
Loreto che la sua figlia non torrebbe marito ove non fosse puro sangue
ortodosso. La cosa tirava in lungo, e così si voleva: dopo molti
pianti e contrasti, e notti vigili, e giorni disperati, e fieri
proponimenti di morte, alla fine il giovane piegava; egli consentiva
abiurare, a patto che l'abiura rimanesse celata, la quale cosa dopo
non lieve dibattimento gli venne concessa. Vinto questo, ecco levarsi
altro intoppo, e per questa volta non dependente dalla volontà delle
parti. Or come avrebbe il giovane provveduto ai bisogni della futura
famiglia? Con la paga di commesso? Incerto troppo e labile
assegnamento: nè poterlo mai consentire la madre, educata a dolorosa
esperienza; saperlo pur troppo il suo cuore materno com'era dura
angoscia avere figliuoli, e rimasta vedova non trovarsi tanto da
comprare loro il pane.--"No davvero," la dabbene femmina esclamava;
"se la mia figliuola ha da durare povera, è meglio che rimanga
ragazza: a che pro mettere al mondo tanti infelici? La giovanezza
dello sposo non mi assicura; la morte non patteggia con gli anni; ed
anche il mio consorte, buona memoria, mi lasciò da giovane. Nè mi
assicurano meglio la sua capacità e la facilità dei guadagni: altre e
bene altre speranze io ho veduto appassirmi nelle mani! Anche il mio
consorte fu nelle cose marinaresche peritissimo, e dei venti chirati
della nave possessore di undici; e tutto questo un colpo di garbino
irreparabilmente distrusse. D'altronde, ambedue giovani potevano
aspettare: lo sposo attendesse a raccogliere danaro, e intanto si
differissero le nozze...."
Quando Canuto, re di Danimarca, alzava il trono sopra la spiaggia, ed
ordinava all'Oceano si guardasse bene sollevare la sua marea e
attentarsi bagnarlo, davvero era meno stolto di chi si sbraccia a
persuadere due amanti che differiscano le nozze.--Ma se tutto è un
giorno, un'ora, un istante;--ma se il desiderio infiammato può
spegnersi da un punto all'altro;--ma se pittori e poeti finsero le ali
allo amore perchè va via:--e con quale ragione volete voi che
aspettino? Passeggeri sopra cosa che passa, chi mi sa dire se il cielo
domani coprirà la terra? Quando l'amore può aspettare, egli è infermo
come i fanciulli che si astengono da correre: lo colse la gotta, male
da vecchio; l'amore dura vispo e lieto anche venti anni, ma se diventa
vecchio, in meno che non balena eccolo decrepito.
La fanciulla facevasi velo di lacrime alla faccia mansueta. Il giovane
ragiona, prega, e tempesta insieme. La vecchia in mezzo immobile come
il Destino. Il giovane disperato una sera entrò nella bisca; messe
grosse poste, e vinse duegento ghinee: poca cosa, ma bastevole a
sperimentare la fortuna, s'egli è pur vero ch'ella ami i giovani.--Fu
baleno d'inferno, e Mammone penetrò nelle vene del giovane con tutti i
suoi veleni. Da quella sera in poi sedè continuo intorno al tappeto
verde...
Se della probità del banchiere egli dovesse o potesse dubitare non
sapeva; certo però che a fraudare sembrava gli fosse chiusa ogni via.
E poi il banchiere ispirava proprio fiducia: bello di faccia, con
capelli copiosi e biondi egregiamente acconciati sopra la testa,
onesti i modi, lo sguardo benigno, il sorriso innocente; e quando
ripeteva la parola:--"Vado,"--per avvertire che estraeva la carta,
sembrava Gabriel che dicesse:--"Ave!"--Però il giovane, allorchè si
pose a sedere, fisse i suoi occhi dentro gli occhi del banchiere
provocanti, e simili a quelli del duellatore contro al nemico che si
apparecchiano a uccidere; ma il banchiere gli corrispose senza punta
ira, anzi con pietà, come volesse dissuaderlo da porsi all'avventura.
Durante parecchie sere le vicende del giuoco si alternarono ora triste
ora liete: e fu il tormento di Sisifo; dopo avere sospinto il masso
fino al sommo della montagna, tornava a rotolare giù fino alle falde,
ma non tanto avverse da disperarlo, nè tanto felici da renderlo pago:
parve cosa calcolata con sommo accorgimento per accendere con fiamme
inestinguibili cotesta natura piuttosto temperata. Alla fine la
fortuna prese a scoprirglisi a viso aperto contraria: rimesse il
guadagnato, sparvero di un tratto i risparmi raccolti a stento nella
voragine immane, e presto giunse al Rubicone dei cassieri,--alla cassa
del padrone. Bisogna confessarlo, la sua immaginazione non evocò
fantasma a spaventarlo, lui non turbarono le ambagi di Cesare: tanta
cecità lo aveva sorpreso, che si rinvenne mille miglia lontano dalla
riva prima di accorgersi che aveva passato il fiume. Quando se ne
accorse, non era più tempo per tornare indietro; l'amore, la vergogna
e il delitto, come le cagne studiose e conte dell'Ugolino, gli stavano
al fianco incalzandolo al precipizio.
Di tratto in tratto sopra l'onda burrascosa della sua anima le apparve
una sembianza atteggiata a mesto rimprovero,--la sembianza della madre
vedova e lontana; ma egli si affaticò ad annegarla, e l'annegò sotto
sconce libazioni di acqua vite.
Quando il giovane, dopo lunga meditazione, deliberò ingoiare un
bicchiere dello infame liquore a questo scopo,--allo scopo, dico, di
cancellarsi dal cuore la cara e buona immagine materna,--n'ebbe
orrore, e pensò avere commesso un parricidio.
Adesso lo sciagurato non conta più i danari: a piene mani tuffa nella
cassa altrui, a piene mani dà la pecunia sottratta in balía della
fortuna, che se la porta come l'uragano delle Alpi la neve minuta.
Certa notte, dopo una perdita tale che agli stessi giuocatori colà
convenuti pose spavento, sicchè gli avevano fatto cerchio all'intorno
lasciandolo solo, quasi soldato invaso dal furore della morte sopra la
breccia,--la voce del servo che disse: "Signori, il giuoco è
terminato!" gli traforò le orecchie crudele come la operazione del
trapano; traballò a modo di epilettico, e comprimendo un singulto
nervoso ch'ebbe a rompergli la gola, uscì dalla stanza, e si strascinò
verso le scale. Prima di scendere appose la fronte bollente allo
stipite di marmo per ricavarne un po' di refrigerio. Mentre stando
così appoggiato lo assalivano le amarezze della morte, una mano gli
batte lieve lieve sopra le spalle. Il sangue a guisa di lavacro di
piombo fuso lo percorse intero dal capo alle piante ricercandogli ogni
vena più minuta, ogni più sottile vaso linfatico; non ardisce muoversi
nè aprire gli occhi; quando una voce di compassione gli susurra
dimessa:
"Ahi! tristo voi, come siete tradito!"
"Tradito io? E da chi? E come?"
"Se io vi sapessi meno forte, mi parrebbe quasi carità tacere;--ma voi
altri siete spiriti gagliardi, e stasera n'ebbi prova al giuoco,
sicchè non dubito porgervi la medicina: a tutt'altro riuscirebbe
troppo violenta,--ma voi guarirà..."
"Infine parlate."
"Voi amate...?"
"Chi ve lo ha detto?"
"Lo so..."
"Dunque perchè me lo domandate?"
"Avete ragione. Ora dunque sappiate che la fanciulla che voi amate
v'inganna e vi deride;... perchè..."
"Perchè?"
"È pubblica meretrice..."
"Tu menti... O provalo o ti strangolo..."
"Io non mentisco: egli è per bene vostro che mi sono persuaso a
palesarvelo; e in quanto alla prova, animo, mio caro giovane! e
venite."
Questo uomo era nè più nè meno il Presidente.--Non gli fu difficile
condurre seco il giovane prostrato di forza fisica e di volontà, e
mentre lento saliva le scale porgendogli braccio, gli mormorava dentro
le orecchie:
"Qui al secondo piano abitano meretrici: la mala femmina mena vita fra
queste; finse povertà e albergo nelle soffitte, ma ella è delle più
famose del secondo piano, e tiene il luogo accreditato perchè
piacevolona, vaga di burle, e oltre modo disposta a sostenere una parte
in commedia: se capitava in buone mani sarebbe riuscita attrice unica.
La finta madre che le serve da mezzana non vale punto meno di lei. Io so
tutte queste cose per filo e per segno, perchè--figuratevi--sono il
padrone del palazzo."
Giunsero al terzo piano. Il Presidente aperse adagio l'uscio di casa
sua, ed invitò il giovane a entrare. Entravano e si trovavano al buio.
"Voi avete promesso farmi vedere... e qui siamo al buio."--Queste
parole suonavano come se fossero stritolate fra i denti del giovane.
"Silenzio: quello che ho promesso mantengo.--Porgetemi la mano."
Quegli gliela porse. Il Presidente lo condusse in altra stanza; colà
giunto si china verso il pavimento, e cava fuori cautamente un
mattone. Dall'apertura proruppe una luce vivissima... Sorse in piedi,
si accostò al giovane, e gli disse a voce bassa:
"Se vi aggrada... guardate..."
E il giovano guardò, e vide...
Un urlo disperato come di uomo ferito in mezzo al cuore riempie la
stanza. Dopo lunga ora il giovane risensato da grave svenimento si
trova giacente in letto, e vede il Presidente con amorevole
sollecitudine porgergli aiuto. Questi lo vide appena con gli occhi
aperti, Che levate al cielo le mani giunte esclamava:
"Lodato Dio! vi reputava più forte: invece di fare bene, temo avere
commesso troppo gran male, e ne ho rimorso. Figliuolo mio, perdonatemi
per carità... Conosco la esperienza essere stata acerba... capisco che
a queste prove cuore di uomo non regge... ma non vi lasciate vincere
dall'angoscia... coraggio... su via! Verrò a visitarvi... come posso a
consolarvi... perchè sento per voi viscere di padre."
E qui le parole amorevoli unite alle cure benevole furono infinite:
singulti non mancarono nè lacrime, e profferte di accompagnarlo a
casa. Il giovane allo improvviso balzò energicamente da letto; scosse
la testa, e levati gli occhi al cielo esclamò:
"Il Signore mi aiuterà: sento avere dato dentro a inique trame. Ho
traviato molto,--forse troppo; ma non v'ha errore che non possa
ripararsi con la fede in Dio, e col fermo proponimento.--Addio. Voi mi
avete guarito... io vi ringrazio."
E sì dicendo partiva. Il Presidente restava come trasognato, guardando
torvo e a traverso il pavimento; alfine esclamò:
"Cane d'Inglese...--Credevo che per lo meno si fosse gittato dalla
finestra, e invece vi si accomoda dentro come in un letto di rose.
Alla riscossa!"
La meretrice con larga promessa di premio persuasa a tradirlo,
comecchè nella laida sua condizione rimanesse, pure di cotesto forte
amore compiacendosi se ne sentiva lusingata, e fingendo affetto
incominciava ad appassionarsi davvero.--Così la farfalla volando
intorno alla fiamma abbrucia l'ale.--La misericordia non isdegna
raccogliere queste creature purificate,--a patto però che la passione
le purifichi come il fuoco, riducendole in cenere...