Gli Svelti seppero dimostrare per filo e per segno le seguen

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SCRITTI

DI

F.-D. GUERRAZZI.

I NUOVI TARTUFI.

RACCONTO.

FIRENZE.

FELICE LE MONNIER.

1847.

I NUOVI TARTUFI.

«Questa fu la sua fine: ecco le sue virtù. O Muzio, noi rendiamo

omaggio a te che fosti così operoso membro delle nostre adunanze

fraterne, egregio sposo, ottimo padre, eccellente amico, dei poveri

soccorritore larghissimo, consolatore degli afflitti..... Tu non

corresti mai dietro alla gatta altrui se non era più bella della

tua. Tu non divorasti mai i tuoi figliuoli come Saturno, e solo

consentivi che il tuo padrone li affogasse onde non assottigliassero

il tuo mangiare. Animoso difensore della verità, tu avresti dato per

lei la vita se tu ne avessi avuto due. Benefattore dei poveri,

ponevi da parte per loro le teste dei pesci quando ti eri sazio dei

corpi. O amici, sforziamoci imitare questo _filogatto_, onde essere

degni un giorno di lasciarci dietro simili desiderii. Intanto, dormi

in pace, o Muzio, e la terra ti sia leggiera.»

HOFFMANN, _Orazione funebre del gatto Muzio_.

«Da quel caso in poi la mia infanzia scorse per una sterilità

spaventevole di sensazioni..... ed io soprattutto m'irrito contro

gli stupidi genitori che assettano i loro figli negl'Istituti ove

tutte l'educazioni di natura diverse sono tagliuzzate sopra il

modello medesimo.»

HOFFMANN, _Manoscritto del gatto Murr_.

Mi stese la mano,--come tutte le sere quando io lo lasciava sopra la

soglia della sua casa dopo avere percorso più miglia lungo il lido del

mare silenziosi e mesti.

Giovani entrambi, quantunque d'indole, di corpo e di voglie affatto

diverse, una invincibile tristezza ci univa finchè gli durò la vita,

la quale fu breve e senza gioie: egli rassegnato, io ribellante; egli

mansueto, almeno in sembianza, io iroso; egli sazio del presente,

disperato del futuro, io dell'avvenire fidentissimo, e cupido

d'impadronirmi del tempo; egli argomentatore per via di formule, io

pieno di fantasimi; egli pauroso di darsi in balía delle

immaginazioni, io non che inchinevole, lieto di lasciarmi trasportare

dal torrente della fantasia; egli biondo e di sguardo azzurro e

tranquillo, io nero e bieco: e nonostante, la tristezza comune ci

tenne uniti. Così ai tempi del Terrore in Francia il taglio del ferro

congiunse in fondo della paniera con bacio sanguinoso la testa del

nobile e del plebeo, del bello e del brutto, dell'animoso e del

codardo!

Mi stese la mano con la quale egli soleva stringere la mia,--più forte

se alla stretta non aggiungeva parola;--meno forte se l'atto

accompagnava con un saluto di addio, o con un desiderio di rivedermi

il giorno veniente.

Povero amico! l'amarezza infinita che contristò tuoi pochi giorni non

poteva trovare conforto nel mondo, però che non derivasse da obietti o

da casi esteriori, ma sì da incognita, interna, ed arcana scaturigine

del cuore; e come se sapesse che presto avrebbe abbandonato la vita,

così per averla maggiormente in odio pose ogni studio a inacerbire i

disagi fisici e morali, come se essi non fossero di per se medesimi

abbastanza incomportabili.--Nonostante a lui piacque così; e

quantunque di beni largamente provvisto, egli sempre repugnò

adoperarli se non in quanto i bisogni più urgenti della vita

desiderassero. Sofferse il freddo, sprezzò ogni comodo, fu schivo di

masserizie eleganti e di arnesi leggiadri. A un tratto parve

talentarsi di libri, e ne acquistò dei rari; all'improvviso si rimase,

per paura che questa passione lo vincesse, ripetendo il detto

dell'Ecclesiaste: _nella molta scienza è molta angustia, e tutto è

vanità ed afflizione di spirito_.--Nelle vesti procedè squallido oltre

il dovere, se togli i pannilini che costumò sempre candidissimi ed

eletti. Però temendo che da simili abitudini non gli venisse fama di

miseria, tenne usanza di comprarsi panni finissimi e ordinarsi vesti

secondo correva il costume; e se il sarto glieli portava, ei li

chiudeva negli armarii senza darvi più caso; se poi il sarto non li

portava, ed ei li dimenticava.--Un vero santo Simone Stilita, che

logorò i suoi giorni in cima alla colonna. Nella notte che trapassò a

sorti migliori (e fu di mezzo agosto), essendo io solo dei suoi amici

rimasto in camera con lui, aiutato dai servi lo vestii nobilmente di

pantaloni bianchi di rara tela russa, sottoveste di raso operato,

abito di bel panno turchino con bottoni di oro, camicia e fascetta di

battista, e tutto il corredo come se aspettasse in riposo l'ora di

andarsene al ballo. Invero anche nella morte era bello; ed egli parve

desiderarla come il pellegrino stanco l'ombra dei platani paterni

cresciuti su le sponde del rivo.--E dico parve; perchè un

giorno,--pendendo uno specchio alla parete di faccia al letto in cui

giaceva, e alla porta per la quale io entrava,--mi soffermai a

contemplarlo nello specchio, e vidi che piangeva.--Certo io non saprei

ben dire se piangesse il fiore della giovanezza perduta, o per tedio

che la morte ritardasse tanto a scuoterlo giù dall'albero della vita;

pure dacchè stava in potestà sua concluderla, e il modo nè il coraggio

gli mancavano, dubito nol facesse per amore della esistenza, dalla

quale, per quanto sappiamo, non ci è dato separarci senza rammarico, e

forse senza spavento.

E quella sera strinse la mia mano più forte, e non profferì parola; ed

io che, sebbene roso dalla medesima malattia, sopportava gravemente

vederlo per quel modo disfatto dal verme della tristezza, lo richiamai

e gli dissi:

"Ascanio, stasera abbiamo una solennità alla quale potremmo

convenire,--non fosse altro per divagarci..."

"Quale?"

"L'adunanza del Mutuo Insegnamento per la distribuzione dei premii.

Paionmi cose degne di vedersi quei giovanetti in virtù della

istruzione chiamati a nuova vita, e la esultanza dei parenti, e la

carità pubblica..."

"_A egregie cose accendono le urne dei forti, o Pindemonte..._ Va tu

se vuoi; per me non mi lascio prendere a queste lustre..."

"Ma qui non vedo insidia; e tu, o Ascanio, diffidando sempre di tutto

e di tutti, farai come colui che lasciava morirsi di fame per paura di

veleno..."

"Di' piuttosto che per avere bevuto troppo veleno ormai non temo più

tossico.--Io parlo a te senza ira e senza amore, e non vorrei che tu

lo ridicessi a persona, almeno finchè io viva,--_perchè le voglie son

piene già della usanza pessima ed antica, del ver sempre

nemica_,--come avvertiva Messere Francesco. Ora dunque come per me si

poteva considerai attentamente i nuovi istituti, i nuovi metodi di

ammaestrare, e i provvedimenti di pubblico bene e di carità, sotto due

aspetti, per le intenzioni e per le conseguenze, o se vuoi meglio,

nelle cause e negli effetti. Per le intenzioni prima di ogni altra

cosa ho detto:--E chi sono eglino questi che ci danno ad intendere

come nei tempi scorsi non occorressero istituti di pubblica carità?

Gli antichi, mossi dal bisogno maraviglioso di esercitare

misericordia, distinsero le sventure pubbliche non altrimenti che la

botanica classa in famiglie le varie generazioni dei fiori, e

fondarono a sollievo di ciascheduna fabbriche singolari delle quali

noi smarrimmo perfino il nome. Così chiamarono _Xenodochia_ le case

destinate a conforto dei pellegrini stanchi dalla via: _Orfanotrofia_

quelle ove gli orfani nudrivansi ed educavansi: _Nosocomia_ le altre

per gl'infermi: _Ptocotrofia_ ove i poveri trovavano sostentamento:

_Gerontocomia_ ove i vecchi avevano sollievo negli anni estremi della

vita: _Brefotrofia_ ove i neonati e gli esposti si accoglievano. I più

sinceri istituti di carità sorsero dalla mente del popolo, perchè la

sventura è maestra di soccorso agli sventurati: _haud ignara malis

miseris succurrere disco_. Così narrano che il calzolaro Sorore

inventasse gli ospedali, e i facchini di Firenze la Misericordia; ma

non posso astenermi da notare come nei tempi che chiamiamo barbari i

baroni e i cattani del contado si mostrassero larghi di ospitalità ai

pellegrini più abietti e perfino ai Giudei, tenuti a quei giorni in

orrore. Che cosa significa pertanto questa odierna iattanza per avere

fatto poco e male quello che i padri nostri fecero copiosamente e

bene? Che cosa significa questa libidine di appiccare su pei canti i

cedoloni per un poco di carità? Perchè suonare trombe, accendere falò,

e stampare nome, cognome e titoli di questi rivenduglioli di

beneficenza? Qui dentro ho visto vanità somma, e voglia di ostentare

in apparenza quanto si toglieva alla sostanza.--Certa trista femmina,

quasi sempre presidentessa degli Asili infantili, ad una povera madre

che la supplicava di soccorso per nudrire quattro figliuoli in un

giorno che l'era mancato il lavoro, ebbe la svergognata audacia di

rimproverarle la troppa fecondità!--E cosiffatte femmine si danno un

gran dimenío per iscrivere lettere, visitarsi, convocare adunanze, e

trovare di ogni maniera motivi per uscire di casa e frequentare

ritrovi... dove la carità non guadagna e il buon costume scapita...!

Il marito torna a casa, e non trova la moglie: aspetta lungamente e

invano. Ove andava ella? Allo Asilo. Ove si trattenne ella? Allo

Asilo. Guai se si avvisa muovere lamento! La turba femminina lo

scomunica co' ceri gialli, lo dichiara Turco e antropofago, lo mette

all'indice come un libro proibito; e se lo condannano a meno che ad

essere arso vivo, egli è per giunta. Mentre vedi mandare a male danari

in carte, sopraccarte, ceralacche, e stampe, tu rideresti di rabbia, o

mio nervoso Gualberto, se sapessi quante libbre di carne queste male

femmine hanno cuore di mettere in pentola per farne la minestra a

novanta o cento fanciulline; e se un macellaro...--oh indecentissimo

personaggio in mezzo a tante profumate dame!--e se un macellaro, senza

che nessuno lo sappia e senza che gl'importi che veruno lo abbia a

sapere, non mandasse quotidianamente tanta carne che basti a cavarne

un po' di sostanza, e' tornerebbe lo stesso che immollare il pane in

acqua di Arno.--La ipocrisia, non so se in seguito, ma almeno fin qui,

era ottimo mezzo per fare fortuna. Gli uomini per ora non seppero

avvantaggiarsi dei casi passati. Il retaggio della esperienza non

iscende ai posteri, egli è un legato che ogni generazione si porta

seco nella fossa;--e tu, Gualberto, troverai di leggieri questo essere

vero, quantunque volte pensi come da Adamo in poi i pesci si prendano

con gli ami, gli uccelli con le reti.--Ora devi sapere, Gualberto, che

vive una generazione di uomini, che io chiamerò gli Svelti, i quali

noi trovammo nel mondo, e ce li lasceremo. Questi Svelti si persuasero

che l'antico ordine di cose se ne andava, ed un altro nuovo stava

presentissimamente per subentrare; s'ingannarono, perchè la

pelliccieria è piena di pelli di volpe. Da lungo tempo se n'erano

stati a cavallo al muro, ora si trovarono avere posto tutte e due le

gambe da una parte sola: come rimediarvi? Che cosa fare? Gittarsi di

un salto all'opposto lato era tardi; quelli che a caso, o per inerzia

rimasero fedeli non li avrebbero accolti, o se accolti trattati come

servi fuggitivi. Gli Svelti deliberarono mettersi in traccia di un

nuovo mondo d'ipocrisia, e con certi metodi di cui avevano appreso il

segreto coltivare le contrade scoperte e ricavarne nuove e copiose

derrate buone al trono, buone all'interesse, buone alla pietà, buone

alla istruzione, e mescolate con qualche prodotto religioso non nato

dal vero grano di religione, ma di una cotale veccia religiosa

acconcia a farne pane in tempo di carestia,--e così presentarsi ben

provvisti al mercato, offrendo alleanza utile ad ambedue. Gli Svelti

riuscirono, perchè gl'ipocriti puro sangue, quantunque volessero usare

loro il tratto dei formicoloni alle formiche, conoscendo pericolosa la

impresa, deliberarono abbracciarli a braccia piene, e baciarli con

immenso strepito di labbra, e chiamarli amici e fratelli. Per comune

consentimento tolsero per divisa il motto: _concordi lumine maior_--e

il genio dei Tartufi li coperse tutti all'ombra dello immenso suo

manto.

Vediamo adesso gli effetti. Quali argomenti adoperarono essi nella

istruzione? Intorno alla primaria, non consultati i climi, gli umori e

le nature diverse, tolsero di peso sistemi praticati altrove, e li

applicarono ai nostri fanciulli. Così Carlo Botta deplora come nelle

calate dei Francesi in Italia, alloraquando concessero, per non

durare, la facoltà di aggiustarci a nostro senno il freno, gl'Italiani

altro non seppero che copiare la costituzione di Francia. A tanto di

bassezza eravamo venuti noi altri Italiani, che famosi un giorno nelle

arti di reggere i popoli, ormai non sapessimo più come governare noi

stessi! Questi sistemi che intendono a fabbricare gli uomini come i

mattoni, non credo che possano riuscire tra noi. Moti monotoni in

casa, canti a sazietà ripetuti, non partecipano elasticità al corpo,

vivezza allo spirito. La obbedienza della macchina male corrisponde

alla osservanza spontanea dell'ordine persuasa dall'intelletto, che

insegna come la disciplina sia nervo principale di bene regolata

milizia. La educazione equivale ai reggimenti politici: anche il

reggimento migliore in astratto può trovarsi ad essere il peggiore in

concreto. Ottimo ha da reputarsi quel governo che sembra più acconcio

a condurre a salute il popolo a cui si appone: così talora giova la

democrazia, e talora anche la potestà dittatoriale. Di quale

educazione abbiamo mestiero noi altri Italiani adesso? Io te lo dirò,

sia pure per fruttarmene taccia di uomo arabico o peggio: noi

abbisogniamo di riuscire feroci:

gioventù feroce,

Indomita, superba, e di una madre.

La ferocia, o il vigore militare formano, a parere mio, il fondamento

della dignità, della sapienza, ed anche della bellezza di un popolo. I

Romani chiamavano _virtus_, virtù, la prestanza militare

dell'uomo.--Io per me sempre ho reputato sapientissimo quel concetto

di Foscolo, il quale teneva prima in pregio la forza, poi la bellezza,

e finalmente lo ingegno. Ma che speri tu mai da queste vespi

battezzate... da queste larve di uomini? provati a porre nelle costoro

manine un peso più grave di una forchetta:--mira!.... lo hanno

lasciato andare per terra....

Intorno alla secondaria... Ma io predicava anche troppo, e me ne venne

fastidio:--però buona sera..."

"Ascanio, statti per amore di Dio, e parla: tu taci tanto, e tanto ti

rimani concentrato, ch'egli è forza che quando incominci tu faccia un

po' come il mare in Olanda una volta ch'egli abbia sconquassati i

dicchi."

"Che se le mie parole avessero la virtù sopra queste anime che ha la

calce sopra i cadaveri,--che se non potendo preservarle dalla

putredine valessi a consumarle intere,--oh io parlerei fintantochè mi

cessasse a un punto la favella e la vita! Ma è tempo perduto..."

"Non importa; parla per me: parla come il barbiere di Mida, che

seppellì i suoi discorsi dentro la fossa."

"E le canne vi crebbero sopra e propagarono il segreto a tutti i

venti. Sta bene, io favellerò dunque come il barbiere del re Mida. E

quando il mondo avrà saputo che il re Mida aveva gli orecchi di asino,

che cosa avrà imparato?"

"Che il re Mida aveva gli orecchi di asino."

"Famosa notizia!" esclamò sorridendo Ascanio.--"Ebbene, io

continuo.--Gli Svelti cominciarono col calunniare i metodi antichi:

affermarono il fiore della intelligenza logorarsi nello studio di una

lingua morta, e gridarono abbominazione. _Cui bonum_ la lingua latina?

Ai curati per leggere antifone, e ai pedanti per iscrivere

pataffii.--Apprendere la civiltà del più stupendo popolo che mai sia

comparso nel mondo è antifona! Imparare la storia, la politica, la

filosofia, la eloquenza e la poesia dei Romani, è pataffio! Se avessi

un figliuolo che a diciotto anni si compiacesse della lettura o di

Tullio, o di Livio, o di Tacito, io lo bacerei lacrimando sopra la

fronte, e gli direi: Riposati.--E poi non è vero che noi ci

rimanessimo ai soli studi latini, ma al punto stesso, le greche e le

italiane lettere apprendevamo, e non superficialmente, sibbene come

conveniva a tanto studio; e lasciando in disparte il greco, attorno al

quale poco felicemente mi esercitai, con infinita industria gli egregi

maestri m'istruirono nelle più riposte ragioni della lingua materna

sopra la scorta del Cinonio, del Buonmattei, del Salviati e di altri

valentissimi, fra i quali non devo tacere Bembo con gli _Asolani_,

Varchi con l'_Ercolano_; e quindi in Rettorica mi dimostrarono

l'applicazione dei precetti nelle fiorite scritture del Casa, del

Bembo, del Caro, e di altri tali che, dicano pur quanto vogliono,

formeranno sempre la corona della nostra letteratura. Veramente io non

so darmi ragione dello averci per così dire allontanati dalla

conoscenza dei Trecentisti e del Machiavello. Forse di questo metteva

paura il nome; ma se io non erro, nei Cinquecentisti non si apprendono

come nei Trecentisti le forme schiette del dire, le locuzioni

efficaci, e l'espressioni gagliarde. Io voglio allegarti a conforto

della mia opinione un'autorità veramente singolarissima, quella del

cardinale di Retz, uomo d'ingegno svegliato, il quale avrebbe molto

meglio provveduto alla sua fama intendendo alle dotte discipline che

alle inani turbolenze della Fronda. Ritenuto prigione a Vincennes,

egli lasciava scritto nelle sue Memorie:--«Je m'occupai fort à l'étude

dans tout le cours de ma prison de Vincennes qui dura quinze mois, et

au point que les jours ne me suffisoient pas, et que j'employois même

les nuits. _Je fis une étude particulière de la langue latine, qui me

fit connoître qu'on ne peut jamais trop y appliquer, parce que c'est

une étude qui comprend toutes les autres_.» Dopo la Rettorica noi

davamo opera alla Logica e alla Metafisica. Correva allora, e forse

corre anche adesso, la quistione se i giovani avessero a imparare

prima il modo di ordinare le idee, e dopo, la favella e le idee, o

viceversa; lite a mio parere oziosa, imperciocchè ormai nello studio

degl'incliti oratori e dei sommi storici le facoltà raziocinanti si

fossero di per se stesse sviluppate, ed ormai più che conoscere cose

si trattava conoscere nomi convenzionali. Ora la lingua latina è

bandita; la italiana poco meno: francese, inglese e tedesco si

apprendono quanto basta a intendere una polizza di carico o un

contratto di noleggio; botanica, storia naturale, chimica, e

geografia, sol quanto basta a conoscere donde ci vengano la scialuppa,

il pelo di cammello, e simili altri prodotti; quanto tempo e quanto

danaro si spenda per andare a Parigi; e perchè le candele di

spermaceti debbano anteporsi a quelle di sego; diritto per quanto

giovi a renderti il figlio o pratico forense o destro mercante.--Utili

scopi invero: ma diventassero almeno valorosi avvocati, o periti

mercanti i nuovi alunni, io vorrei contentarmene; ma in verità io vedo

la giovane generazione, e Dio sa se il dica con inestimabile amarezza

dell'animo mio, così petulante, così procace, così superba per la poca

e vana dottrina, siccome la vera e la molta la renderebbe umile, così

ingombra di notizie incomplete, priva di vigore per concepire,

ignorante del modo di manifestare acconciamente il concetto, che io

per me ho deposto ogni speranza del futuro. Calunnino pure quanto

sanno gli antichi sistemi, staremo a vedere se i nuovi varranno a

darci Bacone, Newton, Galileo; e degli altri molto più moderni mi

taccio.--Io comprendo benissimo come lo spirito umano, per necessità

della sua natura irrequieto, non possa eternamente posare in una

maniera di essere, e ciò per riguardo a tutte le cose; una forza

operosa lo costringe a muoversi, e sta bene che si muova, chè così

facendo consente ai suoi destini. Oltre questa necessità, altre

migliori ragioni non gli mancheranno,--quantunque tu deva accordarmi,

o Gualberto, darsi due moti, uno dei quali consiste nello andare

sempre avanti, e un altro nello aggirarci dentro un circolo

eterno.--Nonostante, io per me reputerò sempre insano colui il quale

abbracciando una formula nuova maledice l'antica, senza darsi

pensiero, come pure si dovrebbe fare, se questa contenesse alcuna cosa

buona da avvantaggiarcene, imperciocchè paia e sia impossibile che

molte schiatte di uomini si accomodassero dentro una formula ov'ella

non comprendesse requisiti da soddisfare in parte, secondo la ragione

dei tempi, i nobili istinti ed i fini a cui si dicono destinate.--Ed

io ricordo, o Gualberto, avere già letto dentro un libro stampato, che

Dio consegnò al primo uomo un sigillo per suggellare tutte le opere

umane, con ordine di farglielo restituire dal suo ultimo figliuolo nel

giorno del bilancio finale, ove si trovò inciso il molto: _Sunt bona

mixta malis_.--E le formule percorse dalla umanità paionmi molte, e

sopra tutte io ritengo degne di osservazione quelle che sorsero

fecondate dalla virtù delle dottrine di Cristo.

Egregi e santi reputerei gli effetti degli Asili infantili purchè io

li vedessi pienamente estesi, amministrati senza quel mal verme della

vanità, e con l'altro peggiore della ipocrisia, con modi semplici;

dacchè quando Cristo diceva:--_sinite parvulos venire ad me_,--egli

non aveva segretari, nè convocava adunanze, nè usava carte,

sopraccarte, ceralacche e sigilli.--Il nostro Maestro non avrebbe

sofferto, per sovvenire alla opera di Dio, chiamare in aiuto Mammone;

per fecondare la virtù accettare il tributo del vizio, dandogli in

questo modo motivo onesto di mostrare la svergognata faccia con

decenza ed anche con plauso. La protezione del vizio alla virtù è

rugiada di acqua forte alle rose di maggio. O tutti a Dio, o tutti a

Mammone.--Quantunque mansueto, io contemplo il Salvatore con immensa

compiacenza quando armato di flagelli caccia via i pubblicani dal

tempio.--Fuori gl'ipocriti vecchi e nuovi!

Mutui insegnamenti, guardie civiche, casse di risparmio, congressi

scientifici, di effetti pessimi, non in sè, ma per la intempestività

loro e pei modi co' quali procedono. Questi ed altri trovati dovevano

comporre gli architravi, i capitelli, e le altre parti del nuovo

edifizio sociale che uomini di molto senno e di miglior cuore

intendevano fabbricare. Al cielo non piacque la impresa; allora gli

Svelti che stavano a cavallo al fosso, avendo rubate queste

invenzioni, si accostarono alla causa vincitrice, ma debole e

decrepita, e le dettero ad intendere possedere il segreto del medico

Polli di rinnuovare il sangue nelle vene. Dapprima venivano accolti

come colui che ha veste rossa dal bufalo, ma a poco a poco il sospetto

cessava, e consigli proposti accettavano, e facevano bene, perchè

davvero essi erano savi.

Gli Svelti seppero dimostrare per filo e per segno le seguenti

cose.--1º Come persone di molto seguito si fossero persuase che per

conseguire fama di oneste bisognasse adoperarsi in benefizio della

patria comune: biasimevole l'ozio, la indifferenza peccato; ormai

mossi a fare non si sarebbero così di leggieri rimasti, e questi moti

comunque impotenti a sovvertire l'ordine stabilito, pure capacissimi a

tenerlo agitato; d'altronde le opposizioni tornare sempre moleste, e

di grave spesa a guardare; se le rendessero amiche pertanto, non

impedissero, anzi le aizzassero ad agitarsi, purchè lo facessero

dentro un cerchio determinato.--Occupatele in casa, eglino dissero, e

non baderanno alla città; occupatele in città, e non baderanno allo

Stato: così questa buona gente che si crede mandata da Dio per

riformare il mondo, si troverà ridotta in Riformatori dello Studio di

Padova; e sudando a rimestare acqua e sapone, morirà con la gloria di

avere empito l'aria con magnifiche bolle.--In secondo luogo gli Svelti

avvertirono come dalla istruzione diffusa universalmente era per

uscirne pericolo certissimo, mentre all'opposto dalla istruzione

ristretta ne sarebbero nati massimi beni. I rimasti privi

d'insegnamento ecco astiare gl'istruiti, non comprendendo la ragione

per cui abbiano a patire la odiosa esclusiva, e aborrire, siccome

quasi sempre avviene, nello effetto sensibile la causa segreta. Gli

eruditi diventati presuntuosi non si piegano a tornare nelle comuni

officine; reputandosi molto da più de' compagni, male si adattano ad

esercitare arti pari; scontenti dell'attuale condizione, altra ne

agognano che non possono conseguire; ricorsi per aiuto ai protettori,

sentiranno opporsi:--O non avete braccia per lavorare? o non siete

periti nella calligrafia, nel calcolo, nella geometria piana, nel

disegno lineare? Voi possedete più che non bisogna per mettervi in

cammino. Oh che la tutela nostra ha da durare eterna? ci siamo per

avventura costituiti padri di famiglia in seduta permanente del genere

umano? Voi foste fiori, e nel nostro giardino vi accogliemmo, vi

educammo, e nudrimmo; ora siete colti, altri subentrarono al vostro

posto, e questi domandano adesso le nostre cure.--Conviene spoltrirci,

figliuolo mio, conviene spoltrirci; che in fama non si arriva seggendo

in piuma. Ai tempi nostri tutto lice sperare, tutto è possibile

conseguire. Vedete Bernadotte muove dalle fila di semplice soldato

colla corona di Svezia nello zaino; contemplate Canning bastardo, Peel

figlio di fabbricante di tele, reggere i destini della Inghilterra;

Thiers e Guizot per sola virtù del proprio ingegno reggere quelli di

Francia; Canova, scalpellino di Possagno, salire in fama del più

eccellente scultore del mondo; Rossini, figlio del trombetto del

Comune di Pesaro, o _nato da padre tubicinante_, come scrive il conte

Giulio Perticari, buona memoria, essere salutato re dell'armonia.

Ardite, cercate: la Fortuna come donna s'innamora dei giovani animosi:

e lo diceva a Francesco I il maresciallo Trivulzio.... ricordatevene

bene, il maresciallo Trivulzio.--E così dicendo, il protettore lesto

di gamba sale in carrozza, il cameriere chiude con fracasso lo

sportello, mentre egli traverso al cristallo dello sportello manda al

protetto il più gentile dei suoi saluti. Il malaugurato protetto

rumina dentro di se la maledizione degli Ebrei contro Moisè:--Perchè

ci hai tratto fuori dalla terra di Egitto? mancavano forse sepolcri

per seppellirci là dentro?--Sta bene; apprese l'arte, ma non trova

modo di esercitarla utilmente;--sa scrivere... diventerà falsario.

Vedeste mai come adesso formicolare nel mondo copia di falsari, di

bari, di gente rotta ad ogni maniera di frode? E questo giova; giova

che la massa delittuosa non diminuisca nel mondo; giova che venga

modificata, e le passioni feroci si convertano in vili: temi il

violento, non prendere sospetto del ladro; promuovi le passioni che

uccidono col corpo lo spirito; perseguita le altre che danno energia,

e i tempi spirano favorevoli allo assunto. Invero, consulta le

statistiche criminali, e tu vedrai i delitti di sangue diminuire in

proporzione con la quale aumentano i delitti di frode.--Gli Svelti, e

sempre gli Svelti, dimostrarono in terzo luogo, l'uomo amare il danaro

con tanto maggiore alacrità quanto si sente più povero; lo scarso

risparmio rappresentare al misero la morte in casa sua senza toccare

l'aborrita soglia dell'ospedale; rappresentargli la prece quando sarà

defunto. Chiunque pertanto intenda a conservare la sostanza del

povero, viva sicuro che si provvede difesa fedele e feroce, perocchè i

poveri sieno stati sempre sopra la terra in maggiorità:--essi lo

difenderanno con un salvadanaio. L'ordine che ama conservarsi raccatti

questo danaro, lo conservi, lo amministri santamente, e con ogni

accorgimento s'ingegni provocare simili depositi. Quando sia pervenuto

a scopo siffatto, dorma i suoi sonni tranquillo, vi è chi veglia per

lui.--In quarto luogo, i portentosi Svelti dicevano: le milizie

cittadine paionvi veleni? Sì veramente esse devono reputarsi tali; ma

che perciò? La medicina non trova farmaco di cui tanto meglio possa

avvantaggiarsi quanto dei veleni.--Nei governi creati dal consenso

generale i cittadini possono procedere armati universalmente, e forse

anche qui non senza pericolo, perchè il popolo armato di rado si

mostra modesto, e troppo spesso facile a lasciarsi in balía dei moti

scomposti dell'animo; per la quale cosa vedemmo nascere con frequenza

turbamento e subuglio; ma da voi concedansi le armi a pochi, la più

parte uomini nuovi, mercanti, e gente usa ai traffici; giovi ancora

chiamare alcuni pochissimi dei grandi, e della minutaglia. Il popolo

grasso andrà persuaso che difendendo sè tutela l'ordine, e dove il

caso lo porti voi lo vedrete spiegare alla salvezza delle sue giarre

di olio e dei suoi lardoni l'ardimento di Orazio Coclite al ponte.

Sopra i grandi e sopra il popolo minuto non bisogna contare, ed eccone

il perchè: essi si lasciano governare da fantasie tutte particolari, e

riescono di maneggio spesso arduo, sempre incerto. Come Gesù disse in

sacramento, voi fate potere dire a fine profano:--Ecco io sono il

vostro pane e il vostro vino;--e il popolo grasso, che non va più

oltre e di più non desidera, difenderà in voi il suo pane e il suo

vino. I grandi, se lo facciano di cuore non sapremmo ben dirvi, ma

sovente disprezzano questo pane, e presumono imporvi il loro soccorso

come un giogo: insomma si assomigliano un po' a Diogene esposto al

mercato in vendita, che gridava ad alta voce:--Chi vuole comprare un

padrone?--Nemici in sostanza noi non crediamo ch'e' possano riuscire

mai, però di ordinario avversari infesti, cagione di debolezza agli

Stati, e difficili a sradicarsi se non s'incontrano quei solenni

falciatori di aristocrazie Luigi XI e cardinale di Richelieu: quindi

teneteli bassi. Il popolo minuto, per disperazione fatto sicuro, nulla

avendo da perdere, ama il torbido per pescarvi dentro; nonostante noi

proponemmo procurare pochi dei grandi e pochi dei piccoli per

dividerli dalla massa a cui appartengono, gittarvi dentro il sospetto,

e renderla di mano in mano scema di capi. Una volta fu reputata

l'aristocrazia ottimo principio per istare tra mezzo alla monarchia e

alla democrazia; la esperienza insegna valere a mille doppii meglio il

popolo grasso a simile scopo: egli si contenta di poco;--ogni anno

misurategli dalle mille alle due mila braccia di nastro o verde, o

rosso, o giallo; di tanto in tanto diluviategli addosso un uragano di

croci; soprattutto risi e sorrisi a macco; via la tostezza, via il

sussiego di quella benedetta legittimità; con altre vele è forza

navigare pei nuovi pelaghi; stringete mani, scuotete braccia a destra

e a sinistra, abbiate pazienza a subire la stupida compagnia; a pranzo

ardite mettervi al fianco la consorte del Presidente della Camera di

Commercio, aprite il ballo con la figliuola del banchiere principale,

e voi avrete una milizia civica da disgradarne pretoriani, sterlizzi,

mamelucchi, e giannizzeri. Per questo modo possederete milizia

fedelissima e gratuita; ciò vi porgerà mezzo di licenziare tutta o

nella massima parte la milizia stanziale con vantaggi inestimabili: in

primo luogo, renderete di molte braccia all'agricoltura, convertirete

gente pagata in pagante, moltiplicherete i prodotti nostrali, e

salderete con meno metallo il bilancio coll'estero, mantenendo lo

Stato copioso di danaro, precipuo argomento di pace universale. Tolta

la spesa di mantenimento della stupida ed oziosa milizia stanziale, la

pecunia risparmiata vi porrà in grado a diminuire le gravezze

pubbliche, e ne acquisterete grazia; o a cumulare tesoro, e ne avrete

potenza: ottimi entrambi argomenti di buon governo.--I Congressi

scientifici sono diventati frange e galloni: se di oro tutti nessuno

vorrebbe dire; molto rame con un po' di oro sopra: pure veduti di

lontano fanno bella mostra, e messi una volta non anneriscono, e

siccome non costano troppo, così bisogna comprarli per comparire

orrevoli in un giorno di festa. Se il principe Esterhazy, quante volte

si mette addosso la veste di magnate ungarese, fanno conto che spenda

diecimila lire, e questo avviene parecchie volte in capo all'anno,

perchè l'abito vale di ben molti milioni, chi porta corona può e deve

spendere di tratto in tratto un po' di moneta per circondarsi la testa

dei raggi di Augusto, del magnifico Lorenzo, degli Estensi, degli

Urbinati e di altri consimili: ciò fa buona figura, e non deve parere

vero. Qualche parola o allusione scoppia, ma e' sono razzi matti, e

giova lasciarle venire fuori: basta adattare a queste macchine i

debiti sfiatatoi onde la forza concentrata non prorompa; e poi tirate

innanzi. Temete i taciturni; i loquaci si assomigliano a valvole di

sicurezza. Di più, tra poco grano si mescola copia maravigliosa di

zizzania; per un uomo veramente dotto tu conti venti saltambanchi; per

un uomo veramente dabbene concorrono venti imbroglioni, sicchè i primi

scemano il soverchio credito che viene in loro dalla scienza e dalla

probità; e le sommità così nelle repubbliche come negli altri stati

danno sempre sospetto. Noi però dobbiamo avvertire che ai tempi nostri

si procede troppo avversi agli avvocati e ai letterati, e ciò per

imitazione servile di Napoleone, il quale conobbe molte, non tutte le

arti di regno. Egli odiava a morte letterati e avvocati, e aveva

torto: questi, ove non li prendiate a contro pelo, vi riusciranno

umilissimi, devotissimi e obbedientissimi servitori; e ricordatevi che

Irnerio sostenne le regalie a Roncaglia: dicono ei fosse di patria non

italiano, ma avvocato egli era. Non temete di Coccei Nerve, di

Papiniani, e simili; questi appartengono alla storia della umanità

come le mummie alla scienza. Pei letterati non abbisogna neppure,

perchè cessino i latrati, l'offa di Virgilio; i pugni di terra che

adoperò Dante bastano, e ne avanzano. E quando mai s'incontrasse

qualche anima di cerro, allora riuscirà agevole contristare questi

acerbi intelletti, empirli di amarezza, guastarne gli averi, renderli

poveri e contennendi, e ridurne la voce, quella potente voce della

quale procedono tanto superbi, in singulto o in tonfo udito nel Canale

orfano.--Insomma gli Svelti hanno rubato i ferramenti, legnami e

tegoli apparecchiati per la fabbrica nuova, e li portarono a resarcire

l'antica; i Semplici senza sapere quello che si facessero li

seguitarono, e si ferirono con le proprie mani. Sia così, dacchè piace

a Dio che così sia.--Vi fu un tempo nella mia vita in cui mi parve

animoso molto prendere in prestito a Nemesi i suoi flagelli e sferzare

a sangue le ipocrisie finte, le superbie manifeste, le ignoranze

invereconde, le mediocrità maligne. Guerra sembravami questa non senza

molto pericolo, ma piena di gloria; imperciocchè io vedessi i percossi

agglomerarsi, annerirsi, e dopo un fremito lungo prorompere in turbine

procelloso: però io non temevo quel turbine, fidente nelle sorti della

umanità. Adesso poi non ispero più nulla; niente altro desidero che

uscire presto dal mondo, e aborro del pari la schiera degl'ingannati e

quella degl'ingannatori:

Ma del misero stato ove noi semo

Condotte dalla vita altra serena,

Un sol conforto, e della morte, avemo:

io ripeto con le colombe del Petrarca.--Ma se in te la speranza ha

fiore di verde, Dio te la mantenga florida, o Gualberto, e le mie

parole vi passino sopra senza seccarla: _vos rebus servate

secundis_.--Tu dammi la mano da capo, perdona la cicalata, e buona

notte."

Mi strinse la mano, e si allontanò fischiando un'aria del _Barbiere di

Siviglia_.

Il discorso di Ascanio mi aveva intronato il cervello: gli prorompeva

improvviso dal cuore, ma senza ombra di empito, e diaccio così come la

neve di gennaio. Io in quel momento non mi sentivo balía per ordinarlo

e confutarlo, ma non mi sentivo neppure disposto a parteciparlo; mi

pareva una grandine di paradossi, una eruzione di misantropia da

opprimere, sì, non già da persuadere. Ahimè! uguali ad Ascanio altri

non pochi mi circondarono nella vita senza fede e senza speranza, e

siccome erano disperati veramente, non per vana ostentazione, così li

vidi appassire, prendere a sazietà la vita, e morire.--Io sopravvivo

solo a tanti valorosi amici defunti, ma spossato,--ma rotto come

colonna mutilata di un tempio in rovine;--e nonostante, quello che mi

sostiene è un filo di speranza, e dove venisse a spegnersi io mi

protenderei sopra la terra, e le direi:--O madre, cuoprimi;--ed ella

accoglierebbe gratamente in suo seno un figlio che ha sofferto tanto,

goduto nulla;--assolutamente nulla.

Agitato nel profondo, io mi condussi solo all'adunanza; e come soglio,

mi posi in disparte oscuro osservatore di quello che avveniva. Gettai

uno sguardo sopra la schiera dei fanciulli quivi raccolti per ricevere

i premii: e o sia che la impressione delle parole di Ascanio durasse,

o fosse veramente così, non vidi mai sembianze più somiglievoli tra

loro, nè tanto stupide. Il mio pensiero trascorse a quei giardini ove

i mirti e gli allori appaiono tagliati a guisa di muraglie verdi per

cui gli uccelli non vedendo rami verdi e arieggiati fuggono via, gli

amanti aborrono coteste ombre mute, e gli altri tutti immaginano

passeggiare pei corridori di un convento, non già pei floridi viali

ove l'uomo si ricrea. La pianta-uomo italiana sembra desiderare libera

le rugiade del cielo, e crescere senza impedimento aperta ai raggi del

suo sole: ella non consentirà mai a sentirsi ridotta come le dozzine

degli aghi dentro cartucce, marcata, numerata, e riposta per ordine

dentro agli scaffali.--Ma lasciamo i fanciulli e i loro fati, chè tale

a cui le nostre miserie sono note, e le può riparare, provvederà che

non vadano in perdizione.

Davanti una tavola lunga illuminata da copia di folgoreggianti

doppieri, ornata di tappeto verde, sedevano parecchi onorandissimi e

onoratissimi Messeri. Menerebbe troppo per le lunghe descriverli

tutti: scerrò i principali.--Alla mia destra appariva un personaggio

egregiamente nudrito, tondo e rubicondo, con occhi sporgenti e lucidi

di quella tale lucentezza che osserviamo negli occhi dei bambini e dei

vecchi; quando incomincia o cessa la vita; età che si toccano per la

impotenza imbecille; se non che la infanzia ha davanti a se la

speranza, e la vecchiezza il sepolcro. Tutto latte e miele, costui

mentre dal cavo degli occhi lasciava di ora in ora cadere giù per le

guance una stilla di umore cristallino e vago, sopra i muscoli dei

labbri gli saltellava un riso dolcissimo.--Così nei giorni di

primavera parte di cielo versa talora sopra la terra una pioggia

tranquilla, e dall'altra parte il sole irradiandola converte coteste

gocce in rubini, in zaffiri, in crisoliti, insomma nella moltiplice

generazione delle gemme per cui tu credi che le Fate insanite

rovescino sul mondo tutti i loro scrigni di gioie.--O avventurato

bambolo di quaranta e più anni! Io non ho tinte che bastino a

dipingere la tua beatitudine: tu mi parevi uno di quei putti dorati

che sopra gli altari si veggono reggere candelabri, o seduti sopra

nuvole formate a sembianza di enormi sfogliate. Se non fossero stati i

capelli bianchi, con manifesto errore cresciuti sul tuo capo destinato

a perpetua infanzia, con un paio di ale alle spalle ti avrebbero

scambiato con Cupido. La provvidenza ti tenga lontana dal disinganno,

o innocentissima creatura, perchè il tuo cuore si romperebbe come una

tazza di porcellana da mano inesperta lasciata cadere sul pavimento.

La natura ti culli, o adulto bambolo, cantandoti la nanna, e ti

asperga incessantemente col liquore dei suoi più narcotici papaveri.

Di quello che sedeva in mezzo più tardi.--Giovi adesso dire di lui che

stava dalla parte opposta: un rispettabile uomo, rispettabilissimo

uomo in verità. La natura gli era stata generosa dispensatrice di un

capo grosso come un cocomero di Pistoia, e per lo soverchio peso non

lo poteva tenere levato, nella guisa appunto che ai cocomeri avviene

attaccati a gambo sottile. Costui apparteneva alla famiglia dei

Narcisi, che di se s'innamorano, e guardandosi dentro allo specchio

per tenerezza si baciano, e si fanno plauso, e si dicono:

Bravo!--Sentite cosa incredibile e vera: una volta s'immaginò gravido;

verso il nono mese si pose in letto, e cominciò a guaire come donna

partoriente:--Ohimè, ch'è questo! Quali mostri assalgono la mia povera

casa!--fuori di se esclamava suo padre mettendosi la parrucca a

traverso.--Uh! uh! piagneva la madre: or come usurpansi le mie parti

in famiglia!--e si metteva la cuffia alla rovescia. Susurro dentro,

schiamazzo fuori, a trambusto ogni cosa.--Ma poichè il corpo appariva

veramente turgido, mandarono per la balia che accorresse con la

seggiola: la levatrice fece pressa, ma la sua arte le venne meno; il

parto si presentava male; pareva avesse il capo grosso come il padre;

chiamarono medico e cerusico, che ristrettisi a consulto deliberarono

la operazione cesarea; ma il partoriente non ne volle sapere: allora

introdussero con fatica la tanaglia, e il cerusico ne strinse i

manichi, il medico strinse a mezza vita il cerusico, la balia il

medico, il padre la balia, la madre il padre, e via discorrendo tutti

di casa; e tira tira, trassero fuori... una traduzione in ottava rima,

che battezzarono subito, perchè dato appena un segno di vita la

poverina precipitò nel limbo dei Santi Padri.--Ne tenne dietro una

emorragia spaventevole, per la quale la matrice indebolita non potè

più concepire.--Tra gli altri pregi egli possedeva un bellissimo

vezzo, che consisteva nel trovarsi soddisfatto soltanto dei propri

discorsi; a quelli degli altri egli o aggiungeva o toglieva, o

modificava sempre qualche cosa; sicchè dove mai ti fosse avvenuto

tenere con esso colloquio, potevi stare sicuro di sentirti dire:

"Crederei dovere aggiungere,--penserei spiegare,--opinerei

dichiarare," e via discorrendo. Spirito lento, stupido, e presuntuoso,

come la lumaca che immagina avere compito il giro del mondo

allorquando si è strascinata intorno ad un cavolo cappuccio, e segnato

la via lattea lasciando dietro a se una traccia di bava. Ambì la

superba fama di Mecenate, e commesse all'alabastraio due vasi e un

calcalettere; anzi nella Storia delle Arti si ricorda che ordinasse al

gessinaio anche un Sant'Antonio dipinto. Ma il diavolo dello scherno,

deciso a non lasciarlo in pace, per mezzo dell'orecchio sinistro gli

entrò nel capo, e rimase maravigliato di cotesto immenso vuoto;

comunque il diavolo camminasse sopra la punta degli artigli, e si

fosse tirata in su la coda per amore di lindura, come le gentildonne

si raccolgono i lembi delle vesti per la via, pure si accorse essere

rimbombante e sonoro; onde maligno qual è, lo prese il destro di

lanciarvi dentro lo strido:--Nulla!--Come l'eco del castello di

Simonetta, che ripete, secondo racconta il padre Kirker, quaranta

volte la parola, ecco da mancina, da destra, di su, di giù, da tutte

le regioni, in suoni bassi, alti, striduli e soavi, rimbombare la

voce:--Nulla!--Il misero uomo turavasi le orecchie col cotone, vi

soprapponeva le mani, ma inutilmente; chè il fragore gli veniva di

dentro, e con infernale _crescendo_ urlava:--Nulla! nulla!--Ne perse

il sonno; nelle vigilie incresciose dava del capo nei muri; volle

guastarsi: lo mandarono a viaggiare, e tornò a casa più mansueto, non

più sano, perchè, cambiata pazzia, s'immaginò essere convertito in una

lima, e dandosi in balía alla nuova fissazione, non vedeva moneta un

po' traboccante ch'egli non attrappasse, e notte e giorno non

rifinisse di tosare. Per questa pazzia egli salì tra i suoi in

grandissima fama; e tra i più celebri tosatori fatto ormai

celeberrimo, con universale consenso lo promossero all'onorevole

ufficio di Presidente della Lima. Da quel punto in poi appena degnò

reputarsi mortale: la opinione altrui a se contraria egli tenne come

nebbia incapace ad offendere la sua divinità; reputò l'avvilimento

dittamo e rose, raccolse l'onta, il disprezzo e l'oltraggio come

fronde per tesserne una ghirlanda alle sue tempie, e alle voci di

vituperio rispondeva con olimpica sublimità:--"Adoratemi, io sono il

Re della Lima!..."

Fin qui bastò la matita del Callotta;--adesso poi è mestiero tingere

il pennello in rosso..., in quel vermiglio terribile che David diceva

ferocemente stemperare alla Convenzione di Francia! E sì che David

ebbe cuore aperto alle gentili ispirazioni del bello, e fu valoroso

sacerdote delle Muse: non importa; in lui e in altri dovemmo

contemplare a quali traviamenti precipiti la fantasia ove prenda le

parti della ragione. La mente del poeta e dello artista esaltata dalle

vicende politiche delira vaneggiamenti di sangue, che piange poi con

dolore inestimabile, ma le lagrime delle diecine degli anni non

valgono a lavare le colpe di un giorno.

Vidi nel mezzo un cranio a cui dalla parte della nuca pendevano

capelli bianchi a modo di semi di vecce; e cotesto cranio era duro,

levigato, lustro come palla di avorio, e come avorio antico pendente

in giallo, qua più chiaro, là più cupo. Quasi per dare una solenne

mentita al sistema del Gall, si alzava protuberantissimo al punto in

cui questi pone le idee religiose; quinci la cassa ossuta

precipitavasi giù dirottamente, e come se la natura non potesse

trattenere lo slancio preso, seguiva a sporgere fuori con la fronte e

col naso; giunta al cuspide estremo, quasi presa da voglia opposta si

ritirava indietro nelle labbra e nel mento.--Vi ricordate in grazia

avere veduto a Roma nel palazzo Barberini la statua dello egiziano

Osiride con la testa di sparviere? Fate conto che somigliasse a

costui: davvero pareva un immane avvoltoio monaco che mudasse le

penne. Cotesta faccia presentava un miscuglio strano di uccelli e di

quadrupedi da preda. Rughe infinite, e nodi, e porri increspavano,

bernoccolavano la pelle di quella che io pure vorrei e non mi attento

di chiamare faccia; ogni atto umano doveva smarrirsi in mezzo a

cotesto prodigioso laberinto. Come Platone racconta che fra le rughe

del volto della sua Archeanassa vedeva annidarsi gli Amori, in quei

solchi avresti potuto immaginare meglio appiattate le frodi intente a

grassare qualche pensiero di umanità che inerme e solo si fosse

avventurato a percorrere la via maestra o i viottoli di cotesta faccia

paurosa. Dai cigli incavernati dardeggiava sguardi uguali alla lingua

dell'aspide, e il riso ti pungeva come la lancetta del cerusico. Mi

vinse la paura: il ribrezzo cominciò a salirmi di vertebra in vertebra

lungo la spina dorsale fino al cervello; domandai non chi, ma che cosa

costui fosse, e n'ebbi in risposta essere il presidente del

_filantropico_ istituto. Fidando poco nei miei nervi che sentivo

torcermi, o tirarmi con acuto dolore, stavo per allontanarmi, quando

egli alzò la mano e fece atto di favellare. Mi parve ch'ei

m'inchiodasse, appunto come leggendo Hoffmann, o Lewis, o Maturino,

volli talora gittare via il libro, e non potei, tenuto schiavo dalla

potenza di coteste infernali immaginazioni. Angioli del paradiso, egli

sta per parlare! Quale sarà il suono di cotesta voce! Che cosa mai

parlerà! Che cosa? Il panegirico di Teuta?--e m'ingannai:--nota più

dolce non fu mai sospirata dai flauti come gli uscì la voce dalle

labbra bianche;--blanda si diffuse all'intorno uguale al susurro che

gemono le acque marine nei plenilunii sereni intorno agli

scogli,--melodiosa al pari del mormorio delle giovanette frondi tenere

e verdi nate pur ora al fiato di primavera.

«Signori,--cominciò egli--da me per certo voi non aspettate fiorito nè

eloquente discorso: mancami all'uopo esercizio di buoni studi e

conoscenza dell'arte difficile della parola; e dove l'uno e l'altra

fossero in me, come pur troppo non sono, l'animo allo improvviso

commosso da subita piena di affetto...»

I nuovi tartufi · 第 1 / 4 段