LA LETTERA DI MARGHERITA

È una sera di dicembre. Il signor Massimiliano Nebioli, uomo sui

sessanta, che porta parrucca ed occhiali, è seduto con tanto di muso

dinanzi alla tavola del salotto da pranzo, e legge la _Gazzetta di

Venezia_, lagnandosi di tratto in tratto perchè il lume a petrolio non

fa abbastanza chiaro, o fuma, o scoppietta. La signora Geltrude sua

moglie è sprofondata in una poltrona vicina alla stufa e sonnecchia, o

fa le viste di sonnecchiare.

Di fuori è un tempo d'inferno. Piove, nevica e soffia un vento

di tramontana da intirizzire. È una di quelle notti nelle quali i

felici del mondo, ravvolgendosi fra le coltri, mettono filantropiche

esclamazioni: — Poveretti quelli che non hanno fuoco da scaldarsi,

nè panni da coprirsi, nè un buon bicchiere di vino da rifocillarsi

il sangue! Poveretti i poveretti, insomma! — Poi uno sbadiglio, una

stiratina di braccia e tutto è finito.

Qualche volta il vento è così forte che ne tremano anche le doppie

vetrate del salotto e le tendine di lana si agitano con una leggera

ondulazione. La fiamma del lume approfitta di questi momenti critici

per dare un piccolo guizzo e il signor Massimiliano brontola più forte

e protesta contro la servitù che non sa chiuder bene le finestre.

— Bisogna metter dell'altra legna nella stufa, — egli dice a un certo

punto rivolgendosi a sua moglie. Ella che obbedisce a suo marito come

un cagnolino, si alza dalla poltrona, tira il campanello, poi torna

al suo posto. Un osservatore attento noterebbe due cose: primo, che

la signora Gertrude ha gli occhi rossi; secondo, che nel tragitto

dalla poltrona al sofà ov'è il cordone del campanello, ella cammina in

modo che il suo consorte non possa vederla in viso. Guai a lei s'egli

s'accorgesse che ha pianto!

All'appello della padrona è accorsa la Marina, la vecchia cameriera

di casa, col naso rosso dal freddo, con le mani conserte sotto il

grembiale e con la testa sprofondata fra le spalle, come lumaca che ha

ritirate le corna. La Marina non ha neppur lei un viso allegro, effetto

forse della stagione.

— Fate dell'altro fuoco, — ordina la signora Gertrude.

— E chiudete meglio le imposte, — soggiunge il signor Massimiliano.

— Ma se son chiuse benissimo, — dice la cameriera.

— Niente affatto; venite qui e sentirete che arietta.

— Sfido io, col vento che c'è fuori. Vorrei che passasse un po' in

sala.... Che Siberia!

— È una Siberia anche qui.... Non sapete nè accendere la stufa nè

chiudere le finestre.

La Marina, che ha la lingua lunga, sta per replicare, ma è trattenuta

da uno sguardo supplichevole della padrona. Così ella ringhiotte le sue

osservazioni, e inginocchiata davanti la portella della stufa caccia

della nuova legna tra le brage, e con le molle, col soffietto e un po'

anche col fiato, raccende il fuoco, che divampa allegro e rumoroso e

illumina la parete.

— Avete aperto il registro, per Dio? — grida in tuono burbero il signor

Massimiliano.

— Eh mi pare che se non lo avessi aperto, a quest'ora ci sarebbe già la

stanza piena di fumo.

— So che non fate mai nulla a modo, — continua il signor Nebioli per

giustificare la sua diffidenza.

Questa volta la Marina non può reprimere un lunghissimo _auff_, che

però, a uno sguardo della signora Gertrude, ella fa terminare in uno

starnuto.

Appena ella è uscita, il signor Massimiliano brontola: — Petulante!

Poi torna a immergersi nella lettura della _Gazzetta_, commentando

da sè le notizie: — Arnim fu condannato a tre mesi di carcere. Ci ho

gusto. Non c'è modo di governare se non c'è rispetto per l'autorità.

Ormai ciascuno vuol fare il suo talento. I popoli non vogliono obbedire

ai governi come i figliuoli non vogliono obbedire ai genitori. Bel

mondo!

La signora Gertrude trasse un sospiro dal petto.

— Che cosa c'è? — ripigliò il signor Massimiliano. — Hai perduto la

parola? Adesso in casa non si discorre che per sospiri.

— C'è proprio da stare allegri, — insinuò timidamente la signora

Gertrude.

— Cominciamo coi soliti piagnistei, — disse l'ameno signor Nebioli,

sbattendo con forza la _Gazzetta_ sulla tavola.

— Vedi se non è meglio ch'io mi taccia?

— Meglio niente affattissimo.... Si discorre tranquillamente,

quietamente come fanno gli altri... come faccio io.... Ed eccoci da

capo a piagnucolare.... Vorrei sapere che cosa ci sia di speciale

stasera....

— Nulla, nulla....

— Nulla un cavolo.... sentiamo, via.

— C'è, c'è.... che penso alle belle feste che ci si preparano.

— Oh corpo di un cannone! E ne ho colpa io se passeremo le feste male?

— Chi dice questo?

— Sono io che ho detto alla nostra figliuola di scapparci di casa? Sono

io che l'ho gettata in braccio ad uno spiantato, ad un brigante, ad un

ladro?....

— Massimiliano per carità, quanto all'essere uno spiantato non c'è

dubbio, ma un ladro poi, un brigante.... — osservò la signora Gertrude

con un coraggio di cui ella stessa non si sarebbe creduta capace.

Infatti suo marito andò su tutte le furie: — Già lo so che tu lo

difendi, già lo so che tu trovi degnissima di lode la condotta di quei

due signori.....

— Ma no, Massimiliano, no....

— Ah non è un ladro, non è un brigante.... Sì che è un ladro, è

un ladro di fanciulle; sì che è un brigante, perchè assassina una

famiglia.... E poi ci sono questi conforti! Quando si mette in

campo un tale argomento, quando si ragiona, _madama_ prende le parti

dell'avventuriere e della figlia insubordinata.... Avrei voluto vedere

io se lei avrebbe consentito a farsi sposare in quella maniera, avrei

voluto vedere se il suo signor padre mi avrebbe passato buono un tiro

simile a quello di _colui_! Mi si è pesato e ripesato su non so quante

bilancie, e ci mancò poco che non mi si rimandasse pei fatti miei

perchè non avevo blasone. La signora era _contessa_, e ci teneva....

— Oh Massimiliano, come puoi dir questo?

— Ci teneva tanto che il suo più bel sogno era quello di far contessa

sua figlia, di darla ad un nobile.... Va là, cara, che l'hai trovato il

genero nobile.

— Senti, Massimiliano, hai ragione, sono stati crudeli, sono stati

infami, se vuoi, ma quel lasciarli patire... ricchi come siamo.

Il signor Nebioli tornò a scoppiare come una bomba:

— Nemmeno un centesimo non voglio dar loro finchè vivo, no, nemmeno un

centesimo.... Quando sarò morto s'ingrasseranno a loro agio.... Già lo

so che molti desiderano la mia morte.... Ma io voglio farli aspettare

un pezzo, perchè al mondo mi ci trovo benissimo.... Se non fossero

questi piagnistei che ho in casa....

E alzatosi dalla seggiola si mise a passeggiare su e giù per la stanza.

La signora Gertrude si alzò ella pure. Ella era combattuta fra la

soggezione straordinaria che le aveva sempre ispirato suo marito, e

il convincimento che la severità di lui era eccessiva e ch'ella non

faceva opera di buona madre obbedendogli in tutto. Le si spezzava il

cuore a pensar che sua figlia, a tanti chilometri di lontananza, non

aveva forse modo di render meno squallido il suo desco per le feste

del Natale. Ella avrebbe potuto mandarle qualche cosa di soppiatto, ma

non sapeva nasconder nulla a Massimiliano, e Massimiliano non voleva

neppure ch'ella scrivesse alla ingrata, alla perfida Margherita. E

sì ch'egli l'aveva amata tanto questa figliuola, l'aveva fatta regina

del suo cuore e della sua casa; burbero con tutti, era stato con lei

dolce, compiacente, le aveva prodigato mille doni e mille carezze! E

l'amava ancora, ed era soltanto la sua indole puntigliosa e caparbia

che gl'impediva di perdonarle. Ma aveva i suoi momenti di debolezza

ed erano appunto quelli in cui egli prorompeva con maggiore violenza.

Sentendo che il fuoco andava languendo, lo attizzava egli stesso, si

scagliava senza misura contro i colpevoli e quando li aveva colmati

di vituperii tornava a persuadersi che il loro delitto era stato

ben grave. Una donna più avveduta della signora Gertrude, anzichè

atterrirsi di queste sfuriate, avrebbe dato loro il vero significato,

le avrebbe accolte come sintomi di resipiscenza, e sarebbe tornata

vigorosamente alla carica. Ma ella si ritirava subito impaurita e si

limitava a piangere in silenzio e di nascosto. Il suo unico conforto

era quello di non opporsi a suo marito, di seguire in tutto i suoi

desiderii. I deboli non si accorgono mai che anche i despoti hanno

qualche volta il desiderio di esser contraddetti, e che se non lo

manifestano gli è perchè temono di perdere la riputazione di fermezza

a cui devono la loro forza.

A ogni modo quella sera la signora Gertrude era un po' meno timida del

consueto. Ed ella si spinse fino a dire con un fil di voce:

— Non si potrebbe almeno per queste feste?...

— No, no, tre volte no, — proruppe il signor Massimiliano dando un gran

pugno sopra il pianoforte. Era un pianoforte a coda, di molto prezzo,

ch'era stato comperato parecchi anni addietro per la Margherita. Ma

dacchè la Margherita se n'era andata, nessuno l'aveva più aperto,

nessuno aveva sentito più la sua voce armoniosa. Ora soltanto, al colpo

che ne scuoteva tutta la compagine, le sue corde mandarono un gemito

lungo lungo, che parve come un richiamo ai tempi fuggiti ed evocò nella

malinconica stanza l'immagine della gentile fanciulla.

Le ultime vibrazioni di quel suono si perdevano nell'aria quando si udì

una grande scampanellata.

— Chi viene questa sera? — esclamò il signor Massimiliano, fermandosi

in mezzo al salotto con l'atteggiamento d'un cane di guardia che sente

il calpestio di passi sconosciuti.

Anche la signora Gertrude tese l'orecchio. — Chiudono la porta.

— Quella stupida servitù avrà certo aperto senza veder prima chi sia,

— osservò il Nebioli pronto sempre ad interpretare ogni cosa nel modo

meno benevolo.

Intanto dal di fuori s'intese una voce: — Non c'è bisogno che mi

annunziate. Mi presento da me.

— È la voce del dottor Beverani, — disse la signora Gertrude, pallida

ed inquietissima.

— Il dottor Beverani! Che cosa può volere? — masticò fra i denti il

signor Massimiliano corrugando la fronte.

Si spalancò l'uscio ed entrò un uomo alto e grosso, col bavero tirato

su fino agli occhi, col cappello in testa e con le mani sprofondate

nelle tasche della pelliccia. E sulla pelliccia e sulle falde del

cappello si andavano liquefacendo larghi fiochi di neve.

— Buona sera! Buona sera! — disse il nuovo arrivato. — Domando scusa se

entro così, ma fa un tal freddo che non ebbi il coraggio di levarmi il

soprabito nell'andito.

Il signor Nebioli avrebbe avuto una gran voglia di mandare a spasso

l'incivile che veniva a colare come una grondaia nel suo salotto da

pranzo, ma il dottor Beverani era una persona di riguardo, medico di

casa da un pezzo, socio di più accademie, cavaliere di più ordini, e

non conveniva usargli scortesia. Inoltre la sua visita non era certo

senza grave motivo e destava una legittima curiosità anche nel signor

Massimiliano.

Il dottore spiegò tranquillamente sopra una sedia la sua pelliccia,

depose sopra un'altra il cappello e poi si appoggiò con la schiena alla

stufa.

— Ah qui si respira un'altra aria, — egli esclamò soddisfatto. —

Dunque, con più calma, buona sera, signora Gertrude, buona sera,

Massimiliano.

La signora Gertrude rispose un timido — buona sera — e suo marito emise

alcuni suoni inarticolati.

Però il dottor Beverani non parve curarsi di questo gelido saluto, ed

egli continuò: — Beati quelli che possono far salire a forza di legna

il termometro a dodici gradi! Fuori siamo a tre o quattro gradi sotto

zero.... Fui or ora in una casa di poveri ove c'erano dei bambini che

tremavano di freddo da far compassione. Un locale terreno, senza vetri

alle finestre, un focolare spento, e lungo una parete due pagliericci

senz'altre coperte che di miseri cenci. Su una sedia, ravvolta in uno

scialle sdrucito, una vecchia con la febbre addosso. Ha una bronchite

di cui potrebbe anche guarire se andasse all'ospedale....

— E perchè non ci va? — chiese il Nebioli infastidito.

— Perchè la mamma dei bimbi è morta l'anno passato, e durante il giorno

quando il padre lavora, o chi guarderebbe quelle creaturine? Eh! A

chi sta sdraiato nel suo seggiolone vicino al caminetto, la filosofia

è facile e con un paio di sentenze si accomoda tutto.... Ma quando

le cose si vedono dappresso, allora è un altro paio di maniche.... I

comunisti hanno torto, ma nondimeno, una volta all'anno, in inverno,

divento comunista anch'io....

— Tanto fa petroliere, — saltò su il signor Massimiliano, — ma,

scusate, non siete venuto a farci visita che per narrar queste

malinconie?

— No davvero, per quanto piacere abbia di veder voi e la signora

Gertrude, non mi sarei spinto fin qui senza una ragione seria, in mezzo

al vento e alla neve.

— Vergine Santa! — esclamò la signora Gertrude — ho in cuore il

presentimento di una disgrazia.

— E che disgrazie volete che ci sieno? — urlò suo marito per

dissimulare, secondo il solito, con le grida, l'inquietudine che si era

impadronita anche di lui. E avrebbe continuato nel medesimo tuono se il

dottor Beverani non avesse preso subito la parola.

— No, no, buona signora, — egli disse avvicinandosele e prendendole

ambe le mani — non ci saranno disgrazie. Ho uno lettera da

consegnare....

— Una lettera? Per me dunque? — interruppe il signor Massimiliano.

— Per voi e per vostra moglie.... La persona che scrive vuol essere

sicura che la lettera sia giunta nelle vostre mani.... Ha scritto

ancora, e....

— E non voglio veder nulla, — gridò il Nebioli voltandosi da un'altra

parte. — Ho capito chi è la persona che scrive; ella è morta per me.

La signora Gertrude avrebbe dato dieci anni della sua vita per trovare

un lampo di energia in quel momento, per farsi consegnar quella

lettera, per aprirla, per baciarne i caratteri; ma era inutile, ella

ormai non sapeva che piangere. E si nascose il volto fra le palme e

soffocò i suoi singhiozzi.

Il dottore non ismarrì punto la sua calma alle brusche risposte del

vecchio bisbetico, ma estrasse di tasca la lettera e ripigliò: — Voi

leggerete questo foglio, Massimiliano.

— Vi dico di no, — rispose costui dando però un'occhiata di sbieco alla

sopracoperta che il medico aveva avvicinato al lume.

— O lo lascierete leggere a vostra moglie.

— Nemmen per idea.

— Allora lo leggerò io.... La Margherita me ne dà facoltà.... Fatemi

portare una candela perchè alla luce del petrolio io non leggo...

— Vi ripeto, — cominciava il signor Massimiliano, quando il dottore lo

interruppe senza riscaldarsi, ma con una certa aria di autorità:

— Io spero che il medico di casa avrà il diritto di farsi portare una

candela e di leggere una carta. Signora Gertrude, abbia la bontà di

suonare il campanello.

— Non ce n'è alcun bisogno, — disse il vecchio dispettosamente. E

rivoltosi a Gertrude: — Se vuole una candela, accendigliela; sulla

credenza ce ne sono due.... O che fai lì come una statua? Santa

pazienza!

Il dottore teneva sempre la lettera fra le dita; il signor Massimiliano

gliela strappò con un impeto subitaneo.

— Sapete dove meriterebbe di andar questa lettera? Nella stufa.

Quantunque il Beverani fosse certo che una tale minaccia non avrebbe

avuto effetto, egli ficcò gli occhi addosso al suo cliente, che

pareva magnetizzato da quello sguardo e passava la lettera da una mano

all'altra dopo averla tirata fuori dalla sopracoperta ch'egli stracciò

in minutissimi pezzi.

Intanto la signora Gertrude faceva inutili sforzi per accendere il

lume. Le sue mani tremavano ed ella non riusciva a tener fermi i

fiammiferi vicino al lucignolo.

— Lasci fare a me, buona signora, — disse il dottore accostandosele con

bontà. — Torni a sedere e si rinfranchi.

— Quella fraschetta ha tempo da perdere, — osservò il signor

Massimiliano che aveva spiegato la lettera e l'aveva scorsa rapidamente

con l'occhio.

— Dodici facciate fitte! E che scrittura! Figlia pessima in tutto,

anche nella calligrafia!

E gettò con aria sprezzante i foglietti sopra la tavola.

— Son qua io, — prese a dire il dottore che si avvicinava tenendo in

una mano la candela, e trascinando con l'altra una sedia. — Non m'ero

già offerto di farvi io la lettura?

— Se volete leggere, fate il vostro comodo. Nè io, nè mia moglie

non aspettiamo lettere, non vogliamo saperne.... Per me riprendo la

_Gazzetta_, — replicò il Nebioli, quantunque con tuono alquanto più

rimesso. E sedette fingendo d'immergersi nuovamente nel giornale.

— Va benissimo, — disse il dottore senza scomporsi. Spinse verso la

tavola la poltrona della signora Gertrude, le accennò di prendervi

posto, estrasse dal taschino del panciotto un paio di lenti, le inforcò

al naso dopo averle forbite col fazzoletto e poi cominciò:

«_Caro babbo, cara mamma._

«Dopo tanti mesi torno a scrivervi. So che non mi risponderete e non

oso chiedervi che mi rispondiate, ma in ogni modo seppure ho rinunciato

alla speranza di ricevere una vostra lettera e forse di vedervi più

mai, non voglio lasciarvi credere ch'io mi sia dimenticata di voi,

ch'io non vi ami più.

— Si può dare un esordio più pretenzioso? — brontolò il signor

Massimiliano alzando gli occhi dalla _Gazzetta_. — Ancora ha ragione

lei.

— Attendete alla vostra politica, — disse il medico. — No, signora

Gertrude, non pianga così!

E ripigliò la lettura.

«Son così piena di brighe che Dio sa quando finirò questa lettera che

comincio oggi; dunque non vi metto nemmeno la data. A ogni modo voglio

ch'essa vi arrivi prima del Natale, prima di quel Natale che mi desta

in cuore una folla di pensieri e di ricordanze. Come volano gli anni!

Mi par ieri quand'ero bambina e la povera nonna facendo capolino col

suo gran cuffione bianco dall'uscio della sua camera, mi chiamava

misteriosamente con un cenno del capo e tirava fuori dal cassetto una

bambola nuova. Mi par ieri quando si preparava l'_albero_ con la mamma,

e i cugini e le cugine venivano a passar la serata in casa nostra.

Anche il babbo si metteva di buon umore, e io dicevo a tutti: non è

vero che il babbo sia burbero; vedete? egli ride. E ho negli orecchi lo

scampanìo delle chiese che mi faceva sognare un mondo nuovo e mi empiva

lo spirito di visioni dolci e solenni, onde stentavo tanto a dormire,

ed ero così beata della mia veglia! Ahimè! La nonna è morta, i cugini

e le cugine si sono dispersi, io ho cessato da un pezzo d'essere una

bimba e non sono più con voi altri.

Il signor Massimiliano si raschiò in gola e poi starnutì.

— Felicità! — disse il dottore.

«.... Non sono più con voi altri. Ebbene, babbo e mamma, se non sono

più con voi altri, abbiatevi almeno i miei augurii per le feste che si

avvicinano e per l'anno che sta per nascere.... Ch'esso vi porti tutte

le gioie, ch'esso vi faccia dimenticare tutti i dolori....

— Parole, parole.... Roba che si trova nelle antologie, — esclamò il

Nebioli.

«Di questi dolori, lo so, io ve ne ho recato uno grandissimo, ho

disposto del mio cuore contro i vostri desiderii e quando vi trovai

inflessibili vi ho disobbedito. Era il mio primo atto di ribellione,

ma, lo confesso, era un atto ben grave. O genitori miei, se io vi

dicessi che per risparmiare le vostre lagrime avrei dato il mio sangue,

voi non mi credereste....

— No sicuro.

«Eppure io direi il vero. Ma ciò che non potevo darvi era la mia

fede, perchè non si riprende la fede giurata, perchè io amavo Ugo con

tutto il trasporto dell'anima mia, come l'amo ancora, come spero di

amarlo fino all'ultimo giorno della mia vita. Iddio vorrà concedermi

questa grazia, di farmi morire appena o l'amor mio si raffreddi, o si

raffreddi l'amor d'Ugo per me.

— Declamazioni da romanzo! ecco che cosa si guadagna a lasciar leggere

cattivi libri alle ragazze. Ma mia moglie....

Gli occhi del signor Massimiliano s'incontrarono con quelli della

povera donna i quali nuotavano nelle lagrime ed esprimevano una

desolazione così profonda ch'egli troncò a mezzo la frase e prese in

mano la _Gazzetta_, sottraendo in tal guisa la faccia agli sguardi

indiscreti. Solo si stentava a comprendere com'egli potesse continuare

a leggere un foglio, che, tenuto a quel modo, pareva dovesse servirgli

da paralume.

Il dottor Beverani fece le viste di non accorgersi di tutte queste

manovre e proseguì:

«Del resto, qual sia la mia colpa, per mesi e mesi dopo fatto il gran

passo, io sperai nel vostro perdono, sperai che mi avreste riaperte

le braccia, attesi una parola vostra, attesi almeno nuove rampogne....

Oh! il silenzio è peggiore assai dei rimproveri.... Basta!... Io non vi

accuserò di durezza...

— Già, si scambian le parti, è creditrice lei, — disse il Nebioli senza

mutar posizione.

«No, voi siete sempre il mio buon babbo e la mia buona mamma, e io

mi figuro di chiacchierar con voi, come facevo una volta, quando tu,

babbo, mi conducevi alla domenica in piazza, e quando con te, mamma,

si facevano le nostre lunghe passeggiate fino ai Giardini.... Te

le ricordi? Con chi esci adesso, la mia povera mamma? Conduci teco

la Marina forse?... Oh, nell'inverno, come si ritornava contente a

casa! Oh i bei tramonti dietro la cupola della Salute! Qui in questo

romitorio a cui non si arriva che dopo due ore di mulo, si va sui

cosidetti bastioni, e non c'è altro. Due filari di platani, quattro

panche di legno, e intorno montagne da tutte le parti, e giù nella

valle campi poveri di vegetazione e un fiumicello che pare un fosso. Il

sole ha fretta di andarsene; c'è un monte alto, sassoso, sgarbato che

ci affretta la sera almeno di due ore. E quando il sole è sparito, che

aria fredda, sottile! Brr!

«Però a passeggiare io ci vado poco. Ugo è così stanco quando viene a

casa, e io pure, sapete, sono stanca. Lavoro dall'alba fino a sera....

C'è stata una interruzione, ma ne parleremo dopo.

«Smetto un momento, indovinate perchè? Perchè sento la pentola che

bolle e voglio ritirarla dal fuoco.... Vi scrivo dalla cucina.... Altro

che il mio studio con le sedie imbottite! Tutto il nostro quartiere

consiste in questa cucina e in una cameruccia.

. . . . . . .

«Fra la riga precedente e questa c'è corso un intervallo di due giorni.

Non ebbi un minuto di libertà. Ugo fu in letto con un po' di febbre.

Egli sapeva ch'io _avevo sul telaio_ una lettera per voi altri e mi

sollecitava a finirla, ma io ero così apprensiva che non sapevo tener

la penna in mano. Grazie a Dio, tutto è terminato.

«Ah, volevo dire alla mamma che non c'è di meglio per divenir brave

massaie che il dover farsi tutto da sè.... Serva io non ne ho, potete

immaginarvela; la fantesca della mia padrona di casa viene la mattina,

per un paio d'ore; poi rimango io sola. Ho imparato a spazzare, a

stirare, a cucinare.... In quest'ultima funzione riesco a meraviglia.

Ugo mi dice sempre: se ci fosse la _materia prima_, che buoni piattini

uscirebbero dalle tue mani! Ma quella che egli chiama la materia prima

non c'è.... Qualche volta, in confidenza, sui venticinque o ventisei

del mese, c'è alla mattina una preoccupazione nuova, curiosa, vale a

dire se ci sarà da pranzo. Vi confesso che questo dubbio produce un

effetto strano....

— Povera Margherita! — esclamò con voce flebile e con un gemito la

signora Gertrude.

Il dottore, sospendendo un momento la sua lettura, rivolse gli occhi

dalla parte ove si trovava il signor Massimiliano. Ma egli continuava

ad essere nascosto dietro la _Gazzetta_.

«A ogni modo si arriva al giorno dello stipendio. Un bello stipendio

in verità! Con quella gioia della trattenuta ci restano 75 lire e 45

centesimi al mese....

— Peggio per lei! — gridò il Nebioli facendo la voce grossa. — Perchè

ha lasciato la sua casa? perchè ha lasciato i suoi genitori?

«E con 75 lire e 45 centesimi al mese un pover'uomo deve insegnare

a sessanta bimbi, asini e cocciuti, provvisti di babbi più asini e

più cocciuti di loro. Il segretario comunale ha levato il saluto a

mio marito perchè non giudicò degno del premio suo figlio che in

un anno non aveva ancora imparato a scrivere _caro_ senza l'_h_.

E il sagrestano lo guarda in cagnesco perchè egli osò mettere in

burla il suo illustre rampollo, il quale un giorno in iscuola disse

che il Tevere è la capitale d'Italia. C'è finalmente il barbiere,

che attribuisce la caduta del suo primogenito all'esame a _mene

consortesche_! Ho proprio paura che abbia ragione il brigadiere dei

carabinieri, un lombardo, che quando mi vede mi dice sempre: _Che la mi

creda, signora, l'è minga un paes per lee._

«Ho dovuto, volere o non volere, far la conoscenza delle _signore_ del

luogo. Ne conosco una ventina; dieci di esse non sanno leggere affatto;

dieci leggono soltanto lo stampato, quattro anche il manoscritto. Che

sappiano scrivere non ce ne sono che tre. Al mio arrivo s'è fatto un

gran mormorare perchè ero troppo _elegante_, e un giorno in chiesa,

mentre il curato predicava contro il lusso, tutti gli sguardi si sono

rivolti su me. Avevo ancora l'abito di _piquet_ violetto che mi hai

fatto fare nel settembre dell'anno passato.... Adesso, sta tranquilla,

mamma, che non pecco per eccesso di vanità. Ho venduto a un merciaiuolo

ambulante il vestito violetto, il mio spillone a mosaico, i miei

coralli.... ah i miei coralli m'è costato a venderli; me li avevi

regalati tu quando compivo diciott'anni; ma come si fa?... C'erano

spese indispensabili, urgenti.... Insomma sono ormai come le altre,

quantunque mi facciano l'onore di dirmi che ho qualchecosa che non

hanno le altre. Ho il _chic_, sentenziò la moglie del pretore che sa

due parole di francese.

«A proposito di francese, il babbo non mi rimprovererebbe più di aver

sempre libri francesi per le mani. Qui non vi sono libri in nessuna

lingua quando se ne levi qualche libro di devozione, e la cabala

del lotto. Al caffè ci sono due giornali, ma un terzo ne riceviamo

noi altri (è l'unico nostro lusso) e indovinate che giornale è? Il

_Rinnovamento_, a cui Ugo s'è fatto associare da un suo amico di costì

per compiacermi. Quando quel foglio arriva a questo romitorio dopo due

giorni di viaggio, mi par che capiti un amico a darmi novelle della mia

Venezia, de' miei parenti, e benedico a chi ha inventato i giornali.

Guardo lo stato civile, i matrimonii, le morti, guardo i pettegolezzi,

le feste da ballo, le baruffe, le serenate sul Canal Grande, e vivo

ancora nella mia piazza, nelle mie calli, nei miei campi, negli sfondi

misteriosi de' miei _rii_. E sento venirmi le lagrime agli occhi,

ma le asciugo presto, perchè i poveri, e ormai sono povera anch'io,

non hanno tempo da piangere, non hanno tempo da cullarsi in fantasie

malinconiche. Adesso poi....

«Ah sì, avevo il capriccio di darvela soltanto per poscritto la grande

novella, ma non posso indugiare di più e quasi quasi la penna scrive da

sè...

Il dottore Beverani fece una piccola pausa; la signora Gertrude lo

guardò con trepida ansietà e il signor Massimiliano tese gli orecchi.

«La grande novella è questa, che al 15 del passato mese di novembre,

alle 9 precise di sera, ho dato alla luce un bambino....»

Il Nebioli lasciò cader di mano la _Gazzetta_, sua moglie si alzò in

piedi e appoggiandosi alla spalliera della sedia del medico cercò di

leggere nel foglietto ch'egli teneva spiegato davanti; ma i suoi occhi

indeboliti e velati dal pianto non vedevano che una gran confusione

nella fitta e scapigliata calligrafia della figliuola.

— Un bambino! — esclamò il signor Massimiliano, — come mai?

— Probabilmente come le altre donne, — rispose ironicamente il dottore.

— Ma forse dirà ella stessa qualche cosa di più.

E riprese la frase interrotta.

«...... Un bambino il quale sebbene nato in sette mesi....»

— Quando s'è maritata la Margherita? — chiese il vecchio brontolone in

tuono aspro a sua moglie.

— Non lo sai? In maggio, — disse la signora Gertrude.

— Già, il mese.... ah stavo per dirla grossa. Maggio, giugno, luglio,

agosto, settembre, ottobre, novembre.... Per fare i sette mesi bisogna

metterci della gran buona volontà....

— Via, mettetecela, — disse il dottore. E continuò:

«..... Il quale sebbene nato in sette mesi è vispo e robusto e a cui ho

dato il nome di Massimiliano.»

Il signor Nebioli fece spalluccie in segno di indifferenza, ma nello

stesso tempo si soffiò due volte il naso rumorosamente, e alzatosi

dalla sedia si mise a passeggiare per la stanza.

— Massimiliano, — disse con accento commosso la signora Gertrude, — la

senti? Gli ha dato il tuo nome.

— Commedie! commedie!

— Dottore, interponga lei una buona parola, — soggiunse a mezza voce la

povera donna. Ma egli le accennò ch'era meglio finir la lettura.

«Voi non vi aspettavate di diventar nonni così presto, e giudicherete

strano che nelle altre due lettere scrittevi io non vi annunziassi

quello che si preparava. È giusto, ma non so perchè, io m'ero fitta

in capo di farvi un'improvvisata a cose compiute. Speravo davvero

che questa creaturina sarebbe stata un maschio (noi donne siamo

tanto sfortunate) e pensavo che forse anche il babbo, se avessi

potuto dirgli: ti è nato un nipotino, avrebbe spianato la sua fronte

severa. Per amore di lui, babbo, se non per amor mio, perocchè egli,

poveretto, colpe non ne ha. Le sue manine sono pure, i suoi occhi

sono innocenti come quelli degli altri bimbi; o perchè dunque troverà

egli, al suo entrare nel mondo, meno affetto, meno sorrisi, meno baci

ad accoglierlo? Se il vostro cuore dev'essermi chiuso per sempre, oh

non sia chiuso almeno per esso. Io gli insegnerò ad amarvi, le prime

preghiere che i suoi labbri di rosa alzeranno al Signore saranno per

voi; fate che io possa dirgli che voi pure gli volete bene, che voi

pure qualche volta, tra le pareti della casa ov'io nacqui, pronunciate

con dolcezza il suo nome e gli inviate un saluto per mezzo degli

uccelli che volano, delle nubi che passano, e lo raccomandate al buon

Dio che protegge i bambini.

— Oh dottore, dottore, non ne posso più, — esclamò la signora Gertrude

rompendo in un pianto dirotto.

— Già le donne non sanno altro che piangere, — urlò il Nebioli che

voleva mostrarsi impassibile. — Lascialo finire, per Dio.... Avanti,

avanti, Beverani... La mia signora figliuola ha la penna spedita come

la lingua.

E continuò a misurare in lungo ed in largo il salotto, guardando di

tratto in tratto la sua ombra sulla parete e dando segni frequenti di

essere molto infreddato.

Il dottore indirizzò una parola affettuosa alla signora Gertrude, indi

proseguì:

«Assicurano ch'egli mi somiglia; io non lo so, so che mi par tanto

bello. Potete immaginarvi che lo allatto io stessa; a trovare una balia

si dovrebbe girar mezza provincia, e poi dove ci sarebbero i quattrini

da pagarla? Già in questi paesi è sempre necessario applicare il

proverbio: _Chi si aiuta Dio l'aiuta_. Se la mamma fosse qui, gliene

racconterei di curiose circa al gran momento in cui il signorino è

nato. Figuratevi che di levatrici non ce ne sono, ma c'è almeno una

dozzina di femmine le quali in questi casi offrono i loro servigi e

assordano con le loro grida e coi loro consigli. E siccome non vanno

d'accordo fra loro, finiscono quasi sempre coll'attaccar briga e col

tirarsi per i capelli. Ugo ha dovuto usar la violenza per cacciarle di

camera; egli ha dovuto fare una _carica a fondo_ come quand'era soldato

di _Savoia cavalleria_. Quando fummo rimasti soli noi due, egli era

pallido, aveva la febbre addosso, e mi chiese: — Margherita, come si

fa? Quasi quasi richiamerei qualcheduna di quelle megere. — No, per

carità, — gli risposi — spicciamoci fra noi altri. — E stringevo la sua

mano nella mia mano, e lo guardavo, ed egli guardava me con occhi pieni

di lagrime, e diceva con un filo di voce: — Margherita! Margherita! —

Di fuori intanto origliavano all'uscio due o tre delle più ostinate

comari e gridavano ad Ugo: Signore, faccia così. — No, faccia in

quest'altra maniera. — Insomma, com'egli facesse lo ignoro, so che di

lì a poco ho provato una calma di paradiso e ho inteso un vagito che mi

disse: sei madre.

«Da quel momento (e passarono omai venticinque giorni) sono come

un'altra persona e capisco che tutto quel che si dice dell'amor materno

è al disotto del vero, o piuttosto non si può dirne nulla finchè non

si è madri. Faccio mille castelli in aria, mi sento più ricca e non

desidero ormai che due cose: di ricevere il vostro perdono e di vedere

Ugo meno sfiduciato. Egli ha perduto una gran parte del buon umore che

gli rendeva tollerabile la sua posizione, si affanna per l'avvenire

mio, per l'avvenire del nostro Massimiliano e rimane qualche volta col

bimbo in collo senza proferir parola. Ah! sento i suoi passi. Credevo

di finir questa lettera oggi, ma la finirò domani.

. . . . . . .

«Ripiglio la penna ancora tutta sbalordita da una risoluzione che

abbiamo presa con Ugo,... È una risoluzione assai grave, ma Ugo dice:

a mali estremi, estremi rimedi.

«Ieri egli era più mesto del consueto. Andò alla cuna del bimbo che

dormiva e si chinò a baciarlo poi mi fissò gli occhi in viso due,

tre volte, come se volesse parlare e gliene mancasse il coraggio. —

Ugo, gli diss'io in tuono di rimprovero, avresti segreti per me? —

Ascoltami, egli rispose, e mi passò il braccio intorno al collo: qui

non ci posso più vivere, mi ci logoro la salute e l'ingegno, e del

resto m'è insidiato anche lo scarso pane che guadagno. Il segretario

comunale e alcuni consiglieri sono miei nemici e cospirano per

togliermi il posto e mettere in vece mia una loro creatura che non avrà

il torto massimo di essere forestiero. La mia dignità mi costringe

a dar le mie dimissioni. — E tu dàlle — io proruppi. Egli sorrise

tristamente. — E poi? — E poi, replicai, si cerca un altro nido. —

Senti amor mio, egli ripigliò, se per qualche mese, se per qualche

tempo io dovessi girare il mondo in traccia di fortuna, credi tu che i

tuoi genitori darebbero asilo a te e a nostro figlio?»

— Sì, sì, — esclamò la signora Gertrude fra i singhiozzi.

— Che ne sai tu? — interruppe suo marito con la usata ruvidezza. — Sono

io che devo decidere.... Vuoi scommettere intanto che quel Lucifero

della nostra figliuola non si degnerebbe d'entrare in casa senza

il suo illustre consorte?.... Oh! ma del resto è successo ciò ch'io

prevedeva.... è successo appuntino... doveva finire così.... Quando si

sposa un disperato, un....

— Volete lasciarmi continuare? — disse il dottore. — Siamo ormai alle

ultime pagine!

«Io debbo essere diventata assai pallida perchè Ugo si affrettò a farmi

sedere e mi supplicò che mi calmassi. Ma io m'ero aggrappata alla sua

persona e gli gridavo con voce affannosa che non avrei consentito a

staccarmi da lui nè per un giorno, nè per un'ora, nè per un minuto,

che dovunque egli andasse sarei andata anch'io, che il godere gli agi

della casa paterna mi sarebbe parso un delitto, lui lontano, povero,

ramingo, che perfino la gioia del vostro perdono mi sarebbe stata tolta

non avendolo al fianco.

— Ero sicuro che avrebbe risposto così, — disse il signor Massimiliano.

— È nel suo carattere.

— Un bel carattere, confessatelo, — soggiunse il dottore senza staccar

gli occhi dalla lettera.

— Ma dunque, per carità, che cosa è succeduto? — chiese ansiosamente la

signora Gertrude.

— Or ora vedremo, — replicò il medico.

«La sua fisonomia — così proseguiva Margherita — si fece raggiante,

sparirono le nubi della sua fronte, sparirono dalle sue guance i

solchi che le assidue cure vi avevano scavato, egli tornò splendido di

bellezza e di gioventù come nel primo giorno in cui gli diedi il mio

cuore. — Me lo aspettavo, egli disse baciandomi. Tu dunque, fuor che

dell'essere divisa da me, non ti sgomenteresti di nulla? — Di nulla. —

Mi seguiresti anche fuori d'Italia.? — In capo al mondo. — Hai paura

del mare? — No. — Egli trasse allora di tasca una lettera scrittagli

da un suo buon amico di Genova al quale egli si era raccomandato per

un impiego. _Vuoi andare a Buenos Ayres? gli chiedeva l'amico, c'è

un posto presso una casa italiana. Diecimila franchi di stipendio e

alloggio e vitto per te e per la tua famiglia. Se accetti, preparati a

partire col vapore che salpa da qui, il 28 di questo mese._

— Vanno a Buenos Ayres! Vanno in America? — gridò disperatamente la

signora Gertrude. — Massimiliano, ciò non è possibile.... Massimiliano,

rispondi per carità.

Il signor Massimiliano aveva smesso di passeggiare e s'era avvicinato

al dottore. — Taci un momento, Gertrude, — egli disse a sua moglie, —

sentiamo il resto.

L'inflessione della sua voce era diversa del solito, egli che non

parlava mai che per imporre, pareva quasi voler pregare, sua moglie

afferrò una delle sue mani, e coprendola di baci e di lagrime tornò

alla carica: — Massimiliano, per carità, dimmi che non lascierai che la

tua unica figlia vada in quei paesi remoti....

Il naturale violento del Nebioli riprese il disopra. — Vuoi tacere, per

Dio? Vuoi lasciar finire questa disgraziata lettera?

La signora Gertrude aveva tanto l'abitudine di obbedire che non seppe

ribellarsi nemmen questa volta; ella fece silenzio, ma continuò a tener

stretta nelle sue la mano di suo marito.

«Ho pensato subito a voi, — lesse il dottore con accento commosso, — e

dissi ad Ugo: — E i miei genitori? — Non ti hanno essi chiusa la porta

della loro casa? egli replicò. — È vero. — Non hanno lasciato senza

risposta tutte le tue lettere? — È vero, pur troppo, è vero. Stetti

in forse ancora un istante; poi mi decisi. — Accetto e occupiamoci dei

preparativi della partenza. — Egli mi gettò le braccia al collo e....

— Ed egli è uno scellerato, — scoppiò come un fulmine il signor

Massimiliano svincolandosi da sua moglie e gettando a terra con gran

fracasso tutto ciò che gli capitava davanti. — Non gli basta di averci

rubata la figlia, vuol portarcela anche di là dai mari, vuol farla

morire di fatiche, di stenti.... Un mese dopo il parto, con un bambino

da latte, le fa imprendere un viaggio a cui non reggono talvolta

nemmeno i più vigorosi. E non c'è galera per questi delitti, e non c'è

forca.... Ma voi, Beverani, voi lo compatirete, voi lo difenderete, non

è vero? Non si può saperla la vostra opinione?

— La mia opinione, — rispose il medico, — è di leggere la mezza

paginetta che manca a compiere la lettera; poi vi dirò quel che farei

nel caso vostro.

— Oh ci saranno le frasi d'uso.... Quelle tenerezze ridicole a cui

corrisponde sì bene l'effetto.... Morale moderna!

«Egli mi gettò le braccia al collo, — riprese il Beverani rileggendo

la frase già letta, — e mi susurrò con un bacio: tu sei un angelo. —

No, diss'io, sono una donna che ti ama. Una cosa però è forza che tu mi

conceda. Anticipiamo di ventiquattr'ore la nostra partenza e passiamo

un giorno a Venezia. Prima di abbandonar l'Europa per non tornarvi

forse mai più è necessario che io tenti almeno di vedere un'ultima

volta i miei genitori. Egli mi ribaciò e accondiscese al mio desiderio.

Abbiamo fatto tutti i nostri conti. Oggi è il 19, sabato. Noi partiremo

di qui lunedì e saremo a Venezia mercoledì alle cinque pomeridiane.

— Posdomani? — esclamarono a una voce il signor Massimiliano e la

signora Gertrude.

— Mercoledì abbraccierò la mia padroncina — gridò battendo festosamente

le mani, la cameriera che s'era introdotta pian piano nel salotto.

Il signor Massimiliano si voltò per sgridarla ma non seppe aprir bocca.

— Non ci sono ormai che due sole righe, — osservò il dottore. E lesse:

«Ci faremo condurre a un albergo, poi verremo da voi, e io non suppongo

neppure che non vogliate riceverci, e vi mando in anticipazione mille

baci. Ah! la mia lettera è un gran pasticcio, ma non ho più tempo di

rifarla perchè ho da attendere ai miei bauli. Addio, addio, anche da

parte di Ugo.... Il mio bimbo si sveglia e mi chiama con vagito....

Forse vuol mandarvi a salutare anche lui.

«MARGHERITA.»

— Dunque Margherita sarà qui posdomani... farà il Natale con noi, —

disse la signora Gertrude che di tutta la lettera non ricordava ormai

che questa notizia e quasi non credeva a sè stessa.

— E viene anche _lui_? E bisognerà accogliere anche lui? — soggiunse

come parlando fra sè il signor Massimiliano. — Quel cane che vuol

portarla a Buenos Ayres!...

— Che Buenos Ayres? — interruppe il dottore alzandosi in piedi. —

Sapete che vi ho da dire?... Che l'alloggio di vostra figlia e di

vostro genero dev'essere la vostra casa e non un albergo, che quando

essi sian qui non dovete più lasciarli andar via, che la parte del

tiranno l'avete fatta anche troppo a lungo, e che la vostra Margherita

l'avete castigata anche troppo.

— Dovevo anzi premiarla?

— La si è maritata a suo modo, e ha fatto male, non c'è dubbio, ma in

fin dei conti le ragazze si sposan per loro e non per uso dei genitori

e la Margherita trovò almeno un galantuomo....

— Non mi fate dire spropositi, Beverani. Un galantuomo che seduce una

fanciulla....

— E la sposa.

— Sì, contando sul perdono del padre babbeo.

— Ci contava tanto poco che stava per andare in America.

— Baie! Non credo più al viaggio in America

— Non ci credete? Allora vi dirò che vostra figlia mi scrive

supplicandomi di prestare a suo marito 1000 lire che gli mancano a

pagare i posti sul vapore.

— E voi li presterete?

— Sicuro, a meno che voi non vi decidiate a farla finita, dando a

vostra figlia la dote che le avevate destinata e lasciandola vivere

agiatamente con lo sposo ch'ella si è scelto.

— O corpo.... E come avviene che tutto questo zelo vi capita da un

momento all'altro?

— Mio Dio, perchè trovavo giusto in passato che la condotta di

Margherita avesse la sua punizione, e trovo adesso che quella giovine

ha espiato largamente i suoi falli.

— Già, voi avete la sapienza di Salomone, — brontolò il signor

Massimiliano.

La signora Gertrude era esterrefatta. Ella non aveva mai inteso alcuno

a parlare con tanta libertà a suo marito e non sapeva intendere

com'egli, malgrado tutto il rispetto pel dottore Beverani, non

prorompesse in una di quelle sfuriate che le facevano venir la pelle

d'oca.

Ma la cameriera Marina la confortava dicendole, — Vedrà che cede....

Il padrone è così.... A esser conigli non ci si guadagna con lui.... E

poi, la padroncina è stata sempre il suo occhio destro.

Il signor Massimiliano fece ancora quattro giri per la stanza torcendo

fra le mani il fazzoletto; indi si piantò ritto ed immobile davanti

a sua moglie. — Invece di mandar acqua da tutte le parti come una

fontana, mi sembra che potreste almeno pensare a far allestire le

camere....

— Oh Massimiliano, — esclamò la povera signora, — tu dunque acconsenti?

— Io? Io! E lei, _madama_? In tutto il tempo dacchè nostra figlia è

partita s'è mai potuto sentir da lei un'opinione franca?... Lamenti,

piagnistei, sospiri e niente più di così....

— Ma mi lasciavi forse parlare?

— Via, via, non vi bisticciate, chè s'ha da stare allegri. Beninteso

che voglio guadagnarci qualche cosa anch'io. Per la vigilia di Natale

verrò a pranzo con voi altri, — disse il Beverani.

— Oh dottore, sia benedetto, venga, venga. Le si deve tutto, — replicò

la signora Gertrude prendendogli la mano.

— Come volontieri le darei un bacio! — soggiunse in un trasporto

d'entusiasmo la cameriera che adorava la sua padroncina.

— Troppo tardi, Marina, — rispose ridendo il dottore. — Bisognava

risolversi vent'anni fa quando ve l'ho domandato....

— Che cosa va a tirar fuori! — replicò la donna facendosi rossa.

— Non c'è punto da arrossire, perchè mi avete detto di no.... Ma voi

Massimiliano, non mi offrite niente?

— Scusate, ma non so raccapezzarmi.... Darei la testa nei muri....

Quella lettera, quelle vostre parole... insomma penso alla bella

figura che faccio io dopo tante proteste, dopo tante dichiarazioni di

fermezza.... Sia pure.... ci vuol pazienza.... Marina?

— Comandi.

— Va a pigliare una bottiglia di Cipro stravecchio.

— Oh questa è una risoluzione che mi piace. Non c'è quanto un

bicchierino di Cipro per far passare le ubbie. Posdomani poi a

quest'ora ne beveremo un altro con la Margherita....

— Margherita, Margherita, quanto mi hai fatto soffrire e quanto bene

ti voglio ancora! — disse il Nebioli. E si coprì il viso colle palme,

e scoppiò in un pianto dirotto, irrefrenabile. Non vi voleva di più per

far piangere nuovamente anche la signora Gertrude.

— Sta a vedere che finisco col fare il terzo — osservò il Beverani

passandosi la mano sugli occhi.

Per buona ventura entrò intanto la cameriera col Cipro. Aveva ella pure

una gran voglia di commuoversi, ma il Beverani la sollecitò a non far

bambinate e a sturare la bottiglia senza romperla. Quando il liquore fu

mesciuto, il medico vuotò il primo bicchierino gridando: — Alla salute

degli sposi e del bimbo!

Il signor Massimiliano si rasciugò in fretta le lagrime e bevette. Dopo

di lui la signora Gertrude e la Marina.

— Sia ringraziato il cielo! La pace è fatta! — concluse il dottore.

Era per andarsene quando sentì la mano del Nebioli nella sua.

— Sarà per la povera famiglia di cui ci avete discorso prima, —

disse il ruvido vecchio lasciando scivolar fra le dita del medico un

biglietto di banca di cinquanta lire. — E fate che preghino....

— Pei vostri peccati? — chiese il Beverani ch'era un po' scettico....

— No, ma perchè il Signore mi dia la forza di accogliere bene

_colui_.... mi capite.... Vi assicuro.... non so ancora persuadermi....

— Oh si persuaderà, — ripetè il dottore scendendo le scale.

Alla finestra: Novelle · 第 36 / 42 题