«Egli le sì gettò ai piedi esclamando: Vi amo!»
Quando l'Adelina ebbe letta questa frase, ella posò dispettosamente
il giornale sopra la tavola e disse: — Qui termina l'appendice, e
bisognerà aspettare fino a domani. Non potevano stampare una riga di
più e farci sapere che cosa abbia risposto la signora Clotilde?
La nonna sorrise. — Povera signora Clotilde! Ella si trova in una
situazione difficile e vogliono lasciarle un giorno da pensarci su.
La contessa Olimpia (la chiamavano _contessa_, quantunque a rigore
ella non avesse più diritto a portare il suo titolo di famiglia dopo
essersi sposata con un ricco banchiere) era una bella vecchietta sulla
settantina. Occhi vivi e intelligenti, sorriso arguto e benevolo,
persona svelta ancora ed elegante, a malgrado dell'età. Quel giorno
ella aveva in capo una cuffia bianchissima con nastri verdi scuri
e indossava un vestito di seta nera che dava risalto al candore del
carnicino e dei polsini insaldati. Adagiata in una poltrona a molle,
coi gomiti appoggiati ai bracciuoli, con la testa protesa in avanti
come chi ascolta, la contessa Olimpia aveva seguito attentamente la
lettura della nipote.
L'Adelina poteva avere diciannove anni, ed era leggiadrissima di
volto e di forme. Somigliava alla nonna negli occhi bruni, mobili ed
espressivi; ma quegli occhi avevano una qualità che quelli della nonna
non potevano avere, il fuoco della giovinezza.
Nonostante il mezzo secolo e più che le divideva, le due donne
s'intendevano e s'erano sempre intese fino dal giorno in cui l'Adelina,
appena venuta al mondo, dopo aver strillato in braccio della levatrice,
della balia e del babbo, s'era acquetata sulle ginocchia dell'ava.
Nonna e nipote erano la gioventù della casa; i genitori e le sorelle
dell'Adelina appartenevano alla razza di quelle creature linfatiche,
che sono già vecchie a vent'anni e che non corrono mai rischio di
smarrirsi per via, perchè camminano dentro un fosso.
La contessa Olimpia, ava paterna dell'Adelina, aveva conosciuta e
goduta la vita, aveva esercitato intorno a sè il fascino della grazia e
della bellezza. I maligni pretendevano che a rivangar nel suo passato
si potesse trovar qualche momento di oblio; era certo però ch'ella si
conservava una persona simpatica, atta a compatire e a intendere gli
altri, pronta a fare un sacrificio con animo sereno e viso ridente.
Un suo difettuccio era quello d'essere un po' loquace, e questo
difettuccio aveva la disgrazia di combinarsi con uno della nipote,
d'essere un po' curiosa.
Quando dico la nipote, voglio parlare dell'Adelina; chè le altre due
erano floscie e insignificanti come i loro rispettabili genitori, e la
nonna trovava che non c'era sugo a discorrer con esse.
— Eppure — osservò l'Adelina — gli uomini sono molto più arditi nei
romanzi che nella vita reale.
— Uhm! — fece in tuono dubitativo la contessa Olimpia.
— Non sei del mio parere, nonna? Ma scusa, per esempio, a badare ai
libri, ci sarebbe ogni momento qualcheduno che si getta ai piedi di
una donna.... E ho notato che la donna ha tre sistemi diversi....
Ti ricordi della novella del _Monde Illustré_ del mese scorso?
Quel cavaliere s'inginocchia davanti alla marchesa. Ella scuote il
campanello, e dice al servo: _Eclairez Monsieur_. Questo è un sistema
che non si può adottar che di sera.
— Pazzerella che sei. Smetti.
— _Sistema secondo_. _Egli_ le si getta ai piedi secondo il solito,
_ella_ si alza sdegnata: Signore, voi violate le leggi dell'ospitalità;
v'intimo di uscire.... Qui almeno non c'entra la servitù.... È vero che
qualche volta il signore non esce.
La nonna rideva.
— _Sistema terzo_. _Egli_ fu come sopra; _ella_ lo rialza
cortesemente.... Mi pare un sistema da persone educate, ma è anche il
più pericoloso.
— Sai, Adelina, che se la tua mamma ti sentisse....
— Misericordia!... È appunto per questo che parlo quand'ella non c'è.
— Bell'onore che fai alla nonna.
— La nonna è più indulgente.
— Troppo indulgente.
— Non mi hai insegnato tu quella bella sentenza d'una scrittrice
francese: _Tout comprendre c'est tout pardonner?_
— Ho fatto male a insegnartela. Certe cose non devono interpretarsi
alla lettera.
— Sii buona, nonnina.... Dunque tu dici che anche nella vita reale gli
uomini si gettano spesso ai piedi delle donne....
— Io non ho detto nulla....
— Ma l'hai lasciato capire.... È singolare.... A me non è accaduto
mai....
— Oh Adelina.... Non ti vergogni? Sei poco più di una fanciulla.... E
vorresti?
— Tanto per vedere.... Deve fare un certo effetto.... Che effetto fa?
La contessa Olimpia non potè a meno di ridere. — Sai che è una domanda
impertinente?
— Nonna, nonnetta, nonnina bella, se la cosa accade qualche volta, è
impossibile che non sia accaduta anche a te....
— O vediamo un po' la ragione, signora dottoressa.
— Perchè basta guardare il ritratto a olio appeso in salotto per dire:
questa donna, nella sua gioventù, era affascinante. O gli uomini di
quel tempo avevano un gran cattivo gusto, o....
— Zitto, zitto, adulatrice.
— Nonna, nonnetta, nonnina bella, levami questa innocente curiosità;
non s'è gettato nessuno ai tuoi piedi?
— Ma insomma?
— Il nonno, buon anima, che non ho mai conosciuto?
La contessa si strinse nelle spalle. — Lui?... Oh no.... Tuo nonno era
un uomo serio e posato che attendeva ai suoi affari.... Egli chiese la
mia mano ai miei genitori che gliel'accordarono.... Non c'era nessun
bisogno ch'egli mi si inginocchiasse davanti.... Avevo allora sedici
anni.
— Fosti sacrificata, povera nonna.
— No, no.... Mi trattò benissimo....
— Ma aveva molti anni più di te....
— Pur non era vecchio....
— Ma non lo amavi.
— Non si ama mica quando si vuole.... Si viveva in buona armonia,
quantunque ci fosse tra noi una gran diversità di carattere. Egli era
freddo, calmo, positivo; io ero impetuosa, entusiasta, poetica;...
egli avrebbe preferito una vita ritirata, io invece andavo pazza pei
divertimenti, pei teatri, pei balli.... Dopo tutto, se uno di noi
poteva lagnarsi era lui; perchè egli non aveva voluto impormi i suoi
gusti ed io gli avevo imposto i miei.
— Quanto pagherei ad averti vista in quei tempi, la mia nonnetta!
— Non pagheresti nulla, perchè se tu mi avessi vista allora, saresti
adesso all'incirca come me, con settant'anni sulle spalle, le grinze
in viso e i capelli bianchi in testa.... Del resto, consolati, tutti
dicono che mi somigli....
— Dovevi esser più bella, dovevi vestire con un gusto squisito.
— Sì, non vestivo male.... E non ispendevo mica tesori.... Ma, sai,
il buon gusto è una cosa che non s'impara; o lo si ha, o bisogna
rinunziarvi....
— Certo tu eri la regina di tutte le feste....
— La regina è troppo, ma, non lo dissimulo, ero tra le signore più in
voga....
— Lasciamelo dire di nuovo; a costo di non esser più giovine adesso,
avrei voluto vederti quand'eri fra i venti e i trent'anni, avrei
voluto vederti nei balli, circonfusa di veli, splendente di gemme,
vagheggiata da cento adoratori, superbi di raccogliere un tuo guanto,
un fiore caduto dai tuoi capelli, assetati d'una tua parola, d'un tuo
sorriso....
— Eh ragazza mia, vedi che cosa è rimasto di tutto ciò.
— È rimasta una bella nonnetta.... E poi i ricordi non valgon nulla?....
— .... Nessun maggior dolore
Che ricordarsi del tempo felice
Nella miseria....
— Sì, lo dice Dante; ma tu mi hai fatto leggere l'altra settimana una
poesia di De Musset che ha un'opinione contraria:
Un souvenir heureux est peut être sur terre
Plus vrai que le bonheur.
— Lei ha sempre la sua risposta pronta....
— Non è vero, nonnetta mia; che gli uomini ti venivan dietro come tanti
cagnolini?
— Sicuro che mi venivan dietro.... E c'era qualcheduna che ne aveva
una rabbia.... La contessa Aureli specialmente. Era bella, ricca,
più nobile di me che avevo macchiato il mio blasone maritandomi a un
banchiere, e avrebbe voluto tener senza contrasto lo scettro della
moda.... Ma per forza o per amore, doveva dividerlo meco.... Eravamo
rivali, le due illustri rivali.... Il lunedì ella riceveva in casa
sua, il sabato ricevevo io. Naturalmente ella veniva da me, io andavo
da lei, non ci si poteva soffrire, ma si stava sempre insieme, per
sorvegliarci a vicenda.... Se io non c'ero, ella aveva un gran circolo
attorno; al mio arrivo tutti si alzavano e mi si faceva un posto presso
la mia intima amica.... Il circolo si ricomponeva ma si badava a me....
La bellezza dell'Aureli era più regolare della mia, ma io piacevo di
più; ella era più colta di me, ma la sua cultura era mal digerita....
la chiamavano l'_oca dotta_.... io invece avevo fama di essere una
donna di spirito.... in quel tempo.
— Anche adesso, anche adesso.
— La contessa Aureli ambiva di farsi presentare gli uomini ch'erano
in auge per una ragione o per l'altra, i forestieri sopratutto; già
piuttosto che al vero merito ella guardava alla fama.... A ogni modo,
ella riusciva ad aver le primizie di queste conoscenze, e noi, maligne,
si diceva ogni lunedì: stasera l'_oca dotta_ ha esposizione di animali
rari. Infatti ella era lì in mezzo alle sue celebrità che poi conduceva
alla sua volta negli altri _salons_, dondolandosi e gracchiando come il
volatile domestico di cui le si era dato il nome: _Cuà, cuà, cuà_....
Povera Aureli!... A questi uomini illustri ella mi dipingeva in
anticipazione quale una buona donnetta, un po' frivola, un po' vana....
Ond'io ero guardata sulle prime con qualche diffidenza.... ma non
tardavo a prendere la mia rivincita.... In mezzo al corteo dell'Aureli
c'era il buono e il cattivo, l'argento puro e l'argento _cristophle_,
ed io sapevo distinguerli così presto! Dell'argento _cristophle_ non mi
curavo affatto, lo lasciavo tutto alla mia dolcissima amica; io badavo
al buono e ti assicuro, Adelina mia, che gli uomini di vero ingegno
non davano retta alla contessa Aureli, ma a me.... Che le valevano
le sue citazioni dal greco e dal latino, le sue frasi lambiccate?...
Io ero spontanea, incisiva, originale nelle mie osservazioni; avevo
uno schietto entusiasmo per ciò che era grande, per ciò ch'era bello,
avevo uno sdegno profondo per tutto ciò ch'era ignobile.... — Voi avete
una fisonomia vostra, voi siete _voi_ — mi disse un giorno una certa
persona alla cui stima la contessa Aureli ci teneva di più. — Ella è
come l'acqua che s'adatta a tutti i vasi, come lo specchio che riflette
tutte le immagini e non ne trattiene nessuna, come l'eco che ripete
tutti i suoni.... La si ammira un momento, e si passa;... quanto a voi,
vi si ammira.... e si resta.
— Nonnetta mia, come parlava bene quella _certa persona_! Chi era?
— Che t'importa il nome, la mia fanciulla? Quella persona è morta in
esilio molto prima che tu nascessi....
— In esilio?
Una nube passò sulla fronte della contessa Olimpia; l'Adelina le si
avvicinò, sedette sopra uno sgabello a' suoi piedi e si pose in ascolto
senza batter palpebre.
— Eh Adelina, strani tempi eran quelli! Feste e baldorie alla
superficie e sotto i piedi un vulcano. Quanti giovanotti azzimati,
all'uscir d'un ballo, trovavano un commissario di polizia che li
conduceva in prigione e di là allo _Spielberg_. Dopo il 1848 si
cospirava con la speranza di riuscire; prima si cospirava con la
certezza di sacrificarsi, e d'esser chiamati pazzi dagli spiriti
positivi.... Allora ci voleva davvero una fede gagliarda, allora ci
voleva una forza di carattere!... Uno di questi forti caratteri era....
era lui, quegli di cui ti discorrevo.... Apparteneva a una cospicua
famiglia di Lombardia, era stato raccomandato alla contessa Aureli,
l'avevo conosciuto presso di lei.... Non si sarebbe certo supposto
ch'egli fosse un cospiratore. Era gioviale, elegantissimo, adorno di
tutte le doti di società, parlatore facile e arguto, pianista distinto,
e all'occasione perfino poeta estemporaneo. Io ero tentata di crederlo
frivolo.... E invece egli era tra gli affigliati più attivi della
_Giovine Italia_.... Si parlò per la prima volta di politica in un
gran ballo dato da una delle nostre famiglie patrizie. C'era l'Aureli,
c'ero io, c'erano tutte le signore della _high-life_, come usano
chiamarla adesso, e c'era anche lui. I padroni di casa avevano poi
stimato opportuno di comprendere tra gl'invitati alcuni ufficialetti
austriaci.... Io ero italiana nel fondo dell'anima; mi faceva male
la vista dei nostri oppressori; tremavo che uno di quegli ufficiali
mi si facesse presentare e mi impegnasse per una _polka_ o per una
quadriglia.... Avrei voluto andarmene, ma come fare? Come avvertire mio
marito, che s'era ritirato nella stanza da fumo insieme ad altri uomini
seri?... Intanto gli ufficialetti trovavano liete accoglienze presso
parecchie signore; l'Aureli mi passò vicino a braccio di un tenente;
ma non c'era pericolo ch'ella me lo presentasse; era un principe, ed
ella voleva tenerlo tutto per sè.... Girai gli occhi intorno; cercavo
istintivamente _lui_.... il conte.... Forse egli poteva venirmi in
aiuto.
— Ah! Era un conte?
— Sì... Lo vidi alla fine appoggiato allo stipite di una porta, e,
appena egli rivolse lo sguardo dalla mia parte, gli feci segno col
ventaglio di avvicinarsi. — Siete accigliato stasera? Che avete?
— Nulla, contessa, ma me ne vado. — No, non andate — soggiunsi —
impegnatemi invece per tutti i balli che ho disponibili.... Qui c'è il
mio libretto.... Riempite i vuoti col vostro nome... Lo so che ballate
poco, ma si tratta di rendermi un servigio... Vi spiegherò poi...
Fate presto. — E gli posi in mano il libretto... Non c'era tempo da
perdere, perchè proprio in quel punto la padrona di casa si fermava
davanti a me con un ufficiale a braccio. — Avete un _valzer_ o una
_polka_ pel barone? — ella mi chiese, presentandomi il suo tedesco
di cui non rammento più il nome. — Grazie, sono impegnata — risposi.
— Per tutti i balli? — Per tutti. — Il barone non mi perdonerà certo
d'essere arrivata troppo tardi — ella disse. L'ufficiale aggiunse
qualche complimento in pessimo italiano. Poi si allontanarono insieme.
Io respirai. — Era per questo? — domandò il conte, che s'era tenuto
alquanto in disparte. — Sì, era per questo; non volevo ballare
con un ufficiale austriaco. — E io volevo andarmene appunto perchè
c'erano gli ufficiali austriaci. — Adesso siete contento di rimanere?
— Contentissimo; vi ringrazio e vi ammiro... più del solito. —
L'orchestra intuonò un _valzer_. — È il quarto ballo, è mio — esclamò
il conte. Io mi alzai, egli mi cinse la persona col braccio, e ci
slanciammo, cullandoci sull'onda dei suoni, in mezzo alle coppie che si
urtavano, s'intrecciavano, si confondevano in una ridda vorticosa...
Ah! la musica di quel _valzer_ la ho ancora negli orecchi... E posso
dire di aver presente tutta la festa come se fosse una cosa di ieri,
onde al bisogno saprei descrivere perfino le _toilettes_ delle signore,
una per una... Che ciarliera di nonna, non è vero, Adelina?
— Parla, parla, mi diverto tanto.... E il conte?
— I miei sentimenti patriottici esercitarono sul suo animo un fascino
maggiore della mia bellezza. Ebbi da lui confidenze che non avevano
avuto i suoi più intimi amici, ed io sola, fra quante erano le sue
conoscenti in Venezia, seppi che tempra di eroe egli avesse e quali
cure ansiose e profonde si celassero sotto il suo sorriso.... Ero
superba e tremavo... A ogni suo viaggio, e di questi viaggi a me erano
ben noti gli scopi, temevo ch'egli non tornasse più..... Mi ricorderò
finchè io viva d'una sera d'inverno.... Quanti inverni sono passati da
allora, Adelina mia!... Il conte era partito da due mesi e non ne avevo
notizia. Subito dopo pranzo m'ero ritirata nelle mie camere, e me ne
stavo nel salottino da lavoro sentendo di fuori scrosciar la pioggia
e il vento gemere sinistramente all'imboccatura del rio. M'ero messa a
sfogliare un libro, poi avevo preso in mano il ricamo; poi, infastidita
anche di questo, m'ero adagiata sulla poltrona davanti al caminetto.
Ad un tratto s'aperse l'uscio dietro di me, e mi voltai in sussulto.
— Sono io — disse una voce ben nota. Sentii che eravate qui e sono
venuto senza lasciar tempo al servo di annunziarmi. — Voi! — esclamai,
correndogli incontro. — Ma perchè trasformato così? — Il conte (era
lui) non aveva più la sua folta barba. Egli si guardò attorno e mi
chiese: — Siete ben sicura che nessuno ci ascolti, che nessuno ci
sorprenda? — Chiusi gli usci di dentro. — Ebbene? — La polizia è sulle
mie traccie — egli soggiunse. — Questa notte m'imbarco. — Dio mio!
Questa notte! E lasciate l'Italia? — Per sempre forse — egli rispose
cupamente. — Non ci vedremo più? — diss'io congiungendo le mani. — È
per questo che scelsi la via di Venezia.... Per Genova mi sarebbe stato
più facile l'imbarco, ma non vi avrei dato l'ultimo addio.... Come
siete pallida, Olimpia.... e come siete bella nel vostro pallore!....
Figgete in me i vostri occhi stupendi ed il lume soave me ne resterà
nell'anima per tutta la vita.
— Oh nonna, sentirsi parlare così!
— Egli era tanto eloquente ch'io pendevo rapita dalla musica di quella
voce, dal fascino di quegli accenti.... Egli, il forte, egli che aveva
la fibra d'un eroe di Plutarco, egli avvezzo al comando, egli era lì
supplichevole davanti a me, povera donna.... Di fuori infuriava la
burrasca, di fuori lo attendevano insidie infinite, la carcere forse,
forse il carnefice, nella ipotesi men triste l'esilio; era in poter
di me sola, prima che egli partisse, di versare qualche dolcezza su
quell'anima esulcerata.... Oh certo, le coscienze rigide, inflessibili,
mi condannano...
— Io no...
— Tu! Che ne sai tu della vita, o fanciulla?
Vi fu qualche istante di silenzio.
— Finisci la storia, nonnetta mia — disse timidamente l'Adelina.
— Conveniva romper gl'indugi. Ogni soverchio ritardo poteva esser
fatale. Il conte volle che, in presenza sua, abbruciassi alcune
lettere. — Voi foste la mia confidente — egli disse infine.... In quei
tempi, Adelina mia, non ero la gran chiacchierona che sono adesso. — Le
cose che vi ho rivelate seppellitele nella vostra memoria, i nomi che
avete intesi dimenticateli; se vi si interroga sul conto mio mostrate
di avermi conosciuto solo come uomo di società... È impossibile misurar
le conseguenze di una parola imprudente... E voi siete madre, non
dovete affrontare inutili rischi.... — Quand'egli si decise a partire,
erano le dieci...
— E giunse in salvo?
— Sì, prima a Corfù, poi in Inghilterra... Ma la nostalgia l'uccise
dopo tre anni.... Che cosa fai, Adelina?
— Nulla; rasciugo con un mio bacio quella lagrimetta che ti riga la
guancia....
— Basta; cose vecchie, cose vecchie — disse la nonna, scrollando la
testa come a cacciar via i pensieri importuni. — E lei, signorina, è
contenta di avermi tirato in lingua anche oggi?.... Faccio male, faccio
assai male; bisognerà che mi metta un bavaglio alla bocca....
— Nonnetta bella...
— Che c'è?
— Vorrei sapere...
— Ha saputo anche troppo, signora curiosa.
— Una domanda.... una sola.
— Via, sentiamo.
— _Quella sera_, dove mai s'era cacciato il nonno?
— Il nonno dormiva ogni sera nella sua camera dalle otto alle dieci.
— Ecco, dal suo punto di vista, sarebbe forse stato meglio ch'egli
avesse dormito dalle sei alle otto.