IX.

Quale vi sembra lo scioglimento più probabile? Ch'egli sentendosi

scoperto, non sapendo prendere mia decisione, dubitando quasi persino

dell'amore, si decida a partire, a ritornare alla vita di prima--non

più suscettibile di alcuna passione, tranne estetica--sebbene col

cuore ripieno di un ricordo soave, triste, puro, che nulla può

cancellare?

Questo sarebbe certo accaduto se egli fosse stato uno di quegli uomini

fermi nella decisione, pronti a porre il pensiero in fatto, che

trovandosi un nodo dinanzi hanno il coraggio di tagliarlo. Ma, come

sappiamo, egli era tutt'altro. Tre giorni dopo infatti, invece di

vederlo in viaggio per ritornare a far le sue confidenze a Tibaldo, lo

ritroviamo, come ai bei tempi, alla finestra con lo sguardo più che

mai rivolto alla finestra opposta. Quella parte di stranezza che vi

era nel suo carattere cominciava a prendere il di sopra, ed egli non

ragionava più. Del resto, per quanto guardasse, non vedeva nulla,

tranne i fiori affatto appassiti oramai e le tendine inesorabilmente

chiuse. Lo scopo della vita gli mancava e non aveva nulla da

sostituire; si sentiva nell'anima un vuoto triste. Guardava

stupidamente per delle ore intiere gli ornati quasi cancellati della

finestra, non avendo quasi coscienza di esistere. Del resto era

perfettamente calmo; ma non lottava più, l'idea di tentare uno sforzo

supremo e partire, non gli passava nemmeno per la testa. Pensava: a

quest'ora ella mi crede partito e forse si è già consolata--ma

talvolta invece una voce segreta gli diceva che era amato ancora. A

quest'idea non sapeva più resistere; i rimorsi, la voce del dovere,

tutto passava, egli voleva il suo amore, lo voleva anche per forza,

non era più trattenuto da nulla.

Questo ultimo pensiero ebbe il sopravvento; la passione lo accecò

totalmente. Non fece più altro che aspettare il momento favorevole per

penetrare ancora da Paquita e sorprenderla.--Gli venne l'idea che

forse ora sposerebbe il cugino e non la poteva sopportare.

Finalmente vide la nonna uscire tutta coperta del suo velo. Era

vestita con una certa ricercatezza e quando fu in fondo alla via voltò

a sinistra. Andava certo a fare qualche visita e sarebbe stata assente

per un po' di tempo.--Il momento era giunto; non lottò nemmeno più--e

un minuto dopo si trovò dinanzi all'uscio della camera di Paquita. Era

confuso ed agitato, e, senza rendersi ben conto di quanto facesse,

senza picchiare, socchiuse lentissimamente la porta e guardò.

Paquita era seduta, con la testa tra le mani, e dal movimento

lievemente sussultorio delle spalle si capiva che piangeva. Giorgio si

avanzò, trattenendo il fiato, e con tanta precauzione che giunse

vicinissimo alla fanciulla, senza ch'ella se ne accorgesse. Stette

qualche istante immobile a guardarla. Un senso lieve di compassione ed

uno immenso di gioia lo empiva. I dubbii di quei tre giorni

scomparvero dinanzi a quella testa, agitata dal pianto come un fiore

dalla tempesta. Piegata, lasciava vedere il collo bianchissimo e la

massa dei capelli bruni.

Sentì qualcosa che non aveva mai sentito, e piegandosi sfiorò con le

labbra i capelli della fanciulla.

Ella diede un grido e voltatasi prestamente gli mostrò il suo viso,

bello anche nel dolore, guardandolo attraverso al velo che le lagrime

le ponevano sugli occhi. Egli non poteva quasi parlare e non sapeva

che dire, si lasciò cadere vicino a lei, e piegando la testa sulla sua

l'abbracciò lungamente, senza ch'ella sapesse in alcun modo resistere.

Ella era a quel punto della passione, quando la donna, nella sua

sublime debolezza, non sa più che cedere; si sentiva vinta. Lo

stringeva fra le sue braccia e non sapeva far altro; poichè quando

egli era entrato ella piangeva disperatamente all'idea di averlo

perduto per sempre. Egli, senza saperlo, aveva ben scelto il momento.

--M'ami dunque sempre? mormorò Giorgio.

Ma come ripetere le parole frivole ed altissime di coloro che si

amano? Ella lottava invano.

--Perchè sei venuto? Sono felice di vederti una volta ancora, ma la è

una felicità amarissima. Siamo forti, addio. Va, parti.

--No, non posso, resto. Se mi ami davvero, devi tutto dimenticare.

--Sai che oramai non posso avere una volontà. Tu puoi fare di me tutto

quello che vuoi; dopo non mi resterà più che morire.

La fanciulla virtuosa e fiera non sapeva più dir altro.--Giorgio

tremava di gioia.--A un tratto vide tutto sotto un nuovo aspetto, pose

in non cale una quantità di cose cui prima dava importanza, fu preso

di ammirazione, si sentì pieno di amore, capì che ella per lui era

tutto e ch'egli tutto le doveva dare, giacchè ell'era vinta. Dimenticò

Parigi, gli amici, Tibaldo, tutti gli ostacoli che prima gli erano

sembrati insormontabili, e susurrò, soffocato dall'emozione, queste

parole all'orecchio della fanciulla inebriata:

--Tu parli di morire? Rifiuteresti dunque di essere duchessa di

Westford?...

La gran rivale · 第 23 / 53 题