Quale vi sembra lo scioglimento più probabile? Ch'egli sentendosi
scoperto, non sapendo prendere mia decisione, dubitando quasi persino
dell'amore, si decida a partire, a ritornare alla vita di prima--non
più suscettibile di alcuna passione, tranne estetica--sebbene col
cuore ripieno di un ricordo soave, triste, puro, che nulla può
cancellare?
Questo sarebbe certo accaduto se egli fosse stato uno di quegli uomini
fermi nella decisione, pronti a porre il pensiero in fatto, che
trovandosi un nodo dinanzi hanno il coraggio di tagliarlo. Ma, come
sappiamo, egli era tutt'altro. Tre giorni dopo infatti, invece di
vederlo in viaggio per ritornare a far le sue confidenze a Tibaldo, lo
ritroviamo, come ai bei tempi, alla finestra con lo sguardo più che
mai rivolto alla finestra opposta. Quella parte di stranezza che vi
era nel suo carattere cominciava a prendere il di sopra, ed egli non
ragionava più. Del resto, per quanto guardasse, non vedeva nulla,
tranne i fiori affatto appassiti oramai e le tendine inesorabilmente
chiuse. Lo scopo della vita gli mancava e non aveva nulla da
sostituire; si sentiva nell'anima un vuoto triste. Guardava
stupidamente per delle ore intiere gli ornati quasi cancellati della
finestra, non avendo quasi coscienza di esistere. Del resto era
perfettamente calmo; ma non lottava più, l'idea di tentare uno sforzo
supremo e partire, non gli passava nemmeno per la testa. Pensava: a
quest'ora ella mi crede partito e forse si è già consolata--ma
talvolta invece una voce segreta gli diceva che era amato ancora. A
quest'idea non sapeva più resistere; i rimorsi, la voce del dovere,
tutto passava, egli voleva il suo amore, lo voleva anche per forza,
non era più trattenuto da nulla.
Questo ultimo pensiero ebbe il sopravvento; la passione lo accecò
totalmente. Non fece più altro che aspettare il momento favorevole per
penetrare ancora da Paquita e sorprenderla.--Gli venne l'idea che
forse ora sposerebbe il cugino e non la poteva sopportare.
Finalmente vide la nonna uscire tutta coperta del suo velo. Era
vestita con una certa ricercatezza e quando fu in fondo alla via voltò
a sinistra. Andava certo a fare qualche visita e sarebbe stata assente
per un po' di tempo.--Il momento era giunto; non lottò nemmeno più--e
un minuto dopo si trovò dinanzi all'uscio della camera di Paquita. Era
confuso ed agitato, e, senza rendersi ben conto di quanto facesse,
senza picchiare, socchiuse lentissimamente la porta e guardò.
Paquita era seduta, con la testa tra le mani, e dal movimento
lievemente sussultorio delle spalle si capiva che piangeva. Giorgio si
avanzò, trattenendo il fiato, e con tanta precauzione che giunse
vicinissimo alla fanciulla, senza ch'ella se ne accorgesse. Stette
qualche istante immobile a guardarla. Un senso lieve di compassione ed
uno immenso di gioia lo empiva. I dubbii di quei tre giorni
scomparvero dinanzi a quella testa, agitata dal pianto come un fiore
dalla tempesta. Piegata, lasciava vedere il collo bianchissimo e la
massa dei capelli bruni.
Sentì qualcosa che non aveva mai sentito, e piegandosi sfiorò con le
labbra i capelli della fanciulla.
Ella diede un grido e voltatasi prestamente gli mostrò il suo viso,
bello anche nel dolore, guardandolo attraverso al velo che le lagrime
le ponevano sugli occhi. Egli non poteva quasi parlare e non sapeva
che dire, si lasciò cadere vicino a lei, e piegando la testa sulla sua
l'abbracciò lungamente, senza ch'ella sapesse in alcun modo resistere.
Ella era a quel punto della passione, quando la donna, nella sua
sublime debolezza, non sa più che cedere; si sentiva vinta. Lo
stringeva fra le sue braccia e non sapeva far altro; poichè quando
egli era entrato ella piangeva disperatamente all'idea di averlo
perduto per sempre. Egli, senza saperlo, aveva ben scelto il momento.
--M'ami dunque sempre? mormorò Giorgio.
Ma come ripetere le parole frivole ed altissime di coloro che si
amano? Ella lottava invano.
--Perchè sei venuto? Sono felice di vederti una volta ancora, ma la è
una felicità amarissima. Siamo forti, addio. Va, parti.
--No, non posso, resto. Se mi ami davvero, devi tutto dimenticare.
--Sai che oramai non posso avere una volontà. Tu puoi fare di me tutto
quello che vuoi; dopo non mi resterà più che morire.
La fanciulla virtuosa e fiera non sapeva più dir altro.--Giorgio
tremava di gioia.--A un tratto vide tutto sotto un nuovo aspetto, pose
in non cale una quantità di cose cui prima dava importanza, fu preso
di ammirazione, si sentì pieno di amore, capì che ella per lui era
tutto e ch'egli tutto le doveva dare, giacchè ell'era vinta. Dimenticò
Parigi, gli amici, Tibaldo, tutti gli ostacoli che prima gli erano
sembrati insormontabili, e susurrò, soffocato dall'emozione, queste
parole all'orecchio della fanciulla inebriata:
--Tu parli di morire? Rifiuteresti dunque di essere duchessa di
Westford?...