Il castello di Westford è un sontuoso fabbricato della ricca
architettura del tempo di Elisabetta. Fu là che Giorgio e Paquita
passarono la luna di miele. Il vivace fiore meridionale fu trapiantato
nella _merry old England_.--Illuminata dall'amore ella trovò
bellissime le tinte fredde di quel cielo pensieroso, ed il verde
tenero che non si trova che colà, le piacque assai.--Dopo, tornarono a
Parigi, dove furono raggiunti dalla nonna, il cui stupore e la cui
gioia il lettore dovrà imaginarsela, poichè noi non la sapremmo
descrivere. Tibaldo giurò ch'egli non aveva saputo nulla prevedere,
poichè si aspettava a tutto, tranne che a veder Giorgio tornare
ammogliato.
Del resto, Paquita era nata duchessa. In un certo senso era davvero
figlia di sua madre, poichè amava la distinzione ed il lusso. Se non
avesse trovato Giorgio di Westford, forse le paure della nonna si
sarebbero avverate, ella non avrebbe voluto trovar marito. La sua
educazione era stata accurata assai e molto superiore al suo stato,
dimodochè non ebbe che a perfezionarsi. Portava la seta e il velluto
come se non fosse mai stata vestita d'altro. Quando comparve per la
prima volta in publico, impressionò tutti fortemente. Tutti ammiravano
la sua bellezza e non potevano credere ch'ella fosse una povera
fanciulla. La si guardava con una curiosità eccessiva; chi diceva: «È
la sposa di Westford, la storia è tutto un romanzo»; altri: «chi
avrebbe detto che Giorgio si sarebbe ammogliato sì presto?»; qualcuno
soggiungeva: «egli che ha rifiutato la mano della figlia di un
principe del sangue!» Vedendola, esercitava un tale fascino, che anche
le invidiose ammettevano che la sua fortuna era meritata. Inoltre,
Giorgio, con la sua riputazione, poteva fare tutto quello che voleva,
certo di essere lodato, difeso, imitato. Il suo matrimonio ebbe degli
effetti morali e insieme democratici, poichè molti giovani eleganti si
ammogliarono, e alcuni colla figlia della portinaia.
La sua bellezza cambiò un po' carattere e, se si vuole, aumentò, in
quella metamorfosi dell'allegra manola in gran signora; si fece più
maestosa, più aristocratica, non perdendo nulla della sua vaga
originalità e specialmente della sua blanda gentilezza. Certo era nata
perchè la si chiamasse _Her Grace_.
Giorgio si era accorto di essersi sbagliato credendo che l'amore non
esistesse più per lui. Non gl'importò più nulla di non poter
realizzare le fantasie dei pittori: la semplice fanciulla di Madrid
aveva compito ciò di cui le donne più seducenti sarebbero state
incapaci, aveva fatto battere il cuore di quel giovane che tutto
sdegnava e che da nulla era commosso. Ora era davvero contento del suo
viaggio.
La duchessa di Westford rimane un tipo di gran signora, piacente,
simpatica, piena di doti e di qualità. Ma molti sanno ch'ella prima
non si chiamava che Paquita. Giorgio, approfittando della sua elegante
impunità, non ne fa mistero alcuno. Nessuna è più elegante, più bella
di lei in publico. Se l'avete veduta al ballo, in teatro, alle corse,
certo l'avrete ammirata e in tal caso sarete contenti di sapere la sua
storia. E avrete veduto che quella donna, così gran signora in tutti i
suoi movimenti, in ogni parte della sua acconciatura, si appoggia con
orgoglio e con un'aria di suprema distinzione al braccio del duca. Ma
state certo che nei mesi che passano in campagna, nel vecchio castello
di Westford, soli nella gran sala vicino al camino gotico, o nei
lunghi giri a cavallo nel parco vastissimo e pallidamente
verdeggiante, egli è sempre per la Paquita il povero pittore, venuto a
studiare la maniera di Murillo, e innamorato esclusivamente del tipo
spagnolo.