X.

Il castello di Westford è un sontuoso fabbricato della ricca

architettura del tempo di Elisabetta. Fu là che Giorgio e Paquita

passarono la luna di miele. Il vivace fiore meridionale fu trapiantato

nella _merry old England_.--Illuminata dall'amore ella trovò

bellissime le tinte fredde di quel cielo pensieroso, ed il verde

tenero che non si trova che colà, le piacque assai.--Dopo, tornarono a

Parigi, dove furono raggiunti dalla nonna, il cui stupore e la cui

gioia il lettore dovrà imaginarsela, poichè noi non la sapremmo

descrivere. Tibaldo giurò ch'egli non aveva saputo nulla prevedere,

poichè si aspettava a tutto, tranne che a veder Giorgio tornare

ammogliato.

Del resto, Paquita era nata duchessa. In un certo senso era davvero

figlia di sua madre, poichè amava la distinzione ed il lusso. Se non

avesse trovato Giorgio di Westford, forse le paure della nonna si

sarebbero avverate, ella non avrebbe voluto trovar marito. La sua

educazione era stata accurata assai e molto superiore al suo stato,

dimodochè non ebbe che a perfezionarsi. Portava la seta e il velluto

come se non fosse mai stata vestita d'altro. Quando comparve per la

prima volta in publico, impressionò tutti fortemente. Tutti ammiravano

la sua bellezza e non potevano credere ch'ella fosse una povera

fanciulla. La si guardava con una curiosità eccessiva; chi diceva: «È

la sposa di Westford, la storia è tutto un romanzo»; altri: «chi

avrebbe detto che Giorgio si sarebbe ammogliato sì presto?»; qualcuno

soggiungeva: «egli che ha rifiutato la mano della figlia di un

principe del sangue!» Vedendola, esercitava un tale fascino, che anche

le invidiose ammettevano che la sua fortuna era meritata. Inoltre,

Giorgio, con la sua riputazione, poteva fare tutto quello che voleva,

certo di essere lodato, difeso, imitato. Il suo matrimonio ebbe degli

effetti morali e insieme democratici, poichè molti giovani eleganti si

ammogliarono, e alcuni colla figlia della portinaia.

La sua bellezza cambiò un po' carattere e, se si vuole, aumentò, in

quella metamorfosi dell'allegra manola in gran signora; si fece più

maestosa, più aristocratica, non perdendo nulla della sua vaga

originalità e specialmente della sua blanda gentilezza. Certo era nata

perchè la si chiamasse _Her Grace_.

Giorgio si era accorto di essersi sbagliato credendo che l'amore non

esistesse più per lui. Non gl'importò più nulla di non poter

realizzare le fantasie dei pittori: la semplice fanciulla di Madrid

aveva compito ciò di cui le donne più seducenti sarebbero state

incapaci, aveva fatto battere il cuore di quel giovane che tutto

sdegnava e che da nulla era commosso. Ora era davvero contento del suo

viaggio.

La duchessa di Westford rimane un tipo di gran signora, piacente,

simpatica, piena di doti e di qualità. Ma molti sanno ch'ella prima

non si chiamava che Paquita. Giorgio, approfittando della sua elegante

impunità, non ne fa mistero alcuno. Nessuna è più elegante, più bella

di lei in publico. Se l'avete veduta al ballo, in teatro, alle corse,

certo l'avrete ammirata e in tal caso sarete contenti di sapere la sua

storia. E avrete veduto che quella donna, così gran signora in tutti i

suoi movimenti, in ogni parte della sua acconciatura, si appoggia con

orgoglio e con un'aria di suprema distinzione al braccio del duca. Ma

state certo che nei mesi che passano in campagna, nel vecchio castello

di Westford, soli nella gran sala vicino al camino gotico, o nei

lunghi giri a cavallo nel parco vastissimo e pallidamente

verdeggiante, egli è sempre per la Paquita il povero pittore, venuto a

studiare la maniera di Murillo, e innamorato esclusivamente del tipo

spagnolo.

La gran rivale · 第 24 / 53 题