In un paesetto di montagna chiamato Lama, esisteva una famiglia

composta: la madre, il padre, e un giovinetto di dodici quattordici

anni. In questo paesetto, di quando in quando ci capitava un di

questi magnani ambulanti, che si chiamava Liorani. Tutte le volte,

che andava in questo paesetto, questo giovinetto andava lì a menare

i mantrici. Questo magnano non avendo figli, cominciò ad allettare

questo giovinetto, dandogli qualche soldo, qualche chicca, qualche

cosa, e dicendogli sempre: _Vieni con meco, vieni via con meco a casa

mia, che ci ho un giardino, che ci ho uva, pesche, fichi. Vedrai mia

moglie come ti vorrà bene, perchè io non ho nissuno figlio._ Questo

giovinetto, vinto dalla gola, decise di andare secolui. Può considerare

il dispiacere di questo genitore, vedendosi sparire il figlio, ma mai

dubitando, che fosse scappato con questo magnano. Fecero ricerche per

mezzo della polizia, tutto fu vano, 'un gli riescì di rintracciarlo.

Dopo un annetto, che era con quest'omo, essendo questo un giovinetto

intelligente, imparò il mestiere del magnano, in modo tale da potersi

disimpegnare al paragone del maestro. Veduto il maestro, che questo

ragazzo era capace a disimpegnarsi per qualunque lavoro, gli disse:

_Sai, tu sei capace da quanto me; dunque devi andare a girare il

mondo. Ora farai un viaggetto per la Maremma: vedrò come saprai far

gl'interessi, e ti farò fare un viaggio più, lungo._ Come difatti, una

bella mattina, il maestro gli diede arnesi, rame: _Vai, fai un giro qui

ne' contorni della Maremma. Starai fori un mese, che io ti aspetto qui

in Grosseto; e ti sperimenterò, come sei capace a fare gl'interessi._

Come difatti, la mattina, di bon'ora, se ne partì da Grosseto; di

paese in paese, era vicino a sera, che il Magnanino non aveva trovato

da far niente, malgrado che avesse una bella voce da farsi sentire

anche da lontano, gridando: _Magnanino! rassetta paioli e padelle!.._

Giunto presso un casolare, si presenta una bella massaia sulla porta di

casa, dicendo: _Oh Magnanino, ci ho una buca nella mia caldaia; sarai

capace a tapparmela?==Mi posso provare. Quando 'un ci riesco, 'un mi

dovete dar niente._ Difatti, il Magnanino, benchè giovinetto, messe

su subito svelto come una gazzella il su' negozio. Difatti, la bella

bionda massaia gli presenta la caldaia; e il Magnanino gli risaldò la

buca. _Ecco, Massara, la vostra caldaia bella e_ _accomodata.==Ma

terrà?==Po! ci vuoi poco, si ci mette dell'acqua dentro, e si vede se

geme.==Sì! Acqua 'un c'è n'ho in casa. 'Un vo' far altro, che andare

alla fonte, per provare, se l'hai saldata bene la mia caldaia!_ S'alza

la sottana, si mette la caldaia fra le gambe, e ci fece una bella

pisciata..... _Questa delle buche l'hai tappata bene, vedremo, se

ti riesce tapparne un'altra; quest'altra, che è qui._ Il Magnanino

gli rispose: _Adesso; aspetta, che tiri fuori il martelluccio; e poi

vedrai, se sarò capace di tapparti anche questa buca._ E cavò fuori

il su' martello. La massaia, vedendo un arnese di una grossezza non

tanto ordinaria, dice: _Martelluccio tu lo chiami, perdio! e quando tu

aspetti a chiamarlo martellone?_ E intanto, già si era fatto notte,

dopo aver lavorato tra il Magnanino e la massaia più di una volta.

Il Magnanino dice: _Ora, dove debbo andare a quest'ora?==Dove vuoi

andare? starai qui a alloggio. A momenti aspetto i mi' omini, che sono

al lavoro. Ceneremo tutti insieme, e poi ce ne anderemo a letto._ Non

tardarono tanto a entrare in casa sette o otto uomini di forme robuste

e con certe ghigne da far venir la pelle d'oca anche all'omo più

ardito. Figuratevi il Magnanino, che sapeva come stava con la Massaia,

e che il marito della massaia era uno degli uomini più robusti e di

ghigna più severa. Io dico, che a il povero magnanino 'un ci entrava

proprio un chicco di panico nel culo! Dopo che aveva quasi terminato

di cenare, ordinò il marito alla moglie: _Domani, alzati di buon'ora,

metti su la caldaia grande, chiamaci quando la caldaia è a bollore, che

domattina voglio ammazzare il Magnanino._ Questo omo aveva un porco

che si chiamava il Magnanino. Il Magnanino, sentendo queste parole, e

ritornandogli alla mente quello, che aveva fatto con la moglie di il

capoccia, lascio considerare a quelli, che mi stanno a ascoltare, in

che trista condizione si trovava, non avendo capito il Magnanino, che

il padrone di casa aveva un maiale, che portava lo stesso nome[a].

Giunta l'ora di andare a letto, la massaia dice: _Via, Magnanino, è

l'ora di andare a dormire, ti ho preparato il letto in quella camera in

fondo._ Dice i' Magnanino: _Noi altri Magnanini non siamo assuefatti

ad andare a letto, si dorme sempre accanto al foco. Giusto stasera

voglio fare delle bullette, se domattina mi capitasse del lavoro; e,

quando sarà cert'ora, mi butterò accanto al foco.==Quand'è così, fa

come meglio ti aggrada._ Allora il Magnanino, assicurato, che tutti

dormivano, aprì l'uscio piano piano, e andiede vagando per la campagna.

Non pratico, ed essendo la notte scura, quando fu a certo punto, sentì

delle voci in lontananza, che imprecavano, bestemmiavano e dicevano:

_Permio! stanotte 'un si è potuto rubar niente! Il primo, che trovo,

lo voglio fare in pezzi!_ Il Magnanino allora potè capire, che erano

ladri. E' dice: _L'ho fatta bona! son sortito dalla brace, e sono

entrato nel carbone! Guà! vediamo, se ci si può nascondere in qualche

modo!_ Ed infatti, girando di qua e di là, di sopra e di sotto, benchè

la notte fosse molto scura e in lontananza minacciasse un temporale,

potè scorgere alla meglio una casetta. Questa casetta era circondata da

un orto e da un muro a secco e chiusa per mezzo di un piccolo cancello

di legno. Al Magnanino gli riescì di aprire il cancello, e introdursi

nell'orto. Dice: _Vediamo, se qui si ci può salvare._ Girando per

l'orto, per trovare un nascondiglio, gli si presenta davanti diversi

buzzi di api. Ne tastò diversi; erano tutti pieni. Finalmente ne capita

uno dei più grandi vuoto. Decise di entrare dentro il buzzo delle api,

lui con tutti gli arnesi, i paioli e le padelle, essendo il Magnanino

piccolo di statura e piuttosto asciutto. I ladri, che aveva sentito,

che avrebbero ucciso il primo, che avessero trovato, passando presso

all'orto, ove era nascosto il magnanino, videro questi buzzi di api.

E disse uno di questi: _Giacchè questa notte, non abbiam potuto rubar

niente, guardiamo, se si può portare via qualche buzzo di api, qualcosa

si prenderà._ Come difatti, entrano nell'orto, tastano diversi buzzi, e

fra i quali quello, dove c'era dentro il Magnanino. Sentendol molto

peso dicevono: _Qui c'è molta roba, c'è molto miele e molta cera..._

Obbligato! c'era il Magnanino con tutti gli arnesi, era peso sì!

Difatti, lo legano con una fune, e uno se lo mette dietro le spalle,

e vanno via. Ora lascio considerare la situazione di quel povero

Magnanino, trovandosi in quelle mani. _Ora, quando vanno per vedere,

credendo di trovare la cera e il miele, vedono a me, mi fanno a pezzi._

E studiava il modo per potersi liberare. L'uragano era cominciato e

sempre rinforzava; lampi, tuoni, saette; il finimondo! _Senti, or

ora, qualche cosa studierò._ Comincia a fare il verso delle api, e

ogni quando quando, con la lesina gli dava una punzecchiata. Il ladro

credeva, che fossero le vespe che lo pinzassero, e 'un gli faceva caso.

Arriva, e vedendo, che 'un risolveva nulla, viene un fulmine forte, in

quel mentre il Magnanino gli dà una punzecchiata forte con la lesina.

Il ladro si sente male, lasciò andare il buzzo, e, sendo per una via

scoscesa, cominciò a ruzzolare i paioli, le padelle, tutti gli arnesi

del Magnanino. I ladri s'impaurirono, credendo che fosse il diavolo,

e scapparono[b]. Il povero Magnanino si liberò dai ladri; ma si trovò

sperso in questo bosco, in una nottata d'inverno, e si riparò sotto

una querce. Finalmente, dopo tanto sospirare, (si vede, aveva de'

fiammiferi!), accese un po' di foco. Finalmente si fece giorno. Ma

il Magnanino perduta la via, 'un si sapeva come rintracciarla. La

fame cominciava a farsi sentire, e lì non c'era che macchia;

nè case, nè niente. Gira di qua, gira di là, finalmente incontrò

tre assassini. Fanno: _Cosa fai, ragazzo, in questo posto? chi

ti ha portato in questo diserto?_ Gli raccontò, che s'era smarrito,

senza dire del fatto, che gli era successo, del buzzo e de' ladri. Uno

di questi, che all'aspetto sembrava il capo, gli disse: _Vieni con

me, giusto abbiamo di che farti lavorare, tu lavorerai._ Ma un altro

più tristo, cominciò a molestarlo, dicendogli: _Tu devi essere una

spia._ Ma il capo sempre lo difendeva: _Che vuoi un ragazzetto così,

che sia una spia?_ Finalmente gli riescì di abbonire il compagno; e

lo conduce con sè in una grotta. Vanno giù in un burrone. Quando sono

a certo punto, uno di questi fa un fischio prolungato lì. Danno una

parola di ordine. Sente schiavacciare un chiavistello, vede alzare

per mezzo di una specie di croce una gran pioggia di roghi, e sotto

questi roghi c'era la porta. Entrarono dentro. C'erano tanti altri

masnadieri, alcuni feriti, e delle donne, che davano latte a' bambini,

mogli, di certo, di loro. Quando entrarono dentro c'era il coco,

quello che faceva da coco, che girava dell'agnello. Quando vidde

questo ragazzo: _Vieni qui; gira, se tu vuoi mangiare._ Infatti il

Magnanino si messe a girare l'arrosto. Quando fu cotto, andiedero a

mangiare. Di dentro, questa grotta v'era una riuscita, che si andava

in un prato, mezzo di una specie di scala formata dalla natura, e

forse abbozzata anche da loro; e lì andavano a mangiare. Quando

ebbero mangiato, lo stesso brigante cominciò a molestare il povero

Magnanino, dicendo: _Dev'essere una spia. Ora ha imparato il nostro

nascondiglio, lo si deve ammazzare._ Il Magnanino si raccomandava

sempre a il capo. I più de' briganti erano contro; ma poi fu deciso:

_Questa botte è vota; mettiamolo in questa botte: se campa campa, e

se more more._ Prima, che avessero deciso di ammazzarlo, si era fatto

notte. Levano l'usciuolo della botte, cacciano a forza il povero

Magnanino, e lo chiudono perbene. Il Magnanino dovette stare tutta

quella notte lì, e tutto quell'altro giorno nella botte. Viene il

giorno, e sentiva campani dei pastori a una certa distanza; e lui,

il Magnanino: _O pastori, venitemi a levare dalla botte, per l'amore

di Dio!_ Quelli sentivano quella voce, (chi sa che voce lugubre,

che faceva di dentro la botte) e scappavano via della paura! Passa

anche tutta quella giornata, e il poerino sempre chiuso nella botte.

Fortuna, che si era cacciato un po' di pane e un po' di ciccia, che

gli era avanzata, in tasca. Viene la notte daccapo. Quando è notte

avanzata, sente sgrigliolare gli ossi dell'agnello sotto i denti di un

animale, che gli parve un cane. Ogni tantino, questo animale andava

lì ad annusare a il buco della botte, che aveva sentito l'odore della

carne umana. E poi si voltava e si metteva a pisciare a il buco della

botte. Disgraziatamente, nel voltarsi a pisciare, gli vien messa la

coda nel buco della botte. Il Magnanino agguanta la coda forte con

tutte e due le mani, appuntellando i piedi all'usciuolo della botte.

Essendo un lupo di una grossezza straordinaria, fece tanta mai forza,

che spuntellò la botte dal querciolo, dove era appuntellata, che era un

posto scosceso. Spuntellata la botte, cominciò a ruzzolare la botte,

il lupo, che il Magnanino teneva per la coda; avranno durato un'ora a

ruzzolare. Il lupo rimase morto dalle percosse. Il Magnanino, dentro

alla botte, quando fu a certo punto si sente nell'aria: pare, che

questa rupe andasse a confinare in un fiume. Si sentì sospeso, e poi

_cià!_ cascar nell'acqua. Figuratevi il Magnanino! Comincia dal buco

di fondo, e dal buco di sopra, ad entrare l'acqua... Il Magnanino si

strappa la camicia e tappa il buco di fondo; quello di sopra, no. _Se

turo quello di sopra, muoio asfissiato!_ E lui la teneva sempre in

equilibrio. Si fa giorno; si sentiva: Ecco una botte! ecco una botte!

Venivano le barchette. _Oh aiuto!_ Sentivano questa voce lugubre, e

loro avevano paura, (allora c'era più superstizione di ora) dicevano

che c'era il diavolo dentro la botte; insomma, i barchettaiuoli

ritornavano addietro. In somma, da tutti i paesi, che passava, gli

succedeva il medesimo. Questo fiume imboccava in un altro fiume più

grande, che si chiamava l'Elsa, che poi conduceva a mare. Giunto alla

bocca, che entra nel mare, che ci stà cannonieri e finanzieri, veduto

questa botte, e sentendo urlar dentro, loro non ebbero pregiudizi, nè

scrupoli, nè paura; tirano a terra questa botte, e ci trovano questo

ragazzo. Lo portorono in quartiere, lo ristororono meglio, che potero,

e gli raccontò tutta la storia. I soi genitori ne facevono ricerca per

via de' tribunali ma 'un l'avevono potuto rintracciare. Cosa fanno i

soldati? Lo menano a Grosseto a il tribunale, raccontando la solita

storia al giudice. E lì ritornò insieme a' suoi genitori, e lì passò

una vita felice e beata.

Se ne vissero e se ne godettero

E a me nulla mi dettero.

NOTE

[a] Paolo Luigi Courier narra un'avventura simile affatto, nella

quale egli sarebbe stato protagonista, in Calabria. Com'ognun vede,

deve essere stata una bugia bella e buona o vogliamo dire una spiritosa

invenzione. Ha attinto la storiella alle tradizioni popolari e se l'è

applicata senz'altro.

[b] Nel giornale l'_Évènement_ del Giovedì, 31 Settembre

MDCCCLXXVI, si legge la seguente corbelleria. «Un chasseur qui, selon

la tradition de sa race, se ferait fouetter plutôt que d'altérer en

rien la vérité, nous rapporte la curieuse aventure suivante qui a,

d'ailleurs, tous les dehors de la vraisemblance. Il chassait hier dans

Seine-et-Marne quand, au détour d'un bouquet de chênes, il aperçoit

un beau lapin. Il épaule son arme. Mais le lapin l'a aperçu de son

côté, et, en deux bonds, il se réfugie derrière une énorme citrouille

qui se trouvait à proximité.--_Ah! mon pauvre garçon_, murmura alors

le chasseur, _tu te crois sauvé parce que tu te caches derrière une

citrouille. Tu vas voir ça... Ça ne sera pas long._ Et il tourne la

position d'un pas lent et circonspect... Il tourne, il tourne encore...

Plus de lapin! Tout à coup il voit la citrouille qui remue légèrement

d'abord, puis qui se met à prendre la fuite en roulant sur elle-même

avec une vitesse vertigineuse. Guidé par un instinct merveilleux, le

lapin s'était introduit dans la citrouille et il la faisait rouler

rapidement à l'aide de ses petites pattes. Ce serait à n'y pas croire,

si nous ne connaissions à fond la véracité du conteur,--qui d'ailleurs

en conte bien d'autres!»

Pagina 72.

Nell'opera intitolata: _La Biblioteca | del | Museo Nazionale | nella

Certosa di S. Martino in Napoli | ed i suoi manoscritti | esposti e

catalogati | da | Carlo Padiglione || Napoli | Stabilimento Tipografico

di F. Giannini | Via Museo Nazionale, 34 | 1876_; trovo a pagina 582

la indicazione di un mss. intitolato: _La 'ntera collezione de li

termeni de li vennituri napulitani co' la loro spiegazione._--«È di

carte diciotto in quarto. E la nomenclatura di voci e frasi napoletane,

pertinenti ai venditori. Esse sono cinquecento, a canto a ciascuna

delle quali vi è la spiega nella lingua Italiana».--

Pagina 117.

Giulio Acciani, nato in Bagnoli in Principato Ultra, il XIX Ottobre

MDCLI (Vedi pag. 117 del presente volume. La data è scritta sotto il

ritratto di cui più giù, in Bagnoli) e morto probabilmente in Napoli

nel MDCLXXXI. Nipote a Leonardo di Capua, fu dal padre mandato in

Napoli a studiare Dritto. Al quale studio egli era negato, essendo

sommamente trasportato allo studio delle lettere e della Poesia. Si

laureò non pertanto in Medicina. Morì giovanissimo e poche notizie si

sanno della sua vita. Trovasi scritto ne' _Rapporti del Parnaso_ di

Nicola Amenta, a suo riguardo, nel _Rapporto primo_:--«Ma desiderando

già Sua Maestà, coi mentovati cibi ristorarsi, ed essendo altresì

gran pezza della mattina passata, ordinò che si sonasse a raccolta.

Ed essendo in poco tempo tutti accorsi, sul verde prato lunghesso

un limpido rigagnolo fece molte tavole apparecchiare, ed assisosi

in capo ad una di esse, che grandissima e alla regale era messa, si

fece intorno sedere le serenissime Muse, dipresso a sessanta dei più

scelti scienziati di sua corte. E, dato l'acqua alle mani, videro

comparire Giulio Acciani, Carlo Buragna, e Pirro Schettini con tre

grandi piattelli d'insalata di erbucce in mano; i quali (dopo una

bella riverenza) le tre insalate a Sua Maestà presentarono. Ma appena

ebbe Apollo dell'insalata dell'Acciani assaggiato un boccone senza

trangugiarlo, sputollo tutto; e rivolto all'Acciani dissegli: che la

sua insalata non poteasi neppure saggiare, così pungenti erano le

erbe, che la componevano, e che queste atte giudicava anzi a ferire

gli uomini, che ad alimentarli. Indi, fatto levar da mensa tal piatto,

mandollo a Francesco Berni e Cesare Caporali, che poco lungi l'un

dall'altro, s'eran già ad altre tavole assettati. Ma costoro lo stesso

fecero, che sua Maestà fatto avea; e poi ne fecero dono a Messer Pietro

Aretino; il quale, ancorchè solo tutta se l'ingollò».--E nello stesso

Rapporto continua:--«esprimendole la gramezza pasciuta l'avessero di

cose quanto piacevoli altrettanto facili a digerirsi. Cioè di quattro

Capitoli del Berni, del Caporali e del Mauro, non riprovando quei che

novellamente fatto aveva il mottegevole e faceto Antonio Muscettola ed

alcuni dei meno _frizzanti e più graziosi di Giulio Acciani_.»--Nel

Crescimbeni, _Storia della volgare Poesia_ Vol. V. trovasi

detto:--«Giulio Acciani Napoletano. Poeta di buon carattere, che fiorì

nei principio del ritorno del buon gusto, e compose in serio ed in

piacevole, ed a questa maniera fu talmente inclinato, che nemmeno potè

astenersene nel punto della morte; nel quale stato compose un capitolo

indirizzato agli amici in guisa di testamento, il quale è stato da noi

veduto manoscritto».--

Nell'opera _gli scrittori d'Italia_ del Mazzuchelli è

scritto:--«Acciani (Giulio) di Bagnuolo, villa del Regno di Napoli in

Principato Ultra, fiorì dopo la metà del secolo XVII e fu dei buoni

poeti volgari, che principiarono ad abbandonare il corrotto gusto del

secolo scorso. Le sue poesie vengono chiamate dal Crescimbeni di buon

carattere e di ottimo gusto, ecc. Per altro egli era molto inclinato

allo stile satirico; e perciò le sue satire, le quali per altro non

sono state mai pubblicate, come troppo pungenti, veggonsi dall'Amenta

con un Rapporto molto leggiadro tacciate, ecc.»--Qualche particolarità

della sua vita può rintracciarsi nelle sue stesse Poesie.--A Bagnoli,

sua Patria, conservasi il ritratto dipinto in uno stesso Quadro,

insieme con Leonardo di Capua. Due manoscritti delle sue poesie trovasi

nella Biblioteca Nazionale di Napoli. L'ultimo maschio della famiglia

Acciani è da pochi anni morto in Bagnoli, ed era il celebre Ciccio

Acciani, Capourbano amico a Ferdinando II perchè famoso nella reazione

del MDCCCLIX.

(NOTA SOMMINISTRATA DA MICHELE LENZI).

Nota del Trascrittore

L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, così

come gli accenti tonici, correggendo senza annotazione minimi errori

tipografici.

Altre correzioni:

pag. IV e pagg. 155-159 Uniformato in Rosella il nome della figlia del

Gran Turco, scritto in diverse grafie, secondo il citato Pentamerone

pag. 26 diligentissime [diligentississime]

pagg. 96 e 200 De Gubernatis [varie grafie]

pag. 121 e segg. del capitolo rinumerate le note e inseriti i

riferimenti mancanti

pag. 194 le correzioni riportate nella nota 21 sono state apportate

in sede di trascrizione alle pagg. 116 e 117

pagg. 263 e 264. canzoneta [cansoneta, cansonèta]

End of Project Gutenberg's XII conti pomiglianesi, by Vittorio Imbriani

XII conti pomiglianesi con varianti avellinesi, montellesi, bagnolesi, milanesi, toscane, ecc. · 第 20 / 20 段