--Non gli resterà tanto da tenersi un cavallo.
--Io non ne ho colpa. Io non gli ho mai chiesto danaro. I regali già
non si possono rifiutare.
--Oh del resto--notò il Sappia--ti permetto di non avere rimorsi. Egli
era già quasi rovinato prima che tu venissi a Milano.
"Assolutamente--pensò Nanà fra sè--se lo sposassi ora che posso essere
certa che egli è rovinato, sarei una gran baggea. Bisognerà pensare ad
altro."
--Senti un pò--disse Sappia.--Se io ti accompagnassi a Parigi? Che ne
pensi?
--Impossibile.
--Perchè impossibile?
--Perchè mio marito verrà a levarmi di qui.
Il Sappia si strinse nelle spalle. Che cosa gli restava a dirle di
più? Egli non era l'uomo da far delle pazzie per Nanà. Anzi ond'essere
vero sempre, fino alla feccia, c'è da confessare che tra i pensieri
del marchese scattò spontanea e pronta questa frase che fa onore alla
di lui saggezza: "Meglio così! Tanti risparmiati!"
La confessione però, di quell'amore per un marito qualunque, gli
giungeva così nuova ed eteroclita, che ne dubitò. Si propose di
sorvegliare Nanà e di scoprire l'arcano, che doveva covare sotto
l'apparente sincerità della _cocotte_.
* * * * *
Erano giunti a casa di Aldo Rubieri.
--A rivederci questa sera--disse Nanà.--A proposito, sai che ieri sera
Enrico non è venuto da me?
--Tiene il broncio?
--Sicuro.
* * * * *
Il Sappia tornò col _brougham_ a casa. Nanà trasse di tasca una
piccola chiave, fè il giro dietro la casetta di Rubieri e per una
porticina seminascosta dietro l'edera entrò nel guardino.
* * * * *
Gignous avrebbe delirato di gioia, vedendolo.
Parlo del giardino di Aldo Rubieri, che Mattia Corvino chiamava con
innocente iperbole il _giardino incantato_.
Era vasto. Ma quantunque chiuso fra quattro mura, sembrava sterminato
intorno intorno. I muri erano tutti coperti di edera folta, e dinanzi
ai muri, stavano piantate tre filari di pini delle Alpi.
Nell'edera, Aldo aveva saputo praticare certi effetti di luce, di
chiaroscuri e di sfondi, da farli scambiare fra le macchie più
avanzate, per cannocchiali di una foresta folta, che contornasse
tutt'all'ingiro il giardino.
Un'illusione ottica maravigliosa.
Certo era quello il più bello e il più fresco giardino di Milano.
D'onde mai il Rubieri fosse andato a tirare l'acqua perennemente
zampillante dalle tre fontane e formante la vaga cascatella, tra il
tufo e i sempreverdi, nessuno lo sapeva, tranne Nanà, la signora
Marietta e il Cicerone. Il fatto è che v'era una delizia di frescura e
di verde ammirabile.
Nanà aveva dichiarato che ci sarebbe vissuta volentieri tutta la vita.
Rubieri aveva accolta quella dichiarazione come un complimento al suo
buon gusto e null'altro.
* * * * *
--Sei qui, mia splendida bellezza?--disse Aldo vedendola entrare nello
studio.
--Sono qui, e per l'ultima volta. Dopodomani parto--rispose Nanà.
--Dove vai?
--A Napoli.
--A far che?
--A recitare. Sono scritturata a mille franchi al mese.
--Tu?
--Io.
--Ma chi è quell'impresario balordo, che ha il coraggio di darti mille
franchi al mese?
--Come siete sempre grossolano con me, caro Aldo!--disse Nanà.
--Ah, tu sai bene che io non faccio complimenti neppur alle donne
belle.
Il Rubieri fin dal primo giorno s'era avvezzo a non subire il fascino
sensuale di Nanà. Egli considerava la sua modella come una bellissima
creazione dal solo punto di vista dell'arte. Tutte le moine e le
seduzioni di lei, non erano riuscite a smuoverlo dalla sua sovrana
indifferenza.
Egli aveva altro pel capo.
La trattava come un fanciullo, e Nanà sentiva di lui un poco di
soggezione. Era tutto il rovescio di quello che accadeva cogli altri
adoratori, i quali invece avevano suddizione di lei.
Talvolta Rubieri le parlava seriamente come da padre. Egli amava di
comparire ai di lei occhi un uomo serio. Oltre che, era portato a
questo dal suo carattere, pensava che parlando in francese di cose
serie, egli avrebbe fatto miglior figura.
Pei _calembours_ egli non ci aveva l'incornatura.
Nanà trovava un gusto nuovo a questa, per lei, grandissima novità. Se
a Parigi qualcuno le avesse detto una cosa simile, gli avrebbe dato
dell'idiota. Ella si sentiva come riabilitata ai propri occhi, finchè
stava con Rubieri e ascoltava senza noia il suo Fidia. Spesso, ella si
maravigliava d'essere capace di udire senza sbadigli certe tirate, che
era avvezza a considerare come solenni pedanterie. Ma il segreto di
questa nuova attenzione lo si comprende pensando che ella aveva ormai
uno scopo serio nella sua vita.
--Nanà, ascolta--disse Rubieri sedendosi vicino a lei--io ho bisogno
di sapere da te se il conte O'Stiary ti accompagnerà a Napoli.
Nanà guardò sorpresa in faccia a Rubieri.
--Perchè mi hai fatta questa domanda?
--Perchè ci ho il mio grande interesse a fartela.
--Si può sapere questo interesse?
--Non c'è nulla che mi vieti di dirtelo. Tu sai che Enrico era
promesso sposo della signorina Elisa Martelli.
--Ebbene?
--Da qualche tempo questo matrimonio pericolava assai, perchè Enrico
pensava tanto alla bella Elisa come io penso alla regina di Golconda.
--Lo so.
--Ma se tu riesci a condurlo via con te, gli è come dire che andrebbe
proprio a monte del tutto e definitivamente.
--Ah, ho capito; e allora tu, n'è vero, ti faresti sotto?
--Perchè no? È una delle più belle fanciulle di Milano.
--Con trecentomila lire di dote.
--Non dico di no.
--E se io ci riuscissi a fare questo colpo, quale sarebbe la mia
ricompensa?
--Proponi.
--Ma prima di tutto è necessario che io sappia in quali acque si trova
oggi il conte. È vero che è rovinato?
--Non del tutto, ma quasi.
--Capirai Aldo, che il fuggire con un uomo rovinato, di cui non si sia
pazzamente innamorata, non è proprio l'ideale del saper vivere.
--A me basterebbe che tu me lo tenessi lontano un mese. Per questo
mese io penserei a te.
--Io non mi fido.
--E se ti sborsassi il danaro prima di partire?
--Allora sì.
--Ti bastano duemila franchi?
--Peuh! Facciamo tre.
Aldo si alzò, e andava difilato allo scrigno, quando un dubbio lo fece
arrestare:
--Tu non ti fidavi di me. Dovrò io fidarmi di te?
--Se non ti fidi tralascia--disse Nanà.
--Non potresti dirmi qualche cosa che mi affidasse che tu saprai
davvero trascinarti dietro il giovinetto?
A Nanà venne un'idea splendida.
--Io l'ho il mezzo.
--Quale?
--Gli scrivo un biglietto qui; egli mi risponderà che è pronto a
fuggire con me, e tu lo leggerai pel primo.
--Se tu sei così brava ti snocciolo subito uno sull'altro i tre
biglietti da mille.
--Dammi da scrivere.
Aldo la condusse nel gabinetto da studio.
Nanà scrisse:
"Mio adorato Enrico,
"M'è nato il dubbio che tu abbia mutato di parere. Assicurami subito
che tu sarai pronto questa sera, per l'ultima corsa di Arona, a
partire con me. È necessario che non ci vediamo prima di quell'ora per
non dare sospetti. Alle dieci io ti aspetto in casa. Sarò pronta. A
rivederci. Rispondimi subito.
"Tua NANÀ."
Un'ora dopo il Mattia Corvino, che era stato mandato a portare il
biglietto al conte O'Stiary, recava la risposta:
"Mia Nanà,
"Non dubitare. Alle dieci di questa sera io sarò da te e partiremo
insieme. Io ho già salutato Milano forse per sempre. Ciò che però non
ti ho ancora detto a voce te lo dico in questo estremo momento. Io non
sono più ricco e a te povera Nanà toccherà forse di avere delle
privazioni per vivere con me. È un dovere imprescindibile che mi
spinge ora a farti questa confessione. Mi ami tu abbastanza malgrado
ciò? Me lo dirai domani sera lungi da Milano, quando sarai finalmente
nelle mie braccia.
"Tuo ENRICO."
--Che ne dici?--domandò Nanà trionfante. Rubieri era pensieroso.
--A che pensi?
--Penso che voi due vi eravate già intesi di fuggire stasera insieme.
--Può darsi!
--Senza le mie tremila lire, dunque?
--Ero venuta per chiedertele ugualmente.
--E se io te le avessi negate?
--Saresti stato padronissimo. Ma ora mi pare che mancheresti di
delicatezza.
--Ho scherzato. Volevo vedere come la pigliavi.
Aldo andò allo scrigno portò a Nanà i tremila franchi, ch'ella ripose
con grandissima indifferenza e con un semplice _merci_ nel
portamonete.
Poi dato uno sguardo all'orologio e col pretesto delle mille faccende
che le restavano da sbrigare per poter partire, s'accomiatò.
* * * * *
"Queste le tengo," pensò Nanà, rincantucciata nel _brougham_, che la
portava alla palazzina del principe Kuvasoff; e andava palpando e
ripalpando il portamonete con immenso giubilo.
* * * * *
Il principe Kuvasoff aveva i suoi erotici colloqui con Nanà
nell'appartamentino della casa in cui trovasi oggi la _Cronaca
Grigia_. Essa aveva due uscite. Il principe entrava da una parte, Nanà
dall'altra; e quando si lasciavano, Nanà usciva dalla parte per cui il
principe era venuto e viceversa. In tal modo essi avevano sventate le
ricerche assidue della principessa, la quale teneva due spie sulle
traccie di suo marito e non aveva potuto saper nulla ancora di quel
convegno.
--Mio caro principe--disse Nanà--che arrivata prima di lui stava
sdraiata su un'ottomana ad aspettarlo fumando una sigaretta--oggi
grandi novità. C'è chi si è incaricato di rapirmi a voi.
--Ah dev'essere un grande uomo di forza costui!--sclamò il principe
sedendosi vicino a Nanà e cingendole la vita col braccio.
--Egli mi ama come un pazzo--disse Nanà.
--Ed io dunque vi amo forse come un saggio?
--Vediamo dunque. Che cosa sareste pronto a fare voi per me ond'io non
accetti le proposte di quell'altro?
--Tutto quello che vuoi.
--Sareste pronto principe a dividervi dalla principessa e a condurmi
in Russia con voi, come mi avete detto altre volte?
--Sempre. Io già da un pezzo, lo sai, rumino l'idea di liberarmi da
quell'arpia.
--Allora birba chi manca. Toccate.
Il principe diè la mano a Nanà.
--Quando partiamo?
--Anche stanotte se vuoi.
--Sta bene. Io sono pronta.
--Ma non converrà partire insieme.
--È vero partiamo da soli e troviamoci in un'altra città.
--Dove per esempio?
--A Venezia. È sulla strada per andar in Russia.
Furono presi tutti gli accordi più necessari, e il principe le diede
cento napoleoni d'oro per le spese del viaggio da Milano a Venezia.
E Nanà li mise insieme ai tremila franchi di Rubieri.
Il resto del colloquio andò poi co' suoi fiocchi; ma noi è meglio che
lo lasciamo nell'ombra.
* * * * *
Il giorno dopo tutta Milano,--voglio dire la tutta Milano settembrina,
che ha tempo e voglia di occuparsi dei fatti altrui--parlava della
sparizione di Nanà e di quella contemporanea del conte Enrico
O'Stiary.
Quanto al principe Kuvasoff egli si fece veder al Corso in _coupè_
allato di sua moglie, e non lasciò Milano per Venezia che il giorno
dopo.
Ma che cosa era capitato ad Enrico O'Stiary?
Due ore prima di quella fissata alla partenza con Nanà egli era andato
da lei, e aveva trovato dal portinaio questo biglietto:
"Caro Enrico,
"Siamo sorvegliati. È impossibile andar via insieme. Io deludo lo
spionaggio di chi potrebbe impedirmi di partire con te e parto subito.
Mi troverai a Torino al Feder, a meno che non mi tocchi di continuare
il viaggio fino a Macon.
"A rivederci.
"TUA NANÀ."
Enrico questa volta non ebbe sospetti gravi; ma sentì una specie di
maraviglia disgustosa, che ci fosse taluno il quale potesse impedire
la partenza di Nanà. La sua mente corse tosto a Aldo Rubieri, ch'egli
credeva suo fortunato rivale, e fu lì lì per andare da lui a
chiedergli una spiegazione. Ma consultato l'orologio capì che non
aveva tempo da perdere; mandò Aldo al diavolo in cuor suo, e
giubilando al pensiero che fra poche ore si sarebbe trovato al fianco
della donna adorata, si fece condurre alla stazione dove pranzò;
quindi partì per Torino.
* * * * *
Chi domandasse poi il perchè Nanà si fosse divertita a far anche
quest'ultima burla crudele ad Enrico mostrerebbe di non conoscere di
quali capricci sia fecondo l'isterismo d'una _cocotte parigina_.