Suonavano le nove e mezza di mattino al campanile del villaggio sul
Lario, che sorgeva a un tiro di pistola dalla villa del notaio
Martelli.
Egli stava in giardino a potar i suoi fiori, quando il domestico gli
annunciò una visita sbarcata poco prima dal vapore.
--Sarà quel capo scarico d'un mio pupillo, mi imagino--disse don
Ignazio.
--No signore. È il signor Aldo Rubieri.
--Ah, tanto meglio!--sclamò il notaio; e deposta la forbice gli corse
incontro tutto lieto.
--Benvenuto, benvenuto--cominciò a gridar da lungi, alzando le due
braccia come un telegrafo--Che buon vento?
--Lei non m'aspettava?
--Ma sì, certo che l'aspettavamo tutti--disse il notaio.--Però
credevamo che lei venisse colla seconda corsa.
--Ho dormito a Como. Ecco perchè sono qui così presto. Ieri sera ho
perduto l'ultimo vapore e non ho avuto il coraggio di fare questo
tratto in barca.
--Sfido io! Le donne poltrone sono ancora a letto... o tutt'al più
alla _toilette_. Non sanno godere la campagna quelle pettegole.
--Oh, del resto non sono che le nove.
--Bravo, bravo!--sclamò don Ignazio entrando nel salotto e mettendosi
a sedere.--Oh, giacchè siamo soli, parliamo dunque un poco seriamente
dei nostri affari. Il suo amico che mi fece l'onore di domandarmi in
di lei nome la mano della mia Elisa, le avrà portata la mia risposta.
--Ed io sono venuto incoraggiato appunto da quella risposta--disse
Rubieri.
--Lei può imaginarsi se io non sarei felice. Ma le dirò la verità, noi
non abbiamo ancora avuto occasione di parlarne alla Elisa.
--È naturale! L'amico mi portò la lieta notizia soltanto ieri mattina,
ed io due ore dopo partivo da Milano.
--Mi ascolti, caro Rubieri--disse il notaio invitando lo scultore a
seder dinanzi a sè.--Lei sa che da qualche tempo io vagheggio l'idea
di ottenere dalla Giunta municipale quella tal concessione di cui le
ho parlato e che deve far più ricca d'assai mia figlia che lei mi fa
l'onore di chiedermi in isposa. Mia figlia è unica, e naturalmente...
Lei è assessore e mi dicono che può tutto presso il conte sindaco.
--Oh questo è una esagerazione--sclamò Rubieri.
--Sì sì, m'hanno assicurato che il sindaco la stima assai, e fa tutto
quello che lei gli suggerisce.
--Non negherò che il conte sindaco abbia una certa deferenza per
me--rispose Aldo--ma da questa al far tutto ciò che io desidero ci
corre. E poi c'è il Consiglio.
--Ma lei appartiene alla maggioranza....
--Questo è vero! Se il sindaco vuole, del Consiglio ce ne infischiamo.
--Dunque una mano lava l'altra. Io le do mia figlia e lei mi fa
ottenere la concessione.
--Mi spiacerebbe che la signorina Elisa sapesse che....
--La Elisa non deve saper nulla delle nostre faccende--disse il
padre.--Siamo intesi?
--Ma dal canto mio--rispose Aldo--lei può imaginarsi se non mi metterò
colle mani e coi piedi perchè questa concessione le sia data... se non
che....
--Non è certo di ottenerla?
--Come lei, caro don Ignazio, non è certo di ottenere il consenso di
sua figlia.
--Eh l'otterremo, non la dubiti, l'otterremo--sclamò il notaio
scotendo il capo con un sorriso fra il malizioso e il soddisfatto.--La
Elisa è una testolina sì, che ha le sue idee, non dico, ma che non mi
ha mai disobbedito finora; e credo non vorrà cominciare dal momento
che io le proporrò un giovinotto come lei, un uomo celebre, assessore
municipale....
--Basta basta, don Ignazio, non la mi faccia arrossire ora. Piuttosto
le dirò..., caro cavaliere... le esporrò un mio dubbio..., ch'ella
potrà distruggere o avvalorare secondo la verità. Io, come lei può ben
pensare, non vorrei per tutto l'oro del mondo ottenere da sua figlia
un consenso che potesse per avventura essere un po' forzato. Io non
sono in confidenza colla signorina Elisa e non so come ella stia di
cuore. So però, come tutti gli amici di casa, ch'ella ebbe sempre una
grande inclinazione per il suo compagno d'infanzia....
--Vedo dove ella tende--disse don Ignazio--e le risponderò
francamente. La Elisa infatti aveva un certo attaccamento per il conte
Enrico, mio pupillo, ed io e mia moglie certamente saremmo stati
felici di vederla diventare contessa, se quel balordo di un giovinotto
non avesse distrutto, colla sua condotta impossibile, ogni nostra
speranza.
--Sta bene--riprese il Rubieri--e non sarò io certo che mi lamenterò
di questo fatto. Soltanto che... lei sa bene... le fanciulle talvolta
amano più gli scavezzacolli che i giovani ordinati e prudenti.
--Oh io spero poi che la mia Elisa sia ormai persuasa che io non le
darei giammai il consenso di sposare il conte.
--Lo credo--disse Rubieri--ma ciò non mi dice ancora ch'essa non ne
sia sempre innamorata.
Il padre a questa uscita di Rubieri stette muto, ma col capo alzato,
collo sguardo fisso e col labbro infuori, pareva chiaramente dicesse:
"Chi va mai a sapere ciò che si cela nel cuore di una fanciulla?
Questo toccherà a lei!"
--Certo che--riprese Aldo--quando la signorina Elisa saprà quello che
è accaduto ieri sera del nostro Enrico...
--Che cos'è accaduto?
--Vedo che lei non sa nulla... e da un lato mi dispiace di dover
essere proprio io il uuncio di nuova disgrazia.
--Cosa diamine gli è capitato? Forse ha perduto qualche altra somma al
giuoco?
--Peggio.
--Peggio di perdere al giuoco?--domandò con sorpresa don Ignazio--La
dica, la dica.
--È partito da Milano con quella sua...
--Ah quella donnaccia francese... forse... la di lei modella?
--Precisamente.
Don Ignazio si gettò sul cordone di un campanello e al servo che
comparve sulla soglia dell'uscio disse:
--La signora è levata?
--Donna Eugenia... sissignore.
--Ditele che venga giù subito, che c'è qui il signor Rubieri.
Poi voltosi a questi:
--Ella è ben certa che sia proprio partito con lei?
--Certissimo.
--Essa ha nome Nanà, n'è vero?
--Nanà appunto.
--Ah, che testa, che testa!--gridò don Ignazio giungendo le mani in
atto di maraviglia.--Ma già fu sempre uno scapestrato! Si poteva
aspettar da lui questo e altro.
Donna Eugenia comparve, e le fu raccontata la cosa.
Ella se ne mostrò altrettanto addolorata quanto suo marito pareva ne
giubilasse.
--Ormai--sclamò egli--spero bene che la ragazza sarà persuasa e
convinta, e non avrà più ragione da opporci. Tocca a te ora, cara
Eugenia, a informarla.
La signora Eugenia protestò che non ne aveva il coraggio.
Ella avrebbe passato il lago a nuoto più volentieri che dar all'Elisa
quel brutto colpo.
Povera donna come sei ammiranda nel tuo materno imbarazzo!
Ella si era prestata spesso a far quello che suo marito le
raccomandava di fare, cioè dissuadere la fanciulla dal voler bene
all'Enrico.
La Elisa dal canto suo non aveva mai aperto a sua madre l'animo
proprio ferito nel vedersi trascurata dal suo giovine amante.
Regnava tra madre e figlia una specie di delicatezza, una suggezione
riguardosa su questo argomento. Entrambe temevano di farsi
reciprocamente un dispiacere, e ne tacevano.
"Oh, non c'è argomento--pensava la madre--che valga a distruggere
l'impero di dieci anni di sogni e d'illusioni d'amore."
Ma volere o non volere bisognava spiegarsi. Bisognava aprir gli occhi
alla innocente creatura e raccontarle finalmente la fuga di
quell'ingrato.
* * * * *
--Ascolta Elisa...--incominciò--io capisco che tu pensi ancora... Ed
io t'avrei a dire una cosa molto seria quest'oggi. Ti imagini tu,
cara, di che cosa io ti voglia... dire?
--Me lo imagino--rispose la fanciulla con un sorriso tra la speranza e
la malinconia.
--Dimmelo allora.
--Io spero che tu mi voglia parlare di Enrico.
La signora Martelli attirò sua figlia al seno e la baciò
passionatamente.
--Oh, perchè piangi?--sclamò Elisa vedendo i lucciconi negli occhi di
sua madre.
--Ascolta Elisa. Se tu dovessi persuaderti che il conte O'Stiary non è
degno di te?
--Tu me lo hai fatto capire altre volte--disse la fanciulla--ma io non
voglio crederlo ancora. Egli è pieno di cuore e di onore. Che
cos'avrebbe fatto per non essere più degno di me?
--S'egli ti avesse miseramente ingannata, dicendoti che ti amava,
mentre....
La Elisa si rizzò in piedi come se una molla potente l'avesse sospinta
in alto, e portò istintivamente le due mani sui polsi.
--Mamma, per carità!
--Lo dicevo io--sclamò sua madre spaventata.--No, anima mia, non far
così. Elisa... chissà che non sia una calunnia... quetati.
La fanciulla si era rimessa tosto.
--Ah!--disse con un gran sospiro--non è dunque una cosa certa? E
difatti è impossibile! Io sento che egli non ama che me. Ne sono
sicura. Io lo so ch'egli ha conosciuto un'altra donna. So tutto... ma!
"Oh molte altre donne" pensò fra sè la madre.
--Ma egli non ci ha voluto bene a quella... Me lo confessò lui stesso.
Fu una sorpresa, un capriccio, che so io?
La signora Eugenia ascoltava sua figlia con una specie di sgomento.
Essa non aveva calcolato la portata del colpo che era obbligata di
darle. Essa non credeva che sua figlia fosse capace di tanto affetto.
--Ma--ricominciò la povera donna--se invece ci fosse in lui qualche
cosa di molto serio? Se egli ti dovesse dare la prova certa del suo
tradimento?
--La prova?--sclamò la Elisa sorpresa. Quale prova? Che cosa ha fatto?
Oh, finchè egli stesso non me lo dica colla sua bocca, che ha cessato
di volermi bene a me sola, io non crederò a nessuno.
--E s'egli non potesse più dirtelo?
--Oh mamma!--gridò la Elisa sopraffatta da queste strane
parole.--Perchè? Che cosa gli è accaduto? Per pietà mamma.
--No, non spaventarti così, cuor mio! Oh Elisa la mia Elisa, sia
buona, non far soffrire in questo modo la tua povera mamma... sia
ragionevole.
--Ma sei tu mamma che mi fai soffrir me!--disse la fanciulla.--Oh
parla, ti scongiuro.
--Credi tu che se non fosse necessario io non t'avrei risparmiato
questo dolore?
--Ebbene, parla mamma, ti ascolto; vedi, sono ragionevole, parla, sono
buona....
E fu allora che la madre le narrò la fuga scandalosa di Enrico con
Nanà.
* * * * *
Elisa che stava in piedi si sedette, pallida molto. A sua madre che la
fissava ansiosamente, sembrava di vederla come a trasformarsi. Non una
esclamazione, non un lamento, non una lagrima.
--Quando successe questo?--domandò la fanciulla con voce ferma.
--Ieri l'altro. Fu Rubieri stesso che venne a dircelo.
--È cosa certa? Rubieri non potrebbe essersi ingannato?
--Ah, pur troppo no; diede tutti i particolari.
E la madre baciò con passione la Elisa.
Allora la povera fanciulla fu presa dall'accoramento; il gruppo del
dolore si sciolse, e scoppiò in lagrime.
--Oh mamma, bisogna che tu mi guidi, se no non so che cosa accadrà di
me--diceva la povera fanciulla singhiozzando.
Così dicendo, ella stringeva convulsivamente le mani di donna Eugenia
e le portava alle labbra per baciarle, come un bimbo che domanda
scusa.
--Io lo amo mamma, io lo amo il mio Enrico. Mi pareva che egli fosse
così sincero. Io non vivevo che per lui!
--Elisa, fatti animo--le disse donna Eugenia--bisogna che tu impieghi
ogni mezzo per dimenticarlo. Tu sei troppo esaltata, figlia mia. Oh,
credi tu forse che io non ti comprenda? Credi tu forse che anch'io....
Si arrestò. Un'emozione profonda scuoteva suo malgrado quell'anima,
che pareva a tutti impassibile e fredda. Un segreto di amore stava per
cader dalle labbra della matrona; erano forse più di vent'anni che il
suo cuore si era chiuso alla idea d'amare un'altra creatura che non
fosse la sua Elisa; il dolore di sua figlia aveva risvegliato nel suo
cuore la lontana rimembranza. Una tempesta assai terribile doveva
avere durato quel cuore, che da tanto tempo scordava di avere
sofferto, se la nuova passione di sua figlia vi aveva saputo ridestare
tanto eco di dolore e di compianto.
La madre accolse la sua creatura nel braccio destro; colla mano
sinistra le fece appoggiare la testolina sul proprio seno. E le sue
lagrime di madre cadevano sulla bionda testolina di quel suo angelo
sconsolato, e il dolore di entrambe, pur tanto diverso, si confondeva
là su quel seno in un solo dolore.