II.

Aldo Rubieri, nel tempo che aveva molti debiti e poche commissioni,

abitava fuori di una porta della città. Si era fatto corpisantino, e

là nel sobborgo, teneva abitazione e studio. Pagava una miseria di

affitto, e dalle sue finestre vedeva d'estate molto verde, e

d'inverno, se fosse nevicato, molto bianco.

Quando poi diventò poco meno di celebre, ed ebbe soddisfatti i suoi

pazienti ed onesti creditori, egli si era talmente affezionato a

quella residenza che non aveva più voluto venir in città, quantunque

l'aria assai democratica, che tirava nel sobborgo non fosse quella

delle sue convinzioni assai moderate.

Comperò dunque la casetta, e in essa si creò il suo nido dell'arte e

della vita.

Lo studio, che solo conservò tal quale, era per lui popolato da tutte

le imagini, da tutte le finzioni, da tutti i progetti della sua

geniale fantasia; memorie imagini, finzioni che gli avevano

procacciata l'ambíta fama e la invidiata agiatezza.

Gli pareva che le vicende della sua vita abbastanza travagliata, gli

dovessero sfumar via d'un tratto, se avesse mutato di casa e aveva

giurato di finire in essa la sua fortunata carriera.

La casetta, dall'umile apparenza, ma tutta leggiadra e artistica di

dentro, era da vari anni visitata dagli stranieri. Aldo Rubieri aveva

scritto a Bedeker di farne un cenno, nella sua nuova _Guida d'Italia_,

e Bedeker infatti nel capitolo che riguardava Milano, parecchi anni or

sono, vi aveva fatte due aggiunte: il vaporino illuminante in circolo

la cupola della Galleria Vittorio Emanuele e lo studio di Aldo

Rubieri.

* * * * *

Una piccola carovana, uscita dall'albergo Reale un dopo mezzodì di

agosto del 1869 s'avviò allo studio di Aldo Rubieri. Per risparmio di

ciceroni quella carovana era composta di elementi assai eterogenei. In

testa camminava un Francese con quella noncurante serietà che

caratterizza la gioventù della giovine Francia, più gloriosa ancora

dopo i rovesci, uno di que' Francesi che in Italia stanno sull'occhio

per non essere creduti, _brillanti a spasso_, e che non hanno difetti

in fuori di quello di sprezzar troppo la roba straniera.

Dopo lui scarpinavano, coi loro piedoni piatti, due rappresentanti

della vecchia Albione, un _mister_ ed una _mistriss_.--Anch'essi non

presentavano alcuno di que' tratti caratteristici e ormai diventati

comunissimi, che si usa di attribuire molto volentieri agli Inglesi in

viaggio. Non enormi guide sotto il braccio, non indecenti spolverine,

non scarpaccie infangate ed eccessivamente lunghe. Di inglese essi non

avevano neppur il colore dei capelli.

Alla retroguardia seguivano altre quattro persone, di cui tre uomini e

una donna. Costoro che avevano veduta la luce sulle sponde del Danubio

erano invece biondissimi.

Il Cicerone dell'albergo chiudeva la marcia.

La zitellona tedesca poteva avere un trentatrè anni; più al di là che

al di qua. A diciotto ella poteva essere stata una bella biondona. Suo

padre e suo zio, mercanti di oggetti artistici, stavano disputandosi

in dialetto viennese sul merito relativo degli scultori italiani, le

cui statue era capitato loro qualche volta di comperare a Milano per

cinque e di vendere a Vienna per cinquanta.

La zitellona camminava in mezzo a loro due. Quello a destra, sosteneva

che al giorno d'oggi non era possibile più il vendere che pattini e

quadri di genere; l'altro, che due giorni prima aveva comperate

parecchie tele di stile classico, negava che il realismo in arte

potesse mai avere fortuna. Entrambi però erano d'avviso che lo stile

austriaco non avesse confronti "quella maniera larga di dipingere in

tinta gialla che fa credere tutta roba da museo anche i quadri di un

anno" essi la ritenevano la miglior pittura che fosse al mondo.

Si sa bene che ognuno ha il suo orgoglio nazionale!

A un certo punto s'interpose il Cicerone. Era costui un personaggio

autorevole in fatti di giudizî di pittura. Lo aveva lodato perfin il

povero Rovani, che certo non abusava della lode. Era costui un Modello

incanutito fra i cavalietti e gli scalpelli che adorava Aldo Rubieri

fino alla esagerazione, di quell'amore entusiastico e un tantino

irragionevole, di cui non sono capaci che i figli d'Italia:

--Scusino, signori--diss'egli in tedesco--nessuno dei giovinetti che

cominciano ora ad esporre promette di giungere alla grandezza di Aldo

Rubieri.

E nel pronunciare questo nome il suo occhio semispento brillò di un

insolito guizzo di luce.

--Da quanto tempo è diventato celebre il nostro bravo Aldo?--chiese

uno dei due viennesi, il padre della zitellona.

All'udire quella frase confidenziale il Cicerone ne fu quasi

scandalizzato. Guardò l'austriaco con una inenarrabile occhiata di

compatimento, e disse:

--Conoscete forse _mein herr_, il grande scultore Aldo Rubieri?

--Se lo conosciamo? Altro che!--rispose l'Austriaco, guardando a sua

figlia che si fe' un poco ciliegia, e che sorrise misteriosamente.

--Ed è perciò che vi domandavamo da quanti anni sia diventato celebre,

giacchè noi sono ormai più di dieci anni che non l'abbiamo più veduto,

e quando l'abbiamo conosciuto noi non lo era ancora.

--Dal primo suo gruppo, che fu premiato dall'Accademia e venduto per

quarantamila franchi--rispose il Cicerone.

--Bella somma!--sclamò lo zio.

--Un gruppo alto un metro--aggiunse il Cicerone.--Ma la sua fama il

signor Aldo la deve ancora più al suo modo originale di trattare cogli

eroi della democrazia che per altro. Le opere, si sa bene, finchè un

artista è vivo, saranno sempre criticate; ma la indipendenza del suo

carattere e il suo magnifico disinteresse faranno sempre sul popolo un

grandissimo effetto. Egli è capace, se non gli garba il soggetto, di

rifiutare una commissione, che gli frutterebbe molto danaro. Dopo

l'immenso successo del suo ultimo gruppo, il generale Garibaldi gli

ordinò, un gruppo di soggetto repubblicano che un Inglese gli avrebbe

pagato cento mila lire. Credete voi che egli abbia accettata la

commissione? Neppur per ombra. Io ero presente quando Aldo Rubieri

rispose al messo di Garibaldi, che era venuto là in studio a portargli

la ordinazione, credendo di fargli un grande onore:

"Dite al generale, che cento mila lire per un gruppo alto un metro e

mezzo è troppo! E che io non ho tempo per un simile lavoro."

--Ciò è bello!--sclamò la zitellona.

--Ciò è stupido!--disse il padre.

--Ciò è assurdo!--osservò lo zio....

--Un'altra volta, sarà una settimana, cacciò fuori dal suo studio un

principe russo che voleva sforzare la porta per correr dietro alla

signora Nanà.

Al nome di Nanà, tre esclamazioni contemporanee uscirono dalle bocche

austriache.

--Ah!

--Ih!

--Oh!

Il Cicerone, sorpreso, si arrestò di botto.

--Chi è la signora Nanà?--fu prima a parlare la zitellona.

--Chi è la signora Nanà?--disse quasi contemporaneamente, il padre.

--Chi è la signora Nanà?--stava dicendo lo zio a sua volta; ma si

tacque, udendo che la domanda veniva già fatta dagli altri due.

--Nanà è la più bella donna del mondo--rispose enfaticamente il

Cicerone.--Nanà è un'artista francese, che ora serve di modella per la

_Venere contemporanea_.

--Venere contemporanea?--sclamò Leopoldina--cosa vuol dire?

--Vuol dire una _Venere decente_--rispose il Cicerone--una Venere non

del tutto ignuda; una Venere della quale si vedano e si indovinino le

forme divine in quelle parti decenti, che sono divinamente formate

dalla natura e si dissimulino le parti che le donne del giorno d'oggi

hanno meno belle, e che non si devono rappresentare.

--In tal caso--osservò con un certo acume uno dei due Tedeschi--non

arrivo a capire il perchè si parli di Venere, che viceversa è il nome

di una Deità molto classica e interamente nuda.

--È vero!--sclamò il Cicerone, colpito da questa osservazione.--Ma

debbo dire che in caso l'errore è tutto mio. Io sono vecchio e non ho

potuto ancora svestirmi totalmente dei pregiudizi classici. La statua

del mio maestro sarà un'opera d'arte che protesti energicamente contro

l'invasione moderna dell'impressionismo, del realismo e della

sprezzatura esagerata nella divina arte scultoria, che deve essere

liscia e finita e non brizzolata e rugosa come la robaccia della

scuola nuova.

Nanà a Milano · 第 8 / 28 题