resto... sarò... se... sarò il suo pa... pà. — Ecco, va bene? papà!
DORINA
Mi tolga di qui... — lavorerò. Mi aiuti a levarmi da questa gente!
LUIGI
Volontieri... ma dove?... al momento... (_pensando dove mandare Dorina
e volendo farle accettare un suo quartierino che tiene disponibile per
simili occasioni, ma non osando farle l'offerta chiaramente_) Come si
potrebbe fare? (_stringendola al cuore e fingendo l'effusione paterna_)
Pianga, se vuol piangere: le farà bene. (_le bacia i capelli tremando
dalla commozione cupida_) Avrei... per combinazione... due camerette;
due povere camerette, ma piene di sole, di luce! Se volesse, come
un rifugio momentaneo... intanto... cercherò... troveremo un maestro
galantuomo; un impresario onesto — e lei... soltanto un po' di bene...
(_la stringe più forte_).
DORINA
(_capisce tutto: si allontana_).
LUIGI
(_tornando calmo e sorridente_) Un po' di bene, al suo papà!
DORINA
(_pausa — poi con disperazione e rassegnazione — con un filo di voce_)
Mi tolga da questa casa. (_si lascia cadere sulla seggiola accasciata,
affranta_).
LUIGI
Torna la signora Isabella! (_rapidamente e sempre in orgasmo per
il desiderio e la passione_) Fra mezz'ora (_vedendo la tavola
apparecchiata pensa che Dorina dovrà prima pranzare_) fra un'ora...
appena potrà, prenda un _brum_: Via Solferino 37. Ci sarò ad
aspettarla. E subito rimanderemo il denaro al marchese Nicola con una
sua letterina che lo metterà a posto.
(_Rientrano Isabella coi piatti e il Maestro colle posate_).
LUIGI
(_va loro incontro e offre all'Isabella il biglietto per il palco al
Dal Verme_).
ISABELLA
(_lo guarda senza capire_).
LUIGI
È il palco che le dovevo portare, per stasera.
ISABELLA
Oh, grazie! Numero 15. — Allegri, signorina: numero dispari, porta
fortuna!
MAESTRO
(_deponendo le posate: a Luigi, con gravità_) Se vuol favorire nella
mia famiglia....
ISABELLA
Senza complimenti! al posto dell'amico Cimozza che si fa aspettare!
LUIGI
Grazie, e buon appetito. (_piano a Dorina_) Via Solferino, 37!
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
_La scena rappresenta un salotto elegantissimo, ma pieno di casse e di
bauli chiusi ed aperti, ecc. — Sulle seggiole e sui tavoli, ecc., roba
da mettere nei bauli, e roba per il viaggio. — Un pianoforte._
SCENA I.
NICCOLINO poi un UFFICIALE DI CAVALLERIA (Niccolino ha i baffi più
grossi e i piccoli favoriti a mezza guancia).
NICCOLINO
(_entra con circospezione chiamando_) Giuseppina! Si può vedere la
signora? Giuseppina (_sente aprire l'uscio opposto, attraversa la scena
in fretta, si leva il cappello in cui c'è dentro un grosso mazzetto
di violette. Sorride, come aspettando Dorina; ma poi quando si apre
l'uscio ha una scossa, si fa serio, e si ritira in un angolo_).
UFFICIALE
(_un bell'ufficiale di cavalleria, alto, berretto in testa, esce dalla
camera di Dorina, abbottonandosi i guanti. Ha la sigaretta in bocca. Si
ferma dinanzi ad un tavolo, accende un fiammifero, accende la sigaretta
e va via_).
NICCOLINO
(_pallido e assai turbato, vuol seguire l'ufficiale con impeto, ma
poi si ferma irresoluto. Si siede sopra un canapè di faccia, alla
porta dove è uscito l'ufficiale, si ficca la lente nell'occhio e
guarda fissamente quella porta con ira, con furore geloso, battendo
nervosamente la punta del piede per terra_).
SCENA II.
GIUSEPPINA e DETTO.
GIUSEPPINA
(_portando il riparto di un baule pieno di roba_) Come? il signor
Marchese? È un po' che aspetta? — La signora non so se riceve!
NICCOLINO
(_con voce rauca_) Il portiere m'ha detto che c'era.
GIUSEPPINA
Ma la signora voleva riposare fino alle sei, avendo poi da viaggiare
tutta la notte.
NICCOLINO
(_guardando l'orologio_) Sono le cinque e tre quarti.
GIUSEPPINA
Dio, Dio! Con tante cose da fare! — Come faremo a partire stasera?
NICCOLINO
(_con tono di preghiera a Giuseppina_) Siate buona, Giuseppina:
domandate alla signora se mi può ricevere. Vorrei vederla subito; mi
preme di parlarle prima che incominci l'andirivieni delle visite e dei
saluti. (_dandole le violette perchè le porti a Dorina_) Mi fate questo
favore, buona Giuseppina?
GIUSEPPINA
(_prende le violette ed entra da Dorina_).
NICCOLINO
(_resta immobile, pensoso, colla lente nell'occhio, fissando un punto
del pavimento_).
GIUSEPPINA
(_entrando_) La signora ha detto, se vuol accomodarsi, che viene subito
(_va via_).
NICCOLINO
(_cammina su e giù, sempre più furibondo; poi afferra un giornale a
caso e si sfoga stracciandolo rabbiosamente_).
SCENA III.
DORINA e NICCOLINO.
DORINA
(_è assai mutata — ha ormai un tutt'altro tipo — un tipo eccentrico
di artista originale, ma sempre molto fine e molto signorile. Ha
pure una pettinatura strana, originalissima: è pettinata con tutti
i capelli raccolti sulla testa attraversati da un grosso spillone. —
Vestito ricco e bizzarro: tiene addosso una gran pelliccia o una gran
casacca, perchè si dà l'aria di avere sempre freddo e di essere sempre
un pochino ammalata — ha in mano le violette_).
DORINA
Ah, Nenè; — siete voi? (_gli porge mollemente tutta la mano. Vedendo
il giornale stracciato_) Lasciate vedere, Nenè. (_con dolore e stupore
affettuoso_) Oh, _L'Italie_; l'articolo del Santanera! (_cerca fra
i pezzi del giornale mentre si siede sul sofà, rannicchiandosi con
attucci civettuoli e languidi_).
NICCOLINO
Finitela: sono in uno stato di rabbia, di... vi vorrei sbranare!
DORINA
(_sorridendo con comico terrore_) Oh!
NICCOLINO
Come il vostro giornale!
DORINA
(_come sopra_) Che c'è di nuovo, Nenè?
NICCOLINO
(_stizzito_) E non chiamatemi Nenè! — Adesso che mi avete messo questo
nome, per tutta Roma non sono più altro che Ne-nè!
DORINA
(_scrollando il capo e sorridendo con mestizia_) Presto... non vi
chiamerò più in nessun modo. Bella Roma, addio! (_sospira_) Si parte.
NICCOLINO
(_si contiene a stento, mostrandosi in fiera lotta tra il dolore e il
furore_).
DORINA
(_solleva il fazzolettone di trine che ha al collo, mette le viole
nello scollato del petto, poi le ricopre ancora, mettendoci le mani
sopra con un attuccio da bimba_) Siete contento, Nenè?
NICCOLINO
(_con uno slancio appassionato_) Non partite, Dori; ve ne supplico!
DORINA
Oh come si fa? Ho promesso al Duca e bisogna andare!
NICCOLINO
(_con voce sorda_) L'avete promesso al tenente Mattìa, che è qui, che
farà il viaggio con voi!
DORINA
(_con meraviglia tranquilla_) È qui? il Mattìa?
NICCOLINO
(_prorompendo_) Ma non fatene le meraviglie perchè...
SCENA IV.
GIUSEPPINA, con un piatto d'argento con sopra una bottiglia d'acqua,
una piccola bottiglietta contagocce, un piccolo bicchierino, e DETTI.
GIUSEPPINA
Signora: la sua medicina.
DORINA
Oh, no, pietà di me; è tanto cattiva!
GIUSEPPINA
Ma le farà bene, signora.
DORINA
(_prende il piccolo bicchierino_) Nenè: un po' d'acqua.
NICCOLINO
(_con un riso forzato e la mano tremante le versa l'acqua_).
DORINA
(_indicandogli la medicina e porgendo il bicchiere_) Nove gocce, non
di più.
NICCOLINO
(_versa c. s._)
DORINA
Nove gocce solo!... Basta!... Basta!... (_beve, poi pestando i piedi
e scotendo le braccia_) Presto!... presto!
(_Niccolino e Giuseppina corrono a cercare la piccola scatola dei
dolci. La trova Niccolino e la porta a Dorina che ne mangia in
fretta_).
GIUSEPPINA
Comanda altro, signora?
DORINA
Che fai adesso? — E tutta questa roba?
GIUSEPPINA
Di là non ho potuto ancora far niente! La biancheria, le gioie... Non
so come si potrà partire stasera!
DORINA
(_con fermezza, pur conservando il suo fare dolcemente languido_)
Tanto, bisogna partire: si partirà! (_Giuseppina va via_).
NICCOLINO
(_con voce sorda, ma supplichevole_) Avete sentito? Non c'è nemmeno il
tempo necessario. Aspettate domani.
DORINA
(_lo guarda, scrollando il capo con civetteria; piano, cantarellando_)
Non si può...
NICCOLINO
(_con impeto d'ira appassionata_) Tutto per quel soldataccio!
DORINA
Oh Nenè! Vi proibisco di fare l'Otello! Non vado a Napoli per il
Mattìa, lo sapete, ma per il Duca. Povero Duca!... Tanto buono!
(_ridendo_) Io gli devo molto e desidera che mi fermi a Napoli in
questi giorni che sono libera (_socchiudendo gli occhi mollemente,
come rapita in estasi_) Napoli... il mare... Oh Paradiso... Napoli!...
Napoli!... Napoli!
NICCOLINO
Siete perfida! Siete bugiarda!
DORINA
Nenè!
NICCOLINO
Andate a Napoli col Mattìa!
DORINA
Mi seccate poi: vi dico che non ne so niente.
NICCOLINO
L'ho veduto io.
DORINA
(_con meraviglia_) Oh, è a Roma?
NICCOLINO
Ma se era qui adesso! L'ho veduto uscire!
DORINA
(_risentita_) Nenè: non è carino ciò che fate. Sorvegliare la gente
dietro le porte!
NICCOLINO
Sì; ero là e l'ho visto uscire! Ero là e per poco non gli sono saltato
addosso!
DORINA
(_più seria_) Avreste avuto torto. Il Mattìa è un buon amico, non
più di un buon amico, come voi, come il Duca, come il Santanera, come
tutti.
NICCOLINO
(_supplicando_) Allora, non partite stasera, partite domani.
DORINA
(_cantarellando con seduzione_) Non si può, Nenè — non si può!
NICCOLINO
Ma in nome di Dio, come avete fatto a perdere la testa?
DORINA
(_vivamente_) Insomma, basta; è un discorso che mi secca. In proposito,
hanno fatto anche troppe chiacchiere! (_calmandosi e tornando
carezzevole_) Non abbiate timore. Vengono tutti come venite voi, e se
ne vanno come ve ne andate voi!
NICCOLINO
Io dicevo per il vostro bene; perchè mi preme il vostro onore, il
vostro nome.
DORINA
(_ridendo_) Ah! ah! ah!... Per il mio bene? — quale? Il bene che mi
volete voi? — Per il mio nome? Basta a far piena tutte le sere! — Il
mio onore? Mi portano alle stelle!
NICCOLINO
(_con ironia_) Nella _Carmen_!
DORINA
(_continua a ridere_).
NICCOLINO
Non ridete così, mentre un uomo soffre. Mi irritate.
DORINA
E volete che pianga? — Vi ricordate una volta, quando piangevo? Anche
allora vi urtavo i nervi. — Ma dite, Nenè, perchè mi state sempre
vicino, se non mi potete soffrire, nè quando piango, nè quando rido?
NICCOLINO
Allora ero uno stupido: non capivo niente!
DORINA
E avete cominciato a capire, dopo la prima sera della _Carmen_, a
Torino?
NICCOLINO
Dori... Sentite, Dori: abusate della vostra forza. Volete rendermi
feroce, per vendicarvi?
DORINA
(_con naturalezza e sincerità_) Vendicarmi di che? anzi, vi dirò di
più; mi piacete sempre; vi trovo carino, simpatico, meno (_indica i
piccoli favoriti_) quelle no — via, via! — e vi voglio bene davvero!
NICCOLINO
Come... (_le si avvicina lusingato_).
DORINA
Come gli altri.
NICCOLINO
(_torna ad adirarsi_) Odiatemi piuttosto!
DORINA
(_ridendo_) Oh, ci siamo.
NICCOLINO
Che cosa volete? Che cosa devo fare? Sono geloso, sono capace di
commettere qualunque eccesso: mi pare che strozzandovi proverei un
grande sollievo! (_le prende una mano_).
DORINA
Ahi, Nenè, mi fate male!
NICCOLINO
Un bacio; almeno uno.
DORINA
No!
NICCOLINO
Un bacio, che cos'è per voi?! Niente! Anche per forza dovrete...
DORINA
(_chiamando forte_) Giuseppina!
GIUSEPPINA
(_di dentro_) Signora!
NICCOLINO
(_si alza e cammina imbronciato per la stanza_).
GIUSEPPINA
(_entra_).
DORINA
(_naturalmente_) Finirai dopo di là: questa roba, t'ho detto, vengono
a prenderla subito.
GIUSEPPINA
Sissignora. (_riempie, chiude i bauli, ecc., per tutto il resto della
scena_).
NICCOLINO
(_dopo aver girato un po', torna a un tratto a sedersi sul canapè
vicino a Dorina; le parla piano, per non essere udito da Giuseppina,
ma sempre con calore_) Sentite, Dori: io sono pronto a fare qualunque
sacrificio per voi.
DORINA
Adesso? (_con una risatina sincera e senza ombra d'ironia_) Sapete che
ho avuto la riconferma al _Costanzi_ con mille lire per sera?
NICCOLINO
Invece di andare a Napoli, andiamo a Livorno e... prendiamo il mare!
— Domandate: tutto ciò che volete! — Infine, pensateci, il teatro, che
cos'è?
DORINA
Oh, Nenè, molto meno e... e infinitamente più di ciò che mi potete
offrire. — Il pubblico mio? il successo?
NICCOLINO
Ma se basta un raffreddore per distruggere tutto l'incanto!
DORINA
E allora aspettate a parlarmene quando sarò raffreddata! (_Niccolino
si alza stizzito, Dorina cambiando_) Intanto (_sospirando_) bisognerà
pranzare. (_con languore_) E non ho niente fame!
GIUSEPPINA
(_senza voltarsi, sempre occupata a mettere roba nei bauli_) Ho
ordinato per le sette.
NICCOLINO
(_sedendo di nuovo vicino a Dorina_) (_piano_) Se è vero ciò che
dite... Se è vero... rimanete sul teatro, ma lasciate che vi segua
sempre, io solo!
DORINA
Seguirmi sempre e solo? (_sorridendo_) Bel divertimento! Ma vedrete:
passerà. Vi è già passata un'altra volta.
NICCOLINO
Allora è stata mia madre; adesso mia madre non conta più niente!
DORINA
E la bella nipotina? l'Adele? È vero che vorrebbe farvela sposare come
voleva farvi sposare la Monleone?
NICCOLINO
La sposerò appunto come l'altra. L'Adelina poi ha una grande simpatia
per Luigi.
DORINA
(_ridendo_) Davvero? — State attento, Nenè. Luigi è un uomo molto
pratico. A vederlo, sembra l'amico di tutto il mondo, il salvatore
di tutte le patrie; in fondo, non ha che un amore solo, — sè stesso.
Guardatevene! Se ha messo gli occhi sull'Adelina, presto o tardi
raggiungerà il suo scopo e siccome l'Adelina sarà ricchissima per
vostra madre... così questo matrimonio finirebbe, un giorno, col
seccarvi doppiamente.
NICCOLINO
Cosa volete che mi secchi? — Che giorno può mai venire in cui sia più
seccato di questo? — Io sono ricco quanto mi basta. Ma se voi partite
stasera, io non so più che cosa farò. Sì, Dori, è proprio così! Io del
mondo sono stufo, stufo, stufo. Mi annoio a Parigi come a Roma, come
a Milano. Mi ricordo la prima sera che vi ho sentita a Torino: ero in
uno stato tale di _spleen_, da battere la testa contro le colonne! Poi
mi era parso che Luigi vi facesse la corte, e ho voluto ricominciare
anch'io, perchè mi divertivo a ingelosirlo. E così a poco a poco, senza
accorgermene, ho subìto voi, ho subìto il teatro, fino al punto di
vivere anch'io della vostra vita, di voi, della _Carmen_. Ma sapete
che quando vado a passeggio, guardo e leggo gli avvisi del teatro,
come se ci fosse qualche cosa di mio? Sapete che sono amico del vostro
direttore di scena? del macchinista del _Costanzi_? Lasciate almeno
che venga a Napoli anch'io.
DORINA
Siete troppo geloso, troppo sospettoso, troppo lunatico.
NICCOLINO
Non voglio perdervi. — Non voglio lasciarvi a Napoli sola!
DORINA
Non voglio, non voglio. Non avete nessun diritto, caro Nenè.
NICCOLINO
Tant'è, non dovete partire; dovessi commettere qualunque pazzia.
DORINA
(_ridendo_) Meno male che le vostre dichiarazioni me le fate in un modo
molto lusinghiero. Ho timore, Nenè, che sareste insopportabile in tutti
i modi.
NICCOLINO
(_non risponde, resta quasi immobile, fisso in un pensiero — Dorina
non ha dato nessuna importanza all'esclamazione di Niccolino_).
SCENA V.
DON LUIGI (_abito nero e cravatta bianca_) — SANTANERA (_abito nero
e cravatta bianca_), DETTI. — SANTANERA è un bel giovanotto elegante,
dal tipo aristocratico.
LUIGI
(_stringendo la mano a Dorina, gravemente e con paterna affettuosità_)
Presa la medicina?
DORINA
Sì, Luigi: nove gocce.
LUIGI
Brava! (_le bacia la mano, poi saluta Niccolino_) Ciao! (_a Dorina_)
Feroce la belva?
DORINA
(_ridendo e rispondendo a Luigi mentre stringe la mano a Santanera_)
Ferocissima.
SANTANERA
(_ammirando Dorina_) Splendida!
DORINA
Mi sento così, così...
SANTANERA
(_stringe la mano in silenzio a Niccolino, il quale risponde in
silenzio, rimanendo fisso nel pensiero di prima_).
DORINA
Sapete, Santanera, come è stato cattivo? (_indicando Niccolino_) In un
impeto tragico ha stracciato l'_Italie_ col vostro articolo.
SANTANERA
(_serio, lentamente, prende un altro giornale che aveva in tasca e lo
dà a Dorina_) Lo avevo promesso alla marchesa Maranzani: lo dò a voi.
Alla marchesa ne porterò un altro domani.
DORINA
Grazie!
SANTANERA
Ci abbandonate e siete ilare, sorridente.
DORINA
(_con un sospiro_) Vi rimpiangerò a Napoli.
LUIGI
Salutatemi il Duca.
SANTANERA
Scialarda e gli altri, verranno alla stazione.
LUIGI
(_con gravità_) Ci sarà tutto il vostro pubblico; tutta Roma. I vostri
amici, i vostri ammiratori, li vostri adoratori!
DORINA
Come sono buoni! troppo buoni con me.
GIUSEPPINA
(_che era uscita, rientra_) Il pranzo è pronto, signora.
DORINA
Non vi dico di venire di là perchè oggi c'è un disordine da far paura.
LUIGI
(_guardando l'orologio_) Aspetterò. — Stasera ho una seduta agli
uffici, importantissima. Ma pranzerò in fretta.
DORINA
Fo presto anch'io a pranzare. Poi, non ho fame.
SANTANERA
(_che è andato vicino alla porta dalla quale deve passare Dorina,
levando dalla tasca una busta con un ritratto_) Non ho voluto lasciarvi
partire senza il mio ritratto.
DORINA
Oh, grazie. Com'è bello! Ma siete più carino voi! (_guardando di
dietro_) Non mi avete scritto niente?
LUIGI
Sì; guardate lì. (_comicamente sospirando_) Si conserva la negativa?
DORINA
(_sfiorandogli il viso amabilmente col ritratto, come percuotendolo_)
Scioccone! (_va via ridendo_).
SANTANERA
(_con un sospiro, seguendo Dorina collo sguardo_) Un _bijou_!
LUIGI
(_serio, a mezza voce, come pensando tra sè_) Un _bijou_!
(_sospirando_) di molto valore!
SCENA VI.
LUIGI, NICCOLINO, SANTANERA.
SANTANERA
(_gira per la stanza, guarda tutto, poi si avvicina al pianoforte_).
NICCOLINO
(_ad un tratto, scuotendosi e come risolvendosi si avvicina a Luigi e
gli dice, senza essere udito da Santanera_) Sentiamo, legislatore, che
cosa diresti se io volessi sposare la Dori?
LUIGI
(_fa un movimento brusco, poi tra il diplomatico e il sentenzioso_)
È per lo meno inutile sposare una donna quando non è... (_con fine
malizia_) necessario. È Alessandro Dumas che parla.
NICCOLINO
(_con collera sorda_) Ma quando invece...
LUIGI
Capisco!... — Alessandro Dumas non ha detto niente! Ma ti dico io che
faresti uno sproposito!
SANTANERA
(_trova uno spartito_) Oh la _Carmen_! La divina _Carmen_! (_mentre
Niccolino e Luigi parlano fra di loro, Santanera facendo passare lo
spartito, suonerà a caso i motivi più noti della_ Carmen).
NICCOLINO
(_continuando il suo discorso con Luigi_) Molti hanno fatto uno
sproposito simile al mio e sono felicissimi.
LUIGI
(_sempre con molta gravità_) O fingono di esserlo, perchè la gente rida
meno. — Sai che si fanno dei nomi?
NICCOLINO
Esagerazioni.
LUIGI
Può essere.
NICCOLINO
Credi nel Duca, tu?
LUIGI
(_pensa, poi sempre grave e sentenzioso_) Nel Duca? no. Il Duca è
un vecchio gentiluomo dieci volte milionario: gliel'ho presentato io
stesso a Torino, la sera appunto del suo debutto. Se n'è entusiasmato,
ha speso e spende tesori, ma credo appunto che la Dori non sia altro
per lui che... un oggetto di lusso, (_alludendo alla vecchia età del
Duca_) solamente di lusso. — Ma... il guerriero? Il Mattìa?
NICCOLINO
(_sorridendo_) Come il Duca.
LUIGI
Cioè?
NICCOLINO
Un oggetto di vanità.
LUIGI
Chi te lo ha detto?
NICCOLINO
(_vivamente_) Lei stessa.
LUIGI
Ah, benissimo! Lei infatti lo può sapere!...
NICCOLINO
Credi pure: denari, santità e amanti che si affibbiano alle donne, metà
della metà!
LUIGI
È verissimo: ma in certi casi, anche metà della metà... è abbastanza!
NICCOLINO
(_senza aver badato all'interruzione di Luigi_) Vuoi un esempio? Fra
i tanti nomi che si fanno, c'è anche il tuo: — è vero?
LUIGI
(_pausa_) Tutte le volte che mi hai fatto questa domanda, ti ho dato
la medesima risposta: no!
NICCOLINO
Dunque vedi; come non è vero per te, può essere non vero anche per gli
altri.
SANTANERA
(_suonando l'aria della_ Carmen) Oh la Dori!... sublime!
NICCOLINO
(_sente l'effetto della musica: con passione e trasporto_) E poi,
infine, che me ne importa? È anche un po' colpa mia e le perdono tutto.
Se non posso lasciarla? l'ho nel sangue; l'amo, la odio, sono geloso!
— Una delle tre: o divento matto, o m'ammazzo, o la sposo, dunque...
LUIGI
Dei tre mali, il minore, e la sposi. Ma diventerai ridicolo.
NICCOLINO
Non me ne importa.
LUIGI
E tua madre?
NICCOLINO
Non me ne importa.
LUIGI
E l'Adelina?
NICCOLINO
Ti piace?... Tu piaci a lei. — Se non lo sai, te lo dico io e te
l'abbandono!
LUIGI
Ma tua madre?
SANTANERA
(_suona un altro pezzo della_ Carmen) Divina! (_voltandosi_)
Niccolino... oh, la Dori! (_si volta e continua a suonare_).
NICCOLINO
(_accalorandosi sempre di più_) Va bene; sarò diseredato, lascierà
tutto all'Adelina; tanto meglio per te. Essa sarà molto ricca, e tu
rasségnati. Non me ne importa niente!
LUIGI
Di modo che... io avrei tutto l'interesse a lasciarti fare?
NICCOLINO
Ti dispenso anche da ogni scrupolo.
LUIGI
Sei meraviglioso. E fino a quando penserai a questo bel progetto?
NICCOLINO
Come, fino a quando?
LUIGI
Quanto ti durerà questa nuova frenesia?
NICCOLINO
Fino a che non l'avrò sposata.
LUIGI
Senti, Nicola: per quanto tu abbia perduta la testa, potrei sperare
ancora di riuscire a farti capire la ragione. Ma non ti faccio altri
discorsi, non ti discuto neppure, non ti credo. Cose che si dicono....
— Non ti credo!
NICCOLINO
Non mi credi? Vedrai.
LUIGI
Vedremo! Promettimi soltanto di non dir nulla oggi alla Dori di queste
tue belle aspirazioni.
NICCOLINO
Perchè?
LUIGI
Per non avertene a pentire domani; mettiamo pure dopo domani!
NICCOLINO
Vedrai.
LUIGI
Non vedremo niente!
SANTANERA
(_alzandosi_) Io non ho mai imaginato nulla di più delizioso, di più
_charmant_.
LUIGI
Della _Carmen_?
SANTANERA
E della Dori.
NICCOLINO
(_ha un impeto di rabbia e di gelosia — Luigi e Santanera si guardano
significativamente_).
SANTANERA
(_ridendo del suo riso particolare; alzando il capo chiudendo gli
occhi_) Oh Nenè! (_movimento dispettoso di Niccolino. — Santanera con
un gran sospiro_) Bisogna rassegnarsi.
NICCOLINO
(_con impeto_) A che?
SANTANERA
A vederla partire. Tu ardi (_indicando verso la stanza di Dorina_), ma
non accendi! (_ride c. s._)
SCENA VII.
Un SERVITORE, due FACCHINI e DETTI; poi _Giuseppina_.
(_I due facchini si fermano vicino alla porta; il servitore va a
battere all'uscio della Dorina_).
SERVO
Signora Giuseppina! Sono qui i facchini per la roba da portare alla
stazione!
GIUSEPPINA
(_di dentro_) Vengo subito. (_servo va via_).
SANTANERA
(_guardando i bauli e cantarellando mestamente con significazione che
irrita maggiormente Niccolino_) «Oh dolce Napoli! Oh suol beato!...»
GIUSEPPINA
(_con le chiavi dei bauli; ai facchini_). La signora è arrabbiatissima.
Dovevate venire più presto.
FACCHINO
Eh c'è tempo!
GIUSEPPINA
(_ha chiuso i bauli_) Allora questi prima di tutti. (_li conta in
fretta_) Uno, due... (_conta fino a sette_) Sette capi.
FACCHINO
Eh va bene!
GIUSEPPINA
(_fa per uscire in fretta: Niccolino la ferma_).
NICCOLINO
(_piano_) Dunque? È irremovibile? Vuol partire stasera?
GIUSEPPINA
Figurarsi; non ha nemmeno pranzato per non perdere tempo. Ha una
smania, ha l'argento vivo addosso! (_va via_).
SANTANERA
(_guardando Niccolino, come sopra_) «Oh dolce Napoli! Oh suol beato!».
NICCOLINO
(_ha un impeto di furore contro Santanera; poi si volta ai facchini;
e dà loro in fretta del denaro_) Andatevene! — Andate! via!
FACCHINO
Eh, signorino?
NICCOLINO
Siete pagati, andatevene!
FACCHINO
Ma... signorino!
NICCOLINO
(_spingendoli fuori_) Siete pagati tre volte: — Fuori! Via!
FACCHINI
(_scena muta fra di loro: vanno via_).
NICCOLINO
(_si butta sul canapè, in fondo della scena, e vi rimane cupo, muto_).
SCENA VIII.
NICCOLINO, LUIGI e SANTANERA.
SANTANERA
(_ha paura che Niccolino faccia una scenata anche contro di lui.
Prende il cappello per andarsene, guardando Niccolino con diffidenza,
ma sempre grave, con fare molto signorile. — Piano a Luigi_) Diventa
matto.
LUIGI
Matto pericoloso: sai che cosa minaccia alla Dori? Di sposarla.
SANTANERA
(_ridendo c. s._) Oh, definitivamente?
LUIGI
E con tutti gli onori.
SANTANERA
Ma... non gli hai fatto la cronaca?
LUIGI
(_sorridendo_) Dice... che io parlo per gelosia!
SANTANERA
È un colmo. Ma tu? (_sorride guardandolo come per fargli capire che
gli avrebbe potuto rivelare di avere avuto una relazione colla Dori_).
LUIGI