Del pellegrinaggio a Nostra Donna di Tortosa, e come avvenne che la
Reina s’agginocchiasse davanti i miei camelotti.
Durante queste cose, un giorno essendo io davanti l’Re gli domandai
congedo d’andare in pellegrinaggio a Nostra Donna di Tortosa, ch’era
allora molto in noméa, e ci aveva gran quantità di pellegrini per
ciascun giorno, conciossiachè si diceva ch’egli fosse il primiero
altare ch’unqua si facesse nell’onore della gran Madre di Dio. E faceva
Nostra Donna de’ miracoli grandi a meraviglia; intra li quali ella
ne fece uno d’un pover uomo ch’era fuori di suo senno ed indemoniato,
perch’egli aveva il maligno spirito entro suo corpo. Ed avvenne per un
giorno, ch’egli fu ammenato a quell’altare di Nostra Donna di Tortosa;
ed in così che gli amici suoi, i quali aveanlo ammenato là, pregavano
a Nostra Donna ch’ella gli volesse ricovrare sanità e guerigione, il
diavolo che la povera creatura aveva in corpo, parlò e disse: Nostra
Donna non è punto qui; ella è in Egitto per aiutare al Re di Francia ed
ai Cristiani che oggi arrivano in Terra Santa contro tutta Pagania che
li attende sulla piaggia a cavallo. E fu messo in iscritto il giorno
in che il diavolo profetò questi motti, e fu lo scritto apportato
al Legato che era col Re di Francia, il quale mi disse dappoi che a
quel giorno appunto noi eravamo arrivati in terra d’Egitto. Ed io son
certano che della buona Dama Santa Maria ci ebbe colà per noi gran
bisogno.
Il Re molto volentieri mi diè congedo di andare a quel pellegrinaggio,
e m’incaricò ch’io gli comprassi per cento lire di camelotti di
diversi colori ch’egli voleva donare ai Cordiglieri quando noi saremmo
ritornati in Francia: e allora io pensai in mio core ch’egli non
dimorerebbe più guari lungamente a rivenirsene di qua mare. E quando
io fui a Tripoli, là ov’era il luogo del mio pellegrinaggio, vi feci
la mia oblazione a Dio e a Nostra Donna di Tortosa, e poi appresso vi
comperai li camelotti che il Re m’avea comandato d’incettarvi. Il che
veggendo i miei Cavalieri mi domandarono che voleva farne? ed io lor
diedi a credere che ne faceva incetta per mio guadagno.
Appresso che noi fummo là arrivati, il Principe di quella terra, il
quale seppe ch’io era partito dall’oste del Re di Francia, venne al
davanti di noi, e ci fece molto grande onore, e ci offrì de’ grandi
doni; donde umilmente lo ringraziammo, e non volemmo niente prendere,
fuor che di reliquie, ch’io apportai al Re co’ suoi camelotti. E
sappiate che la Reina aveva bene udito novelle ch’io era stato in
pellegrinaggio, e che aveva apportate delle reliquie. Ora io le inviai
per uno de’ miei Cavalieri quattro pezze di camelotto di quelle che
avea comperate, e quando il Cavaliere entrò verso lei in sua camera,
ella si cominciò ad agginocchiare davanti i camelotti che erano
inviluppati in un drappo; di che il Cavaliere meravigliandosi che la
Reina s’agginocchiasse davanti a lui, e non sapendo perchè, si va
altresì a gittare sui ginocchi. E adunque la Reina gli disse: Sir
Cavaliere, voi non vi dovete mica agginocchiare quando voi portate
delle sante reliquie. Allora il mio Cavaliere rizzandosi le disse
che le non erano punto reliquie, ma che erano camelotti ch’io le
presentava. Quando la Reina e le sue Damigelle intesero che là non
erano punto reliquie, elleno si presero forte a ridere, e la Reina
disse: Sir Cavaliere, mal giorno sia donato al vostro Signore, quando
elli m’ha fatto agginocchiare davanti i suoi camelotti.