Nel quale si ritrae ciò che Frate Ivo il Bretone raccontò del Veglio
della Montagna.
Il Re, che voleva guiderdonare il presente che gli avea fatto il
Vecchio Prenze della Montagna, gl’inviò per suoi messaggeri e per
Frate Ivone il Bretone, che intendeva il saracinesco, gran quantità
di vestimenta di scarlatto, coppe d’oro ed altro vasellame d’ariento.
E quando Frate Ivo fu di verso il Prenze de’ Beduini, parlò con lui,
e lo inchiese di sua legge. Ma, siccome rapportò al Re, trovò ch’elli
non credeva punto in Macometto, e ch’e’ credeva nella legge d’Haly,
ch’egli diceva essere stato avoncolo di Macometto. E contava che quello
Haly mise Macometto nell’onore in che fu in questo mondo, e che quando
Macometto ebbe bene conquiso la signoria e preminenza del popolo, elli
si dispettò e s’allontanò da Haly suo avoncolo. Perchè, quando Haly
vide la fellonia di Macometto, e ch’e’ cominciava forte a soppiantarlo,
tirò a sè del popolo quanto ne potè avere, e lo menò abitare a parte
ne’ deserti delle montagne d’Egitto, e là cominciò loro a fare e a
donare un’altra legge che quella di Macometto non era; sicchè quelli
là, i quali di presente tengono la legge d’Haly, dicono tra loro
che quelli i quali tengono la legge di Macometto sono miscredenti;
e simigliantemente al contrario dicono li Maomettani che li Beduini
sono miscredenti, e ciascun d’essi dice il vero, perchè l’uno inverso
l’altro miscrede.
L’uno de’ punti e comandamenti della legge d’Haly si è tale: che quando
alcun uomo si fa uccidere per accompire la volontà del suo Signore,
l’anima di lui, che così è morto, va in un altro corpo più agiato, più
bello e più forte ch’elli non era il primiero, e perciò non tengono
conto li Beduini della Montagna del farsi uccidere per far lo volere
del lor Signore, credendo al fermo che la lor anima si torni in altro
corpo là ove è più a suo agio che davanti. L’altro comandamento di sua
legge si è che null’uomo non può morire che sino al giorno che gli è
determinato, ed in così il credono li Beduini ch’essi non si vogliono
armare quando vanno in guerra, e, se il facessono, penserebbero
fare contro il suddetto comandamento; perchè, ove maledicano a’ lor
figliuoli, dicon loro: maledetto sia tu come l’uomo che s’arma per
paura di morte. La qual cosa essi tengono a grande onta; ed è grande
errore, perchè sembrerebbe che Iddio non avesse podere di allungarci od
abbreviarci la vita, e ch’e’ non fusse onnipossente, ciò che è falso,
perchè la tutta possanza è in Lui solo.
E sappiate che quando Frate Ivo il Bretone fu inverso il Veglio della
Montagna, là ove il Re l’aveva inviato, trovò egli al capezzale del
letto di quel Principe un libretto, nel quale ci aveano per iscritto
molte belle parole che nostro Signore altra fiata aveva dette a
Monsignore San Pietro, durante ch’elli era in terra ed innanzi la sua
passione. E quando Frate Ivo le ebbe lette, egli disse: Olà, Sire,
molto fareste bene se voi leggeste sovente questo picciolo libro,
perchè egli ci ha di assai buone scritture. E il Vecchio della Montagna
gli rispose: che sì faceva egli, e che avea molto gran fidanza in
Monsignore San Pietro. E diceva che al cominciamento del mondo l’anima
di Abele, allorchè suo fratello Caino l’ebbe morto, entrò nel corpo
di Noè, e che l’anima di Noè, appresso la morte sua, rivenne nel
corpo d’Abramo, e che di poi l’anima di Abramo è venuta nel corpo di
Monsignore San Pietro, il quale ecci in terra tuttavia. Quando Frate
Ivo lo udì parlare così, gli rimostrò che sua credenza non valeva
niente, e gl’insegnò molti detti belli e veritevoli, toccanti le
comandamenta d’Iddio, ma unqua non ci volle credere. E diceva Frate
Ivo, siccome gli udii contare al Re, che quando quel Prenze de’ Beduini
cavalcava ai campi, elli avea un uomo davanti a lui che portava la
sua azza d’arme, la quale aveva il manico coverto d’argento e tutto
intorniato di coltelli trincianti. E colui che portava l’azza, gridava
in suo linguaggio ad alta voce: Tornatevi addietro, fuggitevi dinanzi
Colui che porta la morte dei Re entro sue mani.