Come i Cavalieri della Halcqua uccisono il Soldano di Babilonia.
Pertanto come un giorno il Soldano convitò a desinare i suoi Cavalieri
della Halcqua, egli avvenne che, appresso le tavole levate, si volle
ritirare nella sua camera: e dopo ch’egli ebbe preso congedo da
suoi Almiranti, uno dei Cavalieri della Halcqua, il quale portava la
spada del Soldano, lo ferì d’essa sulla mano, sicchè glie la fesse
sin presso il braccio tra le quattro dita. Perchè allora il Soldano
s’arretrò verso i suoi Almiranti che aveano conchiuso il fatto, e loro
disse: Signori, io mi lagno a voi di quelli della Halcqua che m’hanno
voluto uccidere siccome ben potete vedere alla mia mano. Ed essi gli
rispuosono tutti a una voce, ch’egli loro valeva assai meglio ch’essi
lo uccidessono, di quello che egli li facesse morire, siccome voleva
farlo, se una fiata fusse rientrato nelle fortezze di Damiata. E
sappiate che cautelosamente operarono ciò gli Almiranti, perchè essi
fecero sonare le trombe e le nacchere del Soldano, e poichè tutta
l’oste de’ Saracini fu assembrata per sapere il volere del Signore,
gli Almiranti, loro complici ed alleati, dissero allo esercito che
Damiata era presa, e che il Soldano se ne era ito a quella volta, ed
aveva lasciato per comando che tutti andassono in arme appresso lui. Di
che tutti subito armaronsi e se n’andaro piccando degli speroni verso
Damiata; d’onde noi altri fummo a grande misagio, perchè credevamo che
di vero Damiata fusse presa.
Il che veggendo il Soldano, e non potendo stornare la malizia ch’era
stata cospirata contro la sua persona, se ne fuggì nell’alta torre
ch’elli aveva presso della sua camera, di cui vi ho davanti parlato.
Ed allora le sue genti medesime della Halcqua abbatterono tutti li
paviglioni, ed intornearono quella torre ove egli se n’era fuggito. E
di dentro la torre stessa egli ci aveva tre de’ suoi gran Maestri di
Religione, i quali aveano mangiato con lui, che gli gridarono ch’e’
discendesse. Al che rispose che volontieri discenderebbe laddove
essi lo assecurassero. Ed essi spietatamente soggiunsero che bene il
farebbono discendere per forza ed a mal suo grado, e ch’e’ pensasse
come non fusse anche a Damiata. E tantosto vanno a gittare il fuoco
greco di dentro quella torre, ch’era solamente di abetelle e di tela
com’io ho detto davanti. Ed incontanente fu abbragiata la torre, e vi
prometto che giammai non vidi falò più bello nè più subitano. Quando il
Soldano sentì pressarsi dal fuoco, egli discese per la via del pratello
su ricordato, e s’infuggì verso il fiume. E tutto in fuggendo l’uno de’
Cavalieri della Halcqua lo ferì d’una coltella per mezzo le costole, ed
egli si gittò con essa la coltella di dentro il fiume. E appresso lui
si gittarono intorno a nove Cavalieri, i quali lo finirono in quelle
acque assai vicino alla nostra galea. Or quando il Soldano fue morto
l’uno de’ detti Cavalieri, che avea in nome Faracataico, fesselo per
lo mezzo e gli trasse il cuore dello interame; e così fieramente se
ne venne al Re colle mani sanguinenti, e gli domandò: Che mi donerai
tu, poi ch’ho io ucciso il tuo nimico che t’arebbe fatto morire s’egli
avesse vissuto? Ma a questa villana dimanda, nè levò il viso, nè
rispose un sol motto il buon Re San Luigi.