Come appresso il Trattato si approdò alla nuova Albergheria del
Soldano, e come gli Almiranti si giuraro contra di lui.
Adunque il Soldano fe’ tosto mettere in quattro galee sul fiume le
genti più grandi e più nobili che ’l Re avesse per menarle a Damiata.
Ed erano nella galea ove fui messo, il buon Conte Piero di Bertagna,
Guiglielmo Conte di Fiandra, Giovanni il buon Conte di Soissone,
Messere Umberto di Belgioco Connestabile, e li due buoni Cavalieri
Messer Baldovino d’Ebelino e Guido suo fratello. E quelli della galea
ci fecero approdare davanti una gran magione che il Soldano avea fatto
levare sovra il fiume. Ed era così fatta questa albergheria ch’egli vi
avea una bella torre fatta di abetelle e tutta chiusa allo ’ntorno di
una tela intinta. Ed all’entrata della porta ci avea un gran paviglione
teso, e là lasciavano gli Almiranti del Soldano loro spade e loro
verghe quando volevano ire a parlargli. Appresso a quel paviglione
ci aveva un’altra bella gran porta, e per quella s’entrava in una
sala ispaziosa che era quella del Soldano; appo la quale rizzavasi
un’altra torre fatta tutto come la primiera, e per questa montavasi
alla camera del Soldano. Nel mezzo di quell’albergheria si apriva
un pratello, ed in quello si drizzava una terza torre più grande che
l’altre tutte, e sovr’essa il Soldano montava per prospettare tutto
il paese di là intorno, e l’oste d’una parte e dell’altra. Anche in
quel pratello era uno viale tirante verso il fiume, ed a capo il viale
avea il Soldano fatto tendere un padiglioncello tutto sugli orlicci
del fiume per andarvisi bagnare. Ed era quello alloggiamento tutto
coverto, per disovra il fusto di legname, di traliccio, e per di
sovra il traliccio parato di tela d’India, affinchè di fuora non si
potesse trasvedere di dentro, ed anco tutte le torri erano similmente
intelajate. Davanti questa albergheria arrivammo il giovedì innanzi la
festa dell’Ascensione di Nostro Signore, e colà presso fu disceso il Re
in un paviglione per parlare al Soldano, ed accordargli che il sabbato
appresso gli renderebbe Damiata.
E così come si era sulla partenza e il voler venire a Damiata per
renderla al Soldano, lo Ammiraglio, che tale era stato al tempo del
padre del giovine Soldano attuale, ebbe in lui alcun rimorso del
dispiacere che esso giovine Signore gli avea fatto: perchè al suo
avvenimento, dopo che quell’Ammiraglio l’ebbe inviato cherère per
succedere al padre che morì a Damiata, esso invece per provvedere le
genti sue ch’avea seco ammenato di stranie terre, lo disappuntò d’ogni
onore, e parimente li Connestabili, Maliscalchi e Siniscalchi del padre
suo. E per questa cagione li disappuntati presero tra loro consiglio,
e si dissero l’uno all’altro: Signori, voi vedete il disonore che
’l Soldano ci ha fatto, poichè egli ci ha ismossi delle preminenze e
governi in che il Soldano suo padre ci aveva messi. Per la qual cosa
noi debbiamo esser certani, che s’elli rientra una fiata di dentro le
fortezze di Damiata, egli ci farà poco appresso tutti prendere e morire
in sue prigioni, di paura che per successione di tempo non prendessimo
vendicanza di lui, in così come fece il suo anticessore dello
Ammiraglio e degli altri che presero li Conti di Bari e di Monforte. E
pertanto vale egli meglio che noi il facciamo uccidere avanti ch’egli
sfugga delle nostre mani. Ed a ciò si consentirono tutti, e di fatto se
n’andarono parlare a quelli della Halcqua di cui ho dinanzi toccato,
che son coloro ch’hanno la guardia del corpo del Soldano; e a questi
fecero somiglievoli rimostranze come essi avean avuto tra loro, e li
richiesero che uccidessono il Soldano, e così loro il promisero quelli
della Halcqua.