CAPITOLO XXII.

Di ciò che avvenne dopo che ci fummo riparati agli alloggiamenti.

Per rivenire a mia materia e quella perseguire, dirò come alla sera

istessa che fummo ritornati dalla pietosa battaglia di cui ho parlato

dinanzi, e che ci fummo alloggiati ne’ luoghi donde noi avevamo gittati

ed espulsi li Saracini, le mie genti m’apportaro dalla oste nostra

una tenda che il Maestro de’ Tempieri, il quale avea l’antiguarda,

m’avea donato, e la feci tendere a destra degli ingegni che avevamo

guadagnato sui Saracini. E ciascuno di noi bene si volea riposare, chè

ben mestieri n’avevamo per le piaghe e nàvere toccate dei colpi duri

e spessi di quella miserevol battaglia. Ma avanti la punta del giorno

si cominciò nell’oste a gridare: a l’armi, a l’armi; e tantosto io

feci levare il mio Ciambellano, che mi giacea presso, per andar vedere

che ciò era. E non tardò guari ch’egli non ritornasse tutto isbaìto,

gridandomi: Sire, or su, or su, perchè vedete qui i Saracini a piè ed

a cavallo che hanno già disconfitto le genti che ’l Re avea ordinato

a fare il guato, ed a guardare gl’ingegni dei Saracini che noi avevam

guadagnato: ed erano essi ingegni tutto davanti i padiglioni del Re e

di noi altri a lui più prossimani. Di che mi levai ratto sui piedi,

e mi gittai la corazza indosso e un cappello di ferro sulla testa,

ed appellando le nostre genti, che tutte erano magagnate, pur come ci

trovammo, ributammo i Saracini fuor della fronte degl’ingegni ch’essi

volevano riscuotere; e poscia il Re, per ciò che noi non potevamo

vestire nostri usberghi, ci inviò Messer Gualtieri di Castillione, il

quale si locò intra noi e li Turchi per essere al davanti degl’ingegni.

Quando il detto Messer Gualtieri ebbe ributtato li Saracini per più

fiate, i quali notturni volevano dirubarci ciò che ’l dì avevam

guadagnato, e che essi videro come non ci poteano niente fare nè

sorprendere, si ritiraro essi ad una forte battaglia di loro genti

a cavallo ch’erano arringati davanti nostr’oste tutto a randa a

randa delle proprie lizze, per guardare che alla volta nostra non

sorprendessimo per tempo di notte l’oste loro che avean dopo le spalle.

Ed in quella sei Capitani de’ Turchi scavalcarono, e molto bene armati

vennero fare una paratura di cantoni, affinchè i nostri balestrieri

no li potessono inaverare, ed essi standovi addopati, traeano a

vanvera per mezzo noi, e sovente colpivano alquanti di nostra gente.

E quando li miei Cavalieri ed io, che avevamo a guardare quel tratto,

vedemmo il loro paratìo di pietrami, prendemmo insieme consiglio, che,

riannottando, noi l’andremmo disfare e ne asporteremmo le pietre. Ora

aveva io uno Prete, ch’avea nome Messer Gianni di Vaysy, il quale,

udito il consiglio preso da noi, di fatto non attese altrimenti, ma si

dipartì tutto soletto ed a cheto di nostra compagnia, e andò verso i

Saracini, sua corazza in dosso, suo cappello di ferro sulla testa, e

sua spada sotto l’ascella, perch’ella non fusse appercepita. E quando

egli fu presso de’ Saracini, i quali non si pensavano nè dottavano

di lui in veggendolo tutto solo, egli loro corre sovra aspramente e

leva la spada e fiere su que’ sei Capitani Turchi senza che, per la

sorpresa, nullo d’essi avesse podere di difendersi, e forza loro fu

di prender la fuga. Di che furono molto isbaìti gli altri Turchi e

Saracini; e quando videro così i loro Signori fuggire, essi piccarono

degli sproni, e corsero sul mio Prete che si ritornava a piccol

passo verso nostr’oste: perchè ben cinquanta de’ nostri Cavalieri

si partirono movendo all’incontro de’ Turchi che il perseguivano a

cavallo. Ma i Turchi non vollero giungersi colle nostre genti d’arme,

anzi sbiecaron loro dinanzi per due o per tre fiate. Ed arrivò a l’una

delle fiate che l’uno de’ nostri Cavalieri gittò la sua daga a l’uno di

questi Turchi, e gli donò così tra le coste, che il ferito ne importò

la daga in suo corpo, e gli convenne morire. Quando gli altri Turchi

videro ciò, essi non osaro unqua più accorrere, e si sbandaro; perchè

adunque[70] le nostre genti ne asportaro tutte le pietre del paratìo,

e da quell’ora fu il mio valente Cappellano ben conosciuto nell’oste,

sicchè s’udìa dire quando il vedeano: ecco qua il Prete che a tutto

solo disconfisse li Saracini.

La sesta crociata ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia · 第 43 / 97 题