Qui per inframmessa si conta de’ Beduini e di loro condizioni.
E poi ch’elli s’affà a mia materia io vorrò dirvi alcuna cosa
di costoro. Sappiate or dunque ch’e’ Beduini non credono mica in
Macometto, come fanno li Turchi, ma credono nella legge d’Alì, ch’essi
dicono essere stato zio di Macometto; e si tengono in montagne e
diserti. Ed hanno in credenza che quando l’un d’essi muore pel suo
Signore, o per qualch’altra buona intenzione, che l’anima sua va in
altro miglior corpo, ed ha più grand’agio che davanti: e per ciò non
fanno essi conto del morire per li comandamenti de’ loro antichi.
Codesti non dimorano nè in villaggi nè in città, ma giaciono tuttavia
ai campi e in ermi luoghi. E quando egli fa mal tempo, essi, loro donne
e figliuoli fissano in terra una maniera d’abituro, che è fatto di
doghe e di cerchi legati intorno a pertiche, siccome fanno le lavandaie
a seccare il bucato, e su questi cerchi e pertiche gittano le pelli
di grandi montoni ch’essi hanno, e ch’e’ nominano pelli di somacco,
perchè incroiate e conce in foglie di somacco e in allume. E li Beduini
medesimi hanno grandi pellicce, che sono a lungo pelo, e che loro
cuoprono e guardano tutto il corpo: e quando si vien la sera, e ch’egli
fa mal tempo, essi s’inchiudono ed incasano nelle pellicce loro, ed
hanno i loro cavalli, su cui codian le guerre, la notte pascolanti lì
intorno, ed altro non fan loro che tor le briglie e lasciarli pascere
alle stelle o alla pioggia: poi la dimane stendono essi lor pellicce al
sole, e le frottano e mantrugiano poi ch’e’ son secche, e non par punto
ch’elle sien state ammollate, tornando abili e manose come di prima.
Quelli che seguono le guerre non sono giammai armati, per ciò ch’essi
dicono e credono che nullo non può morire se non che al suo di posto.
E pertanto hanno in tra loro questa fazione che, quando maledicono
a’ figliuoli, soglion dire: maledetto sia tu come colui che s’arma
di paura di morte. In battaglia non portano essi che la spada lunata
a la maniera turchesca, e sono presso che tutti vestiti di giubbe
line simiglianti a cotte chericili. Laida gente sono ed ischifevole a
riguardare, perch’essi hanno tutti li capelli e le barbe lunghi, nere
ed irsute. Vivono dell’affluenza del latte di loro bestie, che hanno
a numero sì grande che nullo no le potrebbe istimare, ed haccene nel
Reame d’Egitto, ed in quello di Gerusalemme, e per tutte le terre
e reami de’ Saracini e scredenti, ai quali essi sono tributarii ed
assoggettiti.
Ed al proposito di cotestoro vi dirò io che ho veduto, dopo il mio
ritorno d’oltremare, alcuni portanti il nome di cristiano, che tengono
la legge de’ Beduini; perchè dicono che nullo non può morire che al
giorno determinato senza faglia alcuna. Il che è cosa fallace, poi
che tanto io stimo tale credenza, come s’elli volesson dire che Dio
non avesse punto di possanza di farci danno od aiuto, e di allungarci
od abbreviarci la vita, il che è cosa ereticale. Ma al contrario io
dico che in lui debbiamo noi credere, sicch’elli sia onnipossente di
tutte cose fare, e così di inviarci la morte tosto o tardi a suo buon
piacere; ciò che è drittamente contrario alla credenza de’ Beduini, i
quali mantengono loro giorno di morte essere senza faglia determinato
senza che sia possibile ch’egli possa essere allungato o abbreviato.