Come i Saracini feciono un nuovo Capitano, e come questi li dispose ad
assaltare li nostri alloggiamenti.
Le cose sovradette avvennero il primiero giorno di Quaresima, e quel
giorno medesimo fecero i Saracini un Capitano novello di un travalente
Saracino in luogo e vece del lor Capitano nomato Sceceduno, donde
egli è davanti fatto menzione, il quale morì nella battaglia di
Carnasciale, là ove simigliantemente fu ucciso il buon Conte d’Artese
fratello del Re San Luigi. Ora quel Capitano novello in tra gli altri
morti trovò esso Conte d’Artese, che era stato molto valente e pro in
quella battaglia, ed era abbigliato riccamente, siccome apparteneva a
uno de’ Reali di Francia. E prese il detto Capitano la cotta d’arme
del mentovato Conte di Artese, e, per donar coraggio alli Turchi e
Saracini, la levò alta dinanzi ad essi, e dicea loro ch’era la cotta
d’arme dello Re nimico, il quale era morto nella mislèa. E pertanto,
Signori, parlava egli, ben vi dovete inardire e farvi più vertudiosi,
perchè, siccome corpo senza capo è niente, altresì esercito senza
maestro Capitano: e per ciò consiglio che noi li debbiamo duramente
assalire, e me ne dovete credere, che per tal maniera venerdì
prossimano li dobbiamo avere al fermo e prendere tutti, poichè così
è ch’elli hanno perduto lo Re loro. E tutti s’accordaro lietamente li
Saracini al consiglio del Capitano. Or dovete sapere che nell’oste de’
Saracini lo Re aveva di molte spie, le quali udivano e sapevano soventi
fiate loro imprese, e ciò ch’e’ volean fare. Donde egli se ne venne
tantosto alcuna di tali spie annunciare al Re le novelle e le imprese
de’ Saracini, e che essi il credean morto, e che per ciò le schiere
fussono senza capo. Adunque il Re fece venire tutti li Caporali dello
esercito, e loro comandò ch’e’ fessono armare tutte lor genti d’arme
ed essere in aguato e tutti presti alla mezzanotte, e che ciascuno si
mettesse fuor delle tende e paviglioni sino al davanti della lizza,
ch’era stata fatta a palanche a bastanza fitte per proibire l’ingresso
allo sforzo de’ Cavalieri, e a bastanza rade perchè e’ pedoni vi
traforassero; e tantosto fue fatto secondo il comandamento del Re.
E non dubitate che, siccome il Capo di quei Saracini aveva ordinato
e concluso, altresì parimente si mise egli in diligenza di eseguire
il fatto. Ed al mattino di quel venerdì detto, all’ora dirittamente
del Sol levante, eccolo qui venire a tutto quattro mila Cavalieri
bene montati ed armati, e li fece arringare per battaglie a fronte a
fronte di nostra oste che era di lungo il fiume, il quale, movendo da
Babilonia, passava presso di noi e tirava sino a una villa che l’uomo
dice Rosetta. E quando questo Capitano de’ Saracini ebbe in così fatto
arringare davanti le lizze i suoi quattro mila Cavalieri, tantosto
ci menò un’altra gran frotta di Saracini a piè in tal quantitade
ch’essi ci avironaro da l’altra parte per tutto il tenere del nostro
accampamento. Appresso queste duo grandi armate così attelate come vi
ho detto, egli fece aordinare, e mettere in disparte alle terga tutto
il podere del Soldanato di Babilonia per trarne soccorso ed aiuto se
bisogno ne fusse. Quando quel Capitano de’ Saracini ebbe così disposte
le sue battaglie, venne elli medesimo tutto solo su un ronzinello verso
nostr’oste per vedere ed avvisare le ordinanze e dipartimenti delle
battaglie del Re; e secondo che e’ conosceva che le nostre bandiere
erano in tal luogo più grosse e più forti, in altretale rafforzava esso
le proprie a l’incontra. Appresso ciò egli fece passare ben tremila
Beduini, de’ quali ho per innanzi parlato così del personaggio come
della natura loro, per di verso l’oste che il Duca di Borgogna guardava
a parte, la quale era intra li duo fiumi. E ciò fece egli pensando che
il Re avrebbe inviato di sue genti d’arme nell’oste d’esso Duca, e così
assottigliate quelle ch’erano con lui, divenendone più fievole, e che
i Beduini badaluccando impedirebbono che noi non avessimo soccorso dai
Borgognoni.