Qui conta del passaggio a guado del fiume di Rosetta.
Ciò vedendo il Re a tutta sua gente ne venne molto turbato in cuore,
ed appellò tutti li suoi Baroni per consigliarlo sul che era a farsi. E
videro per tra loro che possibile non era di fare un dicco per passare
ai Turchi e Saracini, perchè le nostre genti non potevano tanto fare
da una parte che più essi non affondassono ed allargassero dall’altra.
Ed allora Messer Umberto di Belgioco Connestabile di Francia disse al
Re che un uomo Beduino era venuto a lui, e gli avea detto: che se gli
si volean donare cinquecento bisanti d’oro, ed egli ci insegnerebbe
un buon guado a passare il fiume agevolmente a cavallo. A che il Re
rispose che molto volontieri vi si accordava, ma ch’egli[65] tenesse
verità di sua parte. E non volle quell’uomo insegnare il guado se
primamente egli non ebbe i danari che gli eran stati promessi.
Per lo Re fu disposto che il duca di Borgogna e li Ricchi Uomini del
paese d’oltremare, i quali erano accordanti con lui, guarderebbero
l’oste e la manterebbono contra Saracini, e ch’elli e li suoi tre
fratelli, che erano li Conti di Poitieri, di Artese e di Angiò, il
qual ultimo fu poi Re di Sicilia, come ho detto davanti, colle loro
genti a cavallo andrebbero vedere ed assaggiare il guado che il Beduino
loro doveva mostrare: e ne fu messo giorno e fu assegnato a l’uno
de’ tre dì di Carnasciale. E quando venne quel giorno noi montammo a
cavallo, ed andammo al guado di quel Beduino tutti in punto di guerra.
Ed in cavalcando, taluni si tiravano a randa della riva del fiume, e
sendone la terra labile e intrisa, smucciavano ed avvallavano essi e
loro cavalli nell’acque, e vi si annegavano miseramente. Ed il Re se
n’avvide, e ne fece dimostranza agli altri, affine che tenendosi in
sodo si desson guardia di non cadere. E tra gli altri cadde ed annegò
Messer Giovanni d’Orleano il valente cavaliere Banneretto, che spiegava
bandiera nell’oste di suo. E quando noi fummo al guado vedemmo da
l’altra parte del fiume ben trecento Saracini tutti a cavallo, i quali
guardavano quel passaggio. Allora noi entrammo entro il fiume, e vi
trovarono i nostri cavalli assai buon guado e ferma terra, e tirammo
contramonte l’acqua con buona riva a passar oltra, tanto che la Dio
mercè noi passammo tutti senza dannaggio. E quando i Saracini ci videro
così passare di forza, essi se ne fuggirono a grande aire[66].