Come prendemmo il mare a Marsiglia, e come si navicò sino a Cipri.
Noi entrammo nel mese d’Agosto di quell’anno nella nave alla Roccia
di Marsiglia, e quella nave era detta Uscieri, sicchè ne fu aperto
l’uscio per farvi entrare i nostri cavalli che dovevamo menare oltre
mare. E quando tutti furono entrati, l’uscio fu rinchiuso e istoppato
e impeciato, così come si vorrebbe fare ad una botte da vino, per ciò
che quando la nave è in alto mare, tutto quell’uscio è nell’acqua. E
tantosto il Maestro della nave si gridò a sue genti ch’erano al becco
della nave[51]: Vostra bisogna ènne presta, e siam noi al punto? Ed
essi rispuosero, che sì veramente. E quando li Preti e Cherci furo
entrati, egli li fece tutti montare nel cassero della nave, e li pregò
cantassero e lodassero il nome di Dio sì che ci volesse tutti condurre
a bene. E tutti ad alta voce cominciare a cantare quel bell’inno _Veni
Creator Spiritus_ di motto in motto; ed in cantando così li marinai
fecero vela da parte di Dio. E incontanente il vento s’imbottò nella
vela, di che la nave abrivando ci fè perder di vista la terra sì che
non vedemmo più che cielo e mare: e ciascun giorno ci allontanavamo più
del luogo donde noi eravamo partiti, e più cresceva il periglio. E per
ciò io voglio ben dire che colui è matto e folle, il quale sa avere
qualcosa dello altrui od alcun peccato mortale nell’anima sua, e si
butta in tale risicoso dannaggio, perchè, se l’uomo s’addorme a sera,
egli punto non sa se al mattino egli si troverà anche sulla nave, o
sotto tutte l’acque del mare.
Ora vi dirò la prima cosa meravigliosa che ci arrivò in mare. Ciò fu
una gran montagna tutta rotonda che noi trovammo davanti Barberia
intorno l’ora di Vespro, e quando noi l’avemmo passata, tirammo
oltre tutta quella notte. Quando venne il mattino noi pensavamo aver
fatto ben cinquanta leghe e più, ma che è che non è, noi ci trovammo
ancora davanti quella gran montagna. Chi funne isbaìto ne fummo noi,
e tantosto navigammo a gran forza siccome innanzi tutto quel giorno
e la notte seguente; ma ciò fu tutt’uno, perchè noi ci trovammo ancor
là. Allora ne fummo più di prima ismarriti, e temevamo esser tutti in
forte periglio di morte, perchè e’ marinai dicevano che tantosto li
Saracini di Barberìa ci verrebbono a correr sopra. In quella ci ebbe
un prod’uomo di Chiesa assai buono che venia detto il Decano di Maurù,
il quale ci disse: Signori, giammai in parrocchia alcuna io non vidi
persecuzione per forza o per diffalta d’acqua, o per altro bisogno
od inconveniente, che, quando lo si avesse fatto devotamente a Dio la
processione per tre volte in dì di Sabbato, che il buon Dio e la Santa
sua Madre non le deliverasse di male e non le rammenasse a ciò appunto
che domandavano. Or sappiate che quel dì era Sabbato, perchè tantosto
cominciammo a far processione allo ’ntorno degli alberi della Nave.
E ben mi sovviene ch’io stesso mi fei menare sorreggendomi sotto le
braccia per ciò ch’io era molto fievole per malattia. E incontanente
cominciammo a perdere la vista di quella montagna, e fummo in Cipri il
terzo Sabbato da che fu fatta nostra terza processione.