Di ciò che avvenne nel nostro soggiorno in Cipri.
Quando fummo arrivati in Cipri, il buon Re San Luigi era già là, e
vi avea fatto fare provvisione di viveri a grande abbondanza. Perchè
voi avreste detto che quei cellieri, quand’uomo li vedeva da lunge,
fossero anzi grandi magioni, tanto s’ammontavano le une sulle altre le
botti e le carrate di vino che le sue genti aveano acquistate da due
anni innanzi, e che ora si levavano per mezzo i campi. E similmente
era dei granai di frumento, orzo ed altre biade che erano altresì
ammonticellati ne’ campi, i quali granai alla vista rendean sembianza
di poggi tanto n’eran larghe ed alte le biche. E saper dovete che
bene avreste creduto che fussero stati poggi, giacchè la pioggia, che
avea battute le biade da lungo tempo, le avea fatte germinare tutto
al di sopra, talmente che non ne parea che la verdezza dell’erba. Ed
egli avvenne che quando si volle levare il biado di là per menarlo
in Egitto ove andava tutta l’oste del Re, se ne abbattè al di sopra
la crosta erbosa, e si trovò il biado al di sotto sì bello e fresco
come se e’ non ha guari fusse stato trebbiato. Frattanto il buon Re
avea tal desiderio di andare in Egitto senza soggiornare che s’e’ non
fussono stati li Baroni, e gli altri suoi prossimani, che là gli fecero
attendere l’accolta di sue genti che erano tuttavia attardate, egli
sarebbesene partito solo od a ben poco di compagnia.
Mentre che ’l Re soggiornava in Cipri, il Gran Re di Tartarìa inviò
verso lui un’Ambasciata, e li Ambasciadori gli dissero di molte
buone parole, non ostante che per avventura non ne fusse l’intenzione
altresì dibonare. Tra le quali parole mandavagli il Re di Tartarìa
ch’egli era tutto presto ed al suo comando per atarlo a conquistare
la Terra Santa e deliberare Gerusalemme delle mani de’ Saracini e
de’ Pagani. Il Re ricevve benignamente tale Ambasciata, ed inviò
parimente di sue genti in Ambascieria verso quel Re di Tartarìa e
questi furono due anni avanti ch’e’ ritornassono. Ed inviò il Re al
Tartarino una tenda fatta alla guisa d’una Cappella, la quale era
molto ricca e ben fatta tutta di buono scarlatto fine. E ciò faceva
per vedere s’egli potesse attrarre esso Re e sue genti alla nostra
fede e credenza. Perchè e’ vi fece intagliare e ritrarre per imagine
l’Annunciazione della Vergine Madre di Dio con tutti gli altri punti
principali della Fede. E portarono la detta tenda duo Fratelli Minori
che intendevano il linguaggio Saracinesco, che furono scelti dal Re
perchè potessono confortarlo, ed insegnargli comente e’ doveva credere
la buona fede di Dio. E ben sappiate che quando finalmente li due
Fratelli Minori ritornarono di verso il Re, s’addirizzarono ad Acri
credendo trovarvelo, ma poi ch’egli era già a Cesarea, se ne rivennero
in Francia senz’altro. Ora il sapere siccome gli altri messaggeri, che
’l Re insieme coi detti Fratelli avea trammessi in Tartarìa, vi furono
ricevuti, sarebbe meraviglia a raccontare, in così come l’ho udito
narrare al Re, ed a quegli stessi dappoi molte volte secondo ch’io
li inchiedeva; ma non ne dirò qui niente, per tema d’interrompere il
principale della mia incominciata materia.
Voi dovete dunque sapere che del tempo che partii di Francia per venire
oltre mare, io non teneva allora punto più di mille dugento lire di
rendita, e sì mi caricai di nove Cavalieri, di cui io era il decimo,
con tre bandiere, come v’ho detto qui innanzi. E quando fui arrivato
in Cipri io non avea più che dugento quaranta lire tornesi che in oro
che in argento, dopo che n’ebbi pagato il naulo dell’Uscieri. Talmente
che alcuni de’ miei Cavalieri mi dissero ch’e’ mi abbandonerebbono se
non mi provvedessi di moneta. Allora fui qualche poco ismarrito in
mio coraggio, ma pur mantenni sempre fidanza in Dio. E n’ebbi pro,
perchè quando il buon Re San Luigi seppe la mia distretta, si inviò
cherendomi, e ritenutomi a lui, mi donò il buon Signore ottocento lire
tornesi, di che ringraziai Dio, perch’io avea già più moneta ch’egli
non me ne facesse bisogno.