Di un insegnamento che un buon Cordigliere diede al Re, e come ’l Re
non l’obbliasse punto.
Un giorno fu che uno buon Cordigliere venne tutto dinanzi il Re al
castello di Yeres, ove noi discendemmo di mare, e gli disse per maniera
d’insegnamento, ch’elli avea letta la Bibbia ed altri buoni libri
parlanti de’ Principi miscredenti, ma che giammai elli non trovò che
Reame si perdesse, foss’egli in tra credenti o scredenti, fuorchè per
diffalta di dirittura. Si prenda or dunque, disse il Cordigliere, ben
guardia il Re ch’io qui veggio e che se ne va in Francia, sicchè faccia
amministrare buona giustizia e drittura diligentemente al suo popolo,
a ciò che Nostro Signore gli soffra e permetta gioire di suo Reame e
tenerlo in pace e tranquillitade tutto il corso della sua vita. Ed egli
si dice che questo buono e pro’ Cordigliere, il quale insegnò il Re
sì adrittamente, giace a Marsiglia là ove Nostro Signore fece per lui
molti buoni miracoli. E ben sappiate ch’esso buon Cordigliere non volle
anche dimorare col Re, per preghiera e richiesta ch’e’ gliene facesse,
più che una sola giornata!
Il buon Re non obbliò punto l’insegnamento del Cordigliere, anzi ha
governato suo Reame bene e lealmente secondo Dio, ed ha sempre voluto
che Giustizia sia fatta ed amministrata, come voi udirete. Perchè di
costume, dopo che il Sire di Neelle, e il buon Signore di Soissone, io,
ed altri de’ suoi prossimani, eravamo stati a la Messa, egli bisognava
che noi andassimo udire li _Piati de la Porta_, ciò che di presente
suol dirsi _Le richieste del Palazzo_ a Parigi. E, quando il buon
Re era al mattino venuto della Chiesa, elli ci inviava cherére, e ci
domandava com’era ita nostra faccenda, e s’egli ci avea alcuna cosa
che non si potesse spacciare senza di lui. E quando alcuna ne avea, noi
gliel dicevamo, ed egli allora mandava le parti innanzi a sè, e chiedea
loro a che si tenea che non avessero a grato l’arbitrio offerto da’
suoi savi, e, come ne avea contezza, tantosto li contentava e metteva
in ragione e drittura; e sempre di buon costume così seguitò a fare il
sant’uomo Re.
Molte volte ho veduto ch’esso buon Re, appresso aver udito Messa in
Estate, se ne andava a solazzo al bosco di Vincenne, e si sedeva al piè
d’una quercia, e ci facea seder tutti accanto a lui, e tutti quelli
che si pensavano aver affare con esso Re, veniano a parlargli, senza
che alcuno Usciere o Valetto desse loro impedimento. E domandava alto
di sua bocca s’egli ci avea nullo che si credesse a mal partito; e
quando più ce n’avea, egli dicea loro: Amici, sostate e vi si spaccerà
l’uno appresso l’altro. Poi di sovente appellava Monsignor Pietro di
Fontana, e Monsignor Goffredo di Villetta, e dicea: scioglietemi questi
partiti. E quando avvisava qualche cosa ad ammendare nella parola di
que’ che avvocavano la causa altrui, elli medesimo tutto graziosamente
di sua bocca li riprendea. Così molte fiate ho veduto che al detto
tempo d’Istate, il buon Re veniva nel Giardino di Parigi vestito
d’una cotta di camellino, di un sorcotto di bucherame senza maniche,
e di un mantello sovraposto di zendado nero, e faceva là stendere de’
tappeti perchè vi ci assidessimo accanto a lui, e là pure spacciava
diligentemente il suo popolo, com’io v’ho detto innanzi del Bosco di
Vincenne.