CAPITOLO II.

Di due questioni che ’l buon Santo Re m’indirizzò.

Il buon Re m’appellò una fiata aggiugnendo ch’e’ voleva parlarmi per

lo sottil senno ch’elli diceva conoscermi; ed in presenza di molti

mi disse: io ho chiamati questi Fratelli che qui sono, e vi fo una

questione e dimanda di cosa che tocca Dio; e la domanda fu tale:

Siniscalco, che è Dio? ed io gli risposi: Sire, egli è sì buona e

sovrana cosa che migliore non può essere. Veramente, disse egli,

ciò è molto bene risposto, perchè questa vostra risposta è scritta

in questo libretto che tengo in mia mano. Ora altra domanda vi fo

io, cioè: lo quale vi amereste meglio, essere misello e lazzero[29],

od aver commesso e commettere uno peccato mortale? Ed io, che anche

non gli voleva mentire, gli risposi, che io amerei meglio aver fatto

trenta peccati mortali che essere misello. E quando li Fratelli si

furo dipartiti di là, egli mi richiamò tutto solo, e mi fece sedere a’

suoi piedi e mi disse: Come avete osato voi dire ciò che avete detto?

Ed io gli risposi che ancora io lo diceva: perchè così elli mi parlò:

Ah folle musardo, musardo, voi vi siete ingannato, perchè voi sapete

che nulla sì laida miselleria non è, come d’essere in peccato mortale,

e l’anima la quale vi è, è simigliante allo avversario dello ’nferno;

per che nulla sì laida miselleria non può essere. E ben è ciò vero,

proseguì egli, perchè quando l’uomo è morto egli è sano e guarito di

sua lebbra corporale; ma quando l’uomo, che ha fatto peccato mortale,

muore, elli non sa punto, nè è certano d’avere avuto a sua vita un

tale ripentimento che Dio gli voglia abbandonare il perdono. Per che

grande paura deve elli avere che quella lebbra di peccato gli duri

lungamente, e tanto quanto Dio sarà in Paradiso[30]. Per tutto ciò vi

prego, seguitò egli, che, innanzi per lo amore di Dio, e poi per lo

amore di me, vi ritornate questo mal detto in vostro cuore, e che voi

amiate molto meglio che lebbra ed altri mali ed iscapiti vi venissero

al corpo, che commettere in vostra anima un sol peccato mortale, che è

lebbra e ladronaia sì infame[31].

Così in quella m’inchiese s’io lavava i piedi ai poveri il giorno del

Giovedì santo: ed io gli risposi: bah! alla malora! già li piedi di

que’ villani non laverò io mica. Veramente, diss’egli, ciò è detto

oltre male, perchè voi non dovete mica avere in disdegno ciò che Dio

fece per nostro insegnamento: chè elli, il quale era il Maestro e ’l

Signore, lavò nel detto giorno li piedi agli Apostoli, e loro disse che

in così com’egli, che era Maestro, loro avea fatto, che similmente essi

facessono gli uni agli altri. A tanto dunque vi prego che per l’amore

di lui e di me lo vogliate accostumar di fare quind’innanzi. E già egli

amò tanto tutte genti che temevano ed amavano Dio perfettamente, che

per la grande noméa ch’elli udì sonare di mio fratello Sir Egidio il

Bruno, il quale pur non era di Francia, di temere e amar Dio altresì

com’elli facea, sì gli donò la Connestabilía di essa Francia.

La sesta crociata ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia · 第 15 / 97 题