Di due questioni che ’l buon Santo Re m’indirizzò.
Il buon Re m’appellò una fiata aggiugnendo ch’e’ voleva parlarmi per
lo sottil senno ch’elli diceva conoscermi; ed in presenza di molti
mi disse: io ho chiamati questi Fratelli che qui sono, e vi fo una
questione e dimanda di cosa che tocca Dio; e la domanda fu tale:
Siniscalco, che è Dio? ed io gli risposi: Sire, egli è sì buona e
sovrana cosa che migliore non può essere. Veramente, disse egli,
ciò è molto bene risposto, perchè questa vostra risposta è scritta
in questo libretto che tengo in mia mano. Ora altra domanda vi fo
io, cioè: lo quale vi amereste meglio, essere misello e lazzero[29],
od aver commesso e commettere uno peccato mortale? Ed io, che anche
non gli voleva mentire, gli risposi, che io amerei meglio aver fatto
trenta peccati mortali che essere misello. E quando li Fratelli si
furo dipartiti di là, egli mi richiamò tutto solo, e mi fece sedere a’
suoi piedi e mi disse: Come avete osato voi dire ciò che avete detto?
Ed io gli risposi che ancora io lo diceva: perchè così elli mi parlò:
Ah folle musardo, musardo, voi vi siete ingannato, perchè voi sapete
che nulla sì laida miselleria non è, come d’essere in peccato mortale,
e l’anima la quale vi è, è simigliante allo avversario dello ’nferno;
per che nulla sì laida miselleria non può essere. E ben è ciò vero,
proseguì egli, perchè quando l’uomo è morto egli è sano e guarito di
sua lebbra corporale; ma quando l’uomo, che ha fatto peccato mortale,
muore, elli non sa punto, nè è certano d’avere avuto a sua vita un
tale ripentimento che Dio gli voglia abbandonare il perdono. Per che
grande paura deve elli avere che quella lebbra di peccato gli duri
lungamente, e tanto quanto Dio sarà in Paradiso[30]. Per tutto ciò vi
prego, seguitò egli, che, innanzi per lo amore di Dio, e poi per lo
amore di me, vi ritornate questo mal detto in vostro cuore, e che voi
amiate molto meglio che lebbra ed altri mali ed iscapiti vi venissero
al corpo, che commettere in vostra anima un sol peccato mortale, che è
lebbra e ladronaia sì infame[31].
Così in quella m’inchiese s’io lavava i piedi ai poveri il giorno del
Giovedì santo: ed io gli risposi: bah! alla malora! già li piedi di
que’ villani non laverò io mica. Veramente, diss’egli, ciò è detto
oltre male, perchè voi non dovete mica avere in disdegno ciò che Dio
fece per nostro insegnamento: chè elli, il quale era il Maestro e ’l
Signore, lavò nel detto giorno li piedi agli Apostoli, e loro disse che
in così com’egli, che era Maestro, loro avea fatto, che similmente essi
facessono gli uni agli altri. A tanto dunque vi prego che per l’amore
di lui e di me lo vogliate accostumar di fare quind’innanzi. E già egli
amò tanto tutte genti che temevano ed amavano Dio perfettamente, che
per la grande noméa ch’elli udì sonare di mio fratello Sir Egidio il
Bruno, il quale pur non era di Francia, di temere e amar Dio altresì
com’elli facea, sì gli donò la Connestabilía di essa Francia.