CAPITOLO I.

Di alcune sante parole che il buon Re disse a me e ad altri.

Quel santo uomo che fu Re San Luigi tutta sua vita amò e ridottò Dio

di tutto suo podere, siccome bene apparve nelle opere sue, poi che,

siccome Dio è morto per lo suo popolo, altresì ha messo il buon Re

più volte suo corpo in dannaggio ed avventura di morte per lo popolo

di suo reame come sarà tocco qui appresso. E come il buon Signore Re

amasse il suo popolo di fino amore bene apparve in ciò che, istando una

fiata in grande malattia che avealo sorpreso in Fonte-bell’-acqua, che

l’uomo dice Fontanabelò, disse a Monsignor Luigi suo figliuolo primo

nato[25]: «Bel figliuolo, io ti priego che tu ti faccia amare al popolo

di tuo reame, perchè veramente io amerei meglio che uno Scozzese venuto

d’Iscozia[26] o qualunque altro lontano straniero governasse il popolo

del Reame bene e lealmente, che tu ti reggessi sprovvedutamente e a

rimprovero.»

Il santo Re amò tanto verità che ai Saracini ed infedeli proprii

non volle elli giammai mentire, nè disdirsi di cosa che loro avesse

promessa, non ostante ch’e’ fussono suoi nimici, come toccato sarà

qui appresso. Di sua bocca fu egli molto sobrio e casto; chè anche in

giorno di mia vita, non gli udii divisare od appetire nulla vivanda,

nè grande apparecchio di cose deliziose in bere ed in mangiare, come

fanno molti ricchi uomini, anzi mangiava e prendeva pazientemente,

ciò che gli si apprestava e metteva dinanzi. In sue parole fu egli sì

appensato che giammai non gli udii dire malvagia parola d’alcuno, nè

anche gli udii nomare il diavolo, tuttocchè tal nome sia bene isparso,

ed al presente molto comune per lo mondo, ciò ch’io credo fermamente

non essere punto aggradevole a Dio, ma anzi molto spiacente[27]. Suo

vino attemperava per misura, secondo la forza e virtù che avea il

vino, e ch’e’ poteva portar acqua. Di che una fiata mi domandò egli

in Cipri perchè io non mettea acqua in mio vino. Ed io gli risposi

che ciò faceva per li medici e cerusici, i quali mi dicevano che io

aveva una grossa testa ed una fredda forcella[28] si ch’io non avrei

podere d’indurarla. E il buon Re mi disse ch’essi m’ingannavano, e mi

consigliò di attemprarlo, e che se io non apprendeva a temperarnelo

in giovinezza, e che poi il volessi fare in vecchiezza, le gotte e

le malattie ch’io aveva nella forcella mi crescerebbono più forte,

ovvero s’io bevessi vin puro in vecchiezza, che ad ogni otta me ne

inebrierei, ciò poi che a valentuomo riesce in cosa troppo laida. Il

buon Signore Re mi domandò una fiata s’io voleva essere onorato in

questo mondo presente, e nella fine di me avere il Paradiso. A che io

risposi che sì, e ch’io li vorría bene così appunto. Allora mi disse

egli: guardatevi dunque bene che voi non facciate nè diciate alcuna

villana cosa a scienza vostra, ma sì vi reggiate che, se tutto il

mondo sapesse e conoscesse vostro fatto o vostro motto, voi non aveste

onta e vergogna di dire: io ho ciò fatto, io ho ciò detto. E mi disse

parimente ch’io giammai non ismentissi nè disdicessi nulla di ciò

ch’elli direbbe davanti a me, se pur così fosse ch’io per ciò non ne

avessi a sofferire onta, dannaggio o peccato: e aggiungeva che soventi

volte del disdire alcuno surgono dure parole e rudi, donde spesse fiate

gli uomini s’intraferiscono e diffamano sino a restarne molti morti e

disfatti.

Egli diceva altresì che l’uomo si dovea portare, vestire ed adornare

secondo suo stato e condizione, e tuttavia di mezzana maniera, affinchè

li prodi uomini ed antichi di questo mondo non potessono dire nè

proverbiare a lui: _tu fai troppo_; e così che li giovani non potessero

dire: _tu fai poco, nè fai punto d’onore al tuo stato_. E per ciò mi

rimembro io che, toccando una fiata a monsignor lo Re di presente,

del buon Signore Re che fu suo padre, intorno alla pompa e burbanza

d’abbigliamenti e di cotte ricamate che or comunalmente si portano

sull’arme, io gli diceva ch’unque mai, nella via d’oltremare, ov’io fui

con suo padre e sua oste, non vidi una sola cotta ricamata, nè quella

del Re, nè quella d’altri. Al che mi rispose che a torto egli le avea

ricamate di sue armi, e che le eran costate otto lire di parisini;

ed io gli dissi che meglio le arebbe impiegate donandole per Dio, e

facendo sue cotte di buon zendado rinforzato battuto all’armi sue come

lo Re suo padre faceva.

La sesta crociata ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia · 第 14 / 97 题