Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero
una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti.
Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro
ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le
prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo
bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva
un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo _zio Tonino_ discorre
delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere
a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza
rammarico dalla sua vecchia _Lisa_, e assumeva il comando di un legno
di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto
d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi
e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto
una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere
coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella
vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo
accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal
primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato
segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita
attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e
ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga
quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più
tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto
appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali,
egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace
esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare
un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano
l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile,
terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le
tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti
di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati
da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono
irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e
all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più
dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo
ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato
dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina
era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo
per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come
gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era
padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione
ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo
dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e
gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto
conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione
favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli.
— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente.
— Eh! mille volte meglio.
Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso;
ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in
lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo
svolgentisi dalla sua pipa.
Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo
avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la
sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a
prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse
alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a
mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così
maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro,
si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro,
colpito dalle dimensioni colossali del capitano.
— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati
— osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela
alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei
lampioni.
Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli
rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni,
le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio
Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza.
— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il
capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro
primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo
così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È
più basso di te, non è vero?
— Oh, di qualche centimetro...
— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza
dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora
era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio...
Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di
galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente,
il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto
altrettanto.
— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni
che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua
educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già —
ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire
le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile...
Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli
raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli
durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la
mia _toilette_ a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi
in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi
avrebbe voluto sempre bambina.
E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte.
Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per
qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran
colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono
di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò
cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire.
— Chi è? chi è?
— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi
frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva
più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova
e la forzava a starsene muta.
Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani
sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del
_Journal des mathématiques_, con le spalle rivolte all'uscio. Una
candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo
scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza.
La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia,
e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo.
Egli diede un sobbalzo. — Sei tu Gilda? — Poi guardò dietro a sè, e il
suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso
stupore. — Chi è?...
In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata.
— Non conoscete più vostra nipote? — chiese il capitano.
— Ma...
Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da
sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e
ripetè più volte — È possibile?
— Possibilissimo — rispose il capitano Antonio. — Il rubino è quello
di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi
ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella
non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se
non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi;
faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare
perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta
a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio?
— No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori...
— Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io
volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così
discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor
orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie,
Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte
della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! — continuò
il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con
quello una candela che era sul canterale. — Oh! così! Sono soddisfatto
davvero... Brava _madama_... Come si chiama la fata?
— _Madama Chaillon!_
— Brava _Madama Chaillon_!
Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul
pavimento le sue lunghissime gambe.
L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole,
perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il
suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la
disinvoltura d'una gran dama.
— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di
chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver
passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il
capo a molti.
— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.
— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza,
ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino...
E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne
vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio?
— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo,
alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina,
eppure io non le ho scemato l'antico affetto.
— Oh, no — proruppe la Gilda.
— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della
bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere
per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si
avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a
chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento
figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare,
esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel
loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si
rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto
nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza
quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è...
Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza,
e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore,
inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito
appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo.
— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti,
avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e
sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a
queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo.
— Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci
sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano,
e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario
che _madamigella_ si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo
zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si
scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo.
Siamo intesi, Gilda?
— Sì — ella rispose, arrossendo.
— E voi, Grolli?
— Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in
campo stasera! — disse il professore che smaniava sulla seggiola.
— Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler
guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero
in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire
una parola a tu per tu al professore.
— A me?
— Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda;
verrai ad accompagnarmi alla stazione?
— Sicuro, e anche lo zio ci verrà.
La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe
una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello
specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera
soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella.
— Dunque? — disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio.
— Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma
troppo apprensivo... Permettete.
Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto
l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando
successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo.
— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in
cui vostra nipote prenderà marito...
— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è
nulla?
— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non
c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore
anonimo.
— Non v'intendo.
— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni
ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa
un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore...
I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato
alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi
avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non
è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba,
quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non
tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar
nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero...
— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà
sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma
la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare
una ragazza senza un soldo di dote.
— È quello che dice anche il professor Lorati.
— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco...
— No, certo.
— Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne
resterà ormai quasi più...
— Come?
— Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata...
Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un
libretto, dicendo: — Mia nipote non poteva star presso di me come in un
convitto — Indi soggiunse: — Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il
conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca.
L'ultimo saldo è del 31 dicembre.
— Ventottomilanovecentosessantasette lire! — esclamò il capitano
osservando la pagina che gli era indicata. — È possibile?
— Oh! È merito in gran parte degli interessi.
— Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? — continuò il Rodomiti,
mentre sfogliava il libretto. — Nessuna prelevazione dal 1861 in qua?
— Non m'è occorso di farne — disse semplicemente il professore.
— Invece una serie di versamenti — riprese l'altro con enfasi.
— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non
mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi?
— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che
vi vedo io debba rimanere sbalordito.
— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso,
terminate pure il vostro discorso.
— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta...
— Quale offerta?
— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella
non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo
qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla
Gilda.
— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me,
voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti,
non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è
già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a
qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze...
Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi...
e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio
insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e
qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero,
le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via,
non sarà nemmeno pochissimo.
— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste
quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio
pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico
e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste
parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino...
Dev'essere un bel giorno!
— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti
alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure
geometriche sopra un pezzo di carta.
— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere
una famiglia.
Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli
alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano
sulla fronte, e disse: — Capitano, se foste qui in _quel bel giorno_,
consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese?
— Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco?
— Sì — soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu
possibile. — Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia
piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di
strano?
— Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma
chi sa dov'io sarò in quel tempo?
— Se sarete lontano, pazienza.
— Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare?
— Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no.
— Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A
domattina.
— Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla
stazione.
— Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo
della vostra amicizia. Non vi dico altro.
E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi
nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi.