[43] P. 303. Rossavalla in Ispagna.
[44] La volgata: "si che la ripa ch'era _perizoma_"; voce greca: veste.
[45] «_per ordine si conta_» manca nel L.
_Comincia il XXXII Capitolo_
S'io avessi le rime aspre e chioccie,
Come si converrebbe al tristo buco
Sovr' 'l qual pontan tutte l'altre roccie
Secondo l'ordine delle cose infernali il quale nelle soprascritte chiose
in più luoghi si tocca, ultimamente in questo nono grado quella che con
froda rompe l'amore naturale e la fidanza promessa e non promessa
procede, la quale, volgarmente tradimento chiamata, in quattro partiti
circostanti al centro dell'universo nel presente grado si pone, siccome
per quattro modi cotale effetto si segue, d'i quali i due naturali, cioè
di naturale fidanza, e gli altri volontarii si considerano. E perchè
dell'uomo è meno colpa la fidanza naturale che la volontaria incisione,
però prima, secondo l'ordine della gravezza usato qui nella men grave di
lei a dimostrar procede, la qual di coloro s'intende che ne' lor carnali
e parenti ciò fanno, chiamandola Caina, a derivazion di Caino, che di
ciò fu principio. E figurandogli in una freddissima ghiaccia, a
significare la freddezza dell'animo loro, privato d'ogni calore d'amore
natural che per loro si contiene. Per la qual ghiaccia l'ultimo di
quattro fiumi infernali si considera, cioè Cocito, che pianto
interpetrato si chiama. Fra' quali nelle seguenti chiose d'alquanti per
simiglianti si conta, procedendo nell'altre con simigliante allegoria
secondo la gravezza di loro.
Ma quelle donne aiutino il mio verso
Ch'aiutar Amfïone a chiuder Tebe,
Sicchè dal fatto il dir non sia diverso
¶ Anticamente alcun di Tebe, nominato Amfione, e nelle dieci iscienze
naturalmente complesionato, vogliendo per più fortezza di mura chiudere
sua terra, con tanta dolcezza pregando d'aiuto la gente richiese, che
compiutamente al suo volere ne pervenne. Onde per vertù delle donne,
cioè delle dette iscienze, cotale edificio per cotal modo si fece, alle
quali chiamandosi qui per simigliante l'effetto produce.
Se vuoi saper chi son cotesti due,
La valle, onde Bisenzio si dichina,
Del padre lor Alberto e di lor fue
¶ Tra gli altri di questa prima natural qualità che Caina si chiama, qui
del conte Alessandro e del conte Napoleone fratelli del conte Alberto in
prima così si ragiona, i quali l'uno coll'altro sempre mai si tradiro.
Non questi a cui fu rotto il petto e l'ombra
Con esso un colpo per la man d'Artù;
Non Focaccia; non questi che m'ingonbra
¶ Ancora d'un cavaliere della Tavola rotonda, nominato Messer Morderet,
per simigliante qui si ragiona, il quale essendo nipote de' re Artù,
alcuna volta traditolo, da lui d'una lancia per lo petto passando
dall'altra parte delle reni per vendetta sentio. E d'un altro cittadino
di Pistoia de' Cancellieri, nominato Focaccia, che in simigliante si
resse. E simigliantemente d'un Fiorentino nominato Sassol Mascheroni,
al quale essendo ei rimaso manovaldo d'alcun suo nipote, abbiendolo
ucciso[46] per redare suo avere, la testa in Firenze finalmente fu
tagliata.
E perchè no mi metti in più sermoni
Sappi ch'io fui il Camicion de' Pazzi
Ed aspetto Carlin che mi scagioni
¶ Qui avendo i sopradetti notificati, finalmente, di messer Uberto
Camiscione de' Pazzi di Valdarno si conta, il quale tradì e uccise alcun
suo consorto, per cui d'alcuno altro di sua casa, nominato Carlino,
moreggiando[47] s'aspetta, predicendo alcun tradimento che perlui poscia
si fece.
E mentre ch'andavamo in ver lo mezzo,
Al quale ogni gravezza si raguna,
Ed io tremava nell'eterno rezzo
¶ Dimostrata la prima qualità del naturale rompimento di fidanza e
d'amore, qui della seconda procedendo si segue, la quale è di coloro che
tradiscono lor gente o patria si considera. E perchè non solamente
questa, come la sopradetta, all'offeso danneggia, per più grave seguente
di lei si concede, chiamandosi Antenora, a derivazione d'Antenor
Troiano, il quale anticamente, secondo le sue istorie, alla sua terra e
patria tradimento fece, tra' quali d'alquanti nelle seguenti chiose per
simigliante si conta.
Piangendo mi gridò: perchè mi peste?
Se tu non vieni a crescer la vendetta
Di Monte Aperti, perchè mi moleste?
¶ Qui alcuna ricordanza si fa della sconfitta che i Fiorentini,
anticamente, da' Sanesi ricevettero a monte Aperti, reducendosi la colpa
a un cavaliere degli Abati di Firenze, nominato Messer Bocca, il quale,
essendo nella fiorentina ischiera per determinato tradimento, con una
ispada a colui che la loro insegnia tenea la man dal braccio ricise;
onde il processo della sconfitta seguio. Per lo quale così d'alquanti
della sua qualità ragionando si conta, e spezialmente in prima d'uno
cavaliere di Cremona, nominato Messer Buoso da Duera, il quale contra
sua parte a' cavalieri de' re Carlo vecchio per danari, nel distretto di
Brescia il passo d'Italia diede. Per lo quale, essendo per mare in
Italia il detto re Carlo venuto, la sua patria, cioè Cremona, e la parte
ghibellina finalmente si strusse. E seguentemente d'un altro di quei da
Beccaria di Pavia, il quale essendo abate di Vallenbrosa col seguito
d'alcun Fiorentino, la parte guelfa di Firenze tradio, per lo quale
tradimento la testa finalmente in Firenze gli fu per giustizia tagliata.
E ancora simigliantemente d'un altro cavaliere de' Soldanieri di
Firenze, nominato Messer Gianni, e d'uno di Lanbrasi da Faenza di
Romagna, nominato Tribaldello, il quale, essendo alcuna volta il detto
messer Gianni podestà della detta terra di Faenza, a' Bolognesi di notte
tempo la dierono. Tra' quali sopradetti così nominati, finalmente di
Ganellone di Maganza così si conchiude, per lo quale la gran gesta de'
Paladini finalmente, essendo e' tra loro fu tradita.
Non altrimenti Tidëo si rose
Le tempie a Menalippo per disdegno,
Che quei faceva il teschio e l'altre cose
¶ Per essempro di due altri della presente colpa, qui alcuna istoria di
Tideo Tebano ragionando si tocca, il quale, alcuna volta combattendo co'
Greci, da un Greco, nominato Menalippo, mortalmente di colpo fu tocco,
per lo quale dolore il detto Tideo spronandogli addosso, colla spada la
testa dal busto gli recise, la quale testa essendo nella terra, per la
detta fedita gravemente tornato del campo recare la si fece, sopra la
quale, vogliosamente mangiando, la sua vita finì.