NOTE:

[41] _Della quale e del quale Bacco.... era nato_.

[42] Corretto col P. 303.

_Comincia il XXXI Capitolo_

Una medesma lingua pria mi morse

Sì che mi tinse l'una e l'altra guancia

E poi la medicina mi riporse

Dimostrata la semplice frodolente qualità del presente ottavo infernal

grado, qui in questo canto in verso il nono ultimamente si procede,

facendosi qui nel cominciamento alcuna conperazione della sopradetta

correzione di Virgilio a lui ad alcuna virtudiosa proprietade che già

della lancia de' re Peleo di Grecia e d'Achille suo figliuolo si credea,

la quale, in cotal modo poetando si conta, che niuno da lor ferito

giammai non gueriva, se quella medesima lancia nella ferita un'altra

volta pacificamente non entrasse. E così procedendo, la qualità del

nono grado si segue.

Dopo la dolorosa rotta, quando

Carlo Magno perdè la santa gesta

Non sonò sì terribilmente Orlando.

¶ Per similitudine del figurato suono che qui nel presente testo si

conta, di quel che per Orlando si fece quando Carlo Magno perdè la sua

gesta, cioè de' Paladini, nella battaglia di Santa Maria di Valle

rossa[43] essendo con loro e' da' Saracini isconfitti, così si ragiona.

Sappi che non son torri, ma giganti

E so' nel pozzo intorno dalla ripa

E dal bellico in giù son tutti quanti

¶ Acciò che nella allegoria della seguente qualità, cioè del nono grado,

più ordinatamente si proceda, qui sopra la qualità di suoi figurati

giganti in prima, così è da considerare, che, si come sanza iniqua

superbia nella qualità frodolente che tradimento volgarmente si chiama,

non si procede così qui circustanti al suo sito figurativamente i

giganti per entrata e a guardia son posti, i quali, come nelle

filosofiche e poetiche iscritture, alle dette superbie qui figurati

sono. La cui allegoria in cotal modo permane, che, si come la superbia

oltre il dovere della natura con grandissimo cuore operando trapassa,

così in forma umana oltre il dovere di grandezza e di possa figurati si

fanno, le cui qualità qui e nell'altre iscritture diversamente secondo

loro propietadi si danno.

Si che la ripa che v'era per zoma[44]

Dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto,

Di sopra, che di giungere alla chioma

¶ Izoma anticamente si chiamava alcuna vesta di panno, che solamente dal

mezzo in giù, cioè dal bellico infino alle gambe copriva, la qual è

cinta e increspata in queste parti, come nelle meridionali s'usava.

Poi disse a me: egli stesso s'accusa

Quest'è Nebroth per lo cui mal coto

Pur un linguaggio nel mondo non s'usa

¶ Secondo le storie de' giganti che per la divina e filosofica scrittura

si conta, una superbia dall'età di Noè dietro al diluvio così fatta

discese, la quale figurativamente Nembroth chiama, nella cui istoria

figliuol di Noè si considera, il quale essendo queto il diluvio nelle

parti d'India, una grandissima torre, per superbia di salire a Dio,

ordinato compose, la cui altezza acciò che più non procedesse, la comune

loquela di loro il voler d'Iddio in più parti divise. Onde

figurativamente suo favellare sanza alcuna intelligenza qui si compone.

O tu, che nella fortunata valle

Che fece Scipion di gloria reda

Quando Annibal [co' suoi] diede le spalle

¶ Tra l'altre qualitadi di superbie, figurativamente nominate e in

giganti formate, qui d'una, nominata Anteo, così si ragiona; il quale,

secondo le poetiche iscritture, in alcuna valle di Barberia, appresso

Cartagine, con grandissima e furiosa forza lungo tempo si resse, nella

quale da Ercole essendo passato di Grecia con intenzione di liberarla da

lui, combattendo, finalmente fu morto. La quale superbia, cioè Anteo,

siccome per meno grave a rispetto dell'altre, qui per passo si toglie,

lodando e lusingando suo essere e rammentandogli la grande battaglia di

Flegra tra li Dii e giganti, e della fortunata valle le sue prede, a

dimostrare la qualità del superbo, che solo per lode di sè s'aumilia. La

quale fortunata sopradetta valle di Cartagine fortunata si chiama per le

molte guerre e battaglie che anticamente in lei si son fatte, tra le

quali quella che per lo buono Scipione di Roma vittorioso contra

Annibale Africano si fece, fu l'una; l'altra, quella di Giulio Cesere

contra Iuba e Catone, essendo morto Pompeo com molte altre assai, delle

quali qui non si ragiona. E così figurando, per lui nel nono e ultimo

grado si scende, la cui qualità e allegoria nelle infrascritte sue

chiose [per ordine si conta][45].

Chiose alla cantica dell'Inferno di Dante Alighieri pubblicate per la prima volta in corretta lezione con riscontri e fac-simili di codici, e precedute da una indagine critica · 第 29 / 34 题