[37] P. V. _simiglianti mali e_. P. 303 _similglioni_.
[38] P. 303 _Channi, 7ª e._
[39] L. _Giovanni_, deve correggersi: _giovane_.
_Comincia il XXIX Capitolo_
La molta gente e le diverse piaghe
Avien le luci mie si 'nebriate,
Che dello stare a pianger eran vaghe
In questo principio del capitolo della sopradetta colpa ancor si
contiene, diterminandosi per misura di miglia la circonferenza del suo
sito, la quale, secondo che qui e nel seguente canto si contiene, in
[diecie parti][40] questo grado diviso per diecie si parte, procedendo
negli altri secondo la larghezza della circonferenza superna, la quale
si pone digradando secondo l'arte aritmetiche per.... dalla superna
larghezza all'appuntato centro, la cui allegoria nelle prime chiose si
conta. E significando ancora del tempo per cotal modo l'ora, dicendo la
luna esser già presso che sotto i loro piedi, per la quale essendo
istata il passato dì tonda, appresso del dì si considera, però che nello
scorpione, essendo il sole in ariete, già nell'oriente cielo il
capricorno corre. Onde per l'opposito manco l'ariete già nell'oriente si
leva. Nella qual colpa finalmente ancora per simigliante un Fiorentino
degli Aleghieri, nominato Gieri del Bello, si notifica, il quale, per
così fatto vizio finalmente fu morto.
Quando noi fummo su l'ultima chiostra
Di Malebolgie, sì che i suoi conversi
Potean parere alla veduta nostra
¶ Della decima e ultima bolgia qui a dimostrare incominciando si segue,
la cui qualità di coloro si considera, che semplicemente loro operazioni
falsificando producono, figurandogli con molte e diverse infermitadi a
dimostrare la similitudine delle inferme lor voglie, che contra natura
gl'inducono. E perchè contra natura così operando la mente non sana si
trova, però qui figurativamente, secondo la facoltà passionata si pone;
tra' quali d'alquanti nelle seguenti chiose divisamente si fa menzione.
Non credo che veder maggior tristizia
Fosse in Egina il popol tutto infermo,
Quando fu l'aer sì pien di malizia
¶ Per essempro della presente qualità, qui d'alcuna favola poetica così
si ragiona, la cui essenza in cotal modo permane che, essendo per alcun
tempo l'aria ad infermità molto corrotta in una terra di Grecia,
nominata Egina, della quale era signore il re Eaco, padre del re Peleo,
e avolo d'Achille, e veggendo il detto re tutta la gente, cioè il popolo
della terra, morire, agli Dii lamentandosene più volte s'indusse, tra li
cui prieghi, alcuna volta veggendo molte formiche sopra alcuno arbore,
in uomini agurandoglisi questo così fece; di che gli Dii incontanente
sua voglia seguiro.
Onde per cotal modo il suo morto popolo ristorato di seme di formiche
riebbe, la cui allegoria per più brevità nella memoria si ritenga.
Io fui d'Arezzo; ed Alberto da Siena,
Rispuose. Lui mi fe metter al fuoco
Ma quel perch'io morii qui no mi mena
¶ Tra gli altri della presente qualità qui d'un d'Arezzo, nominato
Grifolino, e d'un Fiorentino, nominato Capocchio, così si ragiona. E
principalmente di Grifolino, il quale, usando di fare alchimia alcuna
volta ad alcun Sanese, Alberto nominato, di volare insegnare gli
promise; per la qual cosa non possendosi fornire, e riputandosi il detto
Alberto da lui ingannato, a un certo inquisitore de' Paterini in
Firenze, per Paterino arder lo fece. Il quale inquisitore, padre del
detto Alberto, certamente da molti era tenuto.
Onde l'altro lebbroso che m'intese
Rispuose al detto mio: tranne lo Strica
Che seppe far le temperate ispese
¶ Qui dell'altro, cioè di Capocchio, così si ragiona, il quale per
eccellente operazione d'alchimia finalmente in Siena fu arso, per cui
qui così della vita di Sanesi così si risponde, e spezialmente di quella
d'alcun suo cavaliere, nominato Messer Niccolò Bonsignori, per lo
garofano che in mano a un donzello dal cominciamento del desinare o
della cena alla fine, mangiandosi poi, innanzi sè tenere lo facea, lo
quale costume di Francia con seco in Siena produsse.