[30] ammanti.
_Comincia il XXIV Capitolo_
In quella parte del giovinetto anno
Ch'el sole i crin sotto l'acquario tempra
E già le notti a mezzo dì sen vanno
Principalmente nel cominciamento di questo capitolo a comperazione
d'alcun sopradetto sembiante in alcun villano per simigliante così si
conchiude, che nel giovinetto anno, cioè nel tempo che poco del suo
cominciamento sia corso, siccome di febbraio, per le notturne brinate,
così si lamenti, delle quali poco dura il sembiante per la vertù del
sole, che già sotto l'Acquario tornando, verso la state col freddo
emisperio si tempra; per lo quale si segue l'ombra della terra, cioè la
notte in verso la meridionale parte cadere per l'opposito suo ch'a
tramontana ritorna. E provedendosi poi dietro alla detta comperazione la
qualità di coloro che furtivamente alla froda si danno, siccome ladroni,
la cui continenza e allegoria nelle seguenti chiose del presente canto
si mostra.
Tra questa cruda e tristissima copia
Correvan gienti ignude spaventate
Sanza spettar pertugio o ellitropia
¶ Veduta la qualità della sopradetta sesta bolgia, qui della settima,
cioè di ladroni così si ragiona, e che da molti e diversi serpenti sia
stimolata e trafitta, a significare, molti e diversi pensieri di coloro
che di tale qualità sono operanti, colle quali serpi le mani dietro
abbian legate, passando il capo e la coda per le reni, e dinanzi dal
petto sè stesse annodate, a dimostrare che le dette tentazioni e
pensieri affettuosamente per lo cuor loro trapassino, per la cui
contraria operazione figurativamente le mani sono legate nel contrario
di loro. La quale qualità per tre modi qui operata si pone. Delle quali
la prima è di coloro che, non essendo continuamente di cotal vizio
abituati, sanza alcun determinamento del si o del no abbattendosi acciò
di subito il fanno, vergognandosi poi, e pentendosi dietro alla commessa
operazione. ¶ Il secondo è di quegli che naturalmente e continuamente
con diletto abituati ne sono. ¶ E 'l terzo, di coloro s'intende che no
continuamente di ciò abituati con diterminato volere del si o del no,
alcuna volta veggendosi il destro, con diletto si conducono a farlo. Le
cui continenze ordinatamente nelle seguenti chiose figurativamente,
partite si contegnono, seguitandosi di ciascuno di sua gravezza il
dovere.
Nè _O_ nè _I_ si tosto mai si scrisse
Com'ei s'accese e arse e in ciener tutto
Convenne che cascando divinisse
¶ Delle sopradette tre qualitadi di ladroni, qui la prima così si
figura, cioè in quella che sanza diterminamento di si o di no, con
pentimenti s'aopera che da certi serpenti i suoi operanti in sul collo
sien morsi e trafitti e finalmente ardendo di loro forma disfatti,
ritornandosi di subito in lor primo stato a significar la subita
tentazione, che nel luogo diterminato dell'appetito all'operare gli
trafigge, e che partendosi dal dovere ragionevole, l'uomo è di sua forma
compressionata disfatto, dalla qual cosa pentendosene e ravveggendosene
nell'esser di lei poi si ritorna; nella quale alcun per simigliante,
come nelle seguenti chiose si conta, così figurato si trova.
Erba ne biada in sua vita non pascie,
Ma sol d'incenso e lagrime; d'amomo
E nardo e mirra son l'ultime fascie
¶ Per exempro della presente qualità così dell'uccel Finicie, qui a
simigliante si conta, il quale, secondo le novelle de' Savi, pare che
solamente di lacrime, cioè di gomma d'incenso e d'amomo nel termine di
cinquecento anni viva, revolvendosi poi sè medesimo in alcuna erba secca
nominata nardo, da lui ragunata e con alcuna gomma d'albore, nominata
mirra, sopra la quale sue ali battendo per lo moto di lor vento vivo
fuoco nella detta erba sotto di lui s'accende, del quale, essendo arsa,
la cenere in sè putrefacendosi, formandosi nel suo primo stato ritorna,
la cui dimora nelle parti orientali d'India si crede.
Vita bestial mi piacque, non umana
Si come a mul ch'io fue; son Vanni Fucci
Bestia, e Pistoia mi fu degna tana
¶ Per simigliante qui d'alcuno Pistolese, nominato Vanni Fucci, così si
ragiona, il quale, si come bastardo e reo alcuna volta i begli arredi e
tesoro della sagrestia di Santo Jacopo di Pistoia a inbolar si mise,
per lo quale furto finalmente alcuno altro, non colpevole, ne fu morto;
dal quale, ragionando d'alcuna condizione di Firenze e di Pistoia che
poi adivenne, così si predice, che alcuna setta di Pistoia, chiamata
nera, da un altra nominata bianca, in prima alcuno oltraggio riceva, per
lo quale oltraggio simigliantemente ne' Fiorentini prodotto col
cominciamento de' marchesi Malispini di Val di Magra, cioè di Lunigiana,
Marte, cioè pianeto producitore di guerre, sopra Campo Picceno, il quale
sito Pistoia s'intende, scotendo sua piova produca, per la quale la
parte nera ivi e in Firenze finalmente vittoriosa rimagna, e così,
figurativamente, per lui nel mille treciento, cioè predicendosi,
seguente poi adivienne.
_Comincia il XXV Capitolo_
Al fine delle sue parole il ladro
Le mani alzò con amendue le fiche,
Diciendo: togli Iddio, che a te le squadro
A dimostrare della superba e disperata ira del detto Vanni, propiamente
così si figura, chiamandosi per lui verso la sua terra che per fuoco
ardendo si risolva, da che pur in male operare il suo seme avanza. Il
quale seme, cioè principio di lei si considera, che anticamente fosse
Catellina Romano colla sua iniqua e disperata gente dietro alla
fiesolana patria, secondo che nelle sue istorie si conta. Per le cui
antiche maligne operazioni, i presenti suoi discendenti volgarmente
così son tenuti approvandosi ancora per più crudele e disperato il
sopradetto Vanni contro a Dio, che il re Capaneo, il quale, secondo che
nelle chiose del quarto decimo canto passato si conta, dispregiando gli
Dii sopra le mura di Tebe da una folgore caggiendo fu morto.
Lo mio maestro disse: questi è Caco
Che sotto il sasso di Mont'Aventino
Di sangue fecie spesse volte laco
¶ Siccome nelle chiose del duodecimo passato canto si conta, ciascuno
avolterato dalla natura in appetito e abito bestiale, violente in altrui
principalmente sopra gli altri centauro si chiama; onde con quella forma
che figurativamente acciò si conviene qui in questa presente qualità
d'alcuno nominato Caco siccome di centauro, così si ragiona, che
trascorrendo figurativamente sopra se si porti molti e diversi serpenti,
e specialmente un drago ardendo chiunque in lui si riscontri, per lo
qual si considera l'ardente appetito pieno di malvagi pensieri che la
mente altrui a cotale effetto produce e, per che la violenta sua froda
occultamente per lui si fece, però co' suoi fratelli, cioè co' violenti
sopradetti centauri non si concede, i quali sanza occulta froda violenza
seguiro, come nel sopra detto capitolo si conta; la quale in cotal modo
per lui fu usata, che, dimorando alcun tempo ad una sua tenuta in sul
Tevero, nominata Monte Aventino, tra la marina e una terra, nominata
Palantea, il cui sito al presente Roma si chiama, ispesse volte di
persone e di bestie in alcuna caverna sotto il gran sasso che la rocca
tenea, lago di sangue faceva, mangiando e vivendo occultamente di così
fatta preda, e specialmente di quelle d'Ercole, il quale, tornando
delle parti occidentali con grandisima preda di bestiame, avendo
combattuto e sconfitto i' re Gerione nella campagna del detto Monte
Aventino, per pasturarlo alquanto tempo soggiornando ristette; di che
Ercole avedendosi più volte che 'l suo armento iscemava, a guardarlo
d'intorno si mise, e così alcuna volta a piè delle grotte di monte
Aventino e intorno passando, per lo mughiare del bestiame, che nella
detta caverna era nascosto, del suo gran furto s'avide; nella quale
finalmente entrando e trovandovi Caco, con una mazza animosamente
l'uccise.
Com'io tenea levato in lor le ciglia,
E un serpente con sei piè si lancia
Dinanzi all'uno, e tutto a lui si piglia
¶ Dimostrata la prima qualità di ladroni, qui la seconda figurativamente
così si contiene, cioè di coloro che continuamente con diletto di cotal
vizio abituati sono, facendogli da certi serpenti esser compresi, come
nel libro qui apertamente si conta, a significare i loro primi abituati
pensieri, da' quali continuamente poi nell'operazione son guidati, tra'
quali, per notizia e assempro degli altri, d'alcuno Fiorentino, nominato
Agniolo d'i Brunelleschi, qui cotal si ragiona, e simigliantemente d'un
cavaliere della detta terra, nominato Ciamfa Donati.
E quella parte, onde prima è preso
Nostro alimento l'un di lor trafisse
Poi cadde giuso innanzi lui disteso
¶ Procedendosi alle sopradette due qualità di ladroni, della terza e
dell'ultima, qui così si contiene, cioè di coloro che, non essendo
naturalmente abituati, per caso d'alcuna cupidità con diterminato
volere a cotale operazione si producono, figurandogli da certi serpenti
esser trafitti nel luogo prima disposto al vitale nutrimento, cioè nel
bellico e alterando lor forme, come qui chiaramente nel libro si legge.
Per la quale figura allegoricamente considerar si dee, che, siccome
principalmente nella creatura umana l'accidentale nudrimento per lo
bellico si porge, così l'accidentale appetito ad operazione qui
trafiggendo gli punga, e che siccome cotal pensiero dell'umana nazione
gli diparte, così usando, trasformato l'uno nell'altro divegna; tra'
quali d'alquanti nelle infrascritte chiose si fa menzione.
Taccia Lucano omai là dove tocca
Del misero Sabellio e di Nasidio
Ed attenda a udir quel ch'or si scocca
¶ Vogliendosi dimostrare che per Lucano nè per Ovidio in alcune loro
trasformazioni, non così propiamente, come nella presente si procedesse,
verso di loro arditamente così si ragiona, le quali figura[te][31] in
cotale modo ne' sopradetti Nasidio e Sabellio per loro favoleggiando si
contano, come nelle loro iscritture si contiene.
Ch'io non ne scorgessi ben Puccio Isciancato
L'altro era quel che sol di tre compagni
Che venner prima, non era mutato.
L'altro era quel che tu Gaville piagni
¶ Ancora di due Fiorentini per simiglianti nella presente qualità si fa
ricordanza, de' quali l'un fu de' Galigari, nominato Puccio Isciancato,
l'altro de' Cavalcanti, nominato messer Guercio, il quale dagli uomini
d'un castello di Firenze, nominato Gaville, finalmente fu morto; per la
cui vendetta molti del detto castello da que' di casa sua procedendo poi
ne son morti, onde cotal pianto procede.