[21] Corretto col P p. 313.
_Comincia il XIV Capitolo_
Poi che la carità del natio loco
Mi strinse, ragunai le fronde sparte
E rendêle a colui ch'era già fioco.
Notificata la prima e la seconda qualità del presente settimo grado, la
terza in questo capitolo ordinatamente procede, la quale s'intende di
coloro per cui la natura, cioè Iddio, coll'operazione e con la mente
contro al suo dovere è sforzata la quale, si come per tre effetti, cioè
modi, si produce, si come con la mente immaginando con abito di lussuria
e con arte, cioè con usura, così per tre qualitadi di genti
figurativamente ordinata permane, in circonferenza dentro alle sopra
dette due parti figurandola in aridisimo e secco sito, sopra il quale
fiammelle di fuochi continue, privan[d]o[22] a dimostrare l'asciutta
caldezza dell'animo e di loro imprensione e le infiammante lor voglie.
Delle quali notizia per esempio di ciascuna nelle seguenti chiose si
vede sempre dal men grave peccato, incominciando secondo l'ordine del
dovere nella intenzione del presente autore procedendo, figurando cotal
sito alla rena d'Etiopia, cioè pianura caldissima d'Africa, sotto la
meridional parte, per la quale anticamente il buon Cato di Roma, con
certi Romani, innanzi alla signoria di Cesere, essendo morto Pompeo, per
volere libertà in fuga si mise.
Chi è quel grande che no par che curi
Lo 'ncendio e giace dispettuoso e torto,
Si che la pioggia non par che 'l maturi
¶ Tra l'altre qualitadi della presente terza parte, della prima esenpio
per alcuno qui si dimostra, cioè di coloro che col cuore contro a Dio
parlando e dispregiando faciendoli nel detto sito sotto le fiamme
giacere, a dimostrare, che quanto Idio più si dispregia, che tanto più
basso al contrario dell'essere e con più pena si permagna. Tra' quali
d'alcun re, nominato Capaneo, per simigliante si fa menzione, per lo
quale niuna fede negli dii vivendo si tenne, reggendo sotto alcuna
regola di ragione, sanza credenza di dii, suo reame, tra' le quali sue
operazioni d'una finalmente così si ragiona: che alcuna volta essendo
l'uno de' sette regi che con Polinice assediarono Teba, essendovi dentro
il fratello, nominato Eteocle, il quale, dovendogli dare a parte di
reggimento la terra si come a fratello ribellandosi da lui si tenea e in
sulle mura della terra, combattendo contro a' Tebani, dispregiando gli
Dii che per loro dentro si sagrificavano, in cotal modo dica: Dite a
Jove e Bacco vostro iddio ed agli altri generalmente che v'aiutino ora
se gli hanno forza e non hanno potenza e non sono nulla! Al quale, così
dispregiandogli, per vendetta dal cielo una saetta folgore venne, che
divorando l'uccise. Onde per tal vendetta ancor di sua fermezza, cosi si
ragiona, affermando che se Jove ancora con tutta sua forza così il
saettasse, come nella battaglia tra gli dii e giganti fece nel monte di
Flegra, che chiara vendetta di lui non avrebbe. La quale battaglia,
secondo i poeti, tra gli dii e giganti nel detto luogo per cotal modo si
fece che, essendo l'una parte e l'altra raggiunta, finalmente gli
giganti combattendo arebbono vinto, se Giove, si come signore delli
altri idii, soccorso così non avesse gridando, a Vulcano iddio del
fuoco, che saette folgore in quantità fabbricasse con le quali i giganti
finalmente fosser percossi. ¶ Onde per gli dii la detta battaglia per
cotal modo finalmente si vinse, figurativamente Mungibello in ciò
nominando, però che per i poeti favoleggiando si dice, che in lui
fabrica di Vulcano per l'apparenza di suo fuoco visibile sia, il qual
Mongibello nell'isola di Cicilia così fiammante permane.
In mezzo il mar siede un paese guasto,
Diss'egli allora, che s'appella Creta
Sotto 'l cui rege fu già il mondo casto
¶ Per lo sopradetto rivo che, per la presente qualità visibilmente
trascorre, sopra il quale figurativamente ogni caldezza si spegnie [si
segue] sottilmente così è da considerare: ¶ In prima, che dall'effetto
di secoli, cioè dall'etadi, una acqua dipenda, cioè operazione, della
quale quattro fiumi nell'infernal qualità si dirivano, de' quali, il
primo Acheronte si chiama, cioè senza alegrezza interpetrato; il secondo
Stige, cioè tristizia; il terzo Flagietonta, cioè incendio; il quarto e
l'ultimo Cocito, cioè pianto. I quali quattro subietti delle viziose
operazioni significano, la cui forma, e 'l cui principio poetando, così
si produce. ¶ In prima che, secondo i Pagani, la prima età del mondo
quella di Saturno s'intende, nella quale il mondo sanza alcuna malizia
si resse, la cui dimora nell'isola di Creta, figurativamente, così si
comprende; del quale nascendo un figliuolo, nominato Giove, a Rea sua
moglie comandamento espressamente fece che tal figliuolo incontanente
uccider facesse; però che rivelato gli era che, vivendo, per lui della
dominazione sarebbe finalmente disposto. Onde ella pietosa del detto
figliuolo nascosamente con alquante nutrici in alcuna montagna nominata
Yda nella detta isola di Creta, acrescere lo fece; per lo quale il
padre, cioè Saturno, del dominio finalmente fu casso procedendo Jove e
di Jove in Marte suo figliuolo, e simigliantemente digradandosi nelle
altre seguenti a questo, cioè nell'idolatrie di lor deitadi, infino alla
presente, che per molti diversamente si contiene alle quali
figurativamente si fa cominciamento di viziose operazioni a quella di
Giove, però che la prima, cioè quella di Saturno, sanza alcun vizio si
resse, dalla quale d'una in altra digradando crescendo cotal
cominciamento si piglia. E secondo la cristiana intenzione, la prima età
da Adamo purissima s'intende infino all'ora del primo peccato, dalla
quale, seguentemente di Noè in Abraam, da Abraam in Mosè, di Mosè in
Cristo, d'una in altra digradando, così procede. La cui allegoria
poetando, figurativamente, in alcuna statua umana così formata si pone,
la quale, secondo che per alcuna scrittura del Testamento vecchio si
conta per visione d'alcun grandissimo primo temporale signore nominato
Nabucodinosor in Babilonia dimorando, così si conchiude, che alcuna
volta, dormendo, la detta statua in visione così formata gli venne,
della quale i suoi savii, domandandone che ciò significasse, niente
sapere ne potea. Finalmente, per alcuno ebreo, in sua prigione
incarcerato, nominato Daniello, avendo a due prigioni di loro sogni
ridetta la veritade, cioè di due suoi serventi, de' quali l'uno tornato
in grazia e l'altro impiccato, finalmente fu, sognando sopra sè corbi, e
l'altro di primere uve in una coppa servendo dinanzi a lui, per la detta
rivelazione menato, promettendogli di liberalo se di sua visione la
verità gli dicesse: in cotale modo gli fu la visione rivelata, dicendo
di lei come di sopra, figurativamente dell'etadi del mondo si conta. ¶
Onde così formata, qui nel presente libro nella sopra detta Montagna di
Creta si pone, a significare, secondo i Pagani, il primo cominciamento
di lei, e ch'ella riguardi Roma, volgendo le spalle a Damiata, a
dimostrare che il dominio del presente secolo in Roma si contegna e da
Babilonia partito, pognendo Damiata per segno, però che alcuna montagna
tra levante e ponente, tra Babilonia e Roma mediata. Per la cui dorata
testa il purissimo cominciamento di lei si considera, digradando poi ne
metalli secondo la disposta qualità, della quale, finalmente, il destro
piede di terra cotta si vede, per lo quale l'ultimo presente spiritual
secolo si considera. Il quale di terrestre umanitade col calore divino
in Cristo figliuolo di Dio si produsse, sopra 'l quale più il presente
secolo che nell'altro, cioè nel temporale, si sostiene, dalla quale
statua, così figurando, come detto di sopra, la qualità viziosa del
mondo digradando procede.