[20] L _toro--Coro_ (_caurus_) o _ponente maestro_.
_Comincia il XII Capitolo_
Era lo loco, ove a sciender la riva
Venimmo, alpestro, per quel che v'era anco
Tal ch'ogni vista ne sarebbe ischiva
In questo cominciamento del capitolo dal sesto al settimo grado, il
disciedere si mostra, nel quale, diviso in tre, come sopra si conta, la
bestial ..... qualità dell'operazione umana si contiene, per la cui
similitudine nel suo cominciamento il Minotauro si pone, a significare
l'abito umano congiunto e col bestial unito. Il quale, secondo i poeti,
così si figura togliendo alcun principio in cotal modo di lui, che
alcuna reina, nominata Pasiphe, moglie de' re Minos di Creta, per sua
lussuria con un vitello istare carnalmente s'accese, la quale alcuno
ingiegnioso, nominato Dedalo, che in sua corte si riducea, di ciò
pregando richiese, e come a lui parve, in uno cuoio di vacca, ignuda si
mise, nel quale col detto vitello usando s'incinse, di cui finalmente
una criatura nacque, dal petto in su uomo e l'altro busto d'un toro.
Onde maravigliandosi i' re di cotale nazione e per suo figliuolo
riputandolo, di doppio nome nominarlo volle, siccome era di doppia
natura, cioè Minotauro; per lo quale s'intende Minos e Taurus. Del quale
crescendo con furioso e crudele abito, finalmente agli orecchi de' re la
verità di lui pervenne, per lo quale isdegno e per sua furia raffrenare
al detto Dedalo un luogo per lui determinato ingegnosamente far fece;
nel quale chi v'entrasse uscire non ne sapesse, nominandolo laberinto;
al quale essendovi rinchiuso, a ciascuna città del detto re
signoreggiata, in ogni capo di tre anni una pulcella vergine in luogo di
tributo mandare convegna, la qual finalmente divorava: con patto che chi
v'entrasse il detto Minotauro uccidesse, che d'ogni tributo libera fosse
sua patria. Fra le quali per la città d'Atene il suo, nominato Teseo,
per liberarla si mosse. Al quale essendo giunto nel sopradetto paese, e
nella corte dimorando, alcuna figliuola de' re, nominata Arianna,
innamorata di lui, sentir di se per cotal modo gli fece, che se per
moglie la togliesse menandolane in suo paese, che del laberinto uscire e
uccidere il Minotauro gl'insegnerebbe. Ond'egli acciò consentendo con
gli ammaestramenti di lei, che delle sette arti sapea, ad entrarvi si
mise, nel quale finalmente la morte gli diede, tornandosi poi nel suo
paese colla vittoria e colla detta Arianna. Onde così in lui figurata
qui la bestial qualità si conchiude.
Da tutte parti l'alta ripa feda
Tremò sì ch'io pensai che l'universo
Sentisse amor, per lo qual è ch'i' creda
Più volte il mondo in caos converso,
¶ Siccome per la nostra fede è manifesto, anzi che 'l suo principio,
cioè Cristo, morendo, l'umana generazione ricomperasse, egualmente il
giusto come il peccatore, nel primo grado infernale, cioè ne 'l limbo
era dannato. Onde vogliendosi dimostrare che nella vittoria di lui, cioè
nella resurrezione, ciascun grado avesse sua via, e spezialmente quegli
che in prima di colpa non ne aveano soggetto di cotale tremare,
figurativamente, qui si ragiona, affigurandolo a una certa opinione
d'alcuno filosafo, nominato Empedocles, il quale si come per molti altri
filosofi diverse credenze dell'universo s'intendero, così questa per lui
così fatta si tenne, che solamente per gli alimenti il mondo si
reggesse, e che tra loro si prendesse due diversi principii, cioè odio e
amore, per li quali insieme in odio regnando che 'l mondo ben si
reggesse e in amore il contrario, si come confusione di molte cose unite
che niente non fosse, chiamando cotale amore caos, cioè confusione di
molti e diversi uniti effetti. Onde cotal dire, per tal modo figurato,
qui si conchiude.
E tra 'l piè della ripa e essa in traccia
Correan centauri armati di saette
Come soglion nel mondo andare a caccia.
¶ Entrandosi nella dimostrazione bestiale del presente settimo grado, la
quale in tre qualitadi divisa si pone, della prima cioè di coloro che
sforzano altrui in avere e in persona, figurativamente, così si ragiona
che nella circunferente stremità del grado presente una fossa di sangue
bogliente immaginata permagna, nella quale ciascun cotale operante,
secondo la sua facultà, ladentro più e meno sia sortito. La cui
allegoria apertamente s'intende che sì come la lor voglia di torre
l'altrui e di dare morte s'infiamma, così qui il somigliante significa.
E che da molti centauri, cioè uomini dal petto in su, e l'altro busto
cavallo, correndo sopr'essa sien vicitati, i quali significano i
correnti pensieri bestiali e voglie di loro che in ciò fargli
conservano, approvandogli per esempio i molti che di tale qualità
anticamente più furono impressi de' quali, poeticamente favoleggiando,
di loro essere così si ragiona, che alcuno uomo nominato Ixion per
alcuno tempo sforzandosi di congiungersi carnalmente con Junone, moglie
di Giove, e non possendo perchè era iddea, tra' nuvoli sua corruzione
sparta trascorse, della quale diversi animali in due nature formati si
generarono, cioè, di natura umana dal petto in su, e da indi in giù di
cavallo. La cui allegoria, come di sopra si conta, la bestial qualità
delle genti significa, d'i quali umana forma e abito bestiale si
discerne, tra' quali per più conoscenza di lor simili qui d'alquanti si
fa ricordanza, incominciandosi ad un grande di Grecia, nominato Aschiro,
il quale, secondo Omero, fu crudelissimo e bestiale in tutte sue
operazioni, nella cui signoria principalmente Achille figliuolo del re
Peleo crebbe, e seguentemente d'un altro nominato Folo, il quale tra gli
altri con più ira si resse, co' quali di Nesso, che per la bella Dianira
fu morto così si ragiona. La cui vendetta e storia in cotale modo
permane, che alcuna volta, in compagnia d'Ercole e Dianira sua moglie,
andando, ad uno gran fiume pervennero, per lo quale temendo Ercole di
Deianira che passar nol potesse, in sulla groppa di Nesso, fidandosi di
lui finalmente la puose; il quale, sentendosi sopra colei di cui egli
era vago, con l'intenzione d'averlasi dinanzi ad Ercole correndo a
fuggire si mise, dal quale così fuggendo fu mortalmente lanciato.
Ond'egli incontanente a Dianira si volse dicendo come per lei moriva; e
perch'ella in amor d'Ercole ritornasse partendosi dall'amore ch'era tra
lui e Giunone moglie di Giove, che la sua sanguinosa camicia togliesse,
e celatamente alcuna volta ad Ercole la facesse vestire, però che tal
virtù in sè ritenea, e così il detto Nesso morto, ella col marito, cioè
con Ercole permanendo, credendo quel che Nesso insegnato l'avea, la
detta camicia nascosamente ad Ercole mise, per la quale, essendone in su
la carne vestito, incontanente fu morto. Così di se stesso il detto
Nesso ingannando la sua vendetta si fece.
Quivi si piangon disperati danni
Quivi è Allesandro e Dionisio fero
Che fecie aver Cicilia dolorosi anni
¶ Significata la qualità de' centauri qui l'essenza degli altri
operanti, nominandone certi si contiene, incominciandosi al grande
Alessandro di Macedonia, il quale tiranneggiando signioreggiò le due
parti del mondo, cioè Asia e Africa, e seguentemente al feroce Dionisio,
per lo quale con grandissimo furore e forza l'isola di Cicilia lungo
tempo si resse. Tra' quali antichi modernamente di messer Azolino da
Romano della Marca trivigiana con la testa bruna per sembianza si vede,
il quale, ferocemente tiraneggiando Trivigio, Padoa, Vicenzia e Verona,
signioreggiandole resse, e simigliantemente con la testa bionda il
marchese Obizzo da Este in cotal colpa si vede, il quale signioreggiando
Modona e Ferrara dal ....., finalmente fu morto.
Mostrocci un'ombra da un canto sola
Diciendo colui fesse in grembo a Dio
Lo cuor che 'n sul Tamigio ancor si cola.
¶ Digradandosi la vista, secondo il più e 'l meno dell'operazione per la
presente qualità di coloro che infino alla gola nel sangue sortiti sono,
qui d'alcuno, nominato conte Guido di Monforte d'Inghilterra, così si
ragiona. Il quale essendo nimico della casa de' re d'Inghilterra uno di
loro, nominato Messer Arrigo d'Inghilterra, nella città di Viterbo,
levandosi il corpo di Cristo, finalmente uccise, con consentimento de'
re Carlo Vecchio, essendo collui, del quale secondo l'usanza, il cuore
del corpo fu tolto e in sua terra portato, il quale in un calice d'oro
coperchiato in mano ad alcuna statua in una chiesa sopra il fiume de
Londre, nominato Tamigio, ancora onorato si china.
La divina giustizia di qua punge
Quell'Attila che fu fragello in terra
E Pirro e Sesto: ed in eterno munge
¶ Ancor della presente qualità nel più profondo per maggior colpa alcuno
Unghero, Attila nominato si concede, il quale sanza alcun titolo di
ragione ferocemente anticamente si mosse, e nelle parti d'Italia con
grandissimo esercito venne rubando e ardendo le terre che a le mani gli
venivano, tra le quali Padova e Firenze per lui diserte rimasero. E così
operando e finalmente essendo ad assedio ad una terra di Romagna
nominata Rimino, e sconosciutamente entratovi per novelle di suo stato
sentire, e conosciuto da alcuno giucandovisi a scacchi collo scacchiere
in sul capo percosso, incontanente fu morto. E simigliantemente in cotal
colpa Pirro, figliuolo d'Achille, si considera, il quale, la marina
rubando, corse nel tempo del maggior dominio di Roma, e Sesto figliuolo
di Pompeo, il quale, dietro alla morte del padre, la marina
simigliantemente rubando, gran tempo con suo legno corse. Co' quali
antichi ancor modernamente di due ragionar si concede. De' quali l'uno
fu de' Pazzi di Valdarno, nominato Rinieri, e l'altro da Corneto di
Maremma, simigliantemente chiamato; per li quali le strade gran tempo di
Toscana furono corse e rubate.
_Comincia il XIII Capitolo_
Non era ancor di là Nesso arrivato,
Quando noi ci mettemmo per un bosco
Che da nïun sentiero era segniato
Dimostrata la prima qualità bestiale, cioè parte delle tre del grado
presente, qui in questo capitolo, seguentemente procedendo, delle colpe
[contra] il dovere, la seconda procede, cioè, quella che a sè medesimo
personalmente, e realmente offende, la quale, figurativamente, in forma
d'un alpestro bosco si pone dentro al detto fosso per ordine
circustante, per la cui fronde certi pennuti animali, in aspetto umano
volando, trascorrino. La cui allegorìa, propiamente cotale modo si
procede, che si come naturalmente si vede l'umana generazione tre
animati si possiede cioè vegetabile, razionale e sensitiva, delle quali
la vegetabile, cioè, quella che in vita crescendo permane, alla sua fine
giammai non consente. Ma perchè nel corpo umano la rationabile e la
sensitiva a sua morte talora consente, però in piante silvestre cotal
qualità di gente, figurativamente, si forma, siccome creature in isola
vegetabile rimase, essendoci dell'altre due sè stesse private. Le cui
vegetazioni di pennuti animali, le triste ricordanze e memorie di lor
propia privazione significano, le quali così figurate Arpìe poetando si
chiamano; delle quali, così figurativamente, secondo che tratta Virgilio
nel suo Eneidos, Enea Troiano con sua gente, essendosi da Troia partito,
di certe Isole, nominate Strofade, in cotal modo già furon cacciati,
procacciandovi d'aver preda con sua gente da vivere, tale quali
difendendosi da lor colle spade dalla Maestra di loro, nominata Cileno,
ad Enea fu finalmente così detto: Tu vai per signioreggiare Italia e qui
a torre mia preda se' giunto; ma prima che tu signoreggi, tu e tua
gente, i taglieri in su ch'avete mangiato per fame ancora manicherete.
Il quale annunzio finalmente avvenne, secondo che nelle sue istorie per
Vergilio si conta. Onde così in piante salvatiche, col dolore delle
dette ricordanze e memorie, ciascun che di vita si priva,
figurativamente qui si concede, tra' quali d'alcuno nelle seguenti
chiose per esempio si conta.
I' son colui che tenni anbo le chiavi
Del cor di Federigo e che le volsi
Serrando e disserando sì soavi
¶ Per seguitar, con esempio d'alcuno della presente qualità ominato
Piero dalle Vigne, qui si ragiona, il quale, si come naturale e isperta
persona nella corte dello 'nperadore Federigo in sì grazioso stato si
vide, che solamente in lui ogni segreto del segnore si volgea, tenendo a
suo volere le due chiavi del cuore, cioè il sì e no del suo imperato
dovere, di cui per gli altri cortigiani tanta invidia si prese che
falsamente dinanzi al signore abominandolo più volte, in disgrazia
ricadde. Per lo qual dolore, essendone abbacinato, e menato alcuna volta
presso da Sanminiato del Tedesco a Pisa in alcun suo borgo, nominato
fosso arnonico, per isdegno di sè, percotendosi il capo a un muro,
finalmente sè uccise.
* * * * *
[Il codice Laurenziano contiene, in più, la seguente chiosa]:
Ed ecco due dalla sinistra costa
Gnudi e graffiati fuggendo sì forte
Che della selva rompean ogni rosta
¶ Si come per due modi l'offensione di sè medesimo per l'uomo operata
puote essere, cioè personalmente e realmente, così qui nel presente
sito, essendosi la personal dimostrata, la real continenza si segue,
cioè la qualità di coloro che di ben temporali, e spezialmente
dell'avere, distruggendo, si spogliano; figurandogli ingnudi per la
detta cagione; e perchè della persona per lor non si priva, tra le
piante del bosco presente personalmente in umanità son formati, i quali,
figurativamente, da nere e bramose cagne, così son cacciati e disfatti,
a significare la oscurità delle 'ndigenze, cioè di bisogni necessarii,
che dietro alla distruzione correnti seguiscono perseguitandogli per due
guise, si come per due modi cotal distruzione per lor si conserva, cioè
lungo tempo vivendo mendico e povero dietro alla sua struzione [e]
d'appresso di lei incontanente avere fine. Di quali per esenpio qui di
ciascuno si dimostra, proponendosi l'uno in alcuno cavaliere padovano
nominato messer Iacopo della Capella, cioè santo Andrea da Monselice, il
quale di grandissima ricchezza lungo tempo in grande povertade divenne,
e l'altro in alcun sanese nominato Lano, il quale, avendo con la
scialacquata brigata di Siena sua ricchezza finita, e nella sconfitta
dalla Pieve al Toppo perdente con gli altri suoi cittadini ritrovandosi,
e potendosi a suo salvamento partire per non tornare nel disagio in che
incorso era, tra nemici Aretini a farsi uccidere percotendo si
[mise][21]. Onde chiaramente qui si significa il diverso cacciato correre
di loro.
* * * * *
Ricoglietele a piè del tristo ciesto,
Io fui della città che nel Batista
Mutò il primo padrone, ond'ei per questo
¶ Però che de' Fiorentini è propio vizio d'appiccare sè medesimi, come
degli Aretini il gittarsi ne' pozzi, qui di tutti quei di Firenze che
ciò fanno, in uno si ragiona, acciò che ciascun leggendo del suo parente
si creda, il quale, per sua patria nominandosi, cioè di Firenze, di lei
alcuna condizione in cotal modo significa, dicendo, che per lo mutamento
di suoi padroni che anticamente per accrescimento della fede cattolica
d'uno in altro si fece, lasciando l'idolo di Marte, il quale, secondo i
poeti, Iddio delle battaglie si chiama, e san Giovanni Batista
prendendo, che per tale privamento con sua impressione il detto Marte la
farà sempre dolere, privandola delle vittorie di sua arte. E finalmente
approvandola, che s'e Fiorentini anticamente non l'avessero ricolto e in
atti riposto, com'è al presente nella testa del loro vecchio ponte si
vede, che indarno di dietro alla distruzione di Firenze che per Attila
Unghero anticamente si fece per loro edificato, così si sarebbe, per lo
qual significamento, secondo l'arte della strologia, in alcun vero cotal
principio per ascendente s'intende.