[7] Il cod. B e il Parigino _nove_: lezione forse preferibile.
[8] Cod. B _remoto_.
_Comincia il Primo Capitolo_
Nel mezzo del camin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva iscura
Chè la diritta via era ismarrita
In questo cominciamento del libro, siccome proemio, significa l'autore
la quantità del tempo suo nel quale egli era quando il lume della verità
gli cominciò prima a raggiare nella mente, avendo infino allora dormito
col sonno della notte continua, cioè nell'oscurità della ignoranza,
mostrando che fosse nel mezzo del camin di nostra vita; per lo quale si
considera il vivere di trentatre, o vero di trentaquattro anni, secondo
quello che del più e del meno e del comunale appare e simigliantemente
quel c'appare del vivere[9] e del morire di Cristo, il quale, per essere
perfetto in tutte sue operazioni il mezzo comprese. Nel quale essendo
s'avide ch'egli era in una oscura selva, dove la dritta via era
smarrita. Per la quale, figurativamente, si considera la molta gente che
nella oscurità dell'ignoranza permane, con la quale è impossibile di
procedere per la via dell'umana felicità, chiamandola selva, a
dimostrare che differenza non sia da loro sensibile e razional suggietto
al vegetabile solo. Onde propriamente di cotal gente selva d'uomini si
può dire come selva di vegetabili piante.
Tanta e amara che poco è più morte
Ma per trattar del ben ch'io vi trovai
Dirò dell'altre cose ch'io v'ho scorte.
¶ Per questo bene di che egli trattare intende il dichiarare al mondo la
passione de' rei e la gloria de' buoni si considera, la qualità loro
secondando per dare correzione e lode a chi n'è degnio.
Io non so ben ridir com'io v'entrai,
Tant'era pien di sonno in su quel punto
Che la verace via abbandonai.
¶ Naturalmente a ciascuno è gnoto della detta selva l'entrata per lo
principio puerile, nel quale si dorme l'affetto di ciascuna inpressione.
Ma quando fu' a pie' d'un colle giunto,
Là dove terminava quella valle,
Che m'avea di paura il cor conpunto.
¶ Essendosi raveduto dell'essere istato nella bassezza della detta
ignoranza, la quale figurativamente quì valle si chiama, l'animo suo al
pie' d'un colle incontanente pervenne, per lo quale l'altezza dell'umana
felicità si considera, la quale coll'intelletto de' raggi del sole
coperta la vide, cioè della chiarezza dell'intellettuale verità, con la
quale dirittamente si guida chi co' lei si rimira.
Allor fu la paura un poco queta
Che nel lago del cor m'era durata
La notte ch'io passai con tanta pieta.
¶ Ritrovandosi nel cominciamento di cotanto bene, la paura della notte
ch'avea passato, cioè del tempo in che nella ignoranza era stato,
alquanto gli fu sollevata per la speranza che già nell'intelletto la
sopradetta chiarezza gli dava.
Così l'animo mio, ch'ancor fuggiva
Si volse in dietro a rimirar lo passo
Che no lasciò già mai anima viva.[10]
¶ Per questo passo, al quale egli qui si rivolse la sopra detta viziosa
e ignorante vita, figurativamente si considera, la qual non lascia aver
vita d'alcuna vertuosa fama dietro a la morte, a chi di lei fia impresa.
Ecco quasi al cominciar dell'erta
Una lonza legier e presta molto
Che di pel maculata era coperta.
¶ Cominciando coll'animo a salire su pe la detta altezza, mostra che tre
bestie gli si parassero dinanzi per isturbarlo, per le quali
figurativamente si conprendono i principali tre vizii più contrarii a
bene operare dell'animo, de' quali il primo è lussuria, formandola in
lonza, però che come lei è macchiata di molti e diversi colori, sì come
di molti e diversi piaceri e di simigliante umidità e superflua caldezza
disposta. ¶ Il secondo superbia in forma di leone figurata, la cui
significazione apertamente si vede. ¶ Il terzo avarizia, formata in
lupa, a significazione di sua bramosa e infinita voglia, sì come per lei
tra gli altri animali di ciò golosamente sembianza vede e di ciascuna
mostrando a cotale salire come grande è l'offesa.
Tempo era del principio del mattino
E 'l sol montava su con quelle stelle
Ch'eran co lui, quando l'amor divino
Mosse di prima quelle cose belle.
¶ Essendo occupato nell'animo da' sopradetti vizii alcuna cagione di
speranza, l'ora del tempo gli dava e la dolce stagione e della fiera la
_gaetta_[11] pelle, immaginando che la chiarezza del felice lume gli
avea incominciato a raggiare nella mente nel principio del dì sì come in
principio di luce e fine d'oscurità, essendo il sole in compagnia colle
stelle dell'ariete, con le quali, secondo la divina scrittura era
acconpagnato, quando in prima ebber moto, però che si vedeva con
l'universo in uno medesimo tempo accordante: Per lo quale si segue che
fosse di primavera ne' dì del suo mezzo Marzo. E simigliantemente,
immaginando alla vaghezza della gaetta pelle, pensando che la naturale
par che conceda, che dove più è valore più cotal fuoco s'accenda,
avegna che ciò non si debba accettare se non come vizio.
Mentre ch'io ruinava in basso loco
Dinanzi agli occhi mi si fu offerto
Chi per lungo silenzio parea fioco
¶ Ritornando con l'animo nell'usato luogo, cioè nell'ignoranza per la
forza de' detti tre vizi, l'effetto dell'umana ragione dinanzi agli
occhi della mente gli apparve, dal quale è compreso indizio e forza di
procedere per la via dell'umana felicità; il quale effetto,
figurativamente, nel detto luogo ingnorante, in forma di colui che più
nella ragione umana poetando si stese, compone cioè di Vergilio, dal
quale per tutto il cammino che a lei s'appartiene figurativamente sì
come da essa, per questo libro prende sua guida.
Molti son gli animali a cui s'ammoglia,
E più saranno ancor in fin ch'el veltro
Verrà che la farà morir con doglia[12]
¶ Con ciò sia cosa che, per volere di Dio, ciascuno animale da' corpi
celestiali, cioè dalle stelle, abito[13] e forma comprenda; però il loro
effetto così qui è da entrare che, secondo quello che visibilmente
appare, la presente umana età più della cupidità dell'avarizia che
d'altra impressione aver mostra e questo è quello che nelle presenti
parole se tocca, diciendo che pur crescier debbia infin che suo corso
trascorra e poi venir meno ragionevolmente sì come ella comincia per la
continua e velocissima variazione delle stelle. ¶ Per la quale
definizione, che figurativamente qui veltro si chiama, la seguente
impressione di lei si considera, la quale esser conviene virtudiosa,
perchè dala presente ciascun vizio dipende, chiamandola veltro per
contrario della presente, ch'è lupa. La cui nazione serra tra feltro e
feltro, considerando cioè tra cielo e cielo. Ver è che per certi diversa
intenzione sopra ciò si contiene, dicendo che 'l detto veltro debbia
essere alcuno virtudioso che per suo valore da cotal vizio rimova la
gente approvando ch'altro che di gentil nazione non possa essere. ¶ Onde
per abbattere cotale opinione, cioè che così di vile come di gentile non
possa essere, qui per contrario solamente tra feltro e feltro così si
consente, si come tra vile e vile, però ch'è drapo di vile condizione,
avegnia che la intenzione del presente autore a questa ultima però non
consente.