1.--=Cod. Laurenziano XL. 10=, del 300, scritto a 2 colonne. Contiene in
principio il testo del Poema, con la rubrica in rosso: «Inchomincia la
chomedia di dante allighieri di firenze, nella quale tratta delle peni
(sic) e punimenti de vizij e de meriti et premij de la virtu. Comincia
il chanto primo de la prima parte, la quale si chiama inferno; nel quale
capitolo fa l'autore proemio a tutta l'opera». Finito il Poema, la
sottoscrizione: «Qui finisce la chonmedia di dante alleghieri di
fiorenza. Lode e grazie n'abbi iddio.» Segue il Capitolo di Busone da
Gubbio, e quindi il «Proemio di achopo figluolo di dante aleghieri sopra
la Commedia». (È il noto Capitolo, ossia la _Divisione_).
Finalmente il Commento: «Libro primo. Chiose di achopo figluolo di dante
Allighieri sopra alla chommedia». Terminato il Commento: «Conpiute sono
le chiose de l'ynferno di achopo di dante». Per essere discretamente
corretto, mi sono servito di questo manoscritto per il testo. In caso di
lacune o di lezioni evidentemente erronee abbiamo ricorso ai codici che
indichiamo, come pure ad altri manoscritti che recano qualche brano
delle nostre Chiose, come, per es., il codice Poggiali 313 e
l'Ashburnham. 832.
2.--=Il Codice Poggiali Vernon=, della fine del 300, che oltre ai
Commenti di ser Graziolo, Guido da Pisa, Benvenuto da Imola, racchiude
anche le Chiose di Jacopo. Esso servì alla prima stampa del Commento,
sebbene scorretto per modo che moltissimi passi rimangono a dirittura
privi di senso. L'editore aggiunse, a piè di pagina, le varianti del
Laurenziano XL, 10, ma con parecchie inesattezze.
3.--_Il frammento Barberiniano-Vaticano XLV, 101_ (ant. 1729), di sole 4
carte, aggiunte al Commento latino di Pietro di Dante. È anche esso del
300. Lo pubblicò il Crocioni nel _Bullettino della Società filologica
romana_, N.º IIII, p. 70 e sgg., dove si legge pure il testo del
4.--=Frammento= di una sola carta, inserito nel =cod. Riccardiano 1414=,
e scoperto dal Morpurgo. Contiene pochi passi dei Capit. XIV e XV. È del
300.
Questi codici sono ben diversi l'uno dall'altro, ciascuno di essi offre
lacune che non si riscontrano negli altri. Una certa parentela si nota
fra il Laur. XL, 10 e il codice Vernon-Poggiali. Rimane però escluso che
l'uno possa esser copiato dall'altro.
_PROEMIO_
_D'Jacopo Figliuolo di Dante Aleghieri sopra la Commedia_
O voi che siete nel verace lume
alquanto illuminati nella mente,
ch'è sommo frutto de l'alto volume,
Perchè vostra natura sia possente
più nel veder l'esser dell'universo,
guardate all'alta commedia presente
Ella il dimostra, e 'l simile e 'l diverso
dell'onesto piacere, il nostro oprare
e la cagione che 'l fa o bianco o perso.
Ma perchè più vi debbia dilettare
della sua intenzione entrar nel senso,
come è divisa in sè vi vo mostrare.
Tutta la qualità del suo immenso
o vero intendimento si divide
prima in tre parti senz'altro dispenso.
La prima viziosa dir provide,
però che prima più ci prende e guida,
e già Enea con Sibilla il vide.
E questa i nove gradi fa partida,
sempre di male in peggio, infino al fondo
dov'el maggior peccato si rannida;
Con propria allegoria formata in tondo,
sempre scendendo e menomando il cerchio,
come conviensi all'ordine del mondo.
Sopra da questi nove per soperchio,
sanza trattare di lor, fa dirisione
di que' che sono nel mondo sanza merchio.
Poscia nel primo, sanza altra ragione
che d'ordine di fe, mostra dannati
quei ch'ànno la innocente offensione,
E quei che son più dal voler portati
per lor disij che da ragione umana,
son nel secondo per lei giudicati.
Nel terzo quella colpa ci dispiana
con propii segni ch'è del gusto inizio,
da cui ogni misura istà lontana.
E quelle due opposizioni in vizio
nel quarto fa parer per giusto modo,
che rifiutò il buon Roman Fabrizio.
Nel quinto l'altre due che son nel nodo
del mal incontanente, ci fa certi,
con accidioso ed iracondo brodo.
E quei che son dalla malizia esperti
co lor credenze eretiche e fiammace
nel sesto dona lor simili merti.
Seguendo la bestial voglia fallace,
nel settimo la pon, diviso in tree:
la prima violenza in altrui face
E la seconda offende pure a see,
la terza verso Iddio porge dispregio
e Soddoma e usura con essa ee
Nell'ottavo conchiude il gran collegio
della semplice froda, che non taglia
però la carta al fedel privilegio.
E questo in diece parti cerne e vaglia:
ruffiani, lusinghieri e simonia
e chi di far fatture si travaglia,
Barattieri e ipocreta resia,
ladroni e frodolenti consiglieri,
scommetitori di scismatica via,
Con quei che fanno scandal volentieri,
falsator d'ogni cosa in fare e 'n dire,
figurandogli a modo aspri e leggieri,
Nel nono quella froda fa seguire
che rompe fede ed in quattro il diparte:
lo primo chiama Caym a tradire.
Quei che la patria tradiscono o parte,
nel secondo gli mette in Antenora;
e nel terzo chi serve e fa tale arte,
Chiamando Tolomea cotal dimora,
e il quarto Giudecca, che riceve
ciascun che trade chi 'l serve e onora.
Quello il fondo d'ogni vizio greve
de lei, chiamato inferno e figurato;
e qui fo punto per parlar più breve.
Nella seconda parte fa beato,
purgando per salir infino al sito
che fu al nostro antico poco a grato.
Ed à in otto parti ancor sortito
cotal salir in forma d'un bel monte,
ma fuor di loro in cinqu'è dipartito,
Però che cinque cose turba il ponte
over la scala da ire a purgarsi:
cioè diletto, violenza ed onte.
Onde convien di fuor da set[t]e starsi,
con questi infino al termine lor posto
i nigligenti o uffizial trovarsi.
Nel primo ci dimostra esse[r] disposto
prima a purgarsi sotto gravi pesi
quel superbir che 'n noi s'accende tosto.
E propiamente nel secondo à lesi
gl'invidiosi con giusta vendetta,
nel terzo gl'iracondi fa palesi,
Nel quarto ristorar fa con gran fretta
l'amor del bene iscemo, e dentro al quinto
con gran sospiri gli avari saetta.
E l'appetito nostro à si distinto
quel che soperchia dentro al sesto giro,
che 'l vero è quasi da tal forma vinto.
Nell'infiammato settimo martiro
ermafrodito, Sodoma e Gomorra
cantar dimostra il lor aspro disiro.
E poi di sopra, per ch'altri vi corra,
della felicità dimostra segni
a chi la sua scrittura non aborra.
Ma ora, per seguire i suoi contegni
dir mi conviene dell'opera divina,
e voi assottigliate i vostri ingegni.
La terza parte con alta dottrina
in nove parti figurando prende,
simili al ben che da essi declina.
La prima con quella vertù risplende
che con freddezza d'animo a eccellenza,
che carità di spirito s'intende.
E la seconda celestial semenza
al governo del mondo cura e guarda,
secondo il senso de la sua sentenza.
La terza par che in foco d'amore arda
e la quarta risplenda tanta luce
che sapienzia a suo rispetto è tarda.
La quinta che feroce ardire adduce
tanta vertute e forza corporale
che solo il militar prende per duce
D'ogni grandezza e animo reale
La sesta par che al suo parere imprenti
la mente dove sua vertute cale;
E la settima par che si contenti
a castitate in sacerdotal manto;
e ciò dimostran bene suoi argomenti
Diversamente d'ogni abito santo
l'ottava, e d'ogni ben fa esser madre
per la vertù ch'ell'à in sè cotanto;
La nona in sè conchiude come padre
mobile più ciascun moto celeste,
e qui l'enchiude sincere e leggiadre.
Poscia di sopra a tutte quante queste
vede l'essenza del primo fattore,
che l'universa macchina si veste.
I' lei discerne del nostro colore,
per dimostrar che sola nostra vista
sensibil può vedere il suo amore
Però vedete omai quanto s'aquista
studiando l'alta fantasia profonda
dalla qual Dante fu comico artista.
Vedete ben come il suo dir si fonda
nel bene universal per nostro exemplo,
acciò che i' noi il mal voler confonda.
Mettete l'affezione a tal contemplo,
non vi smarrite per lo mal cammino
che ci distoglie dall'etterno templo,
Nel quale e' fu smarrito pellegrino,
finchè dal ciel no gli fu dato aita,
la qual gli venne per voler divino
Nel mezzo del camin di nostra vita.
_LIBRO PRIMO_
_Chiose_
_d'Jacopo, figliuolo di Dante Alighieri sopra alla "Commedia"_
A ciò che del frutto universale novellamente dato al mondo per lo
illustre filosofo e poeta Dante Allighieri fiorentino con più agevolezza
si possa gustare per coloro in cui il lume naturale alquanto risplende
sanza scientifica apprensione, io Iacopo suo figliuolo per maternale
prosa dimostrare intendo parte del suo profondo e autentico
intendimento, incominciando in prima a quello che ragionevolmente pare
che si convegnia, cioè che suo titol sia, e come partito, e la qualità
delle parti, procedendo poi ordinatamente la disposizione di lui,
secondando il testo. Il cui ordine brievemente così comincio che,
secondo quello che ciertamente appare in quattro stili ogni autentico
parlare si conchiude, de' quali: ¶ Il primo tragedia è chiamato, sotto
'l quale, particularmente d'architettoniche magnificenze si tratta, si
come Lucano e Virgilio, nell'Eneidos. ¶ Il secondo, commedia, sotto il
quale generalmente, e universalmente si tratta di tutte le cose, e
quindi il titol del presente volume procede. ¶ Il terzo, satira, sotto
il quale si tratta in modo di riprensione, siccome Orazio. ¶ Il quarto,
e ultimo, elegia, sotto il quale d'alcuna miseria si tratta, si come
Boezio. La cui divisione procedendo in cotale modo permane, che
principalmente si divide in tre parti, delle quali la prima
figurativamente Inferno si chiama, la seconda Purgatorio, e la terza e
l'ultima Paradiso. La prima in nove parti, cioè gradi, si divide, de'
quali il settimo in tre; l'ottavo in diecie e 'l nono in quattro. ¶
Ancor si divide la seconda in sette gradi ordinati, e in due
extraordinati, l'uno superiore, e l'altro inferiore si divide. Il quale
inferiore in cinque parti ancora è diviso. La terza e l'ultima in due[7]
sanz'altra divisione si divide, delle quali generalmente l'allegorica
qualità avegniachè per più propio secondo l'ordine del volume recitare
si convegna, non di meno quì per questo proemio dichiarerò parte de'
suoi principii per abbreviarmi più nelle seguenti cose, dicendo ch'el
principio delle intenzioni del presente autore è di dimostrare di sotto
alegorico colore le tre qualitadi dell'umana generazione. ¶ Delle quali
la prima considera de' viziosi mortali, chiamandola Inferno, a
dimostrare che 'l mortale vizio opposito alla altezza della vertù
siccome suo contrario sia. Onde chiaramente s'intende che il luogo
determinato de' rei è detto Inferno, per lo più basso luogo e rimosso[8]
dal cielo. ¶ La seconda considera di quegli che si partono da' vizi per
procedere nelle virtudi, chiamandola Purgatorio, a mostrare la passione
dell'animo che si purga nel tempo ch'è mezzo dall'uno operare
all'altro. E perchè dal partirsi dalle vertù a l'entrar ne' vizî spazio
non ha di tempo, però no gli si oppone opposita qualità, chè sanza mezzo
di tempo è fatto vizioso chi si parte da virtù per procedere ne' vizij,
chè dove non è tempo non è passione. ¶ La terza e l'ultima considera
degli uomini perfetti, chiamandola Paradiso, a dimostrare la beatitudine
loro, e l'altezza dell'animo congiunto con la felicità, sanza la quale
non si discerne il Sommo Bene. E così figurando per le parti sopradette,
come conviensi, sua intenzione procede, la quale per più chiarezza
simigliantemente mi conviene seguitare, dichiarando, dove bisognia
quella parte del libro prendendo per titolo che a ciò si conviene. Nel
quale incominciando così procedo: