Fra Benedetto s'impegnò alla meglio farle animo e consolarla, poi

s'informò se vi fosse in casa nessuno della famiglia, e seppe che

la sola Lisa col suo fanciullino era, si può dir, prigioniera dalla

sera innanzi nella sua camera all'ultimo piano; udì l'istoria delle

diavolerie di Gavinana, e questo racconto confusamente narrato,

tramezzato sempre da singhiozzi, da esclamazioni, da lagrime e sospiri,

si faceva, mentre avviatosi per condursi presso la giovane, veniva

lentamente salendo le scale.

--Oh Madonna Santissima! diceva M. Fede stendendo la mano al saliscendi

dell'uscio, che spettacolo vedrete!... la poverina pare smemorata! e

non ha dormito mai tutta la notte, o non piange, e sta muta, cogli

occhi fissi in terra, ed ogni poco dice: _Era un traditore_! e non

c'è verso a farla muovere, o parlare, e non risponde altro.... Oh

Vergine benedetta, in che modo ha a finire questa casa, e noi poverine,

sventurate!... E di messere che ne sarà?.... e de' figliuoli.... e di

M.ª Laudomia?.... neppur sapere dove sian capitati.... Oh Signore, che

rovina! che rovina!--

--Ora via, apri, disse il frate, qui non v'è rimedio, non v'è speranza

che in Dio.--

La vecchia aperse, ed entrarono.

Lisa sedeva innanzi ad una tavola; v'appoggiava i gomiti e le braccia,

e su queste il capo, tantochè il viso si nascondeva, mostrando soltanto

la capigliatura disordinata e negletta, come lo eran le vesti, che

l'avvolgevan incomposte, più che non la coprissero.

Accanto alla tavola si tenea ritto il piccolo Arriguccio, e per

esser troppo piccino, non aggiungendo agli orli di essa col viso, vi

s'attaccava colle manine, tra lo sbigottito e 'l piangente di veder la

mamma a quel modo; e colle sue dita, piccole e tonde come pignoletti,

facea forza inutilmente per sollevarsi tanto che la vedesse in volto;

ma essa immobile e muta, neppur parea s'avvedesse degli sforzi del

fanciullino.

--Povera infelice! disse Fra Benedetto commosso, se fu grande il tuo

errore non è minore il castigo!....--

Poi pianamente fattosele dappresso la chiamò più volte invano, la

scosse, poi dolcemente postale una mano sotto la fronte, le sollevava

il capo. Essa mise un gemito, come le desse noja quest'atto; pure alzò

il viso, affissò il guardo nel frate, e fu tale, che questi più che mai

doloroso, pensò in cuor suo:

--Oh Dio! che il senno di costei si smarrisce! Ed essa intanto

scrollando il capo:

--Eh?.... Che ne dite?.... L'avreste immaginato ch'egli era un

traditore?--e rimasta muta un momento, soggiungeva, stringendosi nelle

spalle:

--Eppure è così.... Era un traditore!--

--Oh figlia benedetta! Poverina! Troppo avete ragione di dolervi....

ed io, che parte ho inteso i vostri casi, son venuto poi apposta per

sentir come stavi, per profferirmivi in quel poco che posso, per

consolarvi e pianger con esso voi.... Poverina.... via... su.... un

po' di forza.... è tremenda la vostra tribolazione.... ma Iddio non

le manda per nostro danno, le manda perchè a lui ci volgiamo, per

rammentarci che non s'ha a cercar il bene quaggiù, ma in Lui solo....--

Lisa pareva tutta attenta a queste parole, ed il buon vecchio ne traeva

felice presagio; ma essa a un tratto interrompendolo, e prendendogli

con forza convulsa le mani, gli diceva:

--Ma ditemi il vero, Fra Benedetto, voi l'avreste creduto, che era un

traditore?--

--E che volete che vi dica, figliuola benedetta? No, non l'avrei

creduto; ma chi può penetrare ne' cuori se non Iddio.... tant'è vero,

che io pur troppo dissi a messer Niccolò....--

--Ah dunque lo sapevate!.... ma perchè, perchè non dirmelo anche

a me poverina? perchè mettervi d'accordo tutti per tradir questa

disgraziata?--

--Ma via, chetatevi figliuola, chetatevi per l'amor di Dio, voi non

m'avete inteso....--

E M.ª Fede anch'essa tutta piangente: --Chetatevi, madonna, ch'egli

non v'ha detto cotesto....--

--Ed io sto cheta, non dico nulla.... che ho io detto?---

E l'infelice li guardava, or l'uno or l'altra, con occhi pieni d'un

talchè così nuovo, così spaventato, che ambedue più che mai ne

sbigottivano.

--Oh! non pensate ora a coteste cose, via, fatevi un po' di forza!....

cacciate la memoria di quel disgraziato... perdonategli.... pregate

Iddio che abbia pietà di lui; poi dimenticatelo....--

--E come ho io a fare per dimenticarlo se io l'ho sempre qui (e colle

mani si premeva il petto), qui nel cuore che me lo tormenta, me

l'abbrucia, e non mi lascia requie nè riposo?.... io che l'amavo tanto,

che non vedevo se non lui solo nel mondo!... perchè non dirmi quand'era

tempo «Bada, ch'egli è un traditore!....»

--E perch'egli è tale, per questo appunto tu l'hai a scordare

figliuola, e tanto più ora, a' termini in che è ridotto il babbo! pensa

al povero padre tuo!....--

--Oh! il babbo.... è vero.... dov'è, che gli hanno fatto?--

Disse Lisa quasi colpita da una spaventevole idea del tutto nuova ed

inaspettata:

--Ah, è vero, sciaurata!... è vero.... ma s'io non ho più il capo!...

compatitemi Fra Benedetto, abbiate pietà di me, povera pazza.... io

lo sento, il cervello non è più mio,... oh! ditemi, del babbo che n'è

stato!...--

E qui cacciandosi le mani ne' capelli, dette finalmente in uno scoppio

di pianto, versando lacrime a torrenti, e dicendo interrottamente:

--E pensare che.... sono.... stata io cagione di tutto!... Che....

avrò all'anima.... la morte sua!.... Oh! disse alzandosi risoluta, e

racconciandosi i panni indosso, chè da ogni lato, male allacciati, le

cadevano, andiamo per l'amor di Dio, andiamo a lui subito.... ch'io

voglio morire a' suoi piedi.... io non posso morire altrimenti. Ah,

poterlo salvare! poter trovare una via di morir per lui!... insegnatemi

il modo, e prendetevi... che posso io darvi?... che m'è rimasto?... la

vita di questo fanciullo?.... prendetevela.... tutto, tutto! purchè il

sangue di quel vecchio non mi spruzzi il viso, non mi piova sull'anima

come un fuoco d'inferno....--

Il Frate e M.ª Fede, mentr'ella smaniava a quel modo, mezzo fuori

di sè, le stavano attorno tentando ogni via di racchetarla, ora con

parole, ora con atti, con carezze, con persuasioni, che neppure

udiva, o non curava quell'infelice. Ma lo sfogo del tanto piangere

le giovò più di tutto, e si venne a mano a mano rallentando quello

stato convulso e violento, divenner più rari i singhiozzi, più lento

l'ansare del petto, sembrò volgesse gli sguardi più naturali, tanto che

a Fra Benedetto parve poter acconsentire a condurla fuori, e tentare

con essa di penetrare nelle carceri del bargello.

M.ª Fede la venne rassettando per tutta la persona, e le compose

alla meglio i capelli e le vesti, mentre Lisa, recatosi in braccio il

bambino, stringendolo e baciandolo, diceva, bagnandogli il viso di

lacrime:

--Oh poverino! Quando potrai conoscere l'istoria di casa tua, i casi

della mamma, saprai quanto caro ci sei costato a tutti.... Fede, ti

raccomando Arriguccio.... chiuditi a chiave, sai!--

Ripose in terra il fanciullo e si mosse per uscire: poi fermatasi a un

tratto si rivolse, tornò ad abbracciarlo, e disse, tenendogli tra le

mani il capo:

--Oh bimbo mio, Dio ti benedica! Dio non ti castighi mai per le colpe

di tua madre!.... tu che sei innocente, oh potessi pregar per me!--

Lo baciò un'ultima volta, dicendo:

--Ti vedrò ancora, bambino mio? poi, staccatasi da lui, tenne dietro al

frate e scesero in cortile.

Pensò questi di far motto al Nobili per ottener che la Lisa potesse

uscire, o, meglio ancora, impetrare che le venisse concesso veder il

padre.

Trovò messer Benedetto in un angolo del portico, ove, tra un monte di

masserizie, ed attendendo a ciò che faceano que' suoi ribaldi, s'era

seduto sul seggiolone proprio di Niccolò, su quello che, collocato

nella stanza del letto accanto al cammino, troppo era noto a Fra

Benedetto. A quella vista gli si rinnovò più dolorosa la memoria del

perduto amico, e non potè accostarsi al Nobili, e parlargli, senza che

negli occhi e nel volto non apparisse turbamento grandissimo. Pure,

facendo forza per comprimere codesti affetti, gli disse:

--Messer Benedetto, io v'ho a chieder in grazia, che sia concesso a

M.ª Lisa, alla figlia di Niccolò, d'uscir di questa casa... e che ella

possa condursi sicuramente al bargello, e veder suo padre. Voi non

vorrete negarle questa consolazione, non è egli vero?--

Il Nobili fu per dir no addirittura, chè ben lontano di sentirsi

disposto a far piaceri a Niccolò, gli avrebbe fatto volentieri invece

quel maggior dispiacere che avesse potuto; adirato e rabbioso com'era

tuttora per la scena che abbiamo dianzi descritta. Ma non potendo

mancare alla sua natura d'ipocrita, considerò che a nulla gli sarebbe

giovato mostrarsi duro in questo caso, ed invece poteva con poca spesa

apparire caritatevole, umano, e superiore ad ogni pensiero di vendetta

o di parte. Disse dunque:

--Veramente io non dovrei, non potrei... chè gli ordini son severi.

Pure.... conosco anch'io, sarebbe troppo disumana cosa impedir che una

figlia abbracciasse il padre.

E messo un sospiro, alzò gli occhi al Cielo, aggiungendo:

--Già abbastanza son infelici costoro. Oh, la ragion di stato!... ell'è

pur la terribil cosa!...--

--Iddio vi tenga conto di questa vostra umanità; ora dunque siate

contento darci un de' vostri uomini che ci accompagni.--

--Oh, ser Cecco, disse accennando ad un ometto sparuto, e mal in

arnese, fate motto.... Andate con costoro, e procurate che possano

entrare da Niccolò. Se qualcuno facesse opposizione, valetevi del nome

mio.--

Ottenuta questa licenza, si mosse il Frate colla Lisa e la loro guida:

passando sotto l'androne per uscire in istrada, vide in terra buttato

tra un monte di robe anco il ritratto di Fra Girolamo, e s'accorse

che per ischerno, l'aveano imbrattato tutto col carbone, e fategli le

corna ed altre insolenze e sporcizie; ne torse gli occhi con dolore, e

affrettando il passo, gli parve mill'anni trovarsi fuori di quel luogo

di tanta desolazione.

CAPITOLO XXXIX.

L'ira alla quale s'era lasciato trasportare Niccolò contro il Nobili,

e le rigorose parole usate con esso, le ripensava l'afflitto vecchio

nell'amarezza del cuore, dolendosi di non aver saputo raffrenar

quell'impeto, quando l'appressarsi della sua ultim'ora, avrebbe dovuto

più infondergli la mansuetudine e la pazienza.

Raccolse i pensieri, e procurando dimenticare quella dolorosa scena,

tutti li volse a Dio chiedendogli perdono del suo errore; offerendogli

il desiderio, se non altro, di perdonare a chi avea procurata la rovina

di Firenze, e pregandolo volesse per sua misericordia purgarlo in

quegli ultimi momenti d'ogni lievito d'odio gli fosse rimasto nel cuore.

Così a poco a poco gli venne pur fatto di calmarsi, e stette a questo

modo insin che sonarono in Palagio le 22 ore. Udì allora nell'andito

vicino un rumor di passi e quel suonar di chiavi che tanto di frequente

ferisce l'orecchio de' poveri prigionieri: poi sentì aprirsi la toppa

della sua segreta, scorrere i chiavistelli, e finalmente spalancato

l'uscio entrò un uomo, che dalla cappa scura e da una medaglia che avea

al collo con suvvi il giglio fiorentino, conobbe essere il cancelliere

della Balia. Cinque o sei birri e tavolaccini l'accompagnavano, e

fecero cerchio intorno al cancelliere suddetto, il quale, volto a

Niccolò, gli disse, usando le parole che si costumavano in quella

trista occasione:

--Niccolò, assai mi pesa di doverti annunciare ciò che è pur mio

ufficio annunciarti, che per partito vinto di tutte fave nere

dell'eccelsa Balia del popolo Fiorentino, tu sei condannato nel

capo, quale ti sarà mozzo questa notte ad ore sei nel cortile del

bargello. Così il nostro Signor Jesù Cristo abbia in pace l'anima tua:

Niccolò, rispondimi, hai tu inteso? affinchè costoro possano farne

testimonianza.--

--Io ho inteso.--

Disse il vecchio, che a quell'annunzio non diede col volto, nè in tutta

la persona, segno veruno di alterazione: poi soggiunse tosto, parlando

con tranquillità, ma al tempo stesso in modo grave e solenne:

--Non per me, ch'io accetto volentieri questa morte pe' miei peccati,

ma per salvare i diritti de' cittadini e di Firenze, e la fede de'

patti giurati, quale si falsa e s'offende ora nella persona mia,

protesto e dichiaro irrita e nulla questa condennagione.--

Que' birri e quel cancelliere, che avea di birro tutto fuorchè il

vestire, e che non s'impacciavan d'altro, che del loro ufficio, e non

intesero o non badarono alla protesta di Niccolò, che scambiarono colle

solite dichiarazioni d'innocenza di tutti i condannati, al momento in

cui vien loro annunciata la morte. Lo fecero alzare senza maltrattarlo,

nè usargli gran riguardi o mostrargli compassione, ma coll'indifferenza

che s'acquista in ogni mestiere a forza d'abitudine; ed ajutandolo, chè

s'avvedevano mal potea reggersi in piedi e camminare, lo condussero

passo passo insino alla cappella.

Dal 1260, quando il palazzo del bargello serviva a' Priori, ed essi

udivan la messa ogni mattina in questa cappella, non era stata mutata

in nulla, e si manteneva nella sua divota e venerabile antichità. Era

un rettangolo coperto da un'ardita ed elevata vôlta, che quattro spine

rilevate, innalzandosi dai capitelli di sottili colonne poste agli

angoli, tagliavano in quattro parti, incontrandosi nella sommità, ove,

a guisa di chiave, era lo scudo fiorentino di parte Guelfa. Le spine

eran dipinte a liste in traverso rosse e bianche: i campi d'un azzurro

annerito omai dal tempo e dal fumo de' ceri, sparso di stelle d'oro.

Di faccia all'ingresso, l'altare con un Cristo crocifisso grande

al naturale di legno nero, coperto sino a mezza gamba d'una tunica

o clamide oscura ricamata d'argento, come il Volto Santo di Lucca:

da ciascun de' lati due ceri accesi, le mura tutte dipinte per mano

di quegli artefici che ornarono il camposanto di Pisa, Buffalmacco,

Gaddi, Tafo ec., ma per esser affumicate poco più si vedevano le loro

pitture. La luce riflessa dal sole cadente (dritta non potea giungervi)

ravvivava i colori dell'invetriate dipinte di due finestroni, e

penetrando nell'interno della cappella vi spargeva una tinta misteriosa

ed incerta nella quale spiccavan soltanto i lumi dell'altare.

Vicino a questo era già radunata la compagnia della Misericordia:

quattro giornanti ed un capo guardia, coperti di loro cappe nere colla

buffa calata sul viso del quale gli occhi solo apparivan per due buchi

tondi. Aveano appoggiato al muro in un angolo un lor crocifisso grande,

portatile però, sul quale un archetto confitto nel braccio superiore

reggeva un drappo nero impresso di due croci bianche.

Quando entrò Niccolò sorretto da' birri, i fratelli attendevano a

recitar i salmi del vespero a voce bassa. Appena lo videro si mossero

tutti ad incontrarlo, e levatolo di mano a que' ribaldi, che tosto se

n'andarono all'uscio e vi rimasero di guardia, disse uno di loro:

--Iddio ti salvi, Niccolò, e dacchè egli ti chiama a sè dalle miserie

di questa vita mortale, noi siam qui per assisterti e prestarti tutti

que' servigi che per noi si potrà, come è dover nostro, e come vuole la

nostra santa regola.--

Ed in così dire lo volsero verso un lettuccio posto dirimpetto

all'altare ove i condannati a morte usavano riposare, se stanchezza od

infermità o vecchiaja lo richiedesse.

Sedutosi Niccolò, rispose:

--Io vi ringrazio, fratelli. Iddio sia quello che vi rimuneri della

vostra carità.--Costoro allora andarono in un angolo ov'era preparata

una piccola tavola e la portarono d'appresso al vecchio: poi con

una tovaglia di bucato apparecchiarono pulitissimamente, ponendovi

stoviglie, posate, tutto in somma l'occorrente per la cena, meno i

coltelli, chè, non eran permessi ai condannati, e domandarono a Niccolò

quando volesse cenare e qual vivanda desiderasse.

--Io non vo' aggravarmi di cibo, figliuoli, che, per queste poche ore

debbo pensare allo spirito e non al corpo: pure, per non ismarrire

troppo le forze, accetterò un po' di brodo e due dita di vino, e di

nuovo di tutto vi ringrazio.

Non tardarono a comparire l'uno e l'altro, e preso questo poco

ristoro parve che visibilmente Niccolò si riconfortasse, ch'egli era

assai accasciato e cadente quando era quivi venuto. Quelli che lo

servivano, vistolo star più ritto e girar gli occhi non più tanto

languidi e spenti come innanzi, parve concertassero non so che fra

loro, bisbigliandosi poche parole all'orecchio; poi quattro di essi se

n'andarono verso la porta, tenendosi tra quella e Niccolò, il quinto

gli si pose a sedere accanto, come per intrattenerlo secondo s'usa co'

pazienti, ed accostandogli la bocca all'orecchio, gli disse pianamente:

--Messere, io v'ho a palesar una cosa... ponete mente di non dar segno

veruno, che que' ribaldi di guardia non se n'avvedessero.--

Niccolò, un po' maravigliato, pure disse che farebbe.

--Voi dovete sapere, riprese l'altro, ch'io sono il Bozza; e quelli

colà sono messer Bindo vostro, messer Lamberto, e quello che gli dicon

Fanfulla, ed un loro famiglio: e jernotte, prima dell'alba, mi vennero

a chiamare, e s'è concertato di barattar il giro co' giornanti che

dovevan venirvi assistere, e siam venuti noi in vece, e sotto queste

cappe siamo benissimo armati, e ci siam risoluti o liberarvi o morire

con esso voi, e quel che vi promise il Bozza in S. Marco, ora ve

l'attiene... ed il modo l'udrete ora da messer Lamberto, ch'io ve lo

mando qui, e così un po' per uno parlerete con tutti senza far parere

di nulla, che così usan fare i Fratelli co' condannati....--

E prima che Niccolò potesse rispondere, s'alzò, e poco stante Lamberto

e Bindo eran venuti a sedersi a' fianchi del vecchio: presagli

nascostamente ognuno una mano, che tratto tratto di sotto la buffa

caldamente baciavano, disse Lamberto:

--Nostro solo timore era che non poteste reggervi e camminare; poichè

potete, la Dio grazia, il resto lo faremo noi.... ci getteremo su

codesti birri di guardia, e se ci vien fatto liberarcene al primo senza

che levino il rumore, abbiam qui con noi una cappa della Misericordia

che vi metteremo indosso e potremo uscire: verranno altri Fratelli...

e parrà che ci diano la muta... io spero che ci verrà fatto.... altra

speranza non ci rimane.... Molti del popolo son ordinati fuori ad

aspettarci ed ajuteranno...--

--Lamberto, Bindo, figliuoli miei! disse Niccolò tagliandogli le

parole, io ringrazio Dio ch'Egli m'ha procurato un conforto ch'io mai

non mi sarei aspettato, e che non meritavo... quello di vedervi ancora

una volta.... io vi ringrazio.... e conoscendovi, so che fareste più

che non dite.... ma io non accetto le vostre animose offerte, e vi

prego e vi comando come padre di togliervi affatto da codesti pensieri.

S'io potessi uscir di qua senza pericolo, senza danno d'alcuno, io non

vorrei.... pensate ora s'io vorrei mettendo a rischio la vita di tanti,

le vite vostre, che potranno forse essere spese un giorno per l'utile

della città! E vi pensate che mi pesi morire?

--Che mi possa parer duro dopo 91 anni di vita, dopo tanti travagli

incontrati per veder onorata e felice questa povera patria, che son pur

troppo andati invece a riuscire a vederla ora caduta al fondo d'ogni

miseria, senza potervi far contrasto o trovar rimedio!.... Creder ch'io

possa temer la morte?

--Io la desidero figliuoli! Essa è il solo pensiero tranquillo e dolce

tra tanti dolorosi che mi travagliano! e voi vorreste levarmelo?

vorreste togliermi quel riposo che Iddio concede alfine a queste

membra logore ed afflitte, appunto perch'Egli conosce che han sofferto

abbastanza? Qual ajuto potrei dar ancora a questa disavventurata

patria? Vorreste voi che scordassi per me quegli insegnamenti che vi

diedi, essere scopo dell'uomo non il protrarre la vita più ch'egli può,

ma usarla virtuosamente, e saperla lasciare virilmente quando bisogna?--

I due giovani a quelle parole non poterono raffrenare le lagrime,

e con caldissime istanze lo stringevano, tentando ogni via di

rimoverlo da quel proposito; Niccolò allora, vestendo il suo aspetto

di quell'autorità, alla quale nessun de' suoi aveva mai avuto pur il

pensiero di far contrasto, diceva:

--Io credevo coll'esempio e colle parole avervi insegnato quella virtù

che s'appartiene a' buoni cittadini, e mi confortavo d'avervi allevati

in modo che in ogni occasione porreste l'utile della patria innanzi ad

ogni altra cosa.... Volete voi ora che vada alla morte col disperato

pensiero che neppur questo lo potetti ottenere? Che un vecchio di

91 anni viva pochi giorni più o meno, importa forse alla salute di

Firenze? Ad essa pensate, e non a me... pensate ad uscir di qui, e

ridurvi in salvo, voi che siete giovani, e vi potete valere della vita

vostra.... pensate a rannodar i fuorusciti della parte del popolo....

io sono invecchiato in queste bisogne, e so come si conducono....

pensate a preparar la vendetta.... a tornar forti un giorno, e liberar

quella patria che non abbiam saputo guardar dai traditori.... a

questo pensate se siete figli di Niccolò, e se vi preme esser da lui

benedetti.... non vidi io morire i vostri fratelli? Piansi forse o mi

lamentai, o tentai impedirli che facessero il debito loro? E credete

voi ch'io gli amassi meno che voi non amate me? Orsù, neppur una parola

voglio aggiungere, chè il contrastar di tal cosa troppo invilisce me e

voi. Addio, figliuoli, dividiamoci ora, e ci rivedremo felici in quella

patria che conquistano i forti e non i codardi; in quel regno che, al

detto di Cristo, _vim patitur, et violenti rapiunt illud_.--

La mirabile ed indomita costanza del valoroso vecchio, si comunicò

come una fiamma a' cuori de' due giovani, che da un tanto esempio si

sentiron, per dir così, trasportati in una regione superiore, ove

rimanean sotto i piedi gli affetti e le miserie terrene.

Convinti che ogni loro istanza sarebbe tornata vana, ed accesi di

desiderio di mostrarsi quali egli voleva che fossero (non potendolo

salvare era la sola consolazione che rimanesse a dargli) gli promisero

ambedue non iscostarsi un punto dalla sua volontà.

--Noi saprem vincere il nostro dolore, disse Lamberto, e la vostra

virtù ci sarà di sostegno,.... non avrete a vergognarvi de' vostri

figli.... e finchè ci duri la vita, vi giuriamo che il vostro volere, i

vostri pensieri saranno i nostri....--

--E così vi benedirà Iddio, rispose Niccolò rasserenato tutto; così

verrete accompagnati sempre dalle benedizioni mie; e le mie preghiere

v'ajuteranno dal Cielo, ove per bontà d'Iddio spero aver luogo....

Ora due altre parole, per le cose di quaggiù, poi non avrò altro

pensiero in terra. Lamberto, tu ti ricorderai, che non è gran tempo,

io ti raccomandava la casa mia.... la casa mia ora, è tutta in questo

fanciullo. Ricordatevi che siete fratelli, amatevi, aiutatevi, e

tu, Bindo,.... dacchè Iddio ti vuole orfano.... odi i consigli di

Lamberto, e secondo quelli informa la vita tua.... Laudomia non accade

raccomandartela, Lamberto, essa è tua moglie, e ti conosco. Ma Lisa!

Oh! quando nacque costei, chi m'avesse detto!.... sia fatta la volontà

di Dio!.... Costei ha più che mai bisogno di conforto e d'ajuto, povera

disgraziata! Sappiate....--

E qui narrò a' figliuoli tutto quanto avea inteso dal Nobili.

Rimaser muti i due giovani a questo racconto, tanta fu l'indegnazione

che gli invase contro quel traditore, e tanta la meraviglia d'un caso

che era del tutto contro ogni loro aspettazione; e con brevi parole,

dato prima un qualche sfogo allo sdegno, narrarono anch'essi al vecchio

tutto quanto era avvenuto dopo che s'eran lasciati sulla strada di

Prato; dissero aver lasciata a M.^e Murlo, in custodia del Pievano e di

Selvaggia, Laudomia, la quale, prostrata affatto di forze ed ammalata,

non s'era potuta movere, ma avea ad ogni conto voluto ch'essi venissero

subito a Firenze per tentar tutto onde salvare il padre, e toccò a

Niccolò maravigliarsi alla sua volta, che potesse giungere tant'oltre

l'umana scelleratezza, e che tanto avesse potuto fidarsi d'un ribaldo

qual era Troilo.

--Iddio ci voleva castigare, e ci rese ciechi.... ci tolse

l'intelletto.... _quos vult perdere dementat_.... anche in questo,

_fiat voluntas tua_!....

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 48 / 51 段